Badante per la moglie: La storia di Lidia, tradita dall’amore e dalla speranza di una nuova vita in città — Cosa vuol dire? — Lidia non poteva credere alle sue orecchie. — Dove dovrei andare? Perché? Per quale motivo? — Oh, risparmiami le scenate, vuoi? — sbuffò lui. — Che c’è da non capire? Non hai più nessuno da accudire. E dove vai non mi interessa. — Edy, ma sei serio? Non dovevamo sposarci?.. — Te lo sei inventato tu. Io non l’ho mai promesso. A 32 anni Lidia aveva deciso di cambiare tutto e lasciare il suo paesino natale, stanca delle critiche continue della madre per il divorzio e per la scelta di un marito inaffidabile, e provare a ricominciare a Modena. Che senso aveva restare? La madre non le perdonava la fine del matrimonio, biasimandola per aver “perso” l’uomo sbagliato, un fallito e donnaiolo, sbagliato fin dall’inizio. Eppure, Lidia non aveva sofferto per il divorzio; anzi, aveva sentito una certa liberazione. Ma i litigi con la madre continuavano, anche per i continui problemi economici. Così Lidia scelse di trasferirsi nel capoluogo di provincia, pronta a costruirsi un futuro migliore. Lì la sua amica d’infanzia, Sveva, era da cinque anni sposata con un vedovo: non un Adone, più vecchio di 16 anni, ma con casa e denaro. Lidia pensava di meritare almeno quanto Sveva. — Finalmente hai aperto gli occhi! — la incitò Sveva. — Fai i bagagli, temporaneamente puoi stare da noi, poi una soluzione per lavorare la troviamo. — E tuo marito, il signor Petrucci, non avrà nulla in contrario? — chiese Lidia. — Ma figurati! Fa tutto quello che gli chiedo! Vedrai che ce la faremo! Lidia non restò a lungo ospite: lavorò qualche settimana in modo precario e poi prese in affitto una stanza. Fu allora, pochi mesi dopo, che le capitò un vero colpo di fortuna. — Ma che fa una donna come te a vendere frutta al mercato? — chiese, con tono premuroso, un cliente abituale, Edoardo Borghese. I clienti Lidia ormai li conosceva tutti per nome. — Fa freddo, si soffre, ed è un lavoro poco dignitoso. — Eh, ma da qualche parte i soldi bisogna pur tirarli fuori. — O forse hai qualcos’altro da propormi? Edoardo Borghese non era certo l’uomo dei sogni: vent’anni più vecchio, leggermente calvo, sguardo penetrante. Sempre molto preciso con i pagamenti, ma vestito elegante e con un’auto notevole. Un uomo benestante, anche se con la fede al dito. Quindi, come marito, Lidia non lo aveva mai considerato. — Mi sembri una donna affidabile, onesta, pulita — le disse Edoardo, passando subito al tu. — Hai mai assistito malati? — Ho badato alla vicina: colpita da ictus, figli lontani e senza tempo. E così mi chiesero di occuparmene. — Ottimo! — fece con entusiasmo Edoardo, poi si rabbuiò — Mia moglie, la signora Tamara, ha avuto anche lei un ictus. I medici danno poche speranze. L’ho riportata a casa, ma non ho tempo per seguirla. Puoi aiutarmi? Ti pagherei il giusto. Lidia non ci pensò troppo su. Meglio una casa calda anche a cambiar pannoloni che stare sotto zero dieci ore a servire clienti isterici. Edoardo le offrì anche una camera gratis. — Ci sono tre stanze, guarda, si potrebbe anche giocare a calcio! — raccontò tutta contenta a Sveva. — Nessun figlio, spazio ne abbiamo. La suocera di Tamara era una donna stravagante, ancora in cerca di avventure a 68 anni dopo un recente secondo matrimonio. Nessuno poteva occuparsi della malata. — È grave la signora? — Eh, non le è andata bene proprio… Immobile, comunica appena. Difficile che si riprenda. — E a te questa cosa un po’ non fa piacere? — la scrutò Sveva. — Ma figurati! Ma sai… se Edoardo si trova solo… — Sei fuori? Speri nella morte di una donna solo per un appartamento?! — Nono… ma se capita l’occasione, non la spreco. Facile giudicare, per te, con una vita sistemata! Dopo un litigio, Lidia e Sveva smisero di parlare, e fu solo molti mesi dopo che Lidia raccontò all’amica del nascente amore clandestino con Edoardo. Non potevano stare più l’uno senza l’altro, però lui la moglie non l’avrebbe mai lasciata. Quindi, almeno per ora, restavano amanti. — Quindi vi godete la vita mentre lei sta morendo nella stanza accanto? Ma ti rendi conto…? — sbottò Sveva, ancora una volta non riuscendo ad approvare la scelta dell’amica. — Da te non arriverà mai una parola gentile! — protestò Lidia. Tagliarono i rapporti. E Lidia, bene o male, non si sentiva colpevole (o quasi). Assisteva Tamara con scrupolo e, iniziata la relazione con Edoardo, si occupava di tutto il resto della casa. Un uomo va coccolato anche a tavola e nei dettagli: cucinare, camicie stirate, pavimenti puliti. Lui sembrava soddisfatto, così come lei. Quasi non si rese conto che Edoardo non le pagava più il lavoro da badante. Ma ormai erano quasi marito e moglie! Lui le lasciava i soldi per la spesa e lei gestiva la casa, seppur a fatica con il denaro sempre contato. Una relazione “ufficiale” sembrava a portata di mano. Ma la passione scemava e lui tornava sempre meno volentieri a casa. Lidia pensava fosse solo lo stress della moglie malata, anche se lui la vedeva giusto un minuto al giorno. Quando Tamara morì, Lidia pianse davvero. Aveva speso un anno e mezzo della sua vita per questa donna. Organizzò tutto per il funerale, con poche risorse ma tanto impegno, e ottenne persino il rispetto delle comari del palazzo e della suocera di Edoardo. Ma mai si sarebbe aspettata quello che successe dopo. — Come capirai, non ho più bisogno di te: hai una settimana per andartene — la liquidò Edoardo il decimo giorno dopo la morte della moglie. — In che senso? Dove dovrei andare? Perché? — Lidia credeva di aver capito male. — Dai, non fare scenate! Non c’è più nessuno da accudire qui. E dove vai non è affar mio. — Edy! Ma non dovevamo sposarci?.. — Non t’ho mai promesso niente. Il mattino dopo, Lidia provò di nuovo a parlargli, ma lui ripeté pari pari le frasi della sera prima, chiedendole solo di sbrigarsi a lasciare la casa. — La mia futura moglie vuole ristrutturare qui prima del matrimonio — spiegò Edoardo con tono beffardo. — Tua futura moglie? E chi sarebbe? — Non sono affari tuoi. — Come, non sono affari miei? Ok, me ne vado, ma prima mi paghi il lavoro. Sì, proprio così! Non guardarmi così! Avevi promesso 1.500 euro al mese. Me li hai dati solo due volte, quindi mi devi 24.000 euro. — Vedo che sai fare bene i conti! — rise Edoardo. — Abbi pazienza… — E ci devi aggiungere anche per la collaborazione domestica! Chiudiamo a 30.000, così evitiamo tanti dettagli. — E se non pago? — Racconto tutto a tua suocera Tamara. Sai che ci tiene ancora il titolo di proprietà di questa casa… Edoardo cambiò espressione, ma si trattenne. — Ma chi vuoi che ti creda? Che vuoi farmi paura? Sai che c’è? Sparisci subito! — Tre giorni, caro. Se entro allora non vedo il bonifico, ci sarà un bello scandalo. — Lidia raccolse le poche cose e andò in ostello con un po’ di soldi messi da parte. Il quarto giorno tornò a casa di Edoardo. Trovò anche la suocera. Lidia capì al volo che Edoardo non avrebbe mai pagato, e spiattellò tutto a Tamara. — Non ascoltarla, inventa tutto! — si difese Edoardo. — Certo. Ho sentito delle voci al funerale, ma non volevo crederci — lo inchiodò la suocera. — Ora mi è tutto chiaro. Spero lo sia anche per te, caro mio. Ricordati che la casa è ancora intestata a me! Edoardo restò di sasso. — Hai tre giorni per sparire. Anzi, da subito! La suocera si voltò verso Lidia: — E tu che aspetti? Un premio? Fuori! Lidia si dileguò. Così, senza un soldo, le toccava ricominciare dal mercato: almeno lì, un lavoro lo si trova sempre… BADANTE PER LA MOGLIE: la storia di Lidia tra tradimenti, illusioni e la dura realtà della vita italiana

La badante per la moglie

In che senso? Lidia non crede alle sue orecchie. Dove dovrei andare? Perché? Come mai?
Oh, dai, non facciamo scene… sbuffa lui. Cosa cè da non capire? Non hai più nessuno di cui occuparti. E dove andrai non mi interessa.
Eddi, ma stai scherzando? Non dovevamo sposarci?
Quella è unidea solo tua. Io non ci ho mai pensato.
A trentadue anni Lidia decide di voltare completamente pagina e andarsene dal suo paesino natale.

Che altro le rimane da fare lì? Ascoltare i continui rimproveri della madre?

La madre proprio non vuole saperne di smettere di biasimarla per il divorzio. Come aveva potuto lasciarsi scappare suo marito?

Eppure quel Vasco non valeva nemmeno mezza parola gentileun alcolista e uno sciupafemmine! Come aveva fatto otto anni prima a finire sposata con lui?

In realtà Lidia, del divorzio, non si era affatto dispiaciutaanzi, si sentiva sollevata, come se potesse respirare meglio.

Solo che, per colpa di questo, litigava spesso con la madre. E anche per via dei soldi, che non bastavano mai.

Così decide di trasferirsi a Bologna, capoluogo di provincia, dove certamente avrebbe trovato il suo posto!

La sua compagna delle medie, Sveva, è già sposata da cinque anni con un vedovo.

E allora? Anche se lui ha sedici anni più di lei e non è certo un adone, almeno ha una casa sua e non gli mancano i soldi.

E lei, Lidia, non è certo inferiore a Sveva!

Finalmente! Ti sei svegliata! la incoraggia Sveva. Prepara la valigia, da me puoi stare quanto vuoi per i primi tempi, poi troveremo qualcosa.

E tuo marito, il signor Valerio, non si lamenta? si preoccupa Lidia.

Figuriamoci! Fa tutto quello che gli chiedo! Vedrai, ce la faremo!

Comunque, Lidia non si ferma dalla sua amica a lungo.

Dopo un paio di settimane, appena guadagna le prime centinaia di euro, prende in affitto una stanza.

E nel giro di qualche mese le capita unoccasione incredibile.

Ma una donna come te, che ci fa a vendere cipolle al mercato? chiede con sincera compassione Edoardo Bortolotti, uno dei suoi clienti abituali.

Lidia ormai conosce quasi tutti per nome.

Eh, fa freddo e si mangia poco… ma bisogna pur lavorare.

Poi, cercando di scherzare, aggiunge:

O magari ha unaltra proposta migliore?

Edoardo Bortolotti non è certo il suo tipo ideale. Avrà almeno ventanni più di lei, il viso tondo e già un po calvo, con occhi severi.

È sempre accurato nella scelta delle verdure e paga fino allultimo centesimo. Ma si veste bene, arriva con la macchina nuovanon è insomma né un barbone né uno che beve.

Peccato solo che porti anche la fedecosì come sposo Lidia proprio non lo considera.

Vedo che sei una donna affidabile, pulita, con la testa sulle spalle, passa rapidamente al “tu”. Hai mai assistito persone malate?

Sì, ho assistito la mia vicina. Ha avuto un ictus e i figli sono lontani, così hanno chiesto a me di occuparmene.

Fantastico! si illumina Edoardo, poi si fa subito serio: Anche mia moglie, Teresa, si è ammalata. Ictus pure lei.

I dottori dicono che ha pochissime speranze. Lho riportata a casa, ma io non ho tempo. Puoi aiutarmi? Ti pagherò il giusto.

Lidia non ci pensa neanche troppo. Meglio portare i pitali in una casa calda, che gelare dieci ore al mercato a mercanteggiare con i clienti.

Fra l’altro, Edoardo le offre anche di trasferirsi da lorocosì niente affitto.

Sai quante stanze hanno? Tre tutte per loro! Ci giocheresti a pallone! racconta Lidia a Sveva, entusiasta. Niente figli.

La madre di Teresauna signora ancora vanitosa a sessantotto annidi recente sè pure risposata e si dedica solo al marito. Nessuno dunque può occuparsi della malata.

Ma sta così tanto male?

Eh… la poveraccia è lì che quasi non si muove. Difficile che guarirà.

Ma ti fa piacere? Sveva la fissa.

Ma no… certo che no, abbassa lo sguardo Lidia, però, poi, Edoardo sarà un uomo libero

Ma sei fuori, Lidia?! Vuoi la morte di una persona per una casa?

Ma figurati! Io non auguro niente, però stavolta la mia occasione non me la lascio scappare! Tu parli bene, con la tua vita perfetta!

Litigano di brutto, e ci vogliono mesi perché Lidia le racconti che tra lei e Edoardo Bortolotti è nato qualcosa.

Ormai non riescono più a stare separati, anche se lui la moglie non la lascerà mainon è tipo, dice lui!perciò rimangono amanti.

Quindi voi vi godete la vita mentre la moglie è nella stanza accanto? ribatte Sveva, scandalizzata. Ti rendi conto che è meschino? O la vista dei suoi soldi ti ha annebbiato?

Tu mai che dici una parola gentile! Lidia si offende.

Si allontanano di nuovo, e Lidia quasi non si sente in colpa (forse solo un pochino).

Tutti santi, eh! Ma chi non ha problemi non può capire. Pazienza, anche senza unamica se la caverà.

A Teresa Lidia dedica tutto limpegno possibile. Da quando poi inizia la relazione con Edoardo, le toccano anche tutte le altre faccende: cucinare bene, lavare e stirare le camicie, pulire la casa per non farlo respirare la polvere.

Lidia pensa che Edoardo sia contento, e anche lei non si lamenta.

Addirittura non si accorge che ormai Edoardo non le versa più il compenso per la moglie. Ma, in fondo, che importano i soldi, visto che sono già quasi una coppia sposata?

I soldi per la spesa e per il resto glieli dà Edoardo, lei gestisce il bilancio e neanche si accorge che a malapena ci rientra.

Eppure Edoardo guadagna bene, è caporeparto. Ma va bene cosìquando si sposeranno sistemeranno tutto.

Con il tempo però la passione si raffredda, e Edoardo torna a casa sempre più tardi, ma Lidia pensa sia per la fatica dovuta alla moglie malata.

In realtà, non saprebbe spiegare perché si stanchi, visto che alla moglie, se va bene, si avvicina per un minuto al giorno, ma lei ha compassione di lui.

Comunque fosse prevedibile, Lidia scoppia lo stesso a piangere quando Teresa muore.

Ha passato un anno e mezzo intero accudendo quella donnanon è poco. Anche i funerali li organizza leiEdoardo è troppo sconvolto.

I soldi li dà tiratissimi, ma Lidia fa il possibile per un risultato decoroso. Nessuno può rimproverarla.

Persino le vicine, che prima la guardavano male per via della storia con Edoardoniente passa inosservato!ai funerali fanno un cenno di approvazione. La suocera di lui pure è soddisfatta.

Mai, però, Lidia si sarebbe aspettata quelle parole da Edoardo.

Capirai bene che non ho più bisogno di te, quindi hai una settimana per lasciare la casa, le dice freddamente dieci giorni dopo il funerale.

In che senso? Lidia non ci crede. Dove dovrei andare, scusa? E perché?

Oh, basta con queste scene… sbuffa seccato lamante. Non hai più compiti qui. Dove vai, non è affar mio.

Eddi, ma parli sul serio? Non dovevamo sposarci?

Te lo sei solo immaginata tu. Non ti ho promesso un bel niente.

Il mattino dopo, dopo una notte in bianco, Lidia tenta di nuovo di parlare, ma lui ripete parola per parola quanto detto il giorno prima, e la sollecita a fare in fretta le valigie.

La mia fidanzata vuole rifare casa prima del matrimonio, dice luomo.

Fidanzata? Ma chi è?

Non sono affari tuoi.

Ah, non sono affari miei? Va bene, me ne vado. Ma prima mi paghi quanto mi devi. Sì sì! Non farmi quella faccia!

Mi avevi promesso 2000 euro al mese. Ma mi hai pagato solo due volte. Sono 30.000 euro che mi devi.

Guarda come fa in fretta i conti! sorride ironico lui. Non illuderti…

E in più mi devi pagare anche per le pulizie! Va bene, non calcolerò tutto al centesimodammi 50.000 euro e non ci vediamo più!

E se no? Vai in tribunale? Non hai nemmeno un contratto.

Lo racconto a Tiziana, dice a bassa voce Lidia. È stata lei a comprarvi questa casa.

Sai bene che, dopo quello che le dico, rimani pure senza lavoro. Conosci meglio di me tua suocera.

Edoardo impallidisce, poi si ricompone in fretta.

Ma chi vuoi che ti creda? la caccia via con rabbia. E sai che cè? Non voglio più vedertifuori subito.

Hai tre giorni, caro mio. Se non cè il bonifico, scoppia la bomba, Lidia raccoglie le sue cose e si sistema in una pensione. Un po di soldi messi via per la spesa li aveva.

Al quarto giorno, non avendo ancora ricevuto nulla, va da Edoardo a casa. Proprio benecè lì anche Tiziana.

Dal volto di Edoardo capisce che non vedrà mai quei soldi, e quindi racconta tutto alla suocera.

È tutto falso! Sta delirando! Non ascoltatela! sbotta il vedovo.

Ah, sì? lo fulmina con lo sguardo Tiziana. Già ai funerali avevo sentito chiacchiere, ma non ci avevo creduto. Ora tutto torna. E tu, caro genero, lo sai bene che la casa è intestata a me, vero?

Edoardo si immobilizza.

Dunque, sparisci da qui entro una settimana. No, anzi, entro tre giorni.

Tiziana esce, poi si ferma accanto a Lidia.

E tu che aspetti lì impalata? Una medaglia? Fuori di qui!

Lidia esce di corsa. Di soldi non ne vedrà più, ormai è sicuro. Tocca tornare al mercatoqualcosa da fare lì si trova sempre…

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

nineteen − five =

Badante per la moglie: La storia di Lidia, tradita dall’amore e dalla speranza di una nuova vita in città — Cosa vuol dire? — Lidia non poteva credere alle sue orecchie. — Dove dovrei andare? Perché? Per quale motivo? — Oh, risparmiami le scenate, vuoi? — sbuffò lui. — Che c’è da non capire? Non hai più nessuno da accudire. E dove vai non mi interessa. — Edy, ma sei serio? Non dovevamo sposarci?.. — Te lo sei inventato tu. Io non l’ho mai promesso. A 32 anni Lidia aveva deciso di cambiare tutto e lasciare il suo paesino natale, stanca delle critiche continue della madre per il divorzio e per la scelta di un marito inaffidabile, e provare a ricominciare a Modena. Che senso aveva restare? La madre non le perdonava la fine del matrimonio, biasimandola per aver “perso” l’uomo sbagliato, un fallito e donnaiolo, sbagliato fin dall’inizio. Eppure, Lidia non aveva sofferto per il divorzio; anzi, aveva sentito una certa liberazione. Ma i litigi con la madre continuavano, anche per i continui problemi economici. Così Lidia scelse di trasferirsi nel capoluogo di provincia, pronta a costruirsi un futuro migliore. Lì la sua amica d’infanzia, Sveva, era da cinque anni sposata con un vedovo: non un Adone, più vecchio di 16 anni, ma con casa e denaro. Lidia pensava di meritare almeno quanto Sveva. — Finalmente hai aperto gli occhi! — la incitò Sveva. — Fai i bagagli, temporaneamente puoi stare da noi, poi una soluzione per lavorare la troviamo. — E tuo marito, il signor Petrucci, non avrà nulla in contrario? — chiese Lidia. — Ma figurati! Fa tutto quello che gli chiedo! Vedrai che ce la faremo! Lidia non restò a lungo ospite: lavorò qualche settimana in modo precario e poi prese in affitto una stanza. Fu allora, pochi mesi dopo, che le capitò un vero colpo di fortuna. — Ma che fa una donna come te a vendere frutta al mercato? — chiese, con tono premuroso, un cliente abituale, Edoardo Borghese. I clienti Lidia ormai li conosceva tutti per nome. — Fa freddo, si soffre, ed è un lavoro poco dignitoso. — Eh, ma da qualche parte i soldi bisogna pur tirarli fuori. — O forse hai qualcos’altro da propormi? Edoardo Borghese non era certo l’uomo dei sogni: vent’anni più vecchio, leggermente calvo, sguardo penetrante. Sempre molto preciso con i pagamenti, ma vestito elegante e con un’auto notevole. Un uomo benestante, anche se con la fede al dito. Quindi, come marito, Lidia non lo aveva mai considerato. — Mi sembri una donna affidabile, onesta, pulita — le disse Edoardo, passando subito al tu. — Hai mai assistito malati? — Ho badato alla vicina: colpita da ictus, figli lontani e senza tempo. E così mi chiesero di occuparmene. — Ottimo! — fece con entusiasmo Edoardo, poi si rabbuiò — Mia moglie, la signora Tamara, ha avuto anche lei un ictus. I medici danno poche speranze. L’ho riportata a casa, ma non ho tempo per seguirla. Puoi aiutarmi? Ti pagherei il giusto. Lidia non ci pensò troppo su. Meglio una casa calda anche a cambiar pannoloni che stare sotto zero dieci ore a servire clienti isterici. Edoardo le offrì anche una camera gratis. — Ci sono tre stanze, guarda, si potrebbe anche giocare a calcio! — raccontò tutta contenta a Sveva. — Nessun figlio, spazio ne abbiamo. La suocera di Tamara era una donna stravagante, ancora in cerca di avventure a 68 anni dopo un recente secondo matrimonio. Nessuno poteva occuparsi della malata. — È grave la signora? — Eh, non le è andata bene proprio… Immobile, comunica appena. Difficile che si riprenda. — E a te questa cosa un po’ non fa piacere? — la scrutò Sveva. — Ma figurati! Ma sai… se Edoardo si trova solo… — Sei fuori? Speri nella morte di una donna solo per un appartamento?! — Nono… ma se capita l’occasione, non la spreco. Facile giudicare, per te, con una vita sistemata! Dopo un litigio, Lidia e Sveva smisero di parlare, e fu solo molti mesi dopo che Lidia raccontò all’amica del nascente amore clandestino con Edoardo. Non potevano stare più l’uno senza l’altro, però lui la moglie non l’avrebbe mai lasciata. Quindi, almeno per ora, restavano amanti. — Quindi vi godete la vita mentre lei sta morendo nella stanza accanto? Ma ti rendi conto…? — sbottò Sveva, ancora una volta non riuscendo ad approvare la scelta dell’amica. — Da te non arriverà mai una parola gentile! — protestò Lidia. Tagliarono i rapporti. E Lidia, bene o male, non si sentiva colpevole (o quasi). Assisteva Tamara con scrupolo e, iniziata la relazione con Edoardo, si occupava di tutto il resto della casa. Un uomo va coccolato anche a tavola e nei dettagli: cucinare, camicie stirate, pavimenti puliti. Lui sembrava soddisfatto, così come lei. Quasi non si rese conto che Edoardo non le pagava più il lavoro da badante. Ma ormai erano quasi marito e moglie! Lui le lasciava i soldi per la spesa e lei gestiva la casa, seppur a fatica con il denaro sempre contato. Una relazione “ufficiale” sembrava a portata di mano. Ma la passione scemava e lui tornava sempre meno volentieri a casa. Lidia pensava fosse solo lo stress della moglie malata, anche se lui la vedeva giusto un minuto al giorno. Quando Tamara morì, Lidia pianse davvero. Aveva speso un anno e mezzo della sua vita per questa donna. Organizzò tutto per il funerale, con poche risorse ma tanto impegno, e ottenne persino il rispetto delle comari del palazzo e della suocera di Edoardo. Ma mai si sarebbe aspettata quello che successe dopo. — Come capirai, non ho più bisogno di te: hai una settimana per andartene — la liquidò Edoardo il decimo giorno dopo la morte della moglie. — In che senso? Dove dovrei andare? Perché? — Lidia credeva di aver capito male. — Dai, non fare scenate! Non c’è più nessuno da accudire qui. E dove vai non è affar mio. — Edy! Ma non dovevamo sposarci?.. — Non t’ho mai promesso niente. Il mattino dopo, Lidia provò di nuovo a parlargli, ma lui ripeté pari pari le frasi della sera prima, chiedendole solo di sbrigarsi a lasciare la casa. — La mia futura moglie vuole ristrutturare qui prima del matrimonio — spiegò Edoardo con tono beffardo. — Tua futura moglie? E chi sarebbe? — Non sono affari tuoi. — Come, non sono affari miei? Ok, me ne vado, ma prima mi paghi il lavoro. Sì, proprio così! Non guardarmi così! Avevi promesso 1.500 euro al mese. Me li hai dati solo due volte, quindi mi devi 24.000 euro. — Vedo che sai fare bene i conti! — rise Edoardo. — Abbi pazienza… — E ci devi aggiungere anche per la collaborazione domestica! Chiudiamo a 30.000, così evitiamo tanti dettagli. — E se non pago? — Racconto tutto a tua suocera Tamara. Sai che ci tiene ancora il titolo di proprietà di questa casa… Edoardo cambiò espressione, ma si trattenne. — Ma chi vuoi che ti creda? Che vuoi farmi paura? Sai che c’è? Sparisci subito! — Tre giorni, caro. Se entro allora non vedo il bonifico, ci sarà un bello scandalo. — Lidia raccolse le poche cose e andò in ostello con un po’ di soldi messi da parte. Il quarto giorno tornò a casa di Edoardo. Trovò anche la suocera. Lidia capì al volo che Edoardo non avrebbe mai pagato, e spiattellò tutto a Tamara. — Non ascoltarla, inventa tutto! — si difese Edoardo. — Certo. Ho sentito delle voci al funerale, ma non volevo crederci — lo inchiodò la suocera. — Ora mi è tutto chiaro. Spero lo sia anche per te, caro mio. Ricordati che la casa è ancora intestata a me! Edoardo restò di sasso. — Hai tre giorni per sparire. Anzi, da subito! La suocera si voltò verso Lidia: — E tu che aspetti? Un premio? Fuori! Lidia si dileguò. Così, senza un soldo, le toccava ricominciare dal mercato: almeno lì, un lavoro lo si trova sempre… BADANTE PER LA MOGLIE: la storia di Lidia tra tradimenti, illusioni e la dura realtà della vita italiana