Amore senza confini
Giuseppe? Teresa Vasileva mi guardava con sorpresa, sei a casa? Credevo fossi a Roma. Laura mi aveva detto che sareste tornati solo fra due settimane.
Sono ammalato sbottò Giuseppe Serafini, chiudendo la porta e voltandosi verso di me.
È grave? chiese con tono premuroso.
Ma che vuoi! rispose irritato, ho tossito un paio di volte e hanno già trasformato la tosse in una catastrofe! Vai via, non contagi linfante! mi ha detto. Così è tornato. Laura ha dovuto pagare di tasca propria e stanotte è scappata di corsa.
Quanto tempo intendete continuare così? mi domandò con un leggero sarcasmo, non vi stancherà?
Come così? Giuseppe aggrottò le sopracciglia.
Non gli piaceva che gli chiedessi della famiglia, ma quella volta non riuscì a trattenersi.
A turni, come i briganti!
Beh, Teresa, fece una smorfia, cosa centra il lavoro a turni? Non è che andiamo a fare il turno. Per noi è una gioia.
Una gioia? risposi, mi sembra che ultimamente vi comportiate come se foste appena usciti dal mare! Smettetela a farvi il serio, nessuno vi darà credito!
***
La figlia di Giuseppe e Laura, Ginevra, dopo la laurea ha passato quasi un anno a cercare lavoro nel suo campo. Sempre qualcosa non andava: era troppo lontano, lo stipendio scarso, o semplicemente non le piaceva.
I genitori la rassicuravano, dicendo che avrebbero trovato ciò che cercava. Ma il tempo passava e il lavoro dei sogni restava un sogno.
Allora Ginevra decise di andare a Milano. Una compagna di corso aveva trovato un posto lì e le propose di partire insieme: Ci sono ancora delle offerte, è più divertente in due e non è così spaventoso, è comunque unaltra città.
I genitori non furono contenti. Pensavano che a casa si potesse sistemare bene, bastava aspettare. Inoltre Ginevra non aveva mai vissuto da sola e non sapeva bene cosa comportasse. Affittare un appartamento non era certo una spesa a buon mercato. Su chi cadrà questo peso? Anche se solo per un po, ma per quanto?
Nonostante le proteste di Giuseppe e Laura, Ginevra, promettendo di telefonare ogni giorno e di tornare spessospesso, partì per Milano.
Arrivata trovò un alloggio decente: lhanno sistemata in un dormitorio universitario, senza dover cercare un appartamento. Era un sogno che non aveva immaginato.
Allinizio Ginevra tornava spesso, sentiva la nostalgia. Poi le visite si fecero più rare, le telefonate scarseggiavano.
In quel periodo si innamorò di Marco, un milanese. Il loro rapporto fiorì rapidamente e presto parlarono di matrimonio. Ginevra confidò in segreto ai genitori che aspettava un bambino.
***
Il matrimonio celebrato, i giovani affittarono un appartamento. Marco rifiutò categoricamente di vivere con i genitori. I suoceri si irritarono, ma non contrapporsi: Se vuoi vivere da solo, fallo, ma non contare su di noi.
Marco rispose con un sorriso:
Non conto su nessuno!
Perché così? gli disse dolcemente Ginevra, quando rimasero soli, sono i tuoi genitori. Non sai mai cosa può succedere.
Non temere! la stringé, tutto andrà bene.
***
E così fu. Il lavoro andava a gonfie vele, la gravidanza procedeva senza intoppi. Ginevra andò in congedo maternità e diede alla luce una bambina sana e splendida.
I nonni erano al settimo cielo per il nipotino. I parenti di Milano la visitavano ogni settimana; i genitori di Ginevra venivano quando potevano: il padre era quasi in pensione, la madre ancora a lavoro per altri cinque anni.
***
Tutto procedeva serenamente finché Marco perse il lavoro. In realtà non lo perse: si dimise convinto di trovare subito un impiego migliore, ma la proposta sparì allultimo minuto.
Il colpo lo gettò in una depressione profonda; finì per ricoverarsi in una clinica. Ginevra si trovava lacerata tra marito e figlia, mentre Marco chiedeva più attenzioni della piccola Vittoria.
E la suocera
Hai abbandonato mio figlio! la rimproverava, sostenendo che non si prendeva più cura di lui.
Su quale collo? chiese Ginevra, confusa, io sono in congedo.
Basta stare a casa! La bambina ha due anni! Vai a lavorare! Vuoi vivere tutta la vita alle loro spese?!
Ginevra non capiva se la suocera fosse davvero così o solo una maschera. Marco era disoccupato da sei mesi, vivevano con la pensione e i risparmi destinati alla casa, eppure la suocera la biasimeva per un pezzo di pane!
Un giorno Ginevra confidò tutto ai genitori. Giuseppe e Laura ascoltarono e le consigliarono di cercare un asilo, per sicurezza.
Prima di tutto ci vorrà tempo le disse la madre.
E se la suocera ha aperto questo discorso, difficilmente darà retta aggiunse il padre.
Ma Vittoria è ancora piccola! singhiozzò Ginevra, che asilo?
Ti ricordi quando, a un anno e mezzo, labbiamo messa in un nido? sorrise Laura, e guarda dove sei arrivata!
Mamma! le venne a lacrime, allora non avremmo potuto farla diversamente! E ora? Perché dovrei ferire la bambina per il capriccio di una nonna?
Giuseppe intervenne:
Vedi, figlia, se serve, ti aiutiamo. Faremo quello che possiamo
Laura, ascoltando, pensò: Che cosa potremo fare a 700km di distanza?
***
Il se serve arrivò prima del previsto. Un posto allasilo fu trovata rapidamente. Ginevra comunicò al capo che sarebbe tornata al lavoro tra un mese. In quel periodo Marco trovò un nuovo impiego.
Solo rimaneva laddestramento di Vittoria allasilo
***
Il personale dellasilo consigliò a Ginevra di portare la bambina per unora il primo giorno, poi due, fino a pranzo. Sembrava semplice, ma la realtà fu ben diversa.
Appena vedeva il cancello dellasilo, Vittoria sparava urla stridenti, non pianti. Lo faceva per una settimana intera. Solo in spogliatoio si calmava qualche minuto, poi il suono della porta che si chiudeva riaccendeva lurlo.
Marco provò a portarla, lo stesso risultato. Anche i nonni cercarono, ma niente cambiò. A volte la lasciavano sperando che si calmasse, ma lurlo continuava.
Gli educatori, esausti, dissero:
Non preoccupatevi, succede. Tornate tra qualche mese, il bambino crescerà.
Ginevra, tornando a casa, sbottò:
Tra qualche mese è facile a dirsi, ma io devo andare al lavoro! Ho accettato quello che mi è stato offerto!
Marco, perplesso:
Non è giusto far soffrire la bambina così.
Allora Ginevra ebbe unidea: i genitori di Marco erano pensionati e abitavano non lontano. Che ne dite se li facciamo andare a portare Vittoria allasilo per un po? Così almeno non piangerà così tanto.
Marco rispose:
Proverò a parlare con loro, ma non so se accetteranno.
Il nonno e la nonna, ricordando le promesse di Marco di risolvere i problemi da solo, però, accettarono di andare a turno. E miracolosamente Vittoria iniziò a entrare in classe senza pianti, salutando con la mano.
Il pomeriggio, quando i bambini dovevano fare la nanna, Vittoria si rifiutava di stare a letto, facendo impazzire gli educatori. Chiamavano la nonna, che veniva subito, o il nonno, che correva. In poco tempo la famiglia trovò un ritmo: la bambina restava allasilo fino a mezzogiorno, poi la riprendevano i nonni.
Con il passare dei mesi, la situazione si alleggerì, ma i genitori di Marco cominciarono a lamentarsi per la propria salute: Mi fa male la pressione, io ho il mal di schiena, e tu, Marco, sei sempre stanco!
Ginevra, esasperata, si rivolse a loro:
Non è colpa vostra, è la mia vita!
La suocera, infuriata, replicò:
Vi hanno dato una mano e voi ci avete risposto con un grazie in una lingua straniera!
Giuseppe, stanco, chiuse la porta con un colpo secco.
Cosa facciamo adesso? chiese Marco, chiudendo la porta dietro di sé.
Non lo so, rispose Ginevra, forse dovrò licenziarmi.
Non è una soluzione, intervenne Marco.
Potremmo portare Vittoria allasilo e lasciarla lì fino a sera.
E il giorno dopo? ribatté Ginevra, non la porterai tu?
Marco, irritato:
Tutti i bambini vanno allasilo senza problemi!
La nostra bambina non è tutti! scoppiò Ginevra, scivolando in lacrime.
In quel momento il telefono squillò. Era la madre di Giuseppe, Laura.
Arrivo domani! annunciò, ho ferie e sto per venire da voi. Avremo almeno un mese di respiro.
Ginevra, felice come una bambina, applaudette:
Domani arriverà la mamma! Siamo salvati!
Marco, allegro, rispose:
Allora è il momento di conoscere meglio la suocera. Speriamo di andare daccordo.
Laura, con un sorriso da madre, aggiunse:
Non ti preoccupare, tesoro, troveremo una soluzione, come sempre.
Laura mise in moto il piano: lei e Giuseppe avrebbero alternato le visite a Milano per prendersi cura di Vittoria, così da non gravare sui genitori di Marco.
Non ti arrabbiare, Ginevra, le disse Laura, la vita è fatta di alti e bassi. Quando avremo la forza, verrà anche laiuto.
Così Laura portò Vittoria allasilo; dopo mezzogiorno la chiamarono per farla prendere.
Da allora, per quasi un anno, Laura e Giuseppe si spostano fra Napoli e Milano ogni due settimane. A volte Giuseppe resta più a lungo, è pensionato e ha tempo. Conduce Vittoria allasilo, la raccoglie a mezzogiorno e poi aspetta che arrivino i genitori.
Ogni sera esce per le vie di Milano. Non è che ami la città, è solo che non riesce a guardare giovani che costruiscono il loro futuro senza fare nulla di concreto: Non puliscono, non cucinano, ordinano cibo da asporto, guardano cartoni disgustosi Parlarci è inutile, hanno sempre la loro opinione e la ritengono assoluta.
Laura risponde:
Io trovo lavoro dove posso, faccio la spesa, la pulizia, cucino. Non possiamo fare altro; i giovani di oggi sono diversi. Vittoria è una povera bambina non so come farà senza di noi.
Quando il tempo sarà giusto, andrà a scuola, ma ora è ancora troppo presto.
Teresa Vasileva, linsegnante in pensione del vicinato, ascoltava tutto e non capiva. Anzi, si arrabbiava:
Ma che fai, Laura? Il tuo figlio di tre anni ti manipola e voi, adulti, gli date retta? Che significa non vuole dormire in asilo? Lo lasci la mattina e basta, piangerà un giorno, due, poi capirà che non serve e si calmerà!
Non posso, replicò Laura, mi dispiace per lei.
Dispiace? È colpa vostra! Se i genitori fossero più presenti, il problema non esisterebbe. Dovreste farla andare allasilo come tutti gli altri! insistette Teresa.
Infine Teresa, esasperata, si rivolse a Giuseppe:
Vuoi mettere ordine nella tua famiglia?
Ordine? rispose luomo, quasi a riverberare.
Sì, la tua nipote è gestita come vuole, la figlia sfrutta i genitori, il genero ti scarica le sue responsabilità, e tu, anziano, viaggiate ogni due settimane per 700km, e tu guardi tutto senza dire nulla.
Adesso ti hanno cacciato di casa perché hai osato tossire. Chi ti ha cacciato? La figlia?
La suocera, rispose meccanicamente Giuseppe.
Ti rispettano, giusto? Non è che vi siete trasformati in nonni di comodo, cari vicini? Forse è il momento di restituire la responsabilità a chi lha voluta. Perché taci, Giuseppe? Non hai nulla da dire?
Taccio, Teresa, disse luomo, perché non è affare tuo. Non ti ho chiesto consigli, non ricordo di averne mai chiesto.
Teresa rimase in silenzio, mentre Giuseppe, con un sorriso pacato, scese lentamente le scale.
Teresa, senza più voglia di parlare, rimase immobile, pensando:
Perché mi sono legata a lui? Vogliono solo rovinare la nipote e avvelenare la loro vita. E allora?
E così finì.






