La marmellata di tarassaco Finita la soffice e nevosa stagione invernale, quest’anno senza grandi gelate, nella piccola cittadina di provincia finalmente è arrivata la primavera, portando il desiderio di togliersi i maglioni e di vedere il verde e mille colori. Taisia, che abita con la nipotina Valeria (detta Vale) in un palazzone di cinque piani, da tempo aspetta il risveglio della natura. I genitori di Vale sono medici e, ormai da un anno, lavorano in Africa — così la bimba di quarta elementare è rimasta con la nonna, che la segue con amore. Le mattine della nuova stagione sono vivaci: la gente passeggia con giacche colorate, le auto sembrano ronzare con più energia e il mercato si anima. Dopo aver accompagnato la nipote a scuola e sbrigato le faccende domestiche, Taisia esce per fare la spesa, trovando già le due vicine storiche, Signora Semenova e Valentina, sedute sulla panchina del cortile con i loro cuscini. Un rito che segna ogni primavera: chiacchiere, storie e aggiornamenti di quartiere. Ma oggi Taisia, dopo un rapido saluto, prosegue verso il negozio — deve comprare una sorpresa dolce per Vale, che si è meritata un premio a scuola. Il giorno passa sereno; Vale torna a casa, si mette a studiare, poi corre a lezione di danza. Taisia, orgogliosa della nipotina talentuosa, la accompagna alla porta e, per ingannare il tempo, si siede sulla panchina dove si unisce Emanuele, il vicino del secondo piano. Parlando della bellezza della primavera, la conversazione si interrompe quando Vale — con il suo solito entusiasmo — sorprende la nonna alle spalle. La sera, Taisia esce ancora sulla panchina. Emanuele la attende. Le chiacchiere continuano, talvolta si va anche insieme nel parco di fronte, leggendo il giornale, condividendo ricette e raccontando storie di vita. Emanuele è stato sfortunato: ha perso la moglie giovane, cresciuto da solo la figlia Vera, che vive ora con il proprio figlio in un’altra città. Il loro rapporto è freddo e distante, ma un giorno Vera chiama per annunciare una visita. Durante il soggiorno, Vera propone al padre di vendere la casa per trasferirsi da lei. Emanuele, però, rifiuta: non vuole lasciare il suo quartiere e la sua nuova serenità. Vera allora si rivolge direttamente a Taisia, sperando di convincerla ad aiutare, ma la donna rifiuta di intromettersi e si ritrova accusata dalla figlia di Emanuele di aver secondi fini. Dopo la partenza sgarbata di Vera, Taisia cerca di evitare Emanuele per non creare voci o disagio. Un pomeriggio, tornando dal negozio, lo trova che intreccia ghirlande di tarassaco, il fiore che riempie i prati italiani a inizio stagione come tanti piccoli soli. Si scusa per la figlia e le offre il suo dono, e anche la marmellata di tarassaco, dolce della tradizione rurale e rimedio antico in molte regioni: “Vorrei che lo provassi — racconta Emanuele — fa bene e il sapore ti conquisterà”. Da quel giorno, la marmellata di tarassaco accompagna i loro tè, tra risate, ricordi e nuove avventure nel parco sotto la grande tiglio. Il quartiere osserva con discrezione, mentre la loro amicizia cresce e si rinnova come la primavera. La marmellata di tarassaco: dolcezza di primavera, chiacchiere di paese e un amore che sboccia quando meno te lo aspetti

Marmellata di Tarassaco

Linverno nevoso era ormai passato, questanno non ci sono stati grandi gelate, una stagione dolce e bianca. Eppure anche lei aveva stancato, si aveva voglia di vedere il verde, il colore dei fiori, di togliersi finalmente gli abiti pesanti.

La primavera era arrivata in una piccola cittadina della provincia toscana. Nunzia adora la primavera, aspetta sempre il risveglio della natura, e finalmente lha ottenuto. Mentre guardava fuori dalla finestra al terzo piano, pensava:

– Con le giornate calde mi sembra che la città si sia davvero svegliata da un lungo letargo. Persino i grandi camion ruggiscono diversamente e il mercato è tornato a vivere. La gente vestita con cappotti colorati cammina indaffarata ovunque, al mattino ci svegliano gli uccellini prima della sveglia. Ah, che bello in primavera, ma destate lo sarà ancora di più

Nunzia vive da molti anni in quel palazzo di cinque piani, ora insieme alla nipote Ludovica, che frequenta la quarta elementare. Un anno fa i genitori di Ludovica sono partiti per lavoro in Sudafrica entrambi medici, hanno lasciato la figlia alla nonna.

– Mamma, ti affidiamo la nostra Ludo, non possiamo portarla laggiù, sappiamo che con te sarà al sicuro, – le aveva detto la figlia di Nunzia.

– Ma certo, figlia mia, mi farà compagnia, che altro dovrei fare in pensione? Andate tranquilli, io e Ludovica staremo bene insieme, – sorrideva Nunzia.

– Evviva, nonna, finalmente vivremo noi due! Andremo spesso al parco, mamma e papà non hanno mai tempo, non pensano mai a me, esultava la nipotina.

Dopo aver dato la colazione alla piccola e averla accompagnata a scuola, Nunzia si dedicò alle faccende di casa e il tempo volò senza accorgersene.

– Vado al supermercato, così per quando Ludovica torna da scuola ci sono, le ho promesso un dolcetto per i bei voti, – pensava preparando la borsa.

Uscì dal portone e vide due vicine già sedute sulla panchina, sopra morbidi cuscini: era ancora fredda. La signora Filomena una donna daletà indefinita, forse settanta, forse di più non dice mai quanti anni ha, abita al piano terra in un monolocale. E poi cera Assunta, settantacinque anni, allegra, amante dei libri, piena di storie da raccontare e completamente diversa da Filomena, che invece è sempre imbronciata.

Appena il sole scioglie la neve, quella panchina sotto il platano non resta mai vuota. Filomena e Assunta sono le frequentatrici storiche, restano lì dalla mattina alla sera e tornano a casa solo per pranzo. Grazie a loro nessuna novità sfugge nel condominio.

Nunzia ogni tanto si ferma con loro per discutere delle notizie, di quello che si è letto sulle riviste o delle trasmissioni, oppure Filomena commenta il suo problema di pressione.

– Salve signore, – sorrise Nunzia, – siete già di turno?

– Ciao Nunzia, certo che sì, non vorremmo lasciar sola la panchina. Tu invece sei diretta a fare la spesa, eh? domandò Filomena, avvistando la borsa.

– Giusto, vado a comprare qualcosa di dolce per Ludovica, se lo è meritato rispose Nunzia, senza trattenersi troppo.

La giornata passò normalmente, Nunzia andò a prendere la nipote, le preparò la merenda, poi Ludovica si mise a fare i compiti e Nunzia si dedicò alle sue cose, poi si rilassò guardando la TV.

– Nonna, vado a danza! le disse di lì a poco Ludovica.

Ormai Ludovica aveva la borsa pronta, il telefono in mano. Ballava da sei anni, le piaceva molto, partecipava agli eventi e Nunzia era orgogliosa di lei.

– Vai, Ludovica, divertiti, – rispose amorevolmente, accompagnandola alla porta.

Poi si mise sulla panchina da sola, aspettando che Ludovica tornasse dal corso.

– Sospiri? si sedette accanto il vicino del secondo piano, Gianluigi.

– Ma come si può essere tristi in una giornata così? Primavera, sole, aria leggera rispose Nunzia.

– Eh sì, le giornate si allungano, i merli cinguettano, tutto si colora di verde e giallo per le margherite e i tarassaci. Sembrano piccoli soli, quei fiori. osservò sorridendo Gianluigi, e Nunzia annuiva.

In quel momento Ludovica si avvicinò di corsa e saltò al collo della nonna gridando:

– Bau bau!

– Ecco la monella, mi hai fatto prendere un colpo! rise Nunzia.

– Dai, ancora troppo presto per parlare di paure aggiunse Gianluigi, battendole una mano sulla spalla.

– Vieni Ludovica, ti ho grattugiato la carota e ci ho messo lo zucchero, ti sei stancata con la danza, ho cucinato anche le tue amate polpette, la chiamò dolcemente Nunzia.

A quel punto Gianluigi si alzò anche lui dietro di loro.

– E voi lasciate la strada così presto? domandò sorpreso.

– Hai descritto le polpette così bene che mi è venuta fame. Adesso vado a mangiare qualcosa anchio. Magari dopo torniamo qui, o facciamo una passeggiata, propose lui.

– Non prometto niente, ci sono tante cose da fare vediamo.

Alla fine, però, Nunzia quella sera tornò sulla panchina e trovò Gianluigi che laspettava. Le due signore, Filomena e Assunta, erano già rientrate per cena.

Con quella sera in poi, Nunzia e Gianluigi si incontrarono spesso, talvolta andavano anche insieme al parco di fronte, leggevano i giornali, discutevano articoli e ricette, commentavano le notizie sugli artisti e si scambiavano storie di vita.

Gianluigi ne aveva passate tante. Da giovane aveva una moglie, una figlia e un nipote. Rimasto vedovo troppo presto, cresciuto la figlia Veronica come aveva potuto, lavorando su due impieghi per non farle mancare nulla. Ovviamente aveva avuto poco tempo da dedicare a lei, partiva per lavorare quando dormiva e tornava che dormiva ancora.

Veronica era cresciuta, si era sposata e trasferita in una grande città, dove era nato suo figlio. Erano finite le visite di madre e figlio; negli incontri che cerano stati, si percepiva poco calore familiare. Veronica si era separata dal marito dopo quindici anni, crescendo il figlio da sola.

– Nunzia, mia figlia mi ha chiamato tra due giorni arriva. Da anni non ci sentiamo, disse Gianluigi, ormai si davano del tu e si raccontavano tutto.

– Forse ha nostalgia, magari cerca la famiglia adesso che sente il tempo passare, ipotizzò Nunzia.

– Non so, non ci spero

Veronica arrivò. Era sempre brusca, assente, concentrata su se stessa. Gianluigi attendeva con ansia il vero motivo della visita, che non si fece aspettare.

– Papà, in realtà sono venuta qui per parlare, – cominciò Veronica. Vendiamo la tua casa, vieni a vivere da noi, con tuo nipote. Saremo più allegri, era palese che avesse già deciso tutto.

Gianluigi non si sentiva a suo agio. Non voleva lasciare la sua casa per unaltra città, sotto lo sguardo di una figlia distante. Rifiutò, dicendo che ormai era abituato a stare da solo.

Veronica non mollò. Scoprendo che il padre era legato damicizia a Nunzia, andò a trovarla. Salutò con cortesia, si sedette in cucina. Nunzia mise su il tè, portò caramelle e marmellata.

– Dimmi pure, Veronica, disse Nunzia con dolcezza.

– Ho notato che tu e papà siete molto amici. Non potresti aiutarlo a convincerlo in una cosa importante?

– Di cosa si tratta?

– Aiutalo a vendere casa che se ne fa di tutto quel spazio da solo? Non può pensare anche agli altri? concluse seccamente.

Nunzia rimase colpita dalla freddezza e dallegoismo di Veronica e rifiutò la richiesta. Veronica cambiò dumore improvvisamente, arrossita dalla rabbia, urlando contro Nunzia:

– Ah, ora mi è chiaro vuoi la casa per tua nipote! Siete lì, a fare i teneri sulla panchina, a passeggiare e parlare dei tarassaci. Due vecchi tarassaci, ma guarda che… Avete già fatto domanda per il matrimonio, per caso? Ti avverto, non vi riuscirà niente, e tu vecchia strega gridò, sbattendo la porta.

Nunzia si sentì mortificata, temendo che i vicini avessero sentito le urla. Poco dopo, Veronica se ne andò. Nunzia cominciò a evitare Gianluigi, ogni volta che lo vedeva cercava di scappare a casa.

Eppure, come si sa, la vita rimette tutto a posto. Un giorno, tornando dal supermercato, Nunzia vide Gianluigi seduto sotto casa, chiaramente in attesa, tra le mani aveva i fiori gialli di tarassaco e stava persino intrecciando una coroncina.

– Nunzia, non scappare, le disse, fermati un minuto. Perdona mia figlia. Lo so che è venuta da te e ha detto tante cose ci ho parlato seriamente, aiuterò sempre mio nipote. Ma lei così non si può vivere. Alla fine se nè andata dicendo che non ha più un padre. Rimase zitto, poi le allungò la coroncina di tarassaci, prendila, ho anche preparato la marmellata di tarassaco, molto buona, devi assaggiarla. È ottima nel tè, anche nellinsalata, sorrideva.

Da quella chiacchierata sulla bontà del tarassaco, decisero di preparare insieme la famosa insalata. E il tè con la marmellata di tarassaco piacque moltissimo a Nunzia. Alla sera uscirono di nuovo insieme al parco.

– Ho qui lultimo numero della nostra rivista preferita, disse Gianluigi, ci leggiamo qualcosa sulla panchina sotto il nostro tiglio.

Nunzia si sedette ed entrambi risero, la conversazione scivolava leggera, dimenticando ogni preoccupazione. Si stava bene, insieme.

La vita cambia sempre e ci mostra che la gioia si trova nelle piccole cose, nei gesti autentici e nellaffetto sincero. Coltivare la gentilezza, come la marmellata di tarassaco, addolcisce il cuore e fa sbocciare la primavera anche nei giorni più difficili. Buona fortuna, e non scordatevi di godere le piccole felicità.

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La marmellata di tarassaco Finita la soffice e nevosa stagione invernale, quest’anno senza grandi gelate, nella piccola cittadina di provincia finalmente è arrivata la primavera, portando il desiderio di togliersi i maglioni e di vedere il verde e mille colori. Taisia, che abita con la nipotina Valeria (detta Vale) in un palazzone di cinque piani, da tempo aspetta il risveglio della natura. I genitori di Vale sono medici e, ormai da un anno, lavorano in Africa — così la bimba di quarta elementare è rimasta con la nonna, che la segue con amore. Le mattine della nuova stagione sono vivaci: la gente passeggia con giacche colorate, le auto sembrano ronzare con più energia e il mercato si anima. Dopo aver accompagnato la nipote a scuola e sbrigato le faccende domestiche, Taisia esce per fare la spesa, trovando già le due vicine storiche, Signora Semenova e Valentina, sedute sulla panchina del cortile con i loro cuscini. Un rito che segna ogni primavera: chiacchiere, storie e aggiornamenti di quartiere. Ma oggi Taisia, dopo un rapido saluto, prosegue verso il negozio — deve comprare una sorpresa dolce per Vale, che si è meritata un premio a scuola. Il giorno passa sereno; Vale torna a casa, si mette a studiare, poi corre a lezione di danza. Taisia, orgogliosa della nipotina talentuosa, la accompagna alla porta e, per ingannare il tempo, si siede sulla panchina dove si unisce Emanuele, il vicino del secondo piano. Parlando della bellezza della primavera, la conversazione si interrompe quando Vale — con il suo solito entusiasmo — sorprende la nonna alle spalle. La sera, Taisia esce ancora sulla panchina. Emanuele la attende. Le chiacchiere continuano, talvolta si va anche insieme nel parco di fronte, leggendo il giornale, condividendo ricette e raccontando storie di vita. Emanuele è stato sfortunato: ha perso la moglie giovane, cresciuto da solo la figlia Vera, che vive ora con il proprio figlio in un’altra città. Il loro rapporto è freddo e distante, ma un giorno Vera chiama per annunciare una visita. Durante il soggiorno, Vera propone al padre di vendere la casa per trasferirsi da lei. Emanuele, però, rifiuta: non vuole lasciare il suo quartiere e la sua nuova serenità. Vera allora si rivolge direttamente a Taisia, sperando di convincerla ad aiutare, ma la donna rifiuta di intromettersi e si ritrova accusata dalla figlia di Emanuele di aver secondi fini. Dopo la partenza sgarbata di Vera, Taisia cerca di evitare Emanuele per non creare voci o disagio. Un pomeriggio, tornando dal negozio, lo trova che intreccia ghirlande di tarassaco, il fiore che riempie i prati italiani a inizio stagione come tanti piccoli soli. Si scusa per la figlia e le offre il suo dono, e anche la marmellata di tarassaco, dolce della tradizione rurale e rimedio antico in molte regioni: “Vorrei che lo provassi — racconta Emanuele — fa bene e il sapore ti conquisterà”. Da quel giorno, la marmellata di tarassaco accompagna i loro tè, tra risate, ricordi e nuove avventure nel parco sotto la grande tiglio. Il quartiere osserva con discrezione, mentre la loro amicizia cresce e si rinnova come la primavera. La marmellata di tarassaco: dolcezza di primavera, chiacchiere di paese e un amore che sboccia quando meno te lo aspetti