Adam, non voglio farti del male né ferirti, caro: una storia di famiglia, solitudine e nuovi inizi tra un padre, un figlio e la speranza di un cane

Adamo, non voglio ferirti né farti del male, caro mio.

Ricordo quando Adamo, allora bambino, si sedeva spesso sul davanzale della finestra e guardava fuori, in attesa del ritorno di suo padre. Erano ormai trascorsi due anni da quando la madre se nera andata di casa. Si era rifatta una vita altrove così aveva spiegato una volta il padre, con voce affranta. Perché avesse lasciato suo figlio, nessuno poteva saperlo. Per Adamo questo rimaneva un mistero. Col tempo, il ricordo della madre aveva cominciato ad affievolirsi.

Il padre fece tutto il possibile per il suo bambino. Ormai aveva dieci anni, capace di capire tante cose, e nulla più poteva essergli nascosto. Ma era sempre così silenzioso. Imparò a lavare i piatti, a sistemare le sue cose sugli scaffali, a badare un poco a sé stesso. Aveva smesso di giocare con i vecchi giocattoli.

Era ormai quasi un ometto. Ma, nonostante tutto, si sentiva spesso solo. Desiderava moltissimo un cane, un compagno fedele. Il padre però non accettò la sua richiesta.
E chi se ne occuperebbe? Io lavoro tutto il giorno e tu studi, sei ancora troppo piccolo!

Col tempo, il padre non portò a casa un cane, ma una donna. Si chiamava Elisabetta. Cominciò a vivere con loro, e Adamo quasi non le rivolgeva la parola, sentendola come unestranea. Però, il padre la chiamava sua moglie e sperava che suo figlio avrebbe trovato finalmente una madre.

Non mi serve una madre! replicò Adamo senza mezzi termini. E così trascorrevano i giorni. Adamo osservava il padre felice accanto a Elisabetta: ridevano, si abbracciavano, si volevano bene. Lui però sentiva ancora quel dolore sordo nel cuore.

Papà, io rivoglio la mamma.
Adamo, io invece vorrei che Elisabetta restasse. È difficile vivere senza una donna in casa, senza una moglie o una madre.

Arrivò la bella stagione. Adamo giocava a calcio nel cortile con i ragazzi del quartiere. Quei nuovi amici gli dicevano che forse il padre e la nuova moglie lo avrebbero mandato in orfanotrofio.

Quellidea lo terrorizzava. Perché non avrebbero dovuto farlo? Magari desideravano un altro figlio e lui era soltanto dintralcio. Così decise di prepararsi a qualsiasi evenienza.

Un giorno, sentì per caso uno stralcio di conversazione: Andrà bene là, dovremmo proprio mandarcelo.

Per lui fu la fine. Non dormì un minuto quella notte e, allalba, prese una decisione: doveva liberarsi di Elisabetta, convinto che lei peggiorasse solo le cose. Iniziò a renderle la vita difficile: metteva troppo sale nel tè, dimenticava il fornello acceso sotto una pentola vuota, le rispondeva sgarbatamente. Lei capì subito chi fosse il responsabile. E così chiamò Adamo per parlargli.

Dobbiamo parlare. Vedo che sei arrabbiato.
Non sono arrabbiato per niente, provò a negare lui.
Adamo, non voglio ferirti né farti del male, caro.

Affittammo una villetta al lago per lestate. Volevamo farti una sorpresa, ma forse è meglio parlarti chiaro. Tuo padre ha trovato un cane e oggi andremo a prenderlo insieme. Se vuoi, puoi venire anche tu.
Non menti, vero? Adamo, sorpreso e con gli occhi brillanti di speranza, quasi non ci credeva. Poi, di colpo, abbracciò Elisabetta stringendola forte.

Elisabetta fu sul punto di commuoversi: Su, devi essere felice, piccolo mio. Va tutto bene, non cè motivo di piangere, e gli carezzò affettuosa i capelli.

Quando il papà tornò dal lavoro, uscirono tutti e tre a prendere il cucciolo. La rabbia di Adamo si era sciolta in quel nuovo sentimento di fiducia, e ormai vedeva Elisabetta non più come unestranea. Fecero finalmente pace. Il cagnolino si addormentò tra le braccia di Adamo. Tutti, quella sera, erano felici.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 × 1 =

Adam, non voglio farti del male né ferirti, caro: una storia di famiglia, solitudine e nuovi inizi tra un padre, un figlio e la speranza di un cane