Mia madre mi ha cacciata di casa per preferire il mio patrigno: la mia infanzia felice con papà, le difficoltà con il nuovo compagno di mamma e come la mia vita è cambiata grazie all’aiuto di mia zia

Proprio mia madre mi ha cacciato di casa perché mio patrigno le era più caro!

Ho vissuto con mio padre fino ai cinque anni, ed è stato il periodo più felice della mia infanzia. Quando è venuto a mancare, mia madre ha smesso di occuparsi di me e ha iniziato a pensare solo a sé stessa. A otto anni è arrivato nella nostra vita un patrigno, Franco, che ha cercato subito di controllare ogni cosa che facevamo io e mia madre, e da lì la mia vita è cambiata completamente.

Seguivo alla lettera il programma che Franco stabiliva per tutti, distribuiva i lavori domestici come se fossimo in caserma, e però lui non alzava un dito, perché era stanco di lavorare. Mia madre mi costringeva a fare tutto quello che chiedeva lui, per paura che si arrabbiasse e scoppiasse qualche litigio.

Quando sono diventato adolescente, ho iniziato a ribellarmi: tornavo a casa da scuola e dovevo subito mettermi a cucinare, pulire tutta la casa, lavare la macchina di Franco e qualsiasi altra cosa si inventasse, mentre la coppia innamorata se ne stava sempre davanti alla televisione. Se protestavo o facevo presente la situazione, ricevevo uno schiaffo e una sfilza di rimproveri su quanto fossi ingrato perché mi davano così tanto.

In realtà, a parte un tetto sopra la testa e qualcosa da mangiare, che guadagnavo con il lavoro in casa, non ricevevo altri aiuti. Ogni volta che chiedevo di poter seguire un corso, prendere ripetizioni o semplicemente andare in palestra, mi ridevano in faccia dicendomi che prima dovevo imparare a guadagnare i miei soldi, e solo poi a spenderli. I vestiti per me erano un lusso raro, e anche quando mi prendevano qualcosa di nuovo, me lo facevano pesare per settimane.

A diciotto anni, appena terminato il liceo, mia madre mi ha detto che era tempo di cercarmi un appartamento, che luniversità non era cosa per me, e che avrei dovuto subito trovarmi un lavoro perché con loro non potevo più restare.

Vivevamo in un piccolo paese in provincia di Pescara e trovare un lavoro lì era davvero dura. Non desideravo passare le giornate soltanto a lavorare sodo, speravo ancora che mia madre cambiasse idea vedendo che ero in grado di studiare da solo. Ma lei si faceva sempre più insistente, così negli ultimi tre mesi invece di preparare gli esami di maturità, ho lavorato come cameriere in un bar dalle 10 alle 12 ore al giorno, guadagnando pochissimi euro e senza quasi nessuna mancia. Ho messo da parte appena i soldi per coprire due mesi di affitto e spesso non sapevo cosa mangiare.

Ovviamente ho avuto risultati pessimi agli esami, perché mi ero perso lezioni importanti, così non sono riuscito a entrare nelluniversità statale e nessuno mi avrebbe mai potuto aiutare a pagare le tasse di una privata.

Mi sono licenziato quella estate e ho iniziato a cercare un lavoro più remunerativo, dato che mamma e Franco ogni giorno mi chiedevano quando mi sarei finalmente levato di torno, e alla fine mi hanno sbattuto fuori di casa.

Ho provato a lavorare in una drogheria, ma dopo pochi giorni mi sono sentito male per le esalazioni dei prodotti chimici. Quando stavo meglio e ho provato a tornare, mi hanno detto che avevano già trovato unaltra persona. Il tempo passava ho provato diversi lavoretti, ma da nessuna parte riuscivo a cavarmela dignitosamente.

A metà estate era il mio compleanno e mia zia Lucia è venuta a trovarmi a sorpresa. Non avevo raccontato a nessuno della mia situazione, ma quando mi ha chiesto in privato cosa mi stesse succedendo, mi sono lasciato andare e ho pianto come un bambino, raccontandole tutto. Quella stessa sera, mi ha aiutato a raccogliere le mie cose e mi ha portato da lei a Napoli. Avevo realizzato il desiderio di mia madre, andandomene lontano da casa loro, e in fondo da lì ho iniziato a respirare.

Zia Lucia mi ha aiutato a trovare un buon lavoro in una libreria proprio in città. Nel frattempo ho potuto studiare, e lanno seguente ho superato la maturità e sono riuscito a entrare da solo alluniversità statale di Napoli. Zia Lucia mi ha sostenuto in tutto, non mi ha lasciato solo neanche quando mia madre e Franco tornavano alla carica accusandomi di essere ingrato e cattivo.

Il tempo è passato, mi sono laureato e ho trovato un lavoro stabile. Oggi ringrazio ogni giorno la mia cara zia Lucia che non mi ha mai abbandonato nei momenti difficili: faccio di tutto per farla felice, anche portandola in vacanze costose, perché nessuno merita quanto lei il mio affetto. Ho imparato che il sangue non sempre fa famiglia, e che le persone che ci stanno davvero vicino vanno custodite come un tesoro.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

15 − 11 =

Mia madre mi ha cacciata di casa per preferire il mio patrigno: la mia infanzia felice con papà, le difficoltà con il nuovo compagno di mamma e come la mia vita è cambiata grazie all’aiuto di mia zia