Perché portare il proprio cibo?
La sorella e il fratello di mio marito, insieme alle loro famiglie, sono venuti a festeggiare ogni Natale con noi negli ultimi cinque anni. Ho preparato tutto con le mie mani: ho cucinato ogni piatto, ho apparecchiato la tavola, mi sono occupato di ogni dettaglio e poi ho pulito tutto dopo che gli ospiti se ne andavano. Loro si limitavano a godersi la festa. Ma lanno scorso, la mia pazienza è letteralmente finita e mi sono sentito sopraffatto. Era tutto troppo sia fisicamente, che mentalmente e, a dirla tutta, anche economicamente.
Così, lanno passato, ho pensato che fosse giusto dividere le responsabilità tra tutti i partecipanti.
Pochi giorni fa, però, mia suocera la signora Rosina mi ha detto che ormai sono anziani, che il tempo passa veloce e che desidererebbe tanto unaltra festa di famiglia, ancora una volta a casa nostra.
Così, ho chiamato sia Lucia la sorella di mio marito sia Carlo, il fratello, e le rispettive famiglie. Ho detto loro che la mamma voleva davvero che ci riunissimo tutti insieme. Allinizio erano entusiasti, hanno detto che bisogna ascoltare la mamma e che sarebbero venuti volentieri.
A quel punto, ho spiegato che questanno ciascuno avrebbe dovuto portare qualcosa: ho proposto che io mi occupassi di due piatti caldi e della torta, mentre loro avrebbero dovuto occuparsi di due insalate, il pesce, la carne, i formaggi, la frutta e portare ciascuno una bottiglia di vino o qualche bibita.
Appena ho finito di elencare cosa serviva, il tono delle loro voci è cambiato di colpo. Hanno cominciato a dire che non hanno tempo per cucinare, che lavorano tutto il giorno e che dovrebbero prima fare la spesa e poi cucinare. In più, non vedono il senso di portare il cibo da casa. Hanno concluso dicendo che, in queste condizioni, preferiscono festeggiare a casa propria.
Ho chiesto: E la mamma, allora? Sapete cosa mi hanno risposto? Le faremo gli auguri al telefono e va bene così.
Quindi, la verità è che non vogliono dividere la fatica e la spesa. Non ho ancora avuto il coraggio di dirlo a mia suocera. Non so davvero come prenderà la notizia; molto probabilmente ci rimarrà malissimo.
A questo punto, che dovrei fare? Forse dovrei tornare semplicemente a fare tutto io, anche questanno. Forse è questo il prezzo da pagare per vedere la famiglia riunita. Ma oggi, mentre scrivo queste righe, capisco che mettere dei limiti non è egoismo: è rispetto anche per sé stessi. E, da bravo italiano, so che la tavola unisce solo se tutti collaborano.






