Famiglia Incontentabile

Allora, cari ospiti, vi siete saziati? Bevuto abbastanza? Ho soddisfatto i vostri gusti? chiese Giulia Bianchi, alzandosi a capofila di quel lungo tavolo imbandito.

Sì, sorellina, rispose Roberto Ferrara con soddisfazione, sei sempre al top!

Sono daccordo al cento per cento! intervenne Ginevra Conti, la sorella di Roberto. Io e te abbiamo imparato a cucinare dalla mamma, ma mai ho realizzato piatti così buoni! Non è un caso se ti chiedo sempre di occuparsi delle mie feste!

Mamma, intervenne Lia Rossi, devo andare di nuovo in palestra, ma non riesco a fermarmi! Però non potevo lasciarmi andare!

Mamma, mando la tua futura moglie a casa tua così la insegni a cucinare, scherzò Andrea Lombardi.

È per questo che mi sono sposato con te! esclamò Vincenzo De Luca, facendo un sonoro ruttino di gioia. Scusate!

Allora è stata colpa mia! sorrise Giulia a denti stretti. Poi, con un velo di ironia, fece una pausa, lasciando cadere la maschera. Ora, miei cari e adorati fece una breve pausa, durante la quale il suo sorriso svanì sparite tutti da casa mia!

Questo fu lultimo pranzo che preparai per voi! Lultima volta che mi misi a correre in cucina per voi! Da oggi non voglio più vedervi né sentirvi, e tanto meno pensare a voi!

Afferrò il grosso e pesante insalatiera dal tavolo e, con tutta la forza che aveva, la scagliò sul pavimento!

Basta, piccoli! È finito il ballo! la condannò con un sorriso pungente. Non permetterò più a nessuno di usarmi come carrozza, soprattutto a voi!

Il silenzio cadde sul tavolo, i commensali rimasero attoniti. Nessuno si aspettava una simile scenata da Giulia, la tranquilla, servizievole e sempre pronta ad aiutare.

Hai perso la testa? chiese Vincenzo, ma subito rimase colpito da una schiaffeggiata della moglie.

Chiamate subito il pronto soccorso, ha avuto un attacco di panico! esclamò Ginevra.

Giulia, impugnando il caraffa ormai quasi vuota, disse:

Chi si avvicina al telefono, se lo prenderà in bocca! sorrise con dolcezza. E voi, che state lì immobili? Muovetevi, scappate! Siete i miei famelici avventurieri!

Giulia! intervenne Roberto con tono severo. Ti dico, come fratello maggiore: calmati e riprenditi!

No! rispose Giulia, sorridendo. Non voglio più servire a tutti! Non lo farò più! Non sarò più la cuoca che corre dietro a chi non sa fare nulla da solo! Basta!

Che ti ha punto una mosca? chiese Vincenzo, strofinandosi la guancia arrossata. Non era nulla di grave!

Non vi ho convocati per caso, si sedette sulla sedia e si appoggiò allo schienale. La vostra arroganza ha superato tutti i limiti, già da tempo! Il vostro ultimo sgarro mi ha mostrato quanto siete diventati sfrontati, e per questo non voglio più avervi nella mia vita!

Non abbiamo fatto nulla di male, balbettò Andrea.

Proprio così, figliolo! confermò Vincenzo.

***

Si dice che la vita vada vissuta nel modo giusto. E non si può discutere. Ma cosa è giusto? Ognuno ha la sua risposta, a seconda di chi chiede.

Giulia Bianchi aveva 45 anni, convinta di aver vissuto una vita perfetta. Al peggio, non poteva rimproverarsi nulla. Nata terza di una famiglia numerosa, era la seconda figlia. Amava i genitori, adorava il fratello, e non disturbava la sorella. Finì gli studi, trovò lavoro, non puntò alle stelle ma neanche si accontentò del fondo.

Sposò, ebbe due figli, fu una moglie fedele e premurosa, sempre pronta a sostenere il marito e a non alzare la voce senza motivo. Fu una buona madre, educò i bambini, li mandò a scuola e li lasciò volare.

Da adulta non perse i contatti con fratello e sorella: quando serviva aiuto, quando cera da festeggiare, quando cera da affrontare un problema o semplicemente da gioire insieme. La consideravano gentile, disponibile, intelligente e comprensiva.

Così credeva di aver vissuto bene. Ma a 45 anni scoprì cosa significa essere abbandonata da sola, nel momento più triste della sua esistenza.

***

Signora Giulia Bianchi, disse il medico dopo pranzo, tutti i risultati sono arrivati, non ci sono controindicazioni. Procediamo con lintervento?

Certo, dottore, rispose Giulia con voce triste, la decisione è già presa.

Capisco, replicò il dottore notando il suo sconforto, ma bisogna stare attenti

Fissi subito la data, agitò la mano. Prima cominciamo, prima finiamo.

Benissimo, annotò sul fascicolo. Cena ancora stasera, domani niente, dopodomani intervento.

Si rivolse alla vicina di stanza:

Caterina, i tuoi esami non sono a posto, parleremo.

Va bene, dottor De Luca, rispose la donna.

Quando il medico uscì, Caterina chiese:

Perché sei così giù? Hai paura dellintervento?

Anche io, ammise Giulia, mio marito guardò il cellulare.

Il mio marito mi ha salutato con una canzone, rise Caterina. Spero che porti i bambini dalla madre e faccia lui stesso la festa! Dopo tutto, lavorerà di nuovo! Forse anche lui è già partito in unavventura?

Dallultimo messaggio vocale sembra che sia tornato a pieno regime, mormorò Giulia. Sa che ho lintervento! E non gli basta nemmeno un cenno di sostegno, è già lì a bere con gli amici!

Ah, sono tutti così! sbuffò Caterina. Gatto fuori porta, topi a ballo!

Eppure è doloroso, replicò Giulia. Lasportazione dellutero è una cosa seria. Un po di supporto non sarebbe stato male! Gli avevo detto che avevo paura e che avevo bisogno di loro, ma lui, appena sono partita, mi ha mandato due messaggi brevi e non risponde più!

Caterina, più giovane di dieci anni, non aveva lesperienza per consolarla, così la conversazione andò piano a capo.

Giulia non andò a cena, e non portò nulla con sé, perché sapeva che prima dellintervento bisognava stare a digiuno. Restò a guardare il soffitto.

Le tornò in mente la volta in cui Vasco si ruppe la gamba in due posti al lavoro. Lei lo andava a trovare ogni giorno in ospedale, con i mezzi pubblici, portandogli cibo fatto in casa e vestiti puliti, rimanendo con lui fino a tardi. Poi si faceva strada a casa solo a mezzanotte.

Quando lo lasciarono a casa, prese una pausa per aiutarlo, come una scoiattolo dietro al volante. Non disse mai no al marito: gli portava acqua, lo nutriva, lo lavava, lo spazzolava.

Perché mi tratta così? chiese Giulia a Caterina, che era tornata da cena.

Non è solo il tuo! rise Caterina. Sono tutti così, dei consumatori! A scuola li insegnano a sedersi sulle spalle delle mamme?

Io ho convinto il marito a lavorare tre anni, tramite conoscenti, scegliendo un posto più ricco. E a lui non piaceva nulla. Finché non minacciò di divorziare e chiedere gli alimenti, non voleva più lavorare!

Il mio lavora, rispose Giulia.

Il tuo è unaltra fantasia, gesticolò Caterina. Sono tutti sfruttatori! Se non li tenete per le redini, ti siedono sul collo, ti strapazzano le gambe, e ti mettono a correre!

Giulia iniziò a capire che il marito era più grasso di un formaggio in burro, e lei girava in tondo intorno a lui.

Forse ho sbagliato a odiarlo? chiese alla fine. Sono nervosa per lintervento, mi sono stressata?

Le due cose non si escludono, rispose Caterina. Il fatto che non senti parole gentili è evidente! Il mio marito, per quanto poco, porta sempre frutta, succo, chiama, manda cuoricini al telefono.

Giulia si avvolse nella coperta, nascondendo il capo.

***

Passare una giornata a digiunare, anche se è necessario, non è semplice. Giulia voleva distrarsi chiacchierando con la vicina, ma Caterina compariva solo per brevi intervalli, appena tornata da esami.

Con il cellulare in mano:

I parenti non rifiuteranno di parlare per far passare il tempo, pensò Giulia.

Il figlio Andrea non rispose. Mandò solo un messaggio che avrebbe richiamato.

La figlia Lia due volte rifiutò, poi il numero divenne non disponibile.

Bravi figli, commentò Giulia, confusa.

Non rispondono? chiese Caterina, riprendendo fiato.

Immagina! rispose Giulia. È così difficile rispondere alla madre?

Gli adulti?

Anche loro vivono da soli.

Va bene, mamma, dimentica! Li vedrai solo quando avranno bisogno di qualcosa! Sono usciti dal nido, e il vento li porterà dove vuole!

Il mio primogenito di sedici anni ormai non mi considera più. Se vivono separati, i genitori sembrano inutili! Solo per le liti, forse!

No, non è così! Abbiamo un ottimo rapporto! difese Giulia.

Allora perché non rispondono al telefono?

Caterina corse via, Giulia rimase a riflettere.

«È davvero così difficile trovare un minuto per parlare con la mamma? E tutti i loro ultimi contatti servivano solo a chiedere soldi, non per un abbraccio».

***

È stato davvero triste. Ma Caterina, con il suo modo unico, disse: «I pulcini sono volati via». Ora vivono la loro vita. Solo quando hanno bisogno ricordano i genitori.

Giulia chiamò di nuovo il marito. Nessuna risposta. Mandò un messaggio, rimase non letto.

Ah, Vasì! esclamò. Non mi avresti fatto una visita!

Solo la sera apparve. Mandò un messaggio:

«Dove sono i risparmi? Lo stipendio è finito, non cè più nulla da fare!»

Eppure il suo stipendio era stato pagato tre giorni prima.

Però! commentò Giulia, valutando il marito. Una festa con montagne di cibo, vino a fiumi!

Non rispose al marito. Se avesse accennato a una preoccupazione, forse avrei parlato, ma no, lasciamolo a capire da solo.

***

Il fratello Roberto rispose al telefono, ma disse di essere occupato e riaggancia.

Mah, è impegnato, commentò Giulia.

Caterina non era lì, così Giulia non poté sentire la risposta. Ricordò i sei mesi in cui viveva nei due appartamenti di Roberto, quando la sua ex moglie lo aveva abbandonato con i figli. Giulia si era presa cura di loro: mamma, cuoca, pulitrice, tutto, finché Roberto non trovò una nuova compagna.

E doveva anche mediare i conflitti, perché Roberto voleva affetto per i suoi figli, ma lei voleva il suo, e gli altri erano un ostacolo.

Un anno e mezzo li ho consolati, senza un grazie, e ora è occupato, pensò.

Quando Giulia richiamò la sera, solo un breve segnale e poi il silenzio.

Grazie, fratellino, per la lista nera!

Tra laltro, Roberto sapeva dellintervento di Giulia. Quando chiese di prendere i bambini per un mese, Giulia rifiutò per loperazione.

***

La sorella Ginevra le dedicò solo cinque minuti. E nemmeno di salute si preoccupò:

Quando sarai di nuovo in forma? I parenti di mio marito arriveranno, una decina di persone. Li sistemeremo in un hotel, ma dovranno mangiare a casa, con grande abbondanza! Quindi siamo ancora in attesa di te!

Non lo so, Ginevra, rispose Giulia. Lintervento è complesso. Dopo duetre settimane in ospedale, poi tanto convalescenza. I medici dicono circa cinquanta giorni.

No, no, sorellina! Non è così che si fa! Devi accelerare, come un valzer, e in tre settimane devi essere pronta, come un fucile! È la famiglia del marito! Sono più importanti di tutto!

Ginevra, ho paura, ammise Giulia.

Su, non fare la drammatica! Chicchic e via! Devo correre!

Era davvero irritante. «Chicchic e via!»

E se fosse unoperazione a cielo aperto? Le complicazioni esistono! Dico solo, che mi serviva un cuoco! Sono quasi cinquantanni, ma non so cucinare!

Ginevra chiamava sempre la sorellina più piccola per farle preparare per i suoi ospiti: colleghi, amici del marito, feste varie. Giulia non lasciava la cucina per due giorni, eppure non la invitavano mai a tavola.

Cosa cè? sbottò Ginevra. È una compagnia estranea!

E il lavoro di Giulia per quella compagnia non veniva considerato.

Lintervento andò bene, ma la tennero in ospedale altre due settimane. Giulia non chiamò nessuno. Aspettava che qualcuno si ricordasse di lei. Nessuno lo fece: né il marito, né i figli, né il fratello, né la sorella.

Molte volte pensò, finché non prese una decisione definitiva.

***

Giulia, che cavolate racconti? sbottò Roberto. Ti hanno tolto anche un pezzo di cervello con lutero?

E tu ti ricordi! esclamò Giulia, felice. Pensavo che nessuno si ricordasse più di me!

Risalì al capo del tavolo.

Ascoltate, cari parenti! Sono due settimane in ospedale, e nessuno, nemmeno unanima, ha chiesto come sto, cosa mi è successo! Nessuno! Né il fratellino amorevole, né la sorellina che mi usava come cuoca gratuita, né il marito che ha speso tutto il salario e i risparmi per la casa di villeggiatura, né i bambini a cui ho regalato la vita! Nessuno ha nemmeno telefonato!

Un mormorio di sdegno si levò sopra il tavolo.

Ho sempre fatto tutto per voi, pronto a soddisfare ogni vostra esigenza. E nel momento in cui avevo solo bisogno di un piccolo gesto, di una presenza, nonE così, con un sorriso ironico e il cuore più leggero, Giulia spezzò lultima forchetta, aprì la porta e uscì a respirare laria di una vita finalmente sua.

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