I bambini sciocchi avevano deciso di recitare la parte dell’indipendenza e alla fine si sono ritrovati con debiti e senza casa.
Quando le nostre figlie si sono sposate, noi, i genitori di entrambi i lati, abbiamo pensato fosse giusto aiutarli ad acquistare una casa. Io e mio marito avevamo messo da parte qualche risparmio, così come i miei suoceri. Abbiamo unito il tutto ed era abbastanza per un piccolo appartamento a Torino. Il nostro desiderio era di comprarlo subito per loro, ma hanno detto che volevano essere indipendenti, che avrebbero fatto da soli.
Dopo un po ho scoperto che sì, avevano comprato una casa, ma non era una piccola; avevano scelto un trilocale sulle colline. E come sono riusciti a trovare i soldi? Un mutuo dalla banca, naturalmente. E chi doveva pagare le rate ogni mese? Ma loro rispondevano: “Possiamo permettercelo!”
Non è passato molto che hanno voluto anche una macchina. Con la scusa che lappartamento era lontano dallufficio e i mezzi pubblici erano scomodi, si sono regalati una Fiat 500 rossa, nuova di zecca, naturalmente in leasing. Eppure, noi avevamo detto che forse sarebbe stato meglio cercare un usato. “Siamo grandi, siamo indipendenti,” ci dicevano sorridendo.
Non passò molto che arrivò il desiderio di un figlio, meglio ancora se nato allestero, magari in Svizzera, così da ottenere anche la doppia cittadinanza. E ancora una volta: via con un nuovo prestito per seguire la gravidanza in una clinica privata, dove il medico potesse controllare ogni battito del bambino.
La bambina, Aurora, è nata sana e con gli occhi profondi come il Lago di Garda. Poi hanno deciso di decorare la cameretta con mobili in legno di ciliegio e carta da parati dipinta a mano, ovviamente con altro credito. E quando abbiamo chiesto: “Chi pagherà tutto questo?” la risposta era sempre la stessa: “Pensiamo a tutto noi, siamo autosufficienti.”
E poi, ecco la sfortuna: mio genero, Filippo, è stato licenziato dalla banca dove lavorava. Mia figlia, Bianca, era ancora in maternità. Niente più stipendio. Come pagare tutti quei debiti? Ci hanno implorato di vendere la nostra vecchia casa al mare in Liguria. Non volevamo, ma alla fine labbiamo fatto per evitare il pignoramento. E nemmeno questo è bastato.
Così sono stati costretti a vendere il loro bel trilocale e, poco dopo, anche la loro macchinina rossa. Si sono trasferiti dai suoceri, nella casa grigia in paese tra vigneti e profumo di basilico fresco. Ora si lamentano che non hanno più nulla di loro. Ma certo, se ci avessero ascoltato! I prestiti sono ancora lì, grigi come nuvole sopra la Pianura Padana passeranno anni prima che siano estinti. E quello che resta sono solo tristezza e lacrime fra le lenzuola stese ad asciugare, mosse dal vento tiepido delle sere dagosto.






