Su, dai, Lucia, non farne una tragedia! Sono venuti un po’ di amici a vedere la partita, che male c’è? Non ci vedevamo dai tempi del liceo! Taglia piuttosto un po’ di cetriolini, e quella mortadella che avevamo comprato per la festa. La birra c’è, ma qui non c’è niente da stuzzicare. La voce di Matteo, suo marito, rimbalzava dal salotto superando il rumore della TV e le risate grosse di tre uomini.
Lucia restava ferma allingresso, le chiavi di casa ancora strette in mano, le scapole contratte. Era appena rientrata dopo nove ore in banca, sognando solo di togliersi i tacchi (ormai, strumenti di tortura veri e propri), struccarsi e crollare sul divano con un romanzo giallo. La giornata era stata un girone dantesco: bilancio annuale, dirigente isterica, due ore di traffico sotto una pioggia fina. Era tornata sperando in un porto, trovò invece la stazione Termini allora di punta.
Naso invaso da unaroma acido di birra scadente e pesce essiccato. Sulle mattonelle della sua amata passatoia color crema, si ammucchiavano scarpe da uomo di misura esagerata, alcune ancora con tracce di terra umida. Un giubbotto liso era caduto dalla gruccia come un uccello abbattuto.
Con un respiro profondo, Lucia cercò di allontanare il tremore dalle mani. Andò in salotto. Visione surreale: Matteo, il suo consorte, affondato sulla poltrona, il divano occupato da Vito, Paolo e uno sconosciuto barbuto. Sul tavolino di vetro, quello che lei lucidava con tanta cura, troneggiavano bottiglie, sacchetti di taralli e una montagna di squame su una copia sgualcita della Gazzetta dello Sport.
Matteo, disse lei piano, Lo sai che non volevo ospiti in settimana. Sono a pezzi. Voglio solo silenzio.
Lui fece un gesto vago, senza nemmeno guardarla, incollato alla TV dove ventidue uomini rincorrevano una palla doro in uno stadio lontano.
Ecco che ricomincia! sospirò. Stanca, sono a pezzi. Lucia, non fare la vecchia! Ragazzi, ditele qualcosa voi!
Signora, stiamo buoni! urlò Vito, buoni a un volume da decollo aereo. Se segna la Roma, balliamo pure! Vieni, dai, una birra?
Non mi serve la birra, sentì Lucia qualcosa ribollire dentro, una fredda determinazione. Tra dieci minuti qui deve esserci ordine e silenzio.
Non fare figuracce, dai! borbottò Matteo finalmente degnando Lucia di uno sguardo rosso e contrariato. Vieni in cucina che facciamo i tortellini. I ragazzi sono affamati. Stai qui a rovinare laria.
La guardava come se fosse unestranea. Dieci anni di matrimonio. Dieci anni a cucinare, pulire, accudire, organizzare, sopportare le riunioni di box, la suocera con le critiche, i calzini sparsi ovunque. Ma ora Lucia sentì qualcosa spezzarsi, qualcosa che aveva la forma di una squama di pesce sul tavolo o quella, ancora più dolorosa, del vai a fare i tortellini.
Senza parola, se ne andò.
Si offende, ma poi torna più dolce di prima, commentò Matteo alle sue spalle. È fatta così.
Raggiunse la camera da letto. Sul mobile, il portafoglio di Matteo. Aveva la strana abitudine di svuotare sempre le tasche appena rientrato: chiavi, spiccioli, carte. E il giorno prima gli era arrivato il premio trimestrale: una bella somma di euro, destinata al futuro terrazzo o, se va male, alle gomme invernali.
Lucia posò lo sguardo sulla carta dorata della banca.
Il piano nacque lì, lucido e assurdo come nei sogni: qualcosa che la vecchia Lucia non avrebbe mai fatto timida, remissiva, prevedibile ma quella Lucia non cera più. Ne era arrivata una nuova, che voleva rispetto, o almeno un risarcimento emozionale.
Prese la carta. Infilò nel borsone lintimo fresco, la camicia di seta che Matteo chiamava insopportabile, il caricabatterie, un rossetto rosso. Dalla sala un urlo: Gooooooooool!. La casa tremò. Qualcuno saltava sul divano.
Lucia indossò limpermeabile, allacciò i mocassini. Fronte allo specchio: occhi stanchi, labbra contratte.
Tortellini, eh? Ora li vedi i tortellini.
Uscì silenziosa. Nessuno notò il click della porta: la TV copriva ogni traccia del suo esodo.
Fuori, umido e freddo, ma dentro Lucia aveva caldo. Ladrenalina le scrosciava nelle vene. Aprì lapp e chiamò un taxi. Comfort plus, anzi, via: business class.
Cinque minuti e un Mercedes nero con sedili bianchi era davanti a lei. Lautista, giacca e cravatta, le aprì la portiera.
Buonasera. Dove la porto?
Al Grand Hotel Excelsior, rispose Lucia. Era lalbergo più lussuoso della città, un palazzo dorato che aveva solo ammirato passando in autobus.
Scelta eccellente, annuì il tassista.
Durante il tragitto il telefono vibra: Matteo cerca Lucia, forse lo stomaco dopo la pubblicità ha sentito la mancanza di tortellini. Lucia zittisce il telefono. Che chiami, che cerchi. Che creda che sia andata a comprare il mascarpone.
La hall del Grand Hotel profumava di musica, fiori freschi e note di Chanel. Un lampadario favoloso si rifrangeva in mille riflessi. Lucia si avvicina al banco. Una receptionist sorridente osserva con occhi dambra.
Buonasera. Ha prenotato?
No, Lucia appoggia la carta dorata. Mi serve una suite. Con vasca idromassaggio e vista sul Tevere.
Limpiegata digita rapida.
Abbiamo la Suite Presidenziale al settimo piano, colazione inclusa, spa 24 ore su 24. La tariffa è duemila euro a notte. Confermo?
Duemila euro, la sua mezza busta, o un quarto del premio di Matteo. Il grillo tirchio della mente cerca di cantare, ma Lucia lo ignora.
Confermiamo, risponde ferma.
Documento, per cortesia.
Appena la transazione va a buon fine, Lucia immagina il telefono di Matteo, lì sul divano con le patatine, vibrare per la notifica: -2000 EUR GRAND HOTEL.
Se ne accorgerà subito? Forse no. Il calcio viene prima.
Il portiere la accompagna in stanza. Quando la porta si apre, Lucia resta senza fiato. Non una camera, ma i saloni di una regina. Letto matrimoniale gigantesco, salottino, bagno di marmo più ampio della cucina di casa e unenorme vetrata sulla città che scintilla.
Da sola, la prima cosa: via i mocassini, i piedi sprofondano nel tappeto come in panna montata. Dal frigobar, una bottiglietta di Franciacorta costa quanto una damigiana di quella birra scadente dei ragazzi.
E chissenefrega, sussurra, e la stappa.
Versa lo spumante, si accoccola sulla poltrona, riaccende il telefono. Quindici chiamate perse, tre messaggi.
Lucia, dove sei?
Se vai al Conad, prendi pure la maionese!
Lucia, ma sei sparita? Abbiamo fame!
Nessuna traccia di preoccupazione, solo ordini. Lucia sorseggia lo spumante fresco e punzecchiante. Che meraviglia.
Poi, un altro messaggio.
Lucia, qui è arrivato un SMS strano. Tolti 2000 euro. Ma che stai comprando? La carta non cè. Lhai presa tu? Rispondi subito!
Ah, si è accorto. Lucia sorride e chiama il servizio in camera.
Buonasera, vorrei un pasto completo in camera. Sì, lo so che è tardi, ma sono affamatissima. Uninsalata di mare, filetto al sangue e tiramisù. E bottiglia di rosso. Buono. Addebitate tutto sulla camera.
Accende la vasca, versa i sali profumati. Il telefono, sul letto, continua a squillare. Matteo chiama senza sosta.
Risponde solo quando è immersa tra le bolle.
Pronto?
Lucia! Sei impazzita?! urla Matteo. Dietro di lui silenzio: gli amici svaniti o paralizzati. Dove sei? Che spese sono queste? Duemila euro?! Hai comprato una pelliccia a mezzanotte?!
No, caro. Mi sono comprata rispetto e silenzio. Sono in hotel.
Ma che hotel? Ma perché?!
Perché la casa sembra la stazione Termini e puzza di pesce. Perché ti avevo pregato di non portare ospiti, ma non m’hai ascoltata. Perché io non ho voglia di tortellini. Voglio un filetto e la vasca.
Sei ubriaca, vero? la voce di Matteo trema. Torna subito! Sono soldi nostri! Dovevi usarli per il terrazzo!
Il terrazzo può aspettare. I miei nervi no. Tra poco arriverà laddebito della cena, saranno altri trecento euro, non sudare troppo.
Trecento euro per la cena?! Lucia, sei fuori! Abbiamo i tortellini nel freezer!
Buon appetito, Matteo. Fatti aiutare da Vito o Paolo. Dovrebbero essere capaci di aiutare un amico.
Smettila di fare scenate! Torna! I ragazzi ormai stanno andando!
Davvero? E la puzza se ne va pure? E i piatti si lavano da soli? Io ho pagato per ventiquattro ore e le userò tutte. Domani vado anche a farmi un massaggio, dicono che qui ci sia una spa pazzesca.
Un massaggio ancora? E quanto costa? Lucia, mi stai derubando! Torna, pulisco tutto io!
Finalmente, senso della casa. Cimentati pure. Torno domani. Se continui a strillare, resto un giorno di più. La carta lho io.
Lucia chiude la chiamata e spegne il telefono.
Un lieve bussare la interrompe: cena servita. Il cameriere entra con un tavolino immacolato, argenteria, aroma di carne alla griglia e dessert raffinato. Lucia, in accappatoio soffice, mangia come una contessa davanti al panorama notturno.
Finalmente non una domestica, né una funzione logistica, ma una Donna elegante, viziata, felice. Anche se per amarsi ha dovuto sacrificare la cassa comune.
La notte fu un sogno. Il letto, una nuvola. Niente russare, niente coperte tirate. Al mattino, un sole-che-ride tra le tende; Lucia si stiracchia. Si sente leggera.
Scende alla spa: piscina coperta, hammam, massaggi. La massaggiatrice, mani da muratore ma voce gentile: Signora, che tensione! Deve volersi più bene.
Ora ci provo, promette Lucia, lasciando andare tutto.
Alle due Lucia esce dal Grand Hotel. Riaccende il telefono: valanga di notifiche. Lultimo messaggio di Matteo: Ho pulito tutto. Ti aspetto. Parliamone.
Taxi business stavolta ancora. A casa.
Il giro di chiave rivela un profumo di candeggina, limone e un vago senso di colpa maschile.
Matteo, seduto in cucina con una tazza di tè ormai freddo. La casa è perfetta. Nessuna traccia della devastazione. La passatoia lucida, i piatti a posto, persino i fornelli puliti.
Vedendola, si alza subito, pallido, occhi infossati.
Sei tornata Lucia, hai idea di quanto hai speso?
Lucia posa la borsa, ritira fuori la carta e la lancia sul tavolo.
Lo so. Tremilaottocentoquaranta euro. È il prezzo della mia pace. E la tua lezione.
Matteo si mette le mani nei capelli.
Tremilaottocento Una notte! Ma è metà terrazzo!
Fai il conto di quanto costa una colf, cuoca e psicologa per dieci anni, Lucia si siede davanti a lui guardandolo negli occhi. Sei abituato a una moglie-comoda. Che non risponde mai, che accudisce. Il mio no per te non esisteva. Ieri hai mostrato che non ti importa come sto. Hai portato unorda in casa quando ti avevo pregato di no. Mi hai fatta sentire ospite.
Matteo vorrebbe ribattere, ma si blocca.
Non lho fatto apposta I ragazzi insistevano
E tu? Sei senza lingua, non puoi rifiutare? Sono più importanti gli amici della moglie? Lucia calma, glaciale.
Ok, ho esagerato. Vito sì, una bestia pure lui. Gli ho detto di non venire più senza avvisare.
Bene, Lucia si alza. Ho fame. Sono rimasti tortellini? O li avete divorati?
Matteo si rianima.
No, io io ho preparato il brodo di pollo. È della bustina, ma ci ho messo la patata. Lo vuoi?
Lucia trattiene a stento il sorriso. Brodo liofilizzato, una fatica dErcole.
Va bene. Versami pure.
Mangiarono in silenzio. Matteo la spiava ogni minuto, come se temesse una tempesta. Lucia gustava la minestra leggermente salata, pensando che quei tremilaottocento euro erano il miglior investimento sul suo matrimonio. A volte bisogna diventare costose, per farsi valutare.
La sera, guardando un film (stavolta Lucia scelse una commedia romantica quella che Matteo definiva mielosa), lui si avvicinò stringendola.
Lucia
Mhm?
Era tanto bello, davvero, in hotel?
Una meraviglia. Idromassaggio, vista sul Tevere, accappatoio soffice
Magari, ecco un giorno ci andiamo insieme? Per lanniversario? Risparmiamo, prima
Lucia poggiò la testa sulla sua spalla.
Promesso. Ma dora in poi la carta tienila stretta tu. Non si sa mai, la notte potrei desiderare un altro filetto.
Matteo rise nervoso, stringendola.
Niente rischi. I filetti li cucino io, da adesso. Costa meno.
Sono passati sei mesi. Gli ospiti adesso si annunciano, entrano solo il sabato. Cosa più strabiliante: Matteo si lava pure i piatti e sistema il salotto. Pare che la minaccia dellExcelsior e i quattromila euro spariti siano stati un incentivo molto più efficace di anni di suppliche.
Lucia ha aperto un conto personale: Fondo di Sacra Indipendenza. Versa qualcosina ogni mese. Così, per sapere che, se serve, la suite vista Tevere non gliela leva nessuno. E questa sicurezza scalda il cuore più di qualsiasi riscaldamento.
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