Stanca di sistemare le cose per mio marito

«Sono stanca di pulire dopo di te», sbottò Giulia, gli occhi pieni di una furia che sembrava provenire da un vecchio ferro di cavallo appeso al soffitto della sua mente. «Mi conviene più cacciarti fuori, fare il divorzio, e finalmente mettere ordine in casa! Poi, magari, tornare a sposarti, ma questa volta con una scopa in mano!»

«Eh, cara, niente decisioni drammatiche», rise Costantino, accavallando le gambe sulla sedia di velluto verde del suo studio a Trastevere. «Io sono qui, seduto, a non fare nulla!»

«Esatto, non fai nulla!» ribatté Giulia, stringendo i pugni. «E se non aiuti, almeno non ostacoli!»

«Dove ostacolo?» chiese Costantino, confuso. «Mi sono rimpicciolito come un topolino davanti al computer e non invio segnali di soccorso!»

«Tazza!», indicò Giulia verso il tavolo accanto alla tastiera.

«Bevo il tè!», sbuffò Costantino, alzando le spalle.

«E quella dietro il monitor?» la voce di Giulia tremava di irritazione. «Dallalba ho raccolto tutte le tue tazze!»

«Ho lasciato il caffè a metà!», rise Costantino, mostrando un sorriso che sembrava dipinto da un pittore di Venezia. «Lo finirò, non ti preoccupare! Il caffè freddo lo trattò come un gelato: lo adoro, anzi, lo preferisco! E poi, da vero cavaliere, lo porterò in cucina!»

«Davvero?», increspò Giulia.

«Verissimo», confermò Costantino, annuendo. «E lo laverò anchio!»

«Vorrei credere, ma lesperienza dice che menti! Finisci subito il caffè e restituisci la tazza!»

«Io sto bevendo il tè», balbettò Costantino, visibile confusione.

Un lungo sospiro uscì dal petto di Giulia. Decise di avvicinarsi e controllare quanto caffè rimaneva nella tazza. Se cerano tre gocce, forse avrebbe potuto farne unofferta al dio del disordine.

«Costantino, sei serio?», esclamò Giulia. «Quella tazza non è solo vuota, il caffè è ormai secco! Cosa vuoi bere ancora?»

«Sul serio?», sbatté Costantino. «Che secchezza cè qui! Ieri cera ancora il caffè! Dovremmo comprare un umidificatore!»

«Che compriamo per farti almeno raccogliere le tue cose?», si appoggiò Giulia allo schienale della sua sedia, la stessa su cui Costantino stava seduto. «E cosa facciamo adesso, Costantino?»

«È una tazza dacqua!», rispose lui. «Non mi lasci nemmeno portare una bottiglia! Devo accontentarmi di mezze tazze!»

«Perché la bibita è per tutti, non solo per te!», replicò Giulia. «E se metti una bottiglia vicino a te, la finirai per sbaglio, e troppe bollicine fanno male!»

«Ecco perché la tazza!», concluse Costantino.

Giulia capì che avrebbe dovuto raccogliere ancora le tazze accanto al computer. Il lavoro non era finito e cera ancora tanto da fare. Quando uscì dalla stanza, notò una posa innaturale di Costantino.

Non si fermò, tornò, afferrò la maniglia della sedia e la trascinò fuori insieme a lui.

«Che odore di divorzio!», tuonò Giulia.

«È solo un biscotto», rispose Costantino con uninnocenza da pelle duovo.

«Non è neanche sul piatto, è sul ginocchio! E i briciole sono sul pavimento! Io ho già passato laspirapolvere!», alzò la voce, ogni frase più alta della precedente.

«Lo rimuovo!», promise Costantino.

Cercò di spostare il biscotto dal suo piede, ma scivolò traditore sul pavimento, frantumandosi in mille pezzi.

Costantino chiuse gli occhi, aspettandosi un rimedio: una scopa, un panno, una spugna, forse un aspirapolvere, ma lesecuzione non arrivò. Aprì un occhio con coraggio.

Giulia era seduta sul divano, le mani avvolte attorno alla testa:

«Sono stanca di tutto questo», disse con voce dolorosa. «Quattro persone vivono in questo appartamento, due dei quali sono bambini!»

«Ma sei tu, luomo adulto, intelligente, che lascia più spazzatura! Dovresti dare lesempio! Io scivolo sui tuoi piedi, pulendo incessantemente! Tazze ovunque, piatti, fondine! Carta di caramelle che appare tra i cuscini del divano!»

«Briciole perpetue sul tavolo! Non è che abbiamo avuto scarafaggi da tempo?»

«Comprerò della carta! «Mashi», disse Costantino con tono di scusa, ma Giulia non lo udì.

«Anche quando getti la spazzatura, non riesci a metterla nel secchio! È davvero così difficile controllare se sei dentro o fuori? Se non è dentro, gettala! Non ti spezzerà la schiena piegarti e raccogliere!»

Giulia abbassò le braccia e guardò Costantino negli occhi:

«E quella cioccolata che hai nascosto sotto il cuscino? Non la perdonerò mai! Era il mio preferito!»

Costantino arrossì, il volto intriso di vergogna. Sentiva un amaro sapore per aver causato così tanto dolore alla moglie.

«Giulì!», balbettò. «Giulietta!»

Lira sul volto di Giulia si trasformò in determinazione:

« Tra una settimana vado in vacanza! Per tre settimane! Io e i bambini andremo dalla nonna a Napoli! Se al nostro ritorno troverò la casa trasformata in una porcelleria, mi dividerò con te! Non posso più sopportare! Dopo aver finito di pulire, mi devo ricominciare!»

Costantino guardava la moglie con terrore.

«Almeno pulisci le tazze ora! Spazza le briciole del biscotto! Per favore!»

Costantino fece subito quello che Giulia gli aveva chiesto. Non credeva davvero che lei sarebbe partita con i bambini per tre settimane, pensava fosse solo una minaccia. Ma lei partì! Mostrò i biglietti di ritorno, già prenotati. Tre settimane di solitudine per Costantino, una prospettiva che lo spaventava.

Lunica cosa che Giulia fece prima di partire fu mettere ordine nella casa, e avvertì:

«Se non cambierai, potrai chiedere il divorzio! La mia pazienza è finita!»

***

Gli uomini hanno una concezione stravagante della pulizia. Alcuni mantengono tutto sterili, chiedendo e creando ordine. Ma la maggior parte considera la pulizia un pensiero secondario, un concetto flessibile.

Una fogliolina di carta caduta, se non ti incide negli occhi, può restare finché non arriva la pulizia programmata. O può essere spinta sotto il divano con un calcio.

La polvere sul televisore o sul monitor si spazza via quando il sole la illumina, trasformandola in un messaggio damore sullo schermo.

La sabbia sul pavimento, se cammini in pantofole, non disturba finché non scivoli.

E per piatti, tazze, forchette, cucchiai, pentole, è tutta unaltra storia.

«Perché sprecare energie per una sola cosa? Meglio raccogliere tutto e trasformare il lavaggio dei piatti in unimpresa di Eracle!»

Le cose fuori posto possono essere discusse per tutta la vita: forse hanno cambiato indirizzo? I pantaloni sulla sedia sono al loro posto, ma nel armadio si sentiranno soli.

Costantino era proprio uno di quegli uomini che trattano la pulizia con indifferenza, mentre sua moglie lo considerava una porcheria vivente.

Eppure Costantino sapeva cucinare, riparare, pulire, a volte per caso, a volte per piacere. Ma non sempre riusciva a conciliare desiderio e realtà.

Un giorno voleva lavare il piano cottura, ma Giulia aveva già messo il ragù a bollire; non poteva intervenire senza rovinare il suo lavoro. Un altro giorno doveva sistemare la lavanderia, ma non ne aveva voglia.

Giulia lo chiedeva di muoversi, anche quando lui era senza energia. E lui doveva farlo, anche quando non cera nulla da fare.

Il resto, Costantino era un buon capofamiglia. Lavorava bene, guadagnava abbastanza, portava soldi al centesimo in casa, amava la moglie, adorava i figli, faceva qualche lavoretto extra.

Lunica dipendenza era i videogiochi, ma Giulia sapeva distrarlo quando serviva.

Quando Giulia comprava qualcosa per caso, Costantino rimaneva filosofico: «Sei donna, è nella tua natura!»

Quando Giulia tornava dal lavoro giù di morale, Costantino la ascoltava, condivideva le sue frustrazioni, anche se non vedeva i colleghi.

La famiglia era buona, ma quel ma della pulizia spingeva Giulia al limite. Due bambine giocavano con papà, ma tutte le difficoltà cadevano su di lei.

Allora, al punto di rottura, Giulia decise: o rieduchi Costantino perché rispetti lordine, o salvaguardi i propri nervi e non più sopporti il caos.

***

Una settimana prima del ritorno, Giulia chiamò Costantino:

«Come stai?»

«Bene», rispose lui.

«Hai una settimana, ti avviso se serve qualcosa!»

«Va tutto bene», confermò.

Continuò a chiamare a tre giorni, due giorni, e infine il giorno prima del rientro, ricordandogli di sistemare la casa.

In verità, Giulia aveva già nostalgia del marito. Non si erano mai separati più di una settimana dal loro matrimonio. E ora tre settimane!

«Non voglio litigare, né minacciare il divorzio», disse, ma era pronta a perdonare anche se la casa fosse diventata una porcelleria.

Il giorno in cui Giulia, dopo aver lasciato i bambini al parco, salì in un appartamento a Milano per condividere le sue avventure con le amiche, bussò alla porta.

«Costantino, mi sorprendi!», esclamò.

«Tu, Giulia, non mi sorprendi!», replicò lui con tono secco. «E come in quel barzelletta!»

«Quale barzelletta?», chiedeva Giulia, perplessa.

«Ho vissuto tre settimane da solo! Ho usato una sola pentola e una sola padella, le ho lavate prima di cucinare. Ho usato un solo piatto, una sola forchetta e un solo cucchiaio, tutti puliti prima del pasto. Due tazze: una per il tè, laltra per il caffè! E ho bevuto acqua, bibite e succhi da bottiglie che ho buttato lungo la strada per andare al lavoro! È stato il tuo insegnamento, vero?»

E, prima che Giulia arrivasse, lui aveva girato lappartamento con laspirapolvere. Pulito, tutto splendente.

«Cosa vuoi dire con questo?», incrociò Giulia.

«Che il disordine non è colpa mia!», affermò Costantino con sicurezza. «E per vostra informazione, vi piacciono i dolci in casa! Tu e i bambini!»

«Quella cioccolata che mi rimproveri è stata nascosta da te quando sei in dieta! Io sono rimasta in silenzio!»

«Ma lasci ancora», iniziò Giulia, ma Costantino la interruppe.

«Se non ti fossi intromessa, non avrei avuto problemi!»

Il giorno dopo la casa era di nuovo in caos, ma Giulia iniziò a pulire, consapevole che Costantino non era lunico porcello della dimora.

«Forse sono i bambini», pensò. «Allora li coinvolgerò nella pulizia! Perché se loro spargono, la mamma raccoglie; se loro raccolgono, la mamma può riposare».

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Stanca di sistemare le cose per mio marito