Mio marito mi ha paragonata alla moglie del suo amico durante la cena e si è ritrovato una bella insalatona rovesciata sulle ginocchia

Ma hai preso di nuovo questo servizio? Ti avevo detto di usare quello con il bordo dorato, quello che ci ha regalato la mamma per lanniversario. Quello fa più figura, sbuffa Vittorio, storcendo il naso mentre osserva il piatto che Caterina ha appena poggiato sulla tovaglia candida.

Caterina si ferma un attimo, con il ciuffo di prezzemolo in mano. Le verrebbe da rispondere a tono, dicendo che il servizio con il bordo dorato non si può mettere in lavastoviglie e non ha certo voglia di stare al lavello a mezzanotte quando gli ospiti saranno andati via. Ma si trattiene. Oggi è il compleanno di Vittorio, cinquantanni appena compiuti una bella cifra e lei non vuole rovinare la serata fin dallinizio.

Vittorio, quel servizio è per dodici persone e noi siamo solo in quattro. E poi questi piatti sono più profondi, comodi per larrosto, risponde con calma mentre decora laspic con foglie di prezzemolo. Meglio che controlli se il prosecco è ben raffreddato. Marco e Serena arriveranno da un momento allaltro.

Vittorio brontola qualcosa sotto voce e si trascina verso il frigo. Caterina osserva la sua schiena e sospira pesantemente. Lultima settimana è stata una corsa contro il tempo. Lavora come contabile e la fine del trimestre significa scartoffie ovunque, più la preparazione della festa di compleanno. Vittorio ha categoricamente rifiutato di festeggiare al ristorante: Nessuno cucina meglio di te, Cate, e poi che si devono buttare via centinaia di euro solo per fare scena?

Sì, fa piacere ricevere complimenti, ma dietro cè solo risparmio e fastidio per vedere il conto sul menù. Così Caterina, tutte le sere dopo lufficio, ha marinato carne, cotto verdure, preparato la millefoglie e arrotolato involtini di melanzane, che il festeggiato adora. Le gambe le facevano male, la schiena di più, e per la manicure non ha avuto tempo: una passata di smalto trasparente e via.

Il campanello la fa sobbalzare.

Arrivo! grida Vittorio, che in un attimo cambia faccia. Limbronciato lascia spazio al sorriso accogliente del padrone di casa.

Serena entra nel corridoio quasi fluttuando. Sì, fluttuando: la moglie di Marco, il migliore amico di Vittorio, sembra uscita ogni volta dalla copertina di Vogue. Elegante, perfetta, con un abito beige che le calza a pennello. Tra le mani un sacchetto minuscolo, firmato da una boutique di Via Montenapoleone. Dietro segue Marco, carico di pacchetti e bottiglie.

Caterina, tesoro! Serena la bacia sulla guancia, lasciando nellaria una nuvola di profumo costoso. Ma senti che profumino! Tu sei sempre uneroina in cucina. Figurati, io non ci riuscirei mai. Io a Marco lho detto subito: vuoi festeggiare? Mi porti fuori, io ai fornelli non ci vado, ho la manicure!

Caterina istintivamente nasconde le mani dietro la schiena.

Qualcuno dovrà pur occuparsi della casa, sorride, prendendo il soprabito dellospite. Venite, è tutto pronto in tavola.

La cena comincia come da copione: brindisi al festeggiato, chiacchiere sui regali (Marco gli regala una canna da pesca super tecnologica, attesa da mesi), risate e battute. Caterina si muove tra cucina e salotto, cambia piatti, aggiunge antipasti, controlla che i bicchieri siano sempre pieni. Lei riesce a mangiare solo un cucchiaio di insalata russa e un pezzo di formaggio.

Vittorio, rinvigorito dal primo bicchiere, si scioglie. Si appoggia allo schienale e osserva Serena, che si prende la sua porzione di pesce con una forchettina.

Serena, sei sempre uno splendore, dice a voce alta. Ti guardo e penso: avrai fatto un patto col diavolo? Mangi e non ingrassi mai. E questo vestito! Si vede che sei una vera signora.

Serena si sistema una ciocca con fare civettuolo.

Oh, Vittorio, figurati! È solo disciplina. Palestra tre volte a settimana e niente carboidrati dopo le sei. Poi uso una crema nuova, favolosa.

Ecco! Vittorio alza il dito, come fosse la rivelazione del secolo. Disciplina! Hai sentito, Cate? Disciplina! E tu sempre stanca, non ho tempo. Serena lavora anche lei, ma sembra una ragazzina.

Caterina, che proprio allora sta portando uno scenografico piatto di arrosto, si blocca. Lei è la responsabile amministrativa di una grande azienda, tiene la casa, si occupa del giardino e aiuta persino con i nipotini quando i figli li portano. Serena, invece, fa limpiegata in un centro estetico, lavora a turni e di figli non ne hanno.

Vittorio, dai, non facciamo paragoni, replica Caterina pacata, cercando di evitare il conflitto sotto gli occhi degli ospiti. Ognuno ha il suo ritmo. Assaggia larrosto, è fatto con una ricetta nuova, alle prugne.

Ma Vittorio sembra lanciato. Lalcol scioglie la lingua e le piccole frustrazioni, o forse solo la solita vanità maschile, escono fuori.

Ma che arrosto e arrosto! sbotta, tagliandosi una fettona. Il cibo è cibo. Ma lestetica… Marco, te è andata bene. Torni a casa e trovi una fata, mica una cuoca in vestaglia. Che bella vista! E qui che cè? Pentoloni, odore di cipolla soffritta. Io a Caterina lo dico sempre: vai in palestra, iscriviti a pilates. E lei: mal di schiena, pressione alta. Scuse, solo scuse. Pigrizia, Cate.

Marco si sente a disagio e prova a cambiare discorso:

Dai, Vittorio, la tua Caterina è una regina della casa. Questa carne è da leccarsi le dita! Serena non cucina così, noi andiamo avanti a surgelati e take away.

Giusto! si inserisce Serena, ma peggiora la situazione. Cucinare non mi piace e lo dico. Però ho sempre tempo per me. Un uomo deve amare con gli occhi, no, Vittorio?

Vittorio sorride soddisfatto e fissa la moglie dellamico con occhioni languidi.

Verissimo! Amare con gli occhi! E invece… fa un cenno distratto verso Caterina, seduta di fronte con le mani stanche sulle ginocchia. Cate, ti sei messa il vestito, hai fatto la piega, eppure… sembri sempre stanca. Da zia, capisci? Serena ha lo sguardo vivace, energia. Tu hai locchio delleuro al supermercato.

Silenzio gelido. Marco sprofonda nel piatto, Serena tormenta il tovagliolo. Caterina si sente colpita nel vivo. Ripensa a ieri notte, mentre stirava la camicia celeste di Vittorio che lui ora indossa, brontolando perché non ne trovava una pulita. E a tutte le volte che ha preferito risparmiare su se stessa per fargli regali migliori.

Vittorio, basta, dice lei piano ma determinata. Hai esagerato.

Non ho esagerato! scatta lui. Dico la verità! Lamico lo vedi nelle difficoltà, la moglie nel paragone. E il paragone, caspita, non regge. Come mai Marco può uscire con la moglie e vantarsi? Io mi devo vergognare? Ti sei vista nello specchio? Sei trascurata, piena di rughe… Eppure siete coetanee!

Non siamo coetanee, Vittorio, risponde Caterina gelida. Serena ha trentotto anni, io quarantotto. E Serena di certo non si trascina le borse della spesa fino al quinto piano quando lascensore è rotto, mentre tu stai sdraiato sul divano.

Eh, ci risiamo! Vittorio alza gli occhi al cielo. Io lavoro! Porto i soldi a casa! Ho diritto di pretendere che mia moglie sia allaltezza del mio status. Ma tu… sei una gallina. Sforni solo insalate. E guarda, pure linsalata! pianta la forchetta nella insalata di pesce sotto il purè. Neanche quella viene bene. Ho provato quella di Serena a Capodanno: leggera, soffice! La tua è una pappa piena di maionese. Proprio come te.

È la goccia che fa traboccare il vaso. Qualcosa dentro Caterina si spezza. La pazienza infinita che ha sorretto il suo matrimonio per venticinque anni svanisce, lasciando solo vuoto e rabbia fredda.

Si alza lentamente. Vittorio, non capendo il cambiamento, continua imperterrito, rivolto a Marco:

No, ma dimmi, Marco, non ho ragione? La donna deve ispirare! E invece arrivi a casa e ti si spegne la luce. Vestaglione, ciabatte, minestrone. Una noia mortale…

Caterina prende dal tavolo la grande insalatiera piena di pesce sotto purè, fresca, con tanto maionese e barbabietola grattugiata. Un chilo e mezzo almeno.

Fa il giro del tavolo e si piazza accanto al marito. Solo allora lui si zittisce e la guarda.

Che cè ora? provoca. Mancava il sale? Troppo poco maionese?

No, Vittorio, dice Caterina tranquilla, la voce ferma. È tutto al punto giusto. Solo che hai ragione tu. So fare solo insalate. E visto che ti manca tanto lestetica e la leggerezza, questo ti sarà sicuramente utile.

Detto questo, rovescia la ciotola.

Il tempo rallenta. Marco spalanca la bocca nel silenzio. Serena si mette una mano sulla bocca in un oh muto. La massa rosa e viola, densa e cremosa, scivola lenta ma inesorabile sulle ginocchia di Vittorio, sui pantaloni chiari appena comprati per il compleanno.

*Splat.*

Il suono è succulento e molle. I fiumi di maionese scorrono lungo le gambe, la barbabietola si stampa indelebile sul tessuto costoso, i pezzetti di pesce decorano la patta.

Per un istante, il silenzio è tombale. Vittorio fissa le ginocchia, incredulo. Il succo di barbabietola si allarga, trasformando i pantaloni beige in un quadro strampalato.

Ma… ma che hai fatto?! urla scattando in piedi. Linsalata cade a pezzi sul tappeto, sulle scarpe, sul pavimento. Sei fuori di testa?! Sono nuovi! Sei matta!

Caterina posa con calma la ciotola vuota sul tavolo.

Almeno è buono, Vittorio. E saziante. E tutto naturale, fatto con le mie mani.

Ti ammazzo! Vittorio alza la mano, ma Marco lo afferra in tempo.

Calma, Vittorio! Basta! Te la sei cercata!

Io? Io?! strilla Vittorio, agitando i pantaloni lerci. Ho solo detto la verità! E lei mi ha buttato linsalata addosso! Ora pulisci! Subito! Gattona e pulisci!

Serena, bianca come un lenzuolo, si appiccica allo schienale. La serata è finita.

Caterina lo osserva con disgusto, come fosse scarafaggio.

Pulirai tu, scandisce. O chiama le pulizie. Sei luomo di successo, paghi. Io ora vado. Ho bisogno di pensare a me stessa. Dici che devo ispirare.

Si gira e lascia la stanza. In corridoio infila il cappotto, prende la borsa. Dal soggiorno arrivano grida di Vittorio e il borbottio di Marco che cerca di calmarlo.

Cate, dove vai? Serena la raggiunge ansiosa in corridoio, occhi sgranati. Non andartene, è ubriaco, non voleva…

Oh sì, Serena, replica Caterina, guardando lavversaria senza rabbia, solo con tristezza. Lo ha sempre pensato, da sobrio taceva. Grazie per essere venuta. Mi hai aperto gli occhi.

Caterina esce nella sera fresca dautunno. Non sa bene dove andare, ma certamente non può restare là dentro. Si siede su una panchina davanti al portone, prende il cellulare e chiama un taxi. Dalla mamma, decide. Sua madre è mancata da due anni, ma lappartamento è rimasto vuoto: Caterina non aveva mai avuto il coraggio di darlo in affitto. Ora torna utile.

Vittorio la chiama almeno venti volte quella sera. Prima per urlare, poi forse sobri per supplicare. Caterina non risponde. Compra in un alimentari una bottiglia di Chianti e una tavoletta di cioccolato, va nellappartamento materno dove sa di polvere e libri vecchi, e per la prima volta, dopo anni, si sdraia sul divano senza pensare a bucato, piatti o colazione.

Le due settimane successive sono un inferno per Vittorio.

Caterina non torna il giorno dopo. Né quello dopo. Vivi dalla madre, va al lavoro, e la sera… Si regala un massaggio. Lo stesso per cui ha risparmiato inutilmente per tre anni.

Vittorio si scopre solo nellappartamento dove il cibo non appare magicamente nel frigo e i calzini non si infilano da soli nella lavatrice, uscendo puliti e piegati.

I primi tre giorni fa il gradasso: mangia ravioli già pronti, porta i jeans (i pantaloni sono da buttare; la tintoria non ha garantito niente). Racconta a Marco al telefono che Caterina è una strega isterica.

Ma tornerà, si vanta. Dove vuoi che vada? Chi la vuole, a cinquantanni? Si sfoga e torna. E poi decido se perdonarla.

Il quarto giorno finiscono le camicie pulite. Stirare non ha mai saputo e lo detesta. Il quinto giorno si trova piegato in due dai ravioli confezionati. Il sesto si accorge che la carta igienica è finita e si è scordato di comprarla.

La casa si riempie di polvere e sporcizia. La macchia di insalata sul tappeto, che aveva tentato di pulire con uno straccio bagnato, ha cominciato a puzzare di maionese e pesce. Quel calore domestico che credeva scontato si sgretola.

E Caterina… rifiorisce. Non porta più borse pesanti, cucina solo per sé mangia poco. Dorme meglio. In ufficio, le colleghe se ne accorgono.

Caterina, ma ti sei innamorata? Hai gli occhi che brillano! la prendono in giro alle contabilità.

Sì, ragazze. Di me. Finalmente di me.

Dopo quindici giorni, Vittorio la aspetta fuori dallufficio. Sembra messo male: camicia sgualcita, barba incolta, occhi da cane bastonato. Un ridicolo mazzo di tre garofani in cellophane.

Caterina… balbetta, impacciato.

Lei lo guarda serena, distaccata.

Cosa vuoi, Vittorio?

Dai, basta. Abbiamo scherzato, ora basta. Torna a casa. Bisogna… annaffiare le piante. E la gatta si sente sola.

Non hanno una gatta.

Non torno, Vittorio, dice. Ho chiesto il divorzio. Il giudice ti farà avere la convocazione.

Vittorio rimane con la bocca aperta.

Ma che divorzio?! Sei fuori! Per uninsalata? Due parole? Abbiamo vissuto insieme venticinque anni!

Ecco, venticinque anni sono stata una funzione comoda. Cuoca, lavandaia, donna delle pulizie. Mai una persona. Vuoi la fata? Cercane una. Magari Serena. Anzi no, Marco ti ammazza. Cerca qualcunaltra: che voli leggermente, profumi di Chanel e non faccia nulla. Ma ricorda: le fate non puliscono il bagno e non cucinano minestroni.

Caterina, scusami! si mette quasi a piangere, le afferra il braccio. Anche i passanti si voltano. Dai, sono stato un cretino, ho esagerato! Prendiamo una pelliccia. Oppure… bene, labbonamento al fitness, come volevi!

Caterina ride, amaro e sincero assieme.

Labbonamento? Così mi trasformo in Serena e non ti vergogni più di tua moglie? No, Vittorio. Già ci vado. Ma per me stessa. E la pelliccia la compro quando voglio con i miei soldi. Ho scoperto che basta la mia busta paga, se non la spreco per le tue canne da pesca e le prelibatezze per gli amici tuoi.

E io come faccio? si lamenta lui. Mi perdo senza di te. Non so accendere la lavatrice, ci sono troppi pulsanti…

Trovi tutto su internet, Vittorio. O paghi una donna delle pulizie. Io sono stufa. Mi dimetto da tua moglie. E niente indennità di fine rapporto.

Si libera dal suo braccio e va verso la metro, schiena dritta, passo leggero.

Vittorio resta per strada, stringendo i garofani già mezzi appassiti. Ripensa a quella sera: larrosto buonissimo, la luce calda, il momento in cui linsalata scivolava sulle sue ginocchia.

Sciocca, mormora, ma senza convinzione. Che sciocca…

Ma quando rientra nel bilocale vuoto, dove i piatti sporchi sono accatastati nel lavello e la puzza di insalata stantia invade la stanza, il vero sciocco si sente lui. Prende il telefono e chiama Marco.

Marco, posso venire da voi? Ho bisogno di un piatto di casa.

Mi spiace, amico, la voce di Marco è tesa. Io e Serena abbiamo appena litigato. Le ho chiesto di farmi dei ravioli e ha dato di matto, dicendo che non fa la serva. Mi ha detto: Guarda che fine ha fatto Caterina dopo venticinque anni di cucina: insalata addosso al marito. Io non voglio. Quindi mangio sto minestrone pronto.

Vittorio chiude e osserva la macchia sul tappeto, dallaspetto di un cuore. Sporco, rosso, spezzato.

Dopo sei mesi.

Il divorzio tra Caterina e Vittorio si conclude senza clamore. I figli, ormai adulti, hanno cercato di riavvicinarli, ma vedendo la nuova luce di Caterina e il broncio costante di Vittorio hanno scelto la madre.

Vittorio non impara mai a cucinare davvero. Dimagrisce, si imbruttisce, e le camicie se le fa stirare a pagamento caro, ma non ha alternative. Prova a uscire con altre donne, ma nessuna lo convince: una non sa friggere, unaltra vuole il ristorante ogni sera, unaltra ancora chiede subito quanto guadagna e storce il naso.

Caterina festeggia il suo quarantanovesimo compleanno in un piccolo bar con le amiche. Indossa un vestito nuovo, sfoggia un taglio di capelli nuovo.

Cate, rimpiangi? chiede unamica. Dopo tanti anni insieme?

Caterina mescola il caffè e sorride.

Rimpiango, sì. Di non avergli rovesciato linsalata in testa dieci anni fa. Ho buttato via troppo tempo cercando di essere perfetta per chi non mi ha mai apprezzata davvero.

Guarda fuori dalla finestra. In strada, le coppie passeggiano alcune felici, altre meno. Ma sa che la sua felicità dipende ormai solo da lei, non dal diametro delle fette di salame o dai complimenti a mogli altrui. La sua felicità è nelle sue mani. E le sue mani non profumano più di cipolla. Odorano di libertà e di crema costosa.

E linsalata? Ora la compra in gastronomia. Solo quando le va. Solo per se stessa.

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