Un Finale Inaspettato

«Che colpo inaspettato»

Allora, a quarantotto anni la vita deve cambiare radicalmente pensava Ginevra mentre infilava i vestiti nella valigia. Dirò al figlio quando avrò sistemato tutto nel nuovo lavoro. Per fortuna la mamma è ancora con me; peccato per il papà, se ne è andato presto nellaldilà. Era dentista, e io ho deciso di seguirne le orme.

Ginevra aveva divorziato da Artemio. Il divorzio era stato sereno: il marito era pronto a separarsi perché, come le ricordava spesso la moglie, «se non smetterai di giocare dazzardo, me ne vado. Basta finire di tenermi a portafoglio». Artemio aveva promesso di abbandonare il vizio, ma non era riuscito a far nulla da solo. Dopo ventidue anni di matrimonio, da dieci viveva così. I debiti erano suoi, ma allinizio li pagava la moglie.

Per favore, non lasciarmi, Ginevra implorava la suocera, sperando che un giorno Artemio smettesse di scommettere. Sono stanca di dargli soldi. Non riesco neanche a mettere da parte un euro per le emergenze.

Anchio sono stanca, non ho più forze rispose Ginevra un giorno, informando la suocera della decisione di divorziare per non farle una sorpresa.

Ma dove andrai? Come farai a trovare una casa? Non scapperai da quellappartamento, è di Artemio!

Non cè bisogno di affittare. Partirò per unaltra città e non dirò dove, perché temerei che Artemio mi perseguitasse. Ho lasciato il lavoro; i dentisti si cercano dappertutto, non sparirò. Ho sempre sognato di aprire il mio studio, ma dove trovare i soldi se il marito perde tutti i suoi soldi

Così Ginevra si diresse verso la casa della madre, nella sua grande città natale, Bologna. Dopo la laurea aveva voluto tornare subito, ma si era sposata con Artemio, che non voleva spostarsi, soprattutto perché possedeva già un appartamento a due locali ereditato dalla nonna, che viveva con i genitori.

Ciao, mamma la stringeva forte Ginevra. Sono tornata per sempre, come ti avevo promesso.

Brava, figlia mia. Te lavevo detto: sei giovane, il futuro ti aspetta. Niccolò ti capirà, è adulto e studia alluniversità esultava la madre, ex infermiera appena in pensione.

Il giorno dopo, Ginevra chiese:

Mamma, Elia Romano è ancora in attività o è già in pensione?

Lavora ancora; ha una clinica privata, non tratta più i pazienti, ma li gestisce. Lho già avvisato e ti prenderà con sé. Ne ho parlato quando mi hai detto che saresti rimasta.

Mamma, sei una forza della natura! E ricordo che il vecchio amico di papà mi ha sempre sostenuta. Lo ho incontrato in vacanza e mi ha detto che potevo contare su di lui. Oggi lo andrò a trovare.

Il secondo anno di lavoro di Ginevra come dentista era ormai stabile: aveva il suo studio nella clinica, i propri pazienti, e Niccolò tornava a trovarla durante le vacanze. Un pomeriggio, dopo aver fatto uscire unultima paziente, si rivolse allinfermiera Chiara:

Chiama il prossimo, per favore.

Chiara aprì la porta della sala dattesa:

Entrate, prego.

Ginevra rimase colta da un rapido sguardo su un uomo di mezza età che non aveva mai notato prima. Si chiedeva se fosse un nuovo paziente o se qualcuno gli avesse consigliato di venire.

Interessante, si è prenotato per caso o è stato spinto da qualcuno? pensò, facendogli segno di accomodarsi.

Luomo si sedette, impassibile.

Apri la bocca disse Ginevra, iniziando lesame. Cavo superiore destro, terzo molare cariato, devo estrarre lottavo. Lo guardò negli occhi.

Trattami, rimuovi, rispose brevemente luomo affascinante.

Chiara, prepara lanestesia, ordinò Ginevra, e si rivolse al paziente. Farò uniniezione, non sentirai nulla.

Non voglio liniezione replicò subito luomo.

Cosa non vuoi non capì Ginevra.

Trattami senza iniezione

Rimase perplessa, pensando:

O è un robot o è un masochista che trova piacere nel dolore Beh, diamoci da fare si disse, accendendo il trapano.

Quel paziente la irritava. Nemmeno un accenno di contorsione quando Ginevra perforava il dente. Dopo aver posizionato il restauro, chiese gentilmente:

È doloroso?

No, rispose con la stessa freddezza, anche se Ginevra sapeva quanto fosse doloroso.

Ci rivediamo dopodomani per la ricostruzione, disse luomo alzandosi, mentre Chiara lo osservava curioso.

Che uomo tosto, commentò Chiara chiudendo la porta. Così coraggioso, senza iniezione

Lo trovo ipocrita ribatté Ginevra, finge di non sentire, ma è lorrore della sofferenza. Se hai paura, ammettilo, non fare il duro.

Sa, dottoressa Ginevra, credo sia innamorato di lei. Non la guardava solo come dentista, ma come donna scherzò Chiara con un sorriso. Forse ha recitato il duro per impressionarla.

Ma dai, Chiara, ti sei davvero immaginata una sceneggiatura romantica! rise Ginevra.

Non è per scherzo. Lho notata, e mi sembra che stia per chiederti un appuntamento.

Va bene, Chiara Il nome del paziente?

Procolo Antonelli.

Procolo, non ha alcuna possibilità perché?

Perché mi piacciono gli uomini appassionati, sensibili, sinceri. E lui? È più un Terminator.

Il giorno fissato, Procolo arrivò puntuale a fine turno. Chiara lo salutò come un vecchio amico.

Entra, Procolo Antonelli.

Ginevra lo accolse, più formale.

Buongiorno, si accomodi. Oggi mettiamo la ricostruzione.

Lavorò a lungo sul dente; Procolo sopportò tutto stoicamente.

È stato doloroso? chiese nuovamente Ginevra.

No, rispose con la solita brevità.

Immagino che stia mentendo, pensò, preparando il composito.

Finito il lavoro, Procolo si alzò e, guardandola dritto negli occhi, disse:

Grazie Sono lultimo paziente di oggi. Posso accompagnarla a casa in auto?

No, grazie, torno da sola. Lo faccio registrare per un nuovo intervento?

Sì, per favore.

Sabato cè posto?

Chiara sfogliò il registro: Sì, alle nove di mattina, ma il resto è occupato.

Va bene, alle nove di sabato, confermò luomo.

Ginevra amava lavorare il sabato: i mezzi pubblici sono liberi, non ci sono traffico né code. Arrivata in clinica, aprì il suo studio, si cambiò con calma, mise il camice bianco, preparò un caffè e si mise alla finestra.

Mentre sorseggiava, vide Procolo passeggiare nervosamente fuori dalla finestra. Si sedeva, si alzava, sembrava agitato.

Che cosa gli è successo per apparire così strano oggi? si chiedeva Ginevra.

Finito il caffè, aprì la finestra e chiamò:

Procolo, può entrare! disse, sorpreso.

È già quasi le nove, perché aspettare? rispose luomo, rosso in volto.

Non importa, siamo qui, sorrise Ginevra, chiudendo la finestra.

Procolo entrò e confessò:

Non sono ancora pronto, ammise, arrossendo.

Non ti preoccupare, non sei un Terminator gli disse Ginevra.

Posso sedermi ora o più tardi? chiese.

Perché più tardi, se ti ho detto di non essere pronto?

Procolo la guardò e disse:

Non sono un codardo, ma ho paura delle punture. Ogni volta che devo andare dal dentista mi preparo per il peggio.

Non ho capito, perché hai rifiutato liniezione?

Perché le punture mi terrorizzano ancora di più rivelò.

Ah, capito. Non è niente di ridicolo, tutti temono le punture. Ma ti assicuro che sarò delicata.

Procolo rimase pallido; dopo liniezione, Ginevra gli regalò un sorriso.

Il lunedì successivo, Procolo passeggiò fuori dalla clinica con un grande mazzo di fiori, guardando lorologio. I colleghi lo osservavano incuriositi, chiedendosi a chi fosse destinato quel gesto.

Ginevra gli si avvicinò, riconoscendolo subito, e lui le porse il bouquet.

Buongiorno, è per lei. Vede, le punture non sono poi così terribili. Sto bene, grazie. Se vuole, potremmo cenare insieme questa sera, se non le dispiace.

Che serietà! Sì, volentieri rispose Procolo con un grande sorriso bianco.

Perfetto, la chiamerò, ho già il suo numero. Non vedo lora.

Il appuntamento fu un successo, e Ginevra pensò che Chiara avesse ragione: Procolo era davvero un uomo affascinante, dolce e… emotivo.

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