Tornata a casa prima del previsto: una sorpresa per mio marito, una gravidanza al sesto mese, e un’accoglienza tutt’altro che indimenticabile – tra borse pesanti, richieste assurde e un litigio che mi ha fatta tornare dai miei genitori

Tornata a casa prima

Sei già alla fermata? la voce di Marco tremolava di sorpresa. Adesso? Ma perché non mi hai avvisato? Avevamo detto giovedì!
Volevo farti una sorpresa, rispose Martina, corrugando la fronte. Marco, non sei contento? Sono stanca morta. Dai, scendi!
Aspetta! gridò allimprovviso. Non venire qui. Cioè, vieni, ma… Martina, ascolta, a casa non cè niente. Ho finito tutto ieri sera.
Facciamo così: passa dal supermercato aperto 24 ore, quello dietro ledicola. Prendi della carne, del buon manzo.

La borsa pesante le tirò la spalla, tanto che Martina gemette dal dolore.

Un dolore acuto alla schiena, compagno costante degli ultimi due mesi, le percorse la colonna vertebrale fino al coccige.

Abbassò con cautela le buste sullasfalto dissestato della fermata.

Sospirò profondamente, tenendosi una mano sopra la pancia.

Il piccolo dentro di lei si agitò, infastidito. Il sesto mese non è uno scherzo, soprattutto se vuoi sorprendere tuo marito e torni dai parenti tre giorni prima del previsto.

Le era mancato talmente tanto che aveva passato le ultime due ore dautobus a contare i cartelli stradali.

Chissà cosa sta facendo Marco ora? Probabilmente nemmeno sa che lei è già lì, a solo dieci minuti da casa.

La strada fino al portone sembrava interminabile.

Le borse, gonfie di doni preparati dai suoi barattoli di marmellata, salame fatto in casa, mele pesanti sembravano di piombo.

Dopo cinquanta metri capì che non ce lavrebbe mai fatta. La schiena era a pezzi.

Prese il telefono e compose il numero di Marco.

Ciao Marco, sussurrò quando lui finalmente rispose.

Martina? Cosè successo? disse lui spaventato.

Niente, sciocco. Sono arrivata!

Sono sotto casa, alla fermata. Puoi scendere ad aiutarmi?

Le borse pesano troppo, mamma ci ha messo dentro di tutto…

Al telefono, un silenzio strano. Martina controllò lo schermo, temendo fosse caduta la linea.

Sei davvero alla fermata? la voce di Marco salì dunottava. Adesso? Perché non hai detto nulla? Avevamo deciso per giovedì!

Era una sorpresa, rispose lei cupa. Marco, ma non sei felice? Sono sfinita, scendi tu!

Aspetta! gridò di nuovo. Non andare in casa. Cioè, sì, vai… ascolta, è che qui è tutto un disastro. Ho finito tutto ieri a cena.

Senti, fai così: vai a prendere della carne, del buon manzo. Sai il supermercato 24 ore dietro alledicola? Prendi anche delle patate fresche, le nostre sono tutte ammaccate.

Oggi mi sono preso un giorno di ferie, volevo prepararti un pranzo decente per darti il bentornata.

Quale carne, Marco? balbettò lei. Hai capito che sono incinta di sei mesi, sono appena arrivata e devo trascinare due valigie giganti da sola?

La schiena mi uccide! In casa patate e uova ci sono.

Scendi, ho solo bisogno di mangiare e riposare.

No, Martina, aspetta, lasciami finire! parlava sempre più in fretta. Voglio che sia tutto perfetto. Non ti costa nulla…

Il supermercato è a due passi. Prendi manzo e patate fresche, le nostre sono troppo secche.

Chiedi a qualcuno di aiutarti, oppure fai con calma… Dai, fallo per noi! Qui intanto preparo tutto.

Martina osservava le mani rosse, segnate dai manici delle borse. Uno strano fuoco amaro le riempiva il petto.

Ma tu stai fuori di testa? la voce le tremava. Suggerisci davvero a tua moglie incinta di andare adesso a comprare carne perché vuoi cucinare?

Non puoi scendere tu?

Sto preparando tutto! Se esco adesso, butto via tutto il lavoro fatto.

Martina, ti prego. Ti ho aspettata con tanta ansia.

Compra ottocento grammi di manzo. E un sacchetto piccolo di patate, quelle nella retina.

Dai, ti aspetto!

Chiuse la chiamata. Martina restò lì, fissando lo schermo nero.

Non riusciva a crederci. Le venne da piangere, proprio lì, su quella fermata, sotto il neon gelido.

Invece di abbracci e letto caldo un salto al banco della carne.

Forse sta davvero preparando qualcosa di speciale? le balenò per la mente.

Sospirò, sollevò le borse e a fatica zoppicò verso il supermercato.

***

Martina spingeva il carrello tra le corsie, incrociando lo sguardo compassionevole della cassiera assonnata.

Il manzo era pesante, il sacco di patate quasi insostenibile.

Quando uscì, non sentiva più le mani. Le dita erano ormai artigli rigidi.

Il telefono squillò di nuovo.

Hai preso tutto? chiese allegro Marco.

Sì, rispose Martina stringendo i denti. Sono già sotto casa. Apri.

Aspetta! Marco quasi strillava. Non salire! Rimani seduta sulla panchina qualche minuto. Dieci al massimo.

Ma stai scherzando? Martina sbottò, senza curarsi dei passanti. Marco, qui mi vengono le doglie dalla rabbia! Quali dieci minuti? Non sto più in piedi!

Il mio sorpresa non è ancora pronto! ripeteva testardo. Se ora sali, è tutto rovinato. Siediti, prendi aria.

Cinque minuti, giuro! Ora chiudo che devo finire!

Si accasciò sulla panchina davanti al portone. Le borse crollarono rumorosamente ai suoi piedi.

Avrebbe voluto lanciare quel sacchetto di carne fino alla finestra del terzo piano.

Passarono dieci minuti. Poi venti. Martina restava seduta, le mani sulla pancia, cova.ndo dentro una tempesta.

Immaginava: se entro che scena troverò? Rose ovunque? Colazione a lume di candela? Un violinista allangolo?

Nessuna sorpresa avrebbe mai dovuto lasciarla lì fuori, incinta, dopo una notte insonne.

Dopo trentacinque minuti la porta del palazzo cigolò.

Uscì Marco, scompigliato e trafelato: la maglietta al contrario, sudore sulla fronte, i capelli in aria.

Eccoti! tentò un sorriso tirato, afferrando le borse. Dai, non essere arrabbiata, guarda la giornata che cè… ah già. Forza!

Ma perché sei bagnato? Martina lo scrutava salendo faticosamente, aggrappata alla ringhiera. E cosè questo odore di detersivo fortissimo?

Vedrai! lui saltellava fino allascensore, impaziente.

Salirono. Marco spalancò la porta con fare teatrale, aspettando lapplauso.

Martina entrò in ingresso, annusando un intenso odore di candeggina e qualche deodorante dal vago tono di brezza marina.

Girò per le stanze. In cucina. In bagno. Tutto era pulito. Ma soprattutto insolitamente vuoto.

Vestiti che di solito trovava ovunque, spariti. Il tappeto aspirato (ne restava qualche traccia bagnata), la polvere cancellata dagli scaffali.

Le sue statuine, invece, tutte ammassate tristemente in un angolo.

Allora? Marco splendeva come una lira nuova. Che ne dici, sorpresa?

Martina si voltò a guardarlo, piano.

Solo questo? chiese piano.

”Solo”? Marco parve quasi sedersi dallo sdegno. Martina, guarda qui! Ho lavorato tre ore di fila!

Ho lavato i pavimenti dappertutto, anche sotto il divano!

Ho lavato tutti i piatti, il bagno brilla come appena comprato.

Volevo solo che tu tornassi e trovassi tutto pulito, così non dovevi fare niente.

Mi sono affannato tutta la mattina, mentre tu eri a prendere la carne.

Martina sentì un nodo allo stomaco.

Tutto questo… si interruppe frenando le lacrime. Per lavare i pavimenti, hai lasciato che portassi la spesa da sola?

Non sei sceso nemmeno quando te lho chiesto, perché… pulivi il bagno?

Ma certo! Marco fece spallucce. Volevo solo fare la cosa giusta! Ti lamenti sempre che non faccio nulla.

Così volevo dimostrare che mi importa. Sei arrivata in anticipo e dovevo finire solo per te!

Invece di ringraziarmi, hai questa faccia come se ti avessi rovinato la giornata.

Ma che me ne faccio di pavimenti lucidi così? ansimò Martina dal dolore. Mi hai lasciata sulla panchina per mezzora!

Sono congelata, ho le gambe gonfie!

Mi hai mandato a prendere carne e patate mentre barcollavo questa non è una sorpresa, è una punizione!

Una punizione? Marco iniziò a gesticolare agitato per la cucina. Scusa se non sono perfetto!

Chiunque altro sarebbe stato felice: il marito sistema casa, cucina per il ritorno. Ma tu…

Pensi solo a te! Ah, la schiena, ah, la pancia.

Anchio sono stanco! Non ho dormito tutta notte, pensavo a come renderti felice!

Martina si coprì il volto con le mani.

Non capisci proprio niente… singhiozzò. Hai sacrificato il mio benessere per una casa in ordine.

Ma cosa centra la pulizia! gridò Marco, battendo il pugno sul tavolo. Sei tu a essere arrivata prima del tempo! Hai rovinato tutto!

Se fossi arrivata come previsto, giovedì, avrei finito tutto e sarebbe stato perfetto.

Ma no, ti sei presentata di notte, e adesso sono io il cattivo!

Sei ingrata, Martina. Solo ingrata.

Uscì dalla cucina, sbattendo la porta della camera.

Il bambino scalciava nella sua pancia. Martina si sedette, guardando il pacco di manzo mai riposto in frigo.

Non si sentiva bene la nausea saliva prepotente.

Dopo dieci minuti, Marco sporse la testa dalla porta.

Vuoi che cucini la carne? O adesso fai lo sciopero per farmi un dispetto?

Lascia perdere, Marco, sussurrò senza voltarsi. Lasciami stare. Ho solo bisogno di dormire.

Come vuoi! sbottò lui, chiudendo la porta.

Martina si alzò barcollando e andò in bagno.

Si fissò allo specchio: pallida, con occhiaie nere, spettinata.

Ripensò al viaggio, a come si era immaginata Marco che labbraccia, che le dice Finalmente sei a casa.

Certo… abbracci…

Quando lei, lavata il volto, uscì dal bagno, la lite ricominciò.

Marco di nuovo alzò la voce, e ad un tratto le lanciò contro il pacco di carne.

Se ne andò di casa così comera per fortuna non aveva ancora tolto il cappotto.

Tornò dai suoi genitori.

***

Tutta la famiglia tentò di convincere Martina a non chiedere il divorzio: i suoceri, la cognata, anche i parenti lontani.

E Marco la chiamava spesso, implorando che tornasse.

Ma Martina aveva ormai deciso: non voleva più un marito così, il divorzio era certo.

Perché tenersi accanto un uomo che mette i pavimenti puliti sopra la salute della moglie incinta e del loro bambino?

A volte la vera cura non sta nelle sorprese grandiose o nei gesti plateali, ma nella presenza e nellascolto di chi amiamo. Non serve una casa perfetta, se il cuore resta vuoto.

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