3 giugno
Non avrei mai pensato che il desiderio di vivere in città mi avrebbe portato solo dispiaceri.
La casa di campagna appartiene a mia moglie, Chiara. Quando i suoi genitori erano ancora tra noi, andavamo spesso a trovarli. Era piacevole la sera, quando mettevano la tavola sotto il grande pergolato di glicine. Si chiacchierava finché la sera non calava e laria si faceva frizzante. Questa era la nostra tradizione ogni volta che eravamo ospiti da loro. Nei mesi dinverno, invece, la suocera accendeva il camino, sfornava biscotti freschi e il profumo si spandeva ovunque, dando alla casa un senso di calore e accoglienza.
Chiara ed io adoravamo andare a sciare sullAppennino e fare delle discese in slitta. Ma poi i suoi genitori se ne sono andati. Non abbiamo mai voluto vendere la casa a San Casciano. Allinizio volevamo tornarci spesso, come subito dopo la loro morte. Invece, la vita cittadina ci ha risucchiati e ci si è sempre presentato qualche impegno. Col tempo, la vecchia casa è finita in fondo ai nostri pensieri e gli anni sono passati senza quasi accorgercene. Nostro figlio Marco ha trovato una brava ragazza, si sono sposati, e la nostra nuova nuora, Giulia, ripeteva spesso che le sarebbe piaciuto passare le estati in campagna.
Così ci siamo ricordati della casa di famiglia. Io e Chiara siamo andati per primi, dopo tanti anni. Tutto ci è apparso immutato, solo un po trascurato dal tempo.
Abbiamo deciso di prenderci cura della vecchia abitazione: Chiara dentro casa, io nel cortile. Pensavo che lincuria lavesse distrutta, ma con un po di olio di gomito tutto ha ripreso colore. Il giorno dopo sono arrivati Marco e Giulia. Anche loro hanno dato una mano. Nel giro di una giornata la casa è tornata accogliente. Le donne hanno preparato la cena, mentre io e mio figlio abbiamo riparato i tavoli e le panche vecchie sotto il pergolato.
È stato allora che ci siamo accorti che una donna ci osservava da dietro la siepe del giardino. Si è presentata: si chiamava Benedetta e aveva appena comprato la casa accanto. Ci siamo mostrati cortesi e le abbiamo chiesto di unirsi a noi per cena. Ci ha raccontato la sua storia, che vive sola, aveva una figlia a Milano e tre nipoti, ormai grandi, e che ora era divorziata. Continuava a parlare, ma ero distratto da unimbarazzante sensazione: a un certo punto ho avvertito qualcosa che mi sfiorava la gamba sotto tavola. Mi sono accorto che era il piede di Benedetta. Imbarazzato, ho cercato di allontanarmi con discrezione, evitando che Chiara se ne accorgesse. Benedetta però continuava imperterrita a chiacchierare mentre la situazione si faceva sempre più tesa. I bambini già si erano messi a piagnucolare; desideravo solo che quella cena finisse al più presto. Sistemando la tavola, Chiara ha commentato sottovoce che Benedetta le sembrava una donna inaffidabile. Ho dovuto assentire, senza però raccontarle dellincidente sotto tavola. Mi sono sentito in colpa; chissà quante volte quella donna si era permessa simili atteggiamenti con altri uomini.
Questa mattina la scena si è ripetuta: Benedetta si è messa a chiacchierare oltre il nostro cancello. Chiara le si è avvicinata e, con gentilezza ma fermezza, le ha detto che oggi abbiamo un sacco da fare, quindi non potremo stare con lei come ieri.
E domani? ha chiesto Benedetta, curiosa.
Sarà lo stesso, le ha risposto Chiara. Preferiremmo stare per conto nostro, grazie.
Che coraggio ha avuto Chiara! Ho visto Benedetta brontolare tra sé mentre si allontanava dal cancello, ma non ci ho fatto caso. Non minteressa affatto cosa pensi. Sono certo che Chiara abbia fatto la cosa giusta. Noi siamo persone sincere, e quando una presenza non ci convince, semplicemente ce ne allontaniamo. Così abbiamo deciso che non le permetteremo di avvicinarsi ancora.






