La Scelta Giusta: Un Viaggio di Coraggio e Determinazione

12 ottobre 2024

La sera è scesa fresca, lottobre ha già avvolto le strade di Firenze in una leggera foschia. Sono seduto nella mia poltrona di legno, accanto al fuoco del camino, e osservo Elena mentre passa le mani al gomitolo di lana. Sta lavorando a una sciarpa per me, la fila di punti si allunga lentamente, ma con la stessa pazienza con cui lei ha tessuto gli anni della nostra vita. Di tanto in tanto alza lo sguardo e mi guarda, io mi chino sul mio taccuino, grattando qualche appunto, mentre le dita mi sfiorano la fronte in un gesto quasi meccanico.

La casa è avvolta dal silenzio familiare, interrotto solo dal ticchettio dellorologio a pendolo e dal crepitio delle brace. Improvvisamente la porta si spalanca con un cigolio netto che fa sobbalzare entrambi. Allingresso compare la nostra figlia, Licia, con le guance rosate e gli occhi che brillano di una strana eccitazione.

Mamma, papà, ho una notizia pazzesca! esclama, il sorriso largo come il fiume Arno.

Io metto giù la penna, Elena posa gli uncinetti, e io, senza distogliere lo sguardo dalla figlia, copro i miei appunti con la mano.

Parla, cara dico, sentendo un nodo strapparsi al petto per un presentimento inspiegabile.

Licia avanza di un passo, la bocca spalancata.

Abbandono luniversità!

Il silenzio che ne segue si fa denso, quasi palpabile, come se laria si fosse trasformata in acqua.

Cosa?! Elena sussulta, lasciando cadere luncinetto con un tintinnio.

Sei impazzita? grida Marco, alzandosi di scatto.

Licia invece ride, scacciando la tensione con un gesto della mano.

Ecco, subito il panico! Non è una decisione senza motivo: ho trovato la mia vocazione!

E qual è? Elena stringe i braccioli della poltrona fino a far diventare bianche le nocche.

Licia inspira profondamente, gli occhi si accendono di nuova fiamma.

Diventerò viaggiatrice!

Il silenzio ritorna, più fitto.

Che? Marco pronuncia la parola come se lo bruci fosse sul palato.

Sì! Sarà semplice. Farò lautostop intorno al mondo, vivrò in ostelli, prenderò lavori qua e là, conoscerò gente, scriverò un blog

Elena si fa pallida.

Licia, è una follia totale!

Perché? contesta la figlia, aggrottando le sopracciglia. È libertà!

Libertà? Marco digrigna i denti. È avventatezza! Non hai idea di cosa ti aspetta!

Allinizio sarà difficile, risponde Licia con una spalla alzata. Ma non sarò sola. Mi aiuterete, vero?

Con cosa?! Elena balza, la voce tremante.

Con i soldi, almeno allinizio, finché non mi sistemo da sola.

Marco resta immobile, il viso divenuto pietra.

Vuoi che finanziamo la tua fuga dalla realtà? ribatte.

E come altrimenti? gli occhi di Licia si dilatano per la sorpresa. Siete i miei genitori!

Elena si stringe al cuore.

Licia abbiamo investito tanto in te

Non ho diritto a una vita mia?

Ce lhai, dice Marco, improvvisamente fermo, come acciaio. Ma se sei davvero adulta, devi risolvere i problemi da sola.

Licia resta immobile.

Non mi aiuterete?

Non vi salveremo dalle conseguenze della vostra scelta.

Licia espira di colpo, gli occhi scintillano.

Va bene! Lo farò da sola! si volta e sbatte la porta con una forza tale da far tremare le pareti.

Il silenzio torna, pesante e opprimente. Elena si siede di nuovo, le mani tremano.

Dio cosa abbiamo fatto? sussurra.

Niente, dice Marco, sedendosi accanto a lei con un peso sul petto. Solo le abbiamo dato la possibilità di riflettere.

Il mattino dopo Licia non appare a tavola. Sorseggiamo caffè in silenzio, scrutando la porta che resta chiusa.

Allora si apre. Licia entra pallida, con occhiaie scure, i capelli spettinati come se non avesse chiuso occhio tutta la notte.

Ho cambiato idea. dice, quasi in preghiera.

Elena quasi piange di sollievo.

Grazie al cielo

Non ho dormito nulla, racconta Licia, sedendosi al tavolo con voce fioca. Ho temuto di non farcela, di essere ingannata, derubata, lasciata in un luogo sconosciuto

Marco prende la macchinetta del caffè, il flusso denso di nero riempie una tazzina di porcellana, il vapore si alza come fumo da un fuoco spento. Con delicatezza avvicina la tazza a sua figlia; il gesto è carico di un silenzioso sostegno.

Hai deciso di finire gli studi? chiede, la sua voce solitamente ferma si ammorbidisce.

Licia stringe la tazza, come a scaldare mani gelide, prende un sorso lento, poi una profonda inspirazione. Le spalle si abbassano, come se un peso invisibile fosse stato rimosso.

Sì ma voglio ancora viaggiare, solo più tardi, quando avrò stabilità, quando potrò guardare al futuro senza timori.

Un sorriso timido increspa le labbra di Marco; nei suoi occhi cè un lampo di orgoglio paterno.

Questo è ragionevole, commenta, e quelle parole sembrano un premio supremo.

Elena si alza, avvolge Licia in un abbraccio colmo di tenerezza, quasi a compensare il tremolio del suo corpo. Le accarezza i capelli, ogni tocco sussurra: Andrà tutto bene, cara.

Limportante è che tu abbia capito, sussurra Elena, la voce leggermente rotta.

Mi scuso per ieri, balbetta Licia.

Non importa, risponde la madre, sorridendo. È giusto trarre le giuste conclusioni.

Il silenzio riempie la stanza, ma è un silenzio di pace, non di tensione. I raggi del sole filtrano dalle tende, disegnando giochi di luce sul caffè di Licia. Marco schiocca le noccioline nella zuccheriera, il classico rumore domestico che richiama la normalità.

La colazione prosegue in unatmosfera stranamente serena. Licia mangia lentamente una frittata, come se riscoprisse il gusto del cibo di casa. Marco sfoglia il giornale, lo sguardo ogni tanto ricade su di lei. Elena beve il caffè con calma.

Allora tornerai alluniversità? chiede Elena con delicatezza.

Licia posa la forchetta, gli occhi fissi su di noi, decisi.

Sì. Ho capito che abbandonare gli studi è stato un errore. Però fa una pausa voglio cambiare facoltà. Il tuo sogno di farmi avvocato non è il mio.

Marco posa il giornale. E cosa desideri studiare?

Giornalismo o relazioni internazionali, così potrò lavorare allestero, in modo legale, con un contratto.

Silenzio. Questa volta è un silenzio di riflessione.

Marco è il primo a parlare.

È sensato. Annuisce. Lunedì andremo dal decano a vedere come fare il trasferimento.

Elena ride, sorpresa.

Immagino la faccia di Margherita Rossi quando lo saprà! Credeva proprio che saresti diventata procuratrice!

Licia sorride.

Che provi a diventare procuratrice a 55 anni!

Risata condivisa, un vero momento di gioia.

Questestate, se non vi dispiace, vorrei fare volontariato in Europa per due settimane, con un programma di scambio.

I genitori si scambiano uno sguardo.

Senza autostop? interrompe Elena.

Con biglietti di andata e ritorno, telefono sempre acceso, aggiunge Licia.

Marco sospira, ma nei suoi occhi cè lassenso.

Daccordo. Prima gli studi, poi la preparazione seria.

Licia prende il cellulare e chiama.

Ciao, Alessia? È io ho cambiato idea Non abbandono Che ne dici di iscriverci insieme a un corso di spagnolo?

Elena scambia uno sguardo con Marco; al chiarore del mattino, al tavolo con il caffè quasi finito, vediamo la nostra figlia non solo tornata, ma cresciuta.

Ho capito che il vero viaggio non è quello che si fa con lo zaino, ma quello che si compie dentro di noi, e che ascoltare il cuore dei figli richiede anche la saggezza di chi ha vissuto un po più a lungo.

*Lezione personale: a volte è necessario lasciar volare i sogni dei propri figli, ma con le radici ben piantate in terra.*

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