Non potevo andare via così, senza dire addio

Non potevo allontanarmi così, come in un sogno che si sgretola al risveglio.

Alla fine Carina e Vincenzo si sono sposati, nonostante le lamentele della madre, la signora Sofia Leonarda.

Figlia mia, non ti serve un uomo come il tuo Vanni. È stato cresciuto dalla nonna, non ha genitori, lavora in una piccola officina una vera man di ferro, diceva.

Mamma, Vanni non è colpevole della tragedia dei suoi genitori, rispondeva Carina, un po contrariata. Lui ha finito il collegio, è abile con le mani, sa fare tutto ciò che vuole.

E cosa sa fare, se non armeggiare con le parti di metallo? sputava Sofia. Come vivrete con il suo stipendio? Tu sei ancora al quarto anno di università, devi laurearti. Senza laiuto nostro, padre e madre, nessuno può reggere.

Carina sopportava queste litanie, mentre il suocero, ignaro, andava al lavoro. La signora Sofia cercava di frantumare il legame dei giovani, non sopportava affatto il genero.

Vincenzo era un ragazzo serio, veterano dellesercito, innamorato di Carina, che non riusciva a immaginare la vita senza di lui. Prima del matrimonio la persuase:

Abiteremo da mia nonna, nella sua duecamere. Non avremo la casa dei tuoi genitori, con quattro stanze, ma sapeva che la signora Sofia non lo tollerava, anche se con il padre di Carina aveva trovato subito unintesa. Nella famiglia di Carina comera la signora Sofia a dettare legge, ferma e caparbia.

Quando la madre di Carina decideva qualcosa, la portava a termine con ogni mezzo. Carina lo sapeva e si mostrava inflessibile, contando su se stessa. La madre rimpiangeva quellindipendenza, perché vedeva in lei il proprio riflesso, ma riconosceva anche i tratti più dolci che le erano sfuggiti.

Carina sapeva che Vincenzo irritava sua madre, ma riuscì a convincerlo a restare ancora un po con i genitori.

Vanni, io studio, tu lavori, è difficile sopravvivere con un solo stipendio, ma tua madre ci aiuterà sempre.

Va bene, vedremo, acconsentì Vincenzo.

Un giorno, quando arrivò lo stipendio, Vincenzo andò al supermercato a comprare qualche provvista. Carina non era ancora rientrata dalluniversità. La suocera, vedendolo uscire con le borse, scoppiò:

Chi ti ha ordinato di comprare questo?

Lho deciso io, rispose Vincenzo con calma. Carina adora quel formaggio, lo so.

Ma la signora Sofia non lo lasciò finire.

E tu chi sei? Non sei benvenuto qui, ti tollero solo per tua figlia. lo insultò, lasciando Vincenzo senza parole.

Lui tentò di mantenere il rispetto:

Signora Sofia, perché mi offende? Parlo con voi con rispetto.

Ascolta, tutta la tua prossima paga la darai a me, sempre. Sarò io a gestire quei soldi, anche a comprare il cibo. Capito?

Perché dovrei dare i miei soldi a te? Abbiamo una famiglia, la nostra.

Non avete famiglia, non cè nulla. Dai i soldi.

Vincenzo rispose che li avrebbe dati a sua moglie. La suocera, furiosa, gli ordinò di andarsene subito.

E così se ne andò. Per tre giorni non si seppe più nulla di lui. Carina aspettava, ma non osava più andare a cercarlo, sapendo che non era sparito per caso, soprattutto perché aspettava un bambino.

Non chiama nemmeno, pensava, dove sarà, forse dalla nonna Anna.

Sofia raccontò a Carina una versione semplificata dellaccaduto, dipingendo Vincenzo come loffensore, ma omettendo il suo intento di tenere i soldi.

Mamma, mi racconti tutto, vero? chiese Carina, sospettosa. Non poteva Vanni lasciarmi così.

Figlia, non ho motivo di mentirti, rispose Sofia.

Il quarto giorno, Carina decise di andare da Anna, la nonna, perché il telefono di Vincenzo rimaneva silenzioso.

Sono andata da Vanni, disse al suocero.

Dove?

A casa sua, probabilmente dalla nonna, non cè altro dove andare.

Se non è apparso, non serve a nulla, gli dice la madre.

Non è vero, non poteva andarsene così Non capisco cosa nascondi, mamma.

Il tuo Vanni è il tuo tesoro, ma a me non importa, continuava la suocera, spendendo denaro e forze per voi due.

Carina afferrò la borsa e la giacca, sbucò fuori dallappartamento, pensando a cosa dire al marito.

Non comportarti da bambino ferito, si ripeteva nella sua mente. Qualunque cosa dica la madre, non reagire così. È un adulto, doveva tenere i panni al suo posto.

Convinta che Vincenzo fosse scappato per una frase di sua madre, si diresse verso la casa di Anna.

Quando aprì la porta, la nonna Anna la accolse con unespressione triste e colpevole, lasciandola entrare. Sul tavolo della cucina cera una bottiglia di grappa a mezza apertura. Vincenzo era seduto, gli occhi fissi su di lei, non ubriaco, ma con un leggero sorso di alcol.

Che cosa può aver detto mia madre, se Vincenzo ha tirato fuori la bottiglia? pensò Carina, poi sussurrò:

Vanni, torniamo a casa.

No, rispose lui a voce alta.

Perché?

Non voglio vivere con tua madre non riesco a fare nulla senza i suoi ordini. Vuole controllare ogni cosa: cosa mangio, come parlo, cosa indosso. Presto mi dirà anche come respirare. E vuole che le dia tutti i miei soldi, cosa a cui non sono disposto.

Carina, sorpresa, capì che la suocera aveva omesso parti cruciali.

E allora?

Non lo so, disse Vincenzo, ma potremmo restare qui, da nonna Anna.

Ma abbiamo bisogno di soldi, il bambino arriverà presto, e ci servirà tutto

Io lavoro, guadagno bene, potrei fare turni di dieci ore o più.

Carina notò la contraddizione: con i suoi studi e il lavoro di lui non avrebbero potuto crescere il figlio adeguatamente.

Non voglio abbandonare gli studi, manca poco. Torniamo dai miei genitori finché il bambino non nascerà, finché non entrerà allasilo, e cercherò un lavoro.

No, non tornerò da tua suocera, rispose fermamente Vincenzo.

Allora forse dovremmo divorziare, scoppiò Carina, spaventata dalle proprie parole.

Se non sei pronta a vivere con me, a rinunciare al sostegno dei tuoi genitori, forse è meglio separarci, replicò lui, secco.

Carina balzò per uscire, ma la nonna Anna la fermò:

Siediti, Carinella, calmati ti ascolto, ti aiuterò. Non ho molto, ma la mia pensione può condividere. Preparare il bambino e vegliare sul nipotino, lo prometto. Ti prego, dimentica il divorzio, trasferisciti da noi.

Carina accettò, perché il conforto dei genitori la tentava, ma lamore per il marito era più forte. Capì che la sua famiglia, Vincenzo e il piccolo che starebbe per nascere, erano il suo vero tesoro.

Vincenzo guardò Carina intensamente, sentiva che accetterà la proposta della nonna. Alla fine lei sorrise:

Va bene, accetto, dove andrò senza te, Vanni?

E lui la strinse forte, la baciò, la nonna sorrise e mormorò una preghiera.

Mentre Carina raccoglieva le sue cose per andare da Vincenzo, la suocera la perseguitava con parole taglienti:

Morirai di fame con Vanni, resterai in povertà, il nipote non mi serve. Sarà testardo come suo padre. Vai via!

Carina uscì con la valigia, posa la grande borsa sulluscio. Vincenzo scese le scale, raccogliendo i vestiti, le maledizioni della suocera volavano intorno.

Dio, è anche la mia madre, pensò in preda al terrore, ma è giusto che sia partita. Ora capisco davvero il mio marito, immagino cosa le abbia detto.

La vita di Vincenzo e Carina si stabilizzò nella casa di Anna. La nonna si occupò di tutto, Carina affrontò serenamente la gravidanza e diede alla luce un bel bambino, Antonio. Anna, Vincenzo e Carina erano al settimo cielo. Sofia Leonarda non li contattava più, non voleva il nipote. Il nonno, però, chiamava di nascosto chiedendo notizie di Antonio, e Carina gli mandava foto, rendendolo felice.

Quando Antonio compì tre anni, entrò al nido, nonostante Anna volesse prendersi cura di lui. Carina iniziò a lavorare.

Nonna, Antonio deve socializzare con gli altri bambini, al nido crescerà più forte, e tu potrai prenderlo lì, vicino, diceva Carina. E poi, dovrai riposare, ti serviamo ancora, Vincenzo e io vogliamo unaltra figlia.

Il sogno continuava a pulsare tra realtà e fantasia, ma alla fine il piccolo mondo di Carina, Vincenzo, Anna e il loro bimbo trovò una quiete surreale, avvolta da profumi di pane appena sfornato e risate di bambini.

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