Due settimane per mettere via tutto e trovare un altro posto dove vivere. Figlie offese
Mi chiamo Sara Galli e questa sera, davanti alla finestra spalancata del mio piccolo appartamento a Bologna, sento il bisogno di mettere nero su bianco tutto quello che è successo. Rimasta vedova troppo presto, ho cresciuto da sola le mie due figlie, facendo tutto ciò che era possibile, e forse anche di più. Nessuno mi ha mai sentita lamentarmi: le ragazze hanno studiato, si sono diplomate, tutto con il mio sostegno e con turni extra come commessa e pulizie in giro per la città qualunque lavoro pur di garantire loro una vita migliore.
Poi, la svolta: la mia primogenita, Martina, mi ha presentato Riccardo, il suo fidanzato. Lui sarà mio marito, ha detto timidamente, ma Riccardo non aveva un tetto sopra la testa. Poco dopo è nato il piccolo Matteo, e ho dovuto lasciare la mia stanza alla nuova famiglia, trasferendomi a dormire con la mia seconda figlia, Alessandra. Allinizio ero convinta che fosse un compromesso temporaneo. Pensavo che Martina e Riccardo avrebbero messo da parte un po di soldi, trovato il loro spazio, mentre la nostra vita sarebbe tornata tranquilla, come prima.
Ma non è stato così. Anzi, la loro volontà lasciava a desiderare. E in fondo perché avrebbero dovuto impegnarsi, visto che la casa era calda, il frigo sempre pieno e la tavola pronta ogni giorno? Naturalmente, ero io a occuparmi di tutto. E la gratitudine? Quella non lho mai vista. In compenso, sono arrivate le tensioni. Alessandra si lamentava di dover pulire il bagno dopo Riccardo. Martina si giustificava dicendo che, con Matteo piccolo, non aveva tempo per niente. Riccardo passava le giornate al computer e sosteneva che portare fuori la spazzatura o lavare i piatti non fosse lavoro da uomo.
Latmosfera era diventata così pesante che mi ritrovavo spesso a cercare scuse per non rientrare a casa. A un certo punto ho suggerito a Martina che forse era ora di prendere in affitto un appartamento, così da iniziare davvero la loro vita da adulti. Mi sono sentita rispondere: Mamma, ma stiamo cercando di mettere via qualche euro per il mutuo. Dove li prendiamo, questi soldi? E così sono rimasti.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata quando anche Alessandra mi ha portato a casa il suo ragazzo, Davide, annunciando che, essendo di Genova, avrebbe dormito da noi per un po. Mamma, dove dormirà? In cucina? Silenziosamente, lei stessa ha detto che la cucina era scomoda: Ma se tu, mamma, ti trasferisci in cucina, così almeno io e Davide abbiamo una stanza per noi…
A quel punto, ho compreso con chiarezza che nessuno considerava più la mia voce. Anzi, se avessero potuto, mi avrebbero spedita direttamente in una casa di riposo con qualche scusa legale. Così, stasera ho detto basta: Avete due settimane per fare i bagagli e cercare un altro posto dove vivere. Le ragazze si sono offese a morte, mi hanno urlato che ora non potrò più vedere i miei nipotini e mi hanno minacciata che, quando sarò anziana, resterò sola. Non sono tornata indietro. Se devessere così, che lo sia. È tempo che imparino a cavarsela da sole.
Tra pochi giorni compirò cinquantanni. Non so se le mie figlie si ricorderanno di farmi gli auguri, ma forse ci voleva una scelta forte. Ho fatto bene a mandar via le mie figlie dal mio appartamento? Cosa avresti fatto tu al mio posto?






