Un bimbo per unamica
Quando Giulia era ormai agli ultimi mesi di gravidanza, suo fratello minore se nera andato di casa e il padre aveva ricominciato a bere, trasformando la vita di Giulia in un inferno.
Ogni mattina, Giulia iniziava spalancando le finestre per arieggiare il piccolo appartamento, buttava via le bottiglie lasciate dal padre e aspettava che lui si svegliasse dal torpore.
Papà, ma lo sai che non dovresti bere sei appena uscito da un ictus, gli diceva preoccupata.
Bevo perché voglio. Chi me lo può impedire? Così almeno mi passa un po il dolore.
Che dolore? sussurrava Giulia, stanca.
Il dolore di non contare più niente per nessuno, neanche per te. So di essere un peso. Una causa persa, Giuli. Era meglio se non fossi mai nato, né sposato, né avuto figli, che alla fine hanno preso da me solo la debolezza, il carattere molle, la povertà. Tutto inutile, figlia. Almeno bevo e non penso.
Giulia, già col morale a terra, sbottava:
Non è vero, papà. Cè chi sta anche peggio, sai?
Peggio di così, Giulia? Sei cresciuta senza una mamma, e ora vuoi far nascere una bimba senza papà, condannata alla povertà.
Non è tutto nero come pensi. La vita cambia, basta un attimo.
Col cuore pesante, Giulia ripensava al periodo in cui era felice e stava per sposare Andrea. Ormai tutto era andato in malora, ma doveva tirare avanti.
Quella sera il padre si scolò lennesima bottiglia. E Giulia sbottò:
Hai speso tutti i risparmi che avevo messo da parte? Come li hai trovati? Hai rovistato in tutta la casa, anche tra le mie cose?!
Tutto qui dentro è mio, rispondeva il padre sicuro, Anche la pensione che nascondi a me! È la MIA pensione.
E hai speso tutto in vino? Non ti viene da pensare a come andremo avanti?
E perché dovrei pensarci? Sono malato. Ormai sei adulta, pensa tu a me!
Giulia cercò dappertutto.
Mi ricordo che cerano ancora due confezioni di pasta e un filo dolio. Ora sono sparite! E questa sera che si mangia?
Stava per crollare. Si sedette e si coprì il volto con le mani.
Non poteva sapere che zia Teresa, appena lei metteva piede fuori casa, veniva a ubriacare suo padre e a portar via tutto quello che trovava.
Teresa si era infilata in casa loro come una serpe, pronta a fare a pezzi la famiglia.
Quella notte Giulia pianse in silenzio, stesa sul letto, a stomaco vuoto, sfinita.
La mattina dopo bussarono, ed entrò Teresa. Ben vestita, si tolse appena la sciarpa ma non le scarpe, già pronta a spadroneggiare.
Ciao. Lavorando io nei servizi sociali, so che siete indietro coi pagamenti e rischiate di rimanere senza corrente. Che succede Giulia? Mi offri un caffè?
Nemmeno aspettava risposta e già frugava negli armadietti e nel frigorifero.
Faccio io il caffè, in fondo tu sei incinta, come mia figlia Silvia… Ma qui non cè più niente, neppure zucchero né caffè. Andiamo al supermercato insieme?
Giulia evitava di incrociare lo sguardo della zia.
Zia, non posso offrirle nulla. Mi scusi, ma è meglio che vada.
Teresa non mollava.
Hai dei problemi, vedo. Ti ricordi quando ti dissi di venire a vivere da me? Stavolta non te lo chiedo, te lo ORDINO: vieni a stare da me. Qui non ci sono le condizioni per un bambino, tuo padre beve, e manca il cibo! Figuriamoci poi la frutta, le vitamine per te… Su, fai la valigia e andiamo.
Sentì girare la testa, si sedette, due lacrime le scesero sulle guance. Teresa la abbracciava.
Ascoltami, ragazza. Lo so che ce lhai con me perché mia figlia ti ha portato via il fidanzato. Sono colpevole, ma non sono una bestia. Non posso sopportare di vederti così. Ti aiuterò, che tu lo voglia o no.
Tutto il resto sembrò un sogno: Teresa aiutò Giulia a preparare le valigie e chiamò un taxi.
***
Il giorno che Giulia iniziò ad avere le contrazioni, Teresa non la lasciò un attimo.
Senti bene, Giulia. Ho già avvisato il personale dellospedale che vuoi lasciare la bambina in adozione. Quindi, quando nasce, non prenderla in braccio, non darla al seno. Neanche guardarla.
Mentre si contorceva dal dolore:
Oddio, zia Teresa, mi interessa poco. Fa così male… Vorrei solo partorire e basta.
Non dimenticare: non puoi crescerla da sola. Io ho già trovato una coppia per bene pronta ad adottare la tua bimba subito.
Poche ore dopo, nacque una femminuccia.
Tre chili e tre, sana come un pesce, va tutto bene.
Uninfermiera portò via subito la neonata, nemmeno la fece vedere a Giulia.
Ma la pediatra la fissò severa:
Cosa sarebbe questa storia? Hai appena avuto una bambina sana, bellissima, e non vuoi nemmeno guardarla? Carla, porta la piccola qui e poggiala sulla mamma.
Giulia fece di no con la testa, sconsolata.
Non voglio. Non ho nulla da offrirle, non volevo nemmeno partorire… Cè chi ha DAVVERO bisogno di lei, io firmerò per ladozione
Non dire assurdità, almeno guardala, la tua piccola.
Chiuse gli occhi, ma sentì qualcosa di delicato toccare la sua mano.
Linfermiera posò la bambina accanto a lei, la piccola si mosse cercando il seno con la bocca e Giulia, finalmente, la guardò.
Quel minuscolo esserino, indifeso, la fissava stringendo gli occhi, cercava la mamma con le manine tremanti.
Andiamo mamma, allora? Dalle il latte… sorrideva la pediatra. Vedendo Giulia tremare per lemozione provata davanti alla figlia, si intenerì.
Che bella bimba! Lei ha bisogno di te, non di genitori adottivi, capisci?
Giulia pianse, abbracciò la sua piccola e annuì.
Per due ore rimase lì, senza riuscire a staccare lo sguardo dalla figlia.
Così, finalmente, si svegliò in lei listinto materno.
Ecco, questo è il senso della mia vita: mia figlia. Chissenefrega se Andrea se nè andato, se papà ha perso la testa. Io adesso sono il suo tutto.
***
La mattina dopo, la voce di Teresa la svegliò.
Teresa, col camice sbottonato, entrò senza chiedere permesso.
“Che fai, hai dimenticato laccordo? Ti ricordo che avevi promesso di partorire e lasciare la bimba. Io avevo già trovato chi la vuole!”
“Teresa,” rispose Giulia calma, “ho cambiato idea. Non la do a nessuno.”
“Ma non hai un euro, abiti praticamente per strada, dove andrai con lei?”
“A casa. Non voglio più disturbarti. Ce la farò da sola.”
Il volto di Teresa divenne una maschera cattiva.
“Sei impazzita? Non hai nulla! Come campi? Che fai, vai a elemosinare?”
Il pianto della neonata interruppe le urla; Giulia si alzò e si avvicinò alla culla.
“Non toccarla! La cullerò io e le darò il latte artificiale, diciamo ai medici che non hai latte,” urlava Teresa fuori di sé.
Giulia scuoteva la testa: Non decide lei, è mia figlia. Ho cambiato idea e non torno sui miei passi!
“Non puoi! Avevi giurato,” Teresa spalancava la bocca senza parole.
“Vattene, per favore.”
Teresa se ne andò. La compagna di stanza di Giulia, che era stata in silenzio fino a quel momento, alzò la testa:
“Ma chi era quella?”
“Mia zia.”
“Mamma mia, che disastro. Non ascoltarla, hai fatto bene a cacciarla via. Io sono Elena. Se hai bisogno, ti aiuto io. Al mondo cè ancora un po di gente buona.”
“Io sono Giulia.”
“Piacere, Giulia. Ecco, secondo me quella donna voleva rapirti la bambina dal lettino. Mi è sembrata strana proprio.”
***
Il giorno prima delle dimissioni arrivò una visita. Giulia uscì in corridoio.
Ad aspettarla cera Silvia, la sua ex amica, anche lei incinta, con un bel pancione.
Ciao, disse Silvia. Si sedettero su una panca.
Ho saputo che hai partorito.
Sì. Una bambina.
Silvia abbassò lo sguardo.
Giulia, senti Mamma ha trovato gente pronta ad adottare tua figlia.
E quindi?
Sono bravissime persone, hanno i soldi e farebbero di tutto. Offrono cinquanta mila euro. Ti rendi conto? Potresti comprarti una stanzetta, o dare un anticipo per un piccolo appartamento.
Davvero, così tanto? Giulia annuì ironica. Allora, visto che ci tieni, vendi loro il TUO, di bambino.
Silvia fece il broncio ma non mollò la presa.
Aspetta Giulia! Dammela a me! Io mi prenderò cura di lei, è figlia di Andrea, anche!
Pensi di riuscire a gestire due figli?
Non capisci niente, Giulia! La mia famiglia sta andando a rotoli!
Giulia si alzò per andarsene. Silvia la tenne per il braccio, con occhi che sembravano pazzi:
“Ho bisogno di questa bambina, Giulia!”
“Lasciala!”
Dopo qualche ora, spuntò addirittura Andrea. Giulia indietreggiò vedendolo.
“Hai partorito? Posso vedere?”
“No! Tra poco nasce tuo figlio da Silvia, guarda quello!”
“Devo parlarti, Giulia. Da quando hai partorito non trovo pace. Ascoltami: voglio la bambina. Lascia che la adotti io.”
Giulia scosse la testa:
“Io non sono come te, non lascio mai chi ha bisogno di me. Sei venuto per niente, mia figlia non la prendi!”
Andrea si comportava in modo strano, non voleva andarsene.
Dammi la bambina! Non dovevi nemmeno farla nascere! Ma io me la prendo!
Tu? Un mammone del genere? Prima chiedi il permesso a tua madre, dai!
Giulia gli diede una spinta, prese la bambina e uscì verso il bancone delle infermiere.
“Per favore, posso chiedervi di non far entrare più nessuno da me? Non voglio vedere nessuno! Sembra la stazione qui!”
Epilogo
Il giorno delle dimissioni, Giulia uscì con la sua piccola stretta al petto.
Non era sola: insieme a lei uscì anche Elena, accolta da marito e madre.
Giulia si fermò: di fronte laspettava lauto dei Rinaldi.
Dallauto scese la madre di Andrea, Valeria, che la guardava con occhi da falco.
Giulia sentì un brivido lungo la schiena.
La suocera mancata la fissava come se volesse saltarle addosso.
Elena, percependo il disagio dellamica, le si mise accanto.
Chi sono, Giulia?
“I genitori di Andrea.”
“Sembrano lì apposta per te, fanno paura. Guarda, è una cosa strana questa pressione che ti fanno. Giulia, te lho già detto: mia mamma ha preparato una stanza per te, vieni con noi.”
Giulia annuì. Anche a lei il cuore batteva forte per lansia.
***
Stando con i nuovi amici, Giulia inaspettatamente trovò lamore: Ivan, il cugino di Elena, uno scapolo convinto, cominciò a corteggiarla.
Ivan era davvero una persona a modo, di cuore. Non solo sposò Giulia e adottò la sua bambina, ma aiutò anche il suocero a rimettersi in piedi.
E Silvia e Andrea? Il loro matrimonio si ruppe.
Si scoprì che Silvia aveva solo finto la gravidanza, mettendosi addosso una pancia finta e ingannando tutta la famiglia Rinaldi.
Teresa, volendo proteggere la figlia, confessò al genero che Silvia aveva avuto un aborto mesi prima. Subito, però, ebbe pronta la soluzione.
Andrea, dai, non arrabbiarti con Silvia. Sì, ha perso il bambino, ma pure tu hai i tuoi segreti. Tra poco arriva una bimba, tua figlia, da Giulia. Ho pensato, perché non la prendete voi? La adottate, non è poi così estranea. E ai tuoi genitori non diciamo niente della perdita di Silvia, facciamo finta che sia incinta e, quando Giulia partorisce, le portiamo via la piccola e diremo che lha fatta Silvia.
Ad Andrea piaceva quellidea scivolosa.
Tutto sembrava filare liscio, finché Giulia non mandò allaria il loro piano, decidendo di non abbandonare la bimba e lasciando Silvia e Teresa con le spalle al muro.
La madre di Andrea, Valeria, appena scoprì la verità sul finto pancione di Silvia, la cacciò di casa e obbligò il figlio a lasciarla.
Così va la vita: a volte viene travolta da tempeste, ma la forza di una madre è capace di cambiare ogni destino.






