La mia ex suocera ci tiene docchio.
La mia ex suocera si chiama Donatella, ha 52 anni, e sì: è la mamma della mia defunta moglie, Valeria. Io e Valeria ci siamo sposati quando avevo appena compiuto 23 anni. Pochi mesi prima del matrimonio, lei scoprì di essere incinta e così è arrivata nostra figlia, Martina.
Dopo solo due anni, la mia vita ha preso una curva a gomito che neanche le strade di Napoli: Valeria si è ammalata gravemente e ci ha lasciati in pochissimo tempo.
Così siamo rimasti io e Martina. Ho deciso di trasferirmi in una città vicino Firenze, dai miei genitori. Pratico: dato che lavoro almeno dieci ore al giorno, loro potevano occuparsi della piccola. Questo era il patto.
Con il tempo, ho fatto carriera (chi lavrebbe mai detto?) e sono riuscito a comprare una casetta a mezzora di macchina dai miei. Da lì in poi, i nonni si sono alternati con una tata (insistevo che si prendessero delle pause, non volevo farli sentire i genitori a tempo pieno a 70 anni). Ora Martina ha otto anni.
E arriviamo al colpo di scena: Donatella, la suocera di cui sopra, ha deciso di traslocare proprio nel mio stesso paesino. Voglio stare vicina a mia nipote, dice. Un gesto commovente se non fosse che si è fatta mezzo stivale per venire qua (lei stava in Puglia, per capirci).
Vabbè, penso. In fondo Valeria era figlia unica, Martina è la sua unica nipotina: ci sta che abbia paura a restare sola.
Solo che, da quando Donatella si è trasferita, la situazione è come dire sfuggita di mano.
Per farla breve: passa più tempo a casa mia che a casa sua e non è solo per modo di dire. La trovo sul divano quando torno dal lavoro, la trovo in cucina la domenica; ormai il weekend si è ridotto a un reality: La suocera in missione.
E anche nei giorni in cui Martina è a scuola, Donatella niente, lei cè. Le sue giustificazioni preferite:
Cè sempre da spolverare, caro mio. In una casa un uomo non ce la fa da solo, il polline entra ovunque.
I gerani stanno appassendo, se non ci penso io tra poco butterai anche i vasi.
Ho visto dei tipi strani in giro ieri sera, ma non sono entrati perché cero io.
Tranquillo, mica mi prendo gli euro dal cassetto!
A volte sono quasi sicuro che Donatella pensi che lo spirito di sua figlia dimori nella mia cucina. Vi dico solo che lho beccata più volte parlare da sola (o almeno così spero).
Dopo innumerevoli discussioni (ammetto: poco costruttive), ho etichettato il suo comportamento come leggermente invadente. Ad essere onesti, ho avuto la sensazione che capisse ma era solo per prendermi in giro.
La settimana scorsa, però, è successo il disastro. Da un anno e mezzo frequento una ragazza Chiara, tipico nome da film romantico italiano e, con mia figlia dai nonni, pensavo di potermi concedere una serata di relax casalingo. Cena, film, atmosferta tranquilla. Siamo sul divano, tutto molto soft, quando sento un rumore sinistro e uno scatto provenire dallingresso.
Mi affaccio e chi ti trovo? Lombra indistinta di Donatella che senza bussare, chiamare o invocare Santi si materializza nel corridoio. Avranno bisogno pure le piante di una chiacchierata notturna?
Il bello è che non sono neanche riuscito a protestare: mi precede, urlando che sono un traditore, che svilisce la memoria della povera Valeria, che la casa ormai è un museo e non un nido damore.
A quel punto, esausto e furibondo, ho detto tutto quel che pensavo, le ho tolto la chiave e le ho indicato la porta:
Donatella, basta. Da oggi non sei più la benvenuta.
Ora, certo, Donatella non ha altri parenti e anche i miei genitori mi predicano il buon senso: Non puoi tagliarla fuori, è la nonna di Martina!. Forse hanno ragione, almeno un po di decenza familiare dovrei conservarla. Quindi, compromesso: spediremo Martina a trovarla ogni tanto, ma casa mia resterà una fortezza. Quantomeno fino a quando non possegga il teletrasporto.
Ecco, questa è la mia esperienza di suocere allitaliana. Ma ditemi voi: sono troppo severo, o pure voi avreste nascosto la chiave?






