La villetta della discordia la figlia si riprende quello che è suo
Giulia, devi capire, è una situazione disperata, sospira profondamente Giovanni Ricci, passandosi una mano sulla fronte. Silvia mi tormenta da due mesi.
Lì in Sardegna le è saltata allocchio un corso di studi per Matteo. Sì, per nostro figlio.
Dice che bisogna dargli un’occasione, migliorare linglese. Ma dove trovo i soldi?
Lo sai anche tu che in questo periodo non lavoro.
Giulia alza lentamente gli occhi verso il padre.
E quindi vuoi risolvere tutto vendendo la villetta? domanda a bassa voce.
E quale altra scelta avrei? Giovanni sembra ravvivarsi improvvisamente, si sporge in avanti. La villetta è lì inutilizzata. Silvia non ci mette piede, si annoia, ci sono zanzare…
Nemmeno sa che in realtà i documenti sono già passati a te, non è più mia. Lei pensa che la venderò e poi vivremo tutti meglio.
Giulia, tu sei sveglia. Facciamo così: ora tu la vendi ufficialmente. Ti riprendi indietro tutti i soldi che mi hai dato dieci anni fa ogni euro!
E tutto quello che va oltre, in base al nuovo valore di mercato, lo dai a me. Come si fa in famiglia.
Non ci perdi nulla, giusto? Riavrai i tuoi soldi e aiuterai anche tuo padre.
Era venuto senza nemmeno avvertire. Negli ultimi anni avevano contatti rari lui aveva familia nuova, altri pensieri, e in quella situazione la figlia grande non centrava poi molto.
Giulia sospettava che ci fosse sotto qualcosa. Si aspettava la solita richiesta di soldi, ma Quella proposta era quantomeno strana.
Papà, ricordiamoci cosa successe dieci anni fa il tono della figlia è fermo. Quando sei venuto da me dicendo che ti servivano soldi per loperazione e la riabilitazione.
Ti ricordi?
Giovanni Ricci fa una smorfia.
Dai, tirare fuori il passato ora… Limportante è che mi sono ripreso.
Il passato? Giulia sorride amaro, scuotendo la testa. Avevo su quel conto tutti i risparmi di cinque anni, messi da parte centesimo per centesimo. Un acconto per comprare casa.
Lavoravo nei weekend, niente vacanze, risparmiavo su tutto. E tu ti presenti in quello stato. Senza lavoro, senza risparmi, e in più, con la seconda moglie Silvia e il figlio Matteo.
Mi hai preso tutto allora.
Ero disperato, Giulia! Che altro dovevo fare? Morire sotto un ponte?
Ti offrii comunque aiuto continua Giulia senza fermarsi , ma ti dissi chiaro: avevo paura di restare senza nulla, senza una casa se ti fosse successo qualcosa.
Tanto cera Silvia, la tua erede a tutti gli effetti. Lei mi avrebbe sbattuta fuori dalla villetta.
Abbiamo discusso tutta la settimana, ricordi? Tu non volevi scrivere la ricevuta, ti offendevi.
Come puoi non fidarti di tuo padre!
Io volevo solo delle garanzie.
E le hai avute! interrompe Giovanni. Abbiamo fatto latto di compravendita, la villetta è diventata tua.
Te lho svenduta, per la cifra esatta che mi serviva per curarmi.
Ma avevamo detto che lavrei usata intanto io e, appena trovavo i soldi, te la ricompravo.
Sono passati dieci anni taglia corto Giulia. Dieci, papà. Mai nemmeno accennato a ricomprarla. Mi hai ridato un euro? Mai.
Hai continuato ad andarci ogni estate, a coltivare i tuoi pomodori, a bruciare la legna che pagavo io.
Le tasse sulla villetta? Sempre mie. Il tetto, ricordati, lho riparato io tre anni fa.
Tu ci vivevi da padrone, mentre io pagavo il mutuo.
Giovanni si asciuga la fronte con un fazzoletto.
Non lavoravo, lo sai… Dopo la chemio ci ho messo una vita a rimettermi in forze, poi l’età non cerca nessuno ormai.
E Silvia lei è delicata, odia stare in ufficio.
Viviamo con quei quattro soldi che guadagna rivendendo cose su internet, sempre al limite.
Delicata lei? Giulia si mette a camminare nervosamente per la cucina. Ma allora io sono di ferro, vero?
Io posso spaccarmi la schiena su due lavori, spezzarmi per pagare il mutuo e mantenere il tuo buen retiro in campagna?
E ora Silvia ha deciso che bisogna vendere la mia villetta per mandare il suo Matteo in Sardegna?
La mia villetta, papà! Mia!
Giuly, formalmente sì, è tua. Ma era una cosa temporanea, lo sai.
Sono tuo padre! Ti ho dato la vita! Vuoi tenere stretto un pezzetto di terra, quando tuo fratello ha bisogno di un futuro?
Fratello? Giulia si blocca. Lho visto due volte in tutta la vita.
Non mi ha mai fatto nemmeno gli auguri. Silvia non mi ha mai chiesto come sto. Se ce la facevo o no con tutte quelle spese.
È sicura tu sia chissà chi, un ricco temporaneamente in crisi.
Tu le hai mentito, per dieci anni.
Giovanni abbassa lo sguardo, colpevole.
Volevo solo evitare problemi Se avesse saputo della villetta, avrebbe fatto una tragedia.
Ah, ecco. Alla larga da casa, eh?
Non attaccarti alle parole, Giulia! scatta lui, alzando la voce. Ti propongo un affare! Ora la villetta vale cinque volte tanto, lo vedi anche tu.
Prenditi i tuoi centomila euro, quelli che mi hai dato per loperazione. Dico bene? È giusto! Il resto, duecentomila euro, li lasci a me.
Mi serve sistemare Matteo, curare i denti a Silvia, cambiare la macchina che è a pezzi.
A te quei soldi in più non cambiano la vita, a Milano hai casa, sei sistemata.
Aiutaci almeno tu!
Giulia lo guarda e non lo riconosce. Dovè finito quelluomo che le raccontava favole da bambina?
No, risponde secca.
Cosa vuol dire no? lui sgrana gli occhi.
Non vendo la villetta. E non ti darò un euro in più.
La villetta mi appartiene, per diritto e per coscienza.
Ci hai abitato dieci anni gratis, ti sei ripreso, ti sei goduto la natura. Consideralo il mio mantenimento verso di te.
Ma qui si chiude.
Ma sei seria?! la faccia di Giovanni si fa paonazza. Vuoi togliere a tuo padre lultima cosa che ha?
Se non fosse stato per me, nemmeno esisterebbe questa villetta, lha costruita il nonno!
Proprio così, il nonno. E si rivolterebbe nella tomba se sapesse che vuoi svendere la casa di famiglia per pagare un corso ridicolo in Sardegna per un ragazzo di diciannove anni che non ha mai fatto nulla in vita sua.
Giulia, ragiona! urla Giovanni alzandosi in piedi. Mi devi tutto! Io ti ho cresciuta! Se non accetti, racconto tutto a Silvia. Ti fa vedere i sorci verdi!
Andiamo in tribunale! Dimostreremo che la vendita è nulla, fatta in stato di bisogno, approfittandoti della mia malattia!
Giulia sorride amaramente.
Prova, papà. Ho tutte le fatture della clinica. Tutti i bonifici a tuo nome.
E latto notarile, firmato quando stavi bene, già in via di guarigione.
Chissà come la prende Silvia quando scopre che la villetta lhai venduta quando Matteo era ancora alle elementari.
Non le avevi raccontato che era uneredità di famiglia?
Giulia la voce del padre si fa dolce, quasi implorante. Figlia mia, ti prego. Silvia attraversa un momento difficile
Se scopre la verità mi caccia di casa. È più giovane di quindici anni, resta con me solo per sicurezza.
Se perde la villetta, se non ci sono soldi, io non valgo più niente per lei. Vuoi vedermi finire in mezzo a una strada?
E ci pensavi prima? Giulia sente la rabbia crescere. Quando negli ultimi dieci anni non hai mosso un dito? Quando lasciavi Silvia fare debiti? Quando promettevi mari e monti a spese mie?
Allora non aiuti? Giovanni si drizza. Mia figlia, si fa per dire. Cresciuta per questo
Vai a casa, papà. Racconta la verità a Silvia. È lunico modo per salvare almeno un po di dignità.
Tienitela sta villetta! sputa Giovanni, uscendo senza guardarla in faccia. Ma ricordati: non hai più un padre. Dimenticati il mio numero!
Se ne va e Giulia sorride amaro: come se un vero padre l’avesse mai avuto.
L’ha abbandonata quando aveva sette anni.
***
La chiamata arriva sabato mattina. Numero sconosciuto.
Pronto?
È Giulia? la voce è inconfondibile: la matrigna. Ma chi credi di essere, ragazzina?
Pensavi che qui non si sapesse come hai imbrogliato Giovanni? Mi ha raccontato tutto!
Gli hai fatto firmare carte appena uscito dallanestesia!
Buongiorno, Silvia, Giulia risponde calma. Se vuoi parlare, fallo senza urlare.
Buongiorno un corno! Abbiamo già pronto il ricorso!
Lavvocato dice che una vendita così non tiene. Hai approfittato della malattia di tuo padre, hai preso la casa per due spicci.
Ti faremo vedere noi!
Silvia, ascolta bene.
Capisco che Giovanni ti abbia raccontato la sua versione. Ma ho tutte le prove che i soldi sono stati usati davvero per le sue cure.
In più ho i messaggi che mi ha mandato in questi anni, tutti pieni di ringraziamenti perché mantenevo la villetta e gli permettevo di starci.
Cè scritto chiaro: Grazie, figlia mia, per non avermi lasciato solo, la casa è in buone mani.
Sai cosa direbbe un giudice?
Dallaltra parte silenzio Silvia non se laspettava.
Sei proprio una vipera sibila infine. Non ti basta la tua casa? Vuoi togliere tutto a tuo fratello? Matteo deve studiare!
Matteo deve lavorare taglia corto Giulia. Come ho fatto io alla sua età.
E tu, Silvia, dovresti conoscere la verità. Ricordi le azioni che diceva di avere, tuo marito?
Che azioni? la voce della donna trema appena.
Quelle che non sono mai esistite. Prendeva i soldi che gli mandavo come aiuto, e ti faceva credere che fossero dividendi suoi.
Controlla i suoi bonifici se non mi credi. Tuo marito ti ha mentito! Ti ha tenuta buona usando i miei soldi.
Io entravo nei debiti credendo di salvare la vita a mio padre. Ho scoperto tutto solo di recente.
La chiamata si interrompe di colpo. Più tardi, un messaggino da Giovanni.
Tre parole: Hai rovinato tutto.
***
Giulia non risponde. Dopo alcuni giorni sente dai vicini che Silvia ha fatto un putiferio.
Urlava e gettava fuori le sue cose dalla finestra della villetta finché non è arrivata la polizia.
Pare che Silvia, sicura della vendita ormai imminente, abbia già fatto debiti, prendendo un grosso prestito a usura per il famoso corso del figlio.
Giovanni ha dovuto andarsene. Silvia ha chiesto il divorzio, scoprendo tutte le sue bugie.
Matteo, abituato a vivere senza faticare, non ha avuto compassione e si è trasferito subito dalla fidanzata, liquidando il padre: Se lè cercata.
Dove sia ora Giovanni, Giulia non lo sa. E non ha alcuna intenzione di scoprirlo.






