La Nipote della Nonna

Cera la mamma, e cera la bambina. E la bambina era la figlia della mia amica, Lidia Bianchi.

Una vacanza estiva a Siracusa si trasformò in una sorpresa inaspettata: Lidia rimase incinta e, pochi mesi dopo, partorì una piccola dal viso dorato e dagli occhi neri come la notte. La chiamò Ginevra. La bambina, con la pelle di bronzo e lo sguardo curioso, entrò subito nella vita di tutti.

Lidia aveva un lavoro in una boutique del centro, mentre Ginevra passava le giornate a casa con la nonna Rosa. La sera, però, Lidia usciva per allontanarsi dalla routine: qualche volta portava a casa un uomo, qualche volta un amico. La nonna sapeva di tutto, ma non si immischiava nei suoi affari.

Quando Ginevra compì cinque anni, Lidia annunciò che avrebbe lasciato la casa per andare a vivere con un uomo. Il suo nuovo compagno non sapeva ancora della bambina. Lidia chiese allora a sua madre di accogliere Ginevra, così la nonna si trovò a dover chiudere il lavoro e a vivere con una pensione misera. Lidia, di tanto in tanto, le inviava qualche euro sul conto.

Ginevra sentiva la mancanza della madre. Si sedeva alla finestra, scrutando ogni suono del palazzo, tremando al minimo cigolio del corridoio. Lidia compariva sempre più raramente, limitandosi a trasferire denaro su una carta prepagata.

Un pomeriggio, però, decise di fare visita a Ginevra. Portò regali, cioccolatini e arrivò poco prima del tramonto, quando la bambina, appena uscita dalla vasca, indossava il pigiama e guardava la sua serie preferita, Buona notte, piccoli sogni.

Non appena sentì la voce della madre, la piccola saltò dal divano, corse verso Lidia, e le avvolse le braccia attorno al collo: Mamma, ti ho tanto desiderata! Ti voglio bene!.

Ginevra, lascia andare le mani, fa male, rispose Lidia, stringendola con dolore ma con affetto. Anchio ti voglio bene.

La bambina non mollò, ma tenne così forte che Lidia faticò a liberare le piccole mani. Allora Ginevra afferrò le gambe di sua madre:

Non te ne andrai più? Non mi lascerai più? Saremo insieme per sempre?

Aspetta ancora un po, Ginevra, presto la mamma tornerà a prenderti. Adesso devo andare, rispose Lidia con voce rotta.

Io, nella cucina, piangevo a dirotto. Lidia cercava nella sua borsa una compressa di valeriana per calmarsi.

Lidia chiuse la porta con un tonfo, Lidia si allontanò. Ginevra rimase seduta sul pavimento, le mani poggiate sulle ginocchia, lo sguardo fisso su un punto indefinito, senza lacrime.

La mamma non mi vuole, mi ha abbandonato. E papà? Non ne ho nessuno. Tutti gli altri ne hanno uno, io no. mormorò.

Figliola mia, io sono qui per te, disse la nonna Rosa, sollevando Ginevra dal pavimento.

Ginevra corse a stringere la nonna, posò la testa sulla sua spalla.

Nonna, mi racconti la favola del gallo e della volpe? chiese.

Certo, tesoro, ti racconterò subito, ti faccio coricarsi e ti narro.

Alzai la mano verso Lidia, segnalando che me ne stavo andando; lei mi rispose con gli occhi, pregando silenziosamente per la salute della nonna, perché avesse la forza di crescere una bambina. E forse, un giorno, Lidia avrebbe ragionato di nuovo. Nella vita succede di tutto.

Io stesso ho vissuto una storia simile negli anni della Repubblica, quando una donna aveva avuto un bambino senza dirlo al padre. Un anno dopo, per caso, la madre ebbe bisogno di cure mediche e il padre scoprì la verità. Si allontanò, dicendo che una madre così non meritava i suoi figli futuri.

Resto con la speranza che il futuro riservi momenti migliori.

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