Che scandalo! — si è infuriata la suocera. — Quindi, questa… tua moglie ti ha messo contro tua madre? Beh, ora ho capito tutto.

Ricordo ancora quel pomeriggio, quando la suocera, Valentina Bianchi, scoppiò in una furia che non avevo mai visto. «Allora, tua moglie ti ha messo contro di me?» sbottò, accendendo subito il fuoco della discussione.

«Licia, dobbiamo parlare seriamente», disse Daniele, prendendo posto sul bordo del tavolo della cucina, osservando la moglie mescolare il sugo per gli spaghetti al ragù, a fuoco lento per non bruciarlo.

«Di cosa?» chiese Licia, senza distogliere lo sguardo dalla pentola.

«Della mamma e dei soldi», mormorò Daniele, abbassando lo sguardo. «Mi ha chiesto ancora una volta di aiutarla questo mese».

Licia sospirò profondamente. Negli ultimi sei mesi quelle parole erano diventate una routine. Prima Valentina, con la sua voce flebile ma autoritaria, aveva chiesto un «piccolo anticipo pensionistico» per medicine e alimenti. Poi le richieste si erano moltiplicate, sempre con la promessa di restituire, ma il debito cresceva incessante.

«E quanti sono questa volta?» domandò Licia, spegnendo il fuoco.

«Trentamila euro», rispose Daniele, guardando il pavimento. «Il frigorifero si è rotto».

«Cosa?», esclamò Licia, girandosi di scatto verso il marito. «Da due mesi stiamo risparmiando per ristrutturare il bagno! E tu vuoi».

«Licia, è la mamma», iniziò Daniele, cercando di contenere la tensione.

«Sì, la tua mamma, che ha già preso più di cento mila euro da noi!» sbottò Licia, facendo tintinnare il cucchiaio sul tavolo. «E non le è mai tornato un centesimo».

Il campanello suonò. Alla porta apparve Valentina, una donna robusta con i capelli perfettamente pettinati e orecchini di perle scintillanti.

«Licia, è una gioia vederti a casa!», cinguettò la suocera entrando in cucina. «Che profumo delizioso!»

«Pasta al ragù», rispose fredda Licia.

«Che dolce, prepari per il mio figlioletto. Sai, fin da piccolo gli piacciono i piatti semplici».

«Mamma!», intervenne Daniele, cercando di stemperare la tensione. «Io adoro quello che cucina Licia».

La suocera si sedette, poi chiese: «Allora, quali sono le vostre incombenze?».

«Il frigorifero è andato in fiamme, i cibi marciscono. E la mia pensione arriverà fra due settimane».

«No», affermò Licia con decisione.

«Cosa?», chiese sorpresa Valentina. «Non abbiamo più soldi. Non possiamo più aiutarvi».

Valentina agitò le mani: «Come potete? Lavorate entrambi! I salari sono buoni È difficile per voi dare una mano a vostra madre quando avete le tasche vuote?».

«Paghiamo lipoteca, le bollette, le ristrutturazioni», rispose Licia. «E il rimborso del prestito che abbiamo chiesto lanno scorso per aiutarvi».

«Mi stai rimproverando?», gli occhi della suocera si riempirono di lacrime. «Ho dedicato tutta la vita a Daniele, gli ho dato tutto».

«E continui a dare ma ora sono i nostri soldi», ribatté Licia.

Daniele provò a intervenire: «Licia, lascia che tua madre parli».

«No, caro, lascia che la tua moglie finisca», interruppe Valentina. «Voglio sentire perché la tua moglie mi accusa di chiedere aiuto al mio stesso figlio».

«Aiuto?», rise Licia. «È davvero aiuto quello che fate? Prendete i nostri soldi, promettete di restituirli e poi non li restituite mai! Eppure vi vedo con nuove borse e viaggi in spa».

«Come osi!», sbottò la suocera. «Sono anziana, devo curare la mia salute!».

«Noi dobbiamo vivere, costruire la nostra famiglia, ristrutturare casa. Ma non possiamo perché siamo sempre a sostenervi».

«Daniele!», esclamò Valentina rivolgendosi al figlio. «Senti come mi parla? Vuoi davvero permettere ciò?».

«Mamma, Licia ha ragione», sussurrò Daniele. «Non possiamo più dare denaro».

«Ah, così!», replicò la suocera, con voce tagliente. «Allora la tua donna ti ha messo contro di me? Non venire a chiedermi quando avrà speso tutti i tuoi soldi in ristoranti e vestiti!».

«Non ho tempo per i ristoranti», rispose stanca Licia. «Faccio gli straordinari per pagare i vostri prestiti pensionistici».

«Che ingrata!», strillò Valentina. «Ti sto facendo».

«Cosa vuoi da me?», interruppe Licia. «Sa cosa? Non sono una vacca da soddisfare ogni suo capriccio!».

Il silenzio cadde, la suocera colta di sorpresa.

«Ci avete già indebitato oltre cento mila euro», continuò Licia. «Ho annotato tutte le cifre e le date. O cominciate a restituire, o lasciate stare altre richieste».

«Daniele! Non permetterai che parli così a tua madre!», piangeva Valentina.

«Mamma, basta», dichiarò Daniele con fermezza. «Non possiamo più darti soldi, siamo noi ad avere debiti».

Valentina si lasciò cadere su una sedia, coprendosi il volto.

«Ti credevo come una figlia, Licia. Credevo fossimo una sola famiglia E invece tieni il conto di ogni centesimo, come una contabile».

«Perché non restituisci i soldi», rispose Licia con calma. «E ne chiedi sempre di più».

«Ma è così!», singhiozzò la suocera. «Ho dato tutto a mio figlio, comprato il meglio, e ora sono vecchia, malata e nessuno mi vuole».

Daniele guardò Licia, capendo che la suocera aveva iniziato di nuovo la sua solita tattica di colpire la pietà.

«Valentina Bianchi, la sua pensione è sopra la media, ha anche lappartamento che è rimasto dalla nonna. Dove vanno tutti questi soldi?».

«Ti permetti di chiedermi? Sai quanti costano i miei medicinali, le bollette, il cibo?», ribatté Valentina.

«Lo so», annuì Licia. «E so anche che il mese scorso le ha comprata una nuova pelliccia di visone».

«Daniele, lo senti? Mi spia!», urlò Valentina verso il figlio. «Tua moglie è una spia!».

«Ho visto lo scontrino nella sua borsa quando ha chiesto soldi per una terapia urgente», contrappose Licia.

«Mamma, basta», intervenne Daniele. «Parliamo con calma».

«Di cosa parlare? Che la tua moglie ti ha messo contro di me?», sbottò Valentina alzandosi. «Senza di me non vi sareste nemmeno sposati! Ti ho dato il denaro per il matrimonio e il primo acconto del mutuo».

«Ti abbiamo restituito tre volte!», esplose Licia. «E ogni volta ci dicevi tienilo per te, per poi tornare a chiedere!».

«E allora?», ringhiò la suocera. «Sono solo un bancomat? Prendete soldi e li date via, senza anima, senza gratitudine?».

«No, Valentina, noi siamo il vostro bancomat, ma infinito e gratuito».

Valentina impallidì, ricadendo lentamente sulla sedia.

«Ingrati Avrei potuto dare quellappartamento a un altro figlio, o ai nipoti. Ma ho dato tutto a te, Daniele».

«Mamma, fermati!», colpì Daniele il tavolo con il pugno. «Se continui così, smetterò di parlare con te».

Valentina premé una mano al petto: «Figlio mio, non è quello che intendevo, vero? Sono tua madre».

«Una madre che manipola e fa leva sulla pietà», concluse Daniele. «Licia ha ragione, non può continuare così».

Dopo che la suocera se ne fu andata, Licia e Daniele rimasero seduti a lungo in cucina.

«Sai», disse Daniele alla fine, «solo ora ho capito quanto mi ha manipolato per tutto questo tempo».

«Volevo dirtelo da tempo», rispose Licia, stringendo la tazza di tè ormai fredda. «Ma temeva di non essere compresa. Scusa, dovevo fermarmi prima».

Qualche giorno dopo Valentina chiamò Daniele:

«Daniele, ti va di venire a prendere un tè? Ho preparato dei biscotti».

«Mamma, ti sei scusata con Licia?».

«Per cosa? Per aver chiesto aiuto?», rispose la suocera, con una nota isterica nella voce.

«Per le manipolazioni e le pressioni».

«Sei diventato amaro, figlio mio. La tua moglie ti ha messo contro di me».

«Capito. Finché non ti scuserai, non verrò».

«Per favore!», implorò Valentina.

Due settimane passarono senza alcun suono da parte della suocera. Licia notò Daniele controllare il telefono di tanto in tanto, preoccupato per la madre.

«Forse dovresti chiamarla?», suggerì.

«No. Lasciamo che rifletta sul suo comportamento».

Poi, un giorno, Valentina bussò alla porta, più tranquilla e un po imbarazzata.

«Ho riflettuto», iniziò. «Forse ho sbagliato. Licia, perdonami».

Licia annuì: «Entra, Valentina Bianchi. Un tè?».

«Grazie», rispose la suocera, sedendosi sul bordo della sedia. «Sto pensando di cercare un lavoro parttime. La pensione non basta più».

Licia e Daniele si scambiarono uno sguardo: quel piccolo passo sembrava il primo di un cambiamento. Dopo quella difficile conversazione, i rapporti con la suocera cominciarono a trasformarsi lentamente, senza visite improvvise né richieste di denaro, senza manipolazioni né colpevoli allusioni.

Quella sera la coppia decise di stabilire regole chiare per il bilancio familiare.

«Tutto ciò che riguarda i soldi, soprattutto gli aiuti ai parenti, lo discuteremo insieme», disse Licia, versando il tè. «Non voglio più trovarmi tra due fuochi».

«Daccordo», rispose Daniele prendendo la mano della moglie. «Solo ora capisco quanto ho permesso alla mamma di invadere. Quei ricordi di quanto mi aiutasse».

«Non è colpa tua», rispose dolcemente Licia. «È tempo di mettere ordine».

Una settimana dopo Valentina tornò con i suoi biscotti, apparendo stranamente smarrita.

«Ho preparato dei dolci, possiamo prendere un tè insieme?».

Durante il tè la suocera evitò il tema dei soldi, raccontando la sua giovinezza, come aveva incontrato il padre di Daniele, come avevano iniziato la vita insieme.

«Sapete», disse mescolando lo zucchero, «mi sono iscritta a un corso di informatica per pensionati, gratis al centro comunitario».

«Perché?», chiese Daniele.

«Voglio imparare a lavorare online, magari fare qualche incarico: revisione documenti, traduzioni molti anziani lo fanno».

Al compleanno di Daniele si riunì tutta la famiglia. Fu la prima festa grande dopo il conflitto. Valentina rimase dignitosa, senza lamentele, senza accenni a problemi.

«Ora faccio tabelle in Excel», proclamò orgogliosa davanti agli ospiti. «E so usare formule complesse».

«Mia madre ha trovato un lavoro parttime», spiegò Daniele. «Aiuta una piccola ditta con la burocrazia».

Dopo la festa Licia confidò al marito:

«Non ci posso credere, tua madre è cambiata così tanto».

«Ha capito che può risolvere i suoi problemi da sola», rispose Daniele. «Non è stato facile ammetterlo».

Passò un altro semestre. Un giorno Valentina portò una busta:

«Ecco la prima parte del debito», disse a Licia. «È poco, ma cercherò di restituire gradualmente».

«Forse non è necessario?», esitò la nuora.

«È giusto», confermò la suocera. «Avevi ragione allora. Non dovevo comportarmi così».

Recentemente Valentina è stata assunta a tempo indeterminato presso una piccola impresa, combinando pensione e stipendio.

«Ora ho pensione e salario!», esultò al telefono. «E mi sono iscritta anche a un corso d’inglese. A questa età non smetto mai di imparare».

Licia e Daniele la incontrarono al supermercato; la suocera appariva più giovane, con un elegante completo da lavoro e un’acconciatura ordinata.

«Dopo il lavoro sono passata a fare la spesa», sorrise. «Che bello spendere soldi senza rimorsi!».

Guardando quel cambiamento, Licia capì che a volte basta saper dire «no». Così le relazioni più difficili possono trasformarsi in meglio. Ora il loro rapporto con Valentina Bianchi è più sereno e onesto, senza manipolazioni, senza sensi di colpa, senza continue richieste di aiuto. La suocera ha dimostrato che a qualsiasi età si può ricominciare una nuova vita, basta volerlo.

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