Maria era in cucina, con le mani immerse nell’acqua fredda. Dalla finestra si scorgeva il crepuscolo serale che si posava lentamente sul quartiere.

Marianna era alla cucina, le mani immerse nellacqua gelida del lavandino. Dalla finestra si intravedeva il crepuscolo che scendeva lentamente sul quartiere di Trastevere. Dal salotto si udiva il frastuono delle risate; la voce di Eleonora dominava su tutte le altre chiara, squillante, piena di sicurezza. Quella risata la perseguitava da cinque anni.

Marianna si guardò nello specchio della finestra: volto sbiadito, occhi arrossati, labbra tremanti. Non era debolezza, era il limite.

«Basta».

La porta si aprì ed entrò Andrea.

Mari sussurrò, non ne vale la pena. Non farla entrare.

Non ne vale? ribatté lei. Sempre la stessa storia, Andrea. Sempre mi umili, e tu ti siedi a guardare in silenzio.

Non voglio litigi. Lo sai, non cambia.

Lo so, rispose ella. Ma anche io non starò più in silenzio.

Strofinò le mani, alzò lo sguardo e si diresse verso il salotto. Il cuore batteva forte, ma questa volta non provava più paura.

Entrò. Tutti ridevano ancora. Eleonora era al centro, con un calice di vino in mano.

Ecco la nostra Marianna! esclamò. Proprio mentre raccontavo di quando Andrea, tempo fa, saltò fuori dalla finestra per vederla. Come è caduto e si è slogato il piede!

Ricordo, rispose serenamente Marianna. Piangeva e gli ho fasciato il ginocchio. Strano che adesso piango anchio, ma questa volta dentro casa.

Il riso si spense. Seguì un silenzio pesante.

Che vuoi dire? chiese la suocera, sollevando le sopracciglia.

Che cinque anni ho sopportato le prese in giro, disse Marianna con chiarezza. Cinque anni di silenzio mentre mi umiliava davanti a tutti.

Non è così, cercò di interromperla Eleonora. Parlo solo con franchezza!

No, replicò Marianna. Tu non sei sincera. Sei crudele.

Tutti rimasero immobili. Neanche Valentina osò intervenire.

Mi chiami crudele nella mia stessa casa? la voce di Eleonora tremò.

Sì. Perché se umili chi il tuo figlio ama, è una forma di crudeltà.

Andrea si alzò. Per la prima volta da anni i suoi occhi erano seri.

Mamma, basta.

Eleonora lo guardò come unestranea.

E anche tu contro di me, Andrea?

Non contro di te, ma per noi. Pensate di avere ragione, ma non vedete quanto ci ferite.

La suocera rimase muta, le dita si strinsero intorno al calice.

Volevo solo che tutto fosse come dovrebbe.

Io voglio solo rispetto, disse Marianna. Non è necessario che tutto segua la tua ricetta.

Silenzio. Nessuno osò muovere un dito.

Marianna prese il cappotto.

Ce ne andiamo.

Andrea annuì.

Giusto.

Uscimmo dalla casa. Fuori laria serale era fredda ma leggera. Marianna inspirò a fondo, come se fosse la prima volta in anni.

Non sapevo che ti facesse così male, sussurrò Andrea.

Ora lo sai, rispose lei. E non voglio che i nostri figli vedano la madre umiliata.

Lui la avvolse con un abbraccio attorno alle spalle.

Non lo permetterò più.

Passò una settimana. La nostra casa era colma di silenzio e delle risate dei bambini. Per la prima volta da lungo tempo Marianna provava pace. Preparava una zuppa di fagioli, e dalla stanza si udivano voci di bimbi.

Il telefono squillò. Sul display comparve «Eleonora». Il cuore le balzò.

Pronto?

Mari la voce dallaltro capo era dolce, incerta. Voglio chiederti scusa.

Marianna tacque.

Ho riflettuto molto questa settimana. Ho capito di essere stata ingiusta. Forse temeva di perdere il figlio. Così, senza volere, ho perduto te.

Le lacrime le inondarono gli occhi.

Non voglio guerre, disse. Voglio che i nostri bambini abbiano una nonna che li ami.

La avranno, rispose Eleonora. Se mi permetti di essere così.

Vieni domani, sorrise Marianna. Farò una torta. Ma non per farmi giudicare. Per mangiare insieme.

Daccordo, mormorò Eleonora. Porterò anchio qualcosa. Fatto in casa. Niente Simeone.

Il giorno dopo la casa profumava di vaniglia. Quando Eleonora entrò, portava una scatola con un nastro.

Ho portato qualcosa, disse timida. Lho fatto da sola.

Allora deve essere la cosa più buona del mondo, rispose Marianna, sorridendole.

Le due cominciarono a sbattere la crema. Non cerano tensioni, né parole come armi. Solo due donne che si perdonavano in silenzio.

Mia madre diceva che lamore si dimostra con i fatti, commentò Eleonora. Credo di averlo dimenticato.

Non è mai troppo tardi per ricordarlo, rispose Marianna, posando la mano sulla sua.

Andrea stava sulla soglia, osservandole con un sorriso.

Quella sera gustammo due torte una di Marianna, laltra di Eleonora. Nessuno le confrontava. Nessuno le criticava. Perché quella volta la dolcezza non era nella crema, ma nel perdono.

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Maria era in cucina, con le mani immerse nell’acqua fredda. Dalla finestra si scorgeva il crepuscolo serale che si posava lentamente sul quartiere.