Moglie fa le valigie e scompare nel nulla: la verità su una famiglia spezzata tra inganno, tradimenti e la lotta per un figlio

La moglie aveva fatto le valigie e si era dissolta verso chissà dove.

Smettila di fare la santa, per favore. Vedrai che si sistema tutto. Le donne sono così, urlano, si sfogano, poi passa. Limportante è che abbiamo raggiunto lo scopo. Abbiamo un figlio, la stirpe continua.

Giulia restò in silenzio.

Giorgio Giulia si sporse in avanti, abbassando la voce fino a un sussurro. Una settimana fa mi hai detto che ti eri occupato della gravidanza di Silvia. Che significa?

Giorgio posò la forchetta e si appoggiò sullo schienale.

Significa proprio così. Cinque anni che mi prendeva in giro: Non sono pronta, Ho la carriera, Più avanti, dai.

E quando sarebbe stato, sto più avanti? Ho trentadue anni, Giulia. Volevo un erede, una famiglia normale, come tutti.

E allora le ho scambiato le pillole.

Giulia rimase senza fiato.

Glielhai detto? Quando?

Il giorno stesso che se nè andata, borbottò Giorgio. Ha cominciato a urlarmi addosso. Io le ho detto: guarda, rassegnati, volevi un figlio e io ti ho solo aiutato.

Pensavo le passasse, che avrebbe capito che non aveva alternative. E invece boh, follia totale. Si è presa la borsa ed è sparita.

***

Sul tavolo della cucina, accanto a una montagna di biberon sporchi, cera un pettine dimenticato dal fratello.

Giulia lo fissava, il nervoso che saliva dentro di lei. Ma è possibile che debba sempre regnare il caos?

Intanto il neonato, nella culla della cameretta, finalmente si era calmato. Ma la quiete non portava sollievo: tra unora, due al massimo, si sarebbe ricominciato.

Giulia si sistemò la vestaglia, si preparò del tè. Solo un mese prima avevano portato Silvia, la cognata, dalla clinica. Giorgio era al settimo cielo, premuroso, con mazzi di fiori esagerati per le infermiere ma Silvia?

Silvia sembrava stesse tornando non a casa, ma al patibolo.

Giulia aveva pensato solo fosse stanchissima. Primo parto, gli ormoni sottosopra. Tutto qui, no? Ma avrebbe dovuto capire già allora.

La porta dingresso sbatté il fratello rincasava dal lavoro. Attraversò la cucina sciogliendosi la cravatta e andò diretto al frigo.

Cè qualcosa da mangiare? chiese senza neanche guardarla.

In pentola ci sono i tortiglioni. E ho lessato anche le salsicce.

Giorgio, il bambino si è appena addormentato. Fai piano, per favore?

Giorgio sbuffò, prendendo un piatto.

Sono a pezzi, Giulia. Tutto il giorno in piedi. I clienti oggi mi hanno consumato lanima.

Come va il nostro fringuello?

Fringuello quello è tuo nipote. Giulia posò la tazza sul tavolo, decisamente più forte di quanto volesse. Si chiama Andrea. E ha pianto tre ore di fila, aveva mal di pancia.

E vabbe, te la cavi benissimo, Giorgio scrollò le spalle senza emozione, sedendosi. Sei una donna, ce lavete nel sangue.

Nostro madre anche ci ha cresciuti da sola quando papà stava via per lavoro.

Giulia si morse il labbro. Era tentata di lanciargli addosso il piatto.

Era lì solo provvisoriamente, finché non avrebbe sistemato i debiti dellatelier. In due settimane, si era trasformata in babysitter, cuoca e colf gratuita.

Giorgio si comportava come se nulla fosse successo. Come se non fosse la sua stessa moglie ad aver fatto le valigie e sparita nel nulla.

Silvia si è fatta sentire? chiese Giulia mentre il fratello divorava la cena.

Giorgio si bloccò col boccone a metà. Il viso si rabbuiò di colpo.

Non risponde. Rifiuta le chiamate. Ma come si fa? Lasciare un figlio Serve una gran testa per farlo

Ce lha con me perché le ho cambiato le pillole, così rimaneva incinta prima.

Sei uno stronzo, Giorgio, sussurrò Giulia.

Cosa dici?! gli occhi gli uscirono fuori dalle orbite. Lho fatto per la famiglia! Io lavoro, porto i soldi a casa!

Lei invece abbandona il figlio! Chi è il vero colpevole?

Le hai tolto il diritto di scegliere, Giulia si alzò. Hai mentito a una persona che dicevi di amare.

Cosa doveva fare, dirti Grazie amore, per avermi rovinato la vita?

Ehi, non ricominciare Giorgio agitò la mano. Si sfogherà. Dove vuoi che vada? I bimbi e le sue robe sono qui.

Finirà i soldi e tornerà col capo chino. Intanto mi aiuti, vero?

Davvero non ho tempo. È quasi fine mese, devo chiudere i bilanci.

Giulia non rispose. Uscì dalla cucina e andò in cameretta.

Andrea dormiva, le manine chiuse a pugno. Giulia lo osservava e il cuore sembrava scoppiare.

Da una parte, questo esserino indifeso, innocente. Dallaltra, Silvia, intrappolata in una gabbia.

Pietà per entrambi.

Prese il telefono, aprì WhatsApp. Silvia era online tre minuti prima. Scrisse, cancellò, riscrisse.

Silvia, sono Giulia. Non ti chiedo di tornare. Voglio solo sapere se stai bene.

E sono stanca, da sola. Ti va di parlare, senza urlare?

Rispose dieci minuti dopo.

Sono in un hotel. Tra tre giorni parto per una trasferta a Bologna e ci rimango tre settimane.

Era tutto deciso prima ancora di insomma, di saperlo.

Quando torno chiedo il divorzio. Andrea non lo mollo, Giulia.

Ma non posso essere lì ora. Non riesco a guardarlo. Ci vedo solo Giorgio!

Giulia sospirò.

Capisco. Sul serio. Giorgio mi ha detto tutto.

E lui? Si vanta?

In un certo senso. Crede che tornerai.

Si illude. Giulia, se proprio non ce la fai dimmelo, troverò una tata, ti mando i soldi.

Ma con lui non torno. Mai.

Giulia lasciò il telefono sulla mensola e sospirò a lungo. Doveva lavorare, saldare i debiti, costruirsi una vita.

Ma non poteva lasciare Andrea nelle mani di Giorgio, che non sapeva nemmeno cambiare un pannolino.

***

I successivi tre giorni furono un calvario.

Giorgio arrivava tardi, cenava e crollava sul divano.

A ogni richiesta di aiuto con Andrea: Sono stanco oppure Tu sei brava, sai calmarlo.

Una notte Andrea pianse così tanto che Giulia non ne poté più.

Entrò nella stanza del fratello e accese la luce.

Alzati, ordinò in tono freddissimo.

Giorgio si coprì la testa col cuscino.

Giulia, lasciami dormire! Domani devo svegliarmi allalba.

Non minteressa. Vai tu da tuo figlio. Vuole mangiare e io non posso, le mani mi tremano dalla stanchezza.

Sei fuori? Sedette sul letto, arruffato e furioso. Sei qui per questo! Ti do una casa, pago tutto!

Ah, ecco cosè? Giulia scattò. Sono la serva?

Chiamala come vuoi, borbottò. Torna Silvia e ti riposi. Ora si lavora.

Giulia uscì senza una parola.

Quella notte non chiuse occhio. Seduta in cucina, cullava Andrea col piede, pensando a come fare aprire gli occhi al fratello. Giorgio era proprio fuori misura.

Quando uscì per andare in ufficio, Giulia scrisse ancora a Silvia.

Dobbiamo vederci. Oggi, finché lui non cè. Per favore.

Silvia accettò.

Si incontrarono in un piccolo parco vicino casa.

Silvia era pallida, con profonde occhiaie e più magra.

Si avvicinò alla carrozzina e osservò Andrea a lungo. Le mani le tremavano.

È cresciuto, sussurrò. In due settimane come è cambiato.

Silvia, non si ricorda neanche di te, disse piano Giulia.

Lo so, Silvia si coprì il viso. Giulia, non sono un mostro, giuro. Credo di volergli bene. Dentro, sento che è mio figlio.

Ma il solo pensare di dover dividere la vita con Giorgio, dormire accanto a chi mi ha tradito così mi manca il fiato.

E se togliessimo Giorgio dallequazione? timidamente, Giulia.

Silvia alzò la testa.

Che vuoi dire?

Lui è convinto che non ti staccherai. Crede che tu e il bambino siate sua proprietà.

Ma guardiamo la realtà: non è un padre. È il manager della Famiglia Perfetta.

Non si alza di notte, non sa nemmeno come diluire il latte in polvere. Gli serviva lerede, non il figlio.

E allora?

Tu vai in trasferta, spiegò Giulia. Lavori, ti rimetti in forze.

Io resto qui tre settimane ancora. E nel frattempo preparo il terreno.

Cioè?

Il divorzio. E la custodia. Silvia, non devi più tornare con lui. Puoi affittare una casa. Vengo anche io, ti aiuto con Andrea mentre lavori.

Ho trovato un paio di commissioni online, a breve avrò nuovi clienti. Ce la facciamo. In due.

Silvia sembrava in soggezione.

Tu stai contro tuo fratello?

È mio fratello, ma si è comportato da schifo. Non voglio coprirlo.

Pensa che io sia dalla sua solo perché non ho alternativa. Si sbaglia.

Silvia rimase a lungo in silenzio, seguendo col dito un raggio di sole sulla cappottina della carrozzina.

E se lui si oppone? Non mollerà facilmente. Litigi volano.

Voleranno, annuì Giulia. Ma abbiamo un asso: lui ha confessato la storia delle pillole. Se esce in tribunale, di fronte ai testimoni confermerò tutto.

E racconterò anche della sua “collaborazione” con Andrea.

Non gli interessa il bambino. Vuole solo il controllo.

Quando capirà che Andrea richiede impegno vero, lascerà perdere.

Meglio fare il martire davanti agli amici che cambiare i pannolini.

Silvia abbozzò il primo sorriso in settimane.

Sei cresciuta tanto, Giulia.

Non avevo scelta, sospirò lei. Allora, daccordo?

Sì. Grazie.

Le tre settimane volarono.

Giorgio era sempre più irascibile e iniziava a notare che Giulia non gli correva più incontro col piatto appena arrivava.

Quando torna Silvia? domandò una sera, sbattendo la valigetta sul divano.

Domani, rispose Giulia, stringendo Andrea a sé.

Finalmente! Una sera normale a cena, sono stufo dei tuoi tortiglioni.

Devo farle un regalo, così sta zitta. Un anello, forse O degli orecchini. Le donne impazziscono.

Giulia lo guardò quasi disgustata.

Davvero pensi che basti un anello?

Dai, Giorgio le si fece vicino e provò a darle una pacca, ma Giulia si scostò. Basta fare la santa.

Andrà tutto a posto. Le donne si sfogano e passano. Limportante è il risultato: cè un figlio, la dinastia va avanti.

Giulia rimase zitta.

***

La mattina seguente Silvia arrivò mentre Giorgio era in ufficio. Non salì, aspettava in macchina. Giulia aveva già messo via i vestiti di Andrea, i suoi bagagli, le cose essenziali.

Fece tre viaggi per portare tutto giù. Andrea dormiva sereno nel seggiolino.

Quando il baule fu pieno, Giulia risalì per lasciare le chiavi.

Le mise sul tavolo della cucina, proprio dovera stato, tre settimane prima, il pettine di Giorgio. Accanto, un biglietto.

Giorgio, ce ne siamo andate. Non cercare Silvia, parlerà con te tramite lavvocato. Andrea sta bene ed è con lei. Io pure.

Volevi una famiglia, ma ti sei dimenticato: la base è la fiducia, non le manipolazioni.

I tortiglioni sono in frigo. Da oggi te li scaldi da solo.

Se ne andarono.

Silvia prese un piccolo ma accogliente appartamento dallaltra parte della città. I primi giorni furono difficili: Andrea era inquieto nel nuovo ambiente, Silvia crollava spesso in lacrime e il telefono di Giulia squillava per le continue chiamate e messaggi furibondi del fratello.

Giorgio urlava, minacciava, giurava che le avrebbe rovinate. Prometteva di portare via il bambino, lasciarle senza un euro.

Giulia lo ascoltava, impassibile.

Resistettero.

Dopo qualche giorno, Giorgio si quietò e magicamente sparì.

Il divorzio andò in tribunale; alludienza, Giorgio non chiese mai la custodia di Andrea.

Giulia aveva avuto ragione: non voleva complicazioni, preferiva pagare un mantenimento piuttosto che occuparsi sul serio di suo figlio.

Non pretese neppure di vedere lerede.

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