A Piedi lungo il Nuovo Itinerario

A piedi lungo il nuovo itinerario

Stefano Sbarro esce dal cancello dellexfabbrica di cuscinetti di San Donato, con il foglio di calcolo stretto nella tasca. Le porte dove ha timbra

tato per trentadue anni rimangono vuote, come un buco nel percorso abituale. Sulle pioppe che costeggiano il canale dei Navigli le foglie gialle svolazzano; il vento le strappa e le spinge lungo la recinzione. Sa che domani nessuno tornerà lì, la guardia rimarrà in servizio solo fino alla fine del mese, finché non sarà rimossa la vecchia attrezzatura.

Nel suo monolocale al sesto piano, lo attendono una tazza di tè ormai tiepida e il silenzio del palazzo. Si siede al tavolo, dispone le bollette: gas, telefono, fondo di manutenzione straordinaria. Il saldo è sufficiente per uno o due mesi, poi dovrà decidere come pagare. Il portale del lavoro promette protezione potenziata per i prepensionati, ma le registrazioni tornitore di torni non entusiasmano gli imprenditori locali. Le contribuzioni sono alte, mi scusi, ripetono educatamente.

Una settimana dopo Stefano si presenta al centro per limpiego. La consulente aggiusta il tesserino e, con voce monotona, elenca le opzioni di riqualificazione per i 55+: guardia giurata, operatore di magazzino, custode di strada. Nella cartellina cè una brochure lucida con piccolissimo carattere sulle agevolazioni approvate nel 2024. Protezione a protezione, ma le offerte sono zero. Esce in strada, senza unidea precisa, e si dirige verso il lungomare. Una combriccola di adolescenti ascolta una guida del centro provinciale che parla del magazzino di legno del mercante Lazzarini. Stefano si rende conto di sapere più cose: suo bisnonno trasportava traversine lì finché lincendio del 1916 non ridusse ledificio a cenere.

Di sera tira fuori dallarmadio il vecchio archivio di famiglia: cartoline, una pila di foto ingiallite, i quaderni del nonno. Le pagine conservano lodore di carta secca e di polvere. In un appunto il nonno traccia il percorso dalla stazione al burattino di burro: con i picchetti lungo la vallata di Ratin. Stefano scorre gli occhi e avverte un lieve brivido. E se mostrasse la città come la ricordano i vecchi cortili, senza pomposità, ma con onestà?

La domanda per lattestato si può presentare fino a marzo, dice senza particolare entusiasmo laddetta allufficio turistico, sfogliando una brochure. Dopo ciò il lavoro di guida senza licenza sarà vietato, legge nazionale. Ci sono programmi, ma sono pochi i posti disponibili. Stefano consegna il progetto preliminare della passeggiata: Stazione, Discesa Lazzarini, Ruscello di Cuoio. La donna annuisce senza guardare: Lo lasciamo, lo valuteremo. Dieci minuti dopo è già nel corridoio a osservare le pareti scrostate. Il foglio del percorso rimane sul tavolo, fermato da una graffetta.

Il giorno seguente esce in città con il taccuino. Davanti al chiosco di pane, lexsaldatore Federico vende mele di campagna. Hai in mente delle escursioni?, borbotta. Alla gente servirebbe lavoro, non storie. Stefano annota lo stesso: Il chiosco sorge dove cera la colonna antincendio degli anni 90, fondazione in pietra da verificare. La frase sembra fragile, ma ogni riga riempie la giornata di senso.

Al tramonto arriva alla biblioteca di Via Roma. Il Salone di lettura chiude alle novantanove. Larchivista senior, Lucia De Angelis, gli indica la sezione Storia locale, sospirando: Si prende poco, solo studenti, e poi è a rotazione. Stefano si immerge nei fascicoli: rapporto del Consiglio comunale del 1914, almanacco Fiume e Banchina. Date e cognomi spuntano dalle pagine, ma qualche dettaglio brilla: un ponte, costruito da artigiani della fabbrica, durò solo due anni a causa di un’alluvione.

Tre settimane più tardi ritorna allamministrazione con un taccuino denso di appunti. Il vice responsabile della cultura sfoglia le prime pagine e lancia unocchiata al cellulare: Il nostro itinerario Centro storico è già approvato, il bilancio è definito. I vostri dati interessanti, ma prima procuratevi la licenza da guida. Provate a primavera, se il finanziamento verrà prorogato. Nella hall Stefano sente una mescolanza di irritazione e una nuova determinazione. Se non lo ostacolano a cercare, può continuare a cercare.

In una mattina di novembre, quando lerba assume un colore grigio per il gelo, incontra al portone delledificio lex caposquadra, Nero. Questultimo parte per un cantiere come aiuto e chiede: Corsa ancora ai libri? Sì, risponde Stefano. Ci sono cose che non danno profitto, ma aiutano a vivere. Nero alza le spalle, ma poi propone: Ti presto la macchina fotografica, se ti può servire.

Nel archivio comunale odora di intonaco umido e di calce fredda; i termosifoni sono appena accesi. Stefano, avvolto in una giacca pesante, si siede a un tavolo di truciolato e sfoglia i giornali Vita di periferia del 1911. Le colonne sulle fiere alternano appunti su portafogli smarriti. Con la matita segna una nota sul lancio della conca una linea a cavallo da la stazione alla piazza principale. Nei manuali non cè traccia. Forse la linea fu troppo breve per restare nella memoria, ma quel piccolo sprazzo cambia la mappa.

A casa la sera il bollitore ribolle, e sullo schermo del laptop lampeggia il prezzo dei corsi professionali: quattordicimila euro, anche con la sovvenzione resta alto. Però il pensiero del percorso non lo abbandona. La radio annuncia che la regione si prepara alla neve: la prima decade di dicembre prevede un minimo di cinque gradi sotto zero. Stefano alza il colletto, estrae dal mobile una vecchia cartellina per i documenti, per non confondere nulla il giorno dopo.

Il cinque dicembre, quando le prime fiocchi di neve danzano sopra la piazza, è di nuovo in archivio, quasi da solo. Larchivista porta una cassa pesante di foto di una fiera industriale prerivoluzionaria. Stefano gira le schede finché lo sguardo non si posa su una stampa: uno stand scintillante, una folla in bombette, e sullo sfondo un piccolo vagone con la scritta Linea Lagunare. I binari si allungano verso la stazione, un poliziotto robusto cammina sul marciapiede. Si ferma. Né nei manuali né nella monografia Linea Lagunare compare quel treno e quindi tiene tra le mani la prova di un ramo di tram che fu, per quanto breve, reale. Con cura infila la foto in una busta, la ripone nel taschino interno. Lescursione deve iniziare, anche se tutto dovrà essere ricostruito da capo. Non cè più ritorno alla vita precedente.

Mentre la prova della linea di tram vive solo nella busta, Stefano si sente come se trasportasse un intero vagone per le strade. Rientrato dallarchivio, non torna subito a casa, ma passa in biblioteca: lo scanner funziona, e Lucia non fa domande inutili. In cinque minuti la scheda diventa un file nitido, con data stampata: 20 luglio 1912. Confronta nuovamente la scritta a mano Linea Lagunare con la conca letta il giorno prima. Coincide.

La sera invia la foto al proprio cellulare e la pubblica nella chat cittadina Il nostro quartiere la nostra città: Amici, qualcuno ha sentito parlare di questa linea? Firma con cautela: Raccolgo materiale per unescursione. Arrivano subito risposte emoticon, punti interrogativi, un scettico scrive Photoshop. Ma al mattino il professore di storia Marco Tolcachè chiede una copia per il laboratorio, e lamministratore del gruppo propone una breve nota.

Due giorni dopo il vice responsabile della cultura, quello che aveva sfogliato il taccuino, lo chiama. La voce è tesa ma cortese: Vorremmo vedere loriginale. Stefano accetta di incontrarsi al municipio, porta la cartella. Nellarea di accoglienza odora di graffette e di linoleum vecchio. Il funzionario, guardando lorologio, chiede di lasciare la scheda per una verifica di autenticità, ma Stefano risponde fermamente: Non posso lasciarla, ma posso mostrarla e fornire una scansione. Linsistenza paga: gli propongono di iscriversi alla prossima riunione della commissione di attestazione, fissata per il 18 dicembre. Senza licenza, ricordano, sarà illegale chiedere soldi per le visite.

Manca una settimana alla commissione. Al mattino Stefano ricorda i torni, dove ogni pezzo andava a incastrarsi perfettamente. Qui non ci sono incastri, ma cè logica: i dubbi altrui si chiudono con i fatti. Stampa il percorso, aggiunge una sosta al vecchio deposito e chiama Nero: Hai promesso la macchina fotografica? Mi servirebbe. Domenica, sotto il sottile crac della neve, percorrono lintero tracciato dalla stazione al piccolo parco dove una volta si incrociavano i binari. Nero scatta, brontola che le mani gelano, e alla fine ammette: Sai, è interessante camminare quando cè qualcosa da raccontare. Quelle parole scaldano più dei guanti.

La commissione si riunisce nellaula tecnica del liceo tecnico: tre esperti, un rappresentante regionale e una decina di candidati. Stefano tiene il fascicolo con foto, scansioni di giornali, estratti dallarchivio. Prima chiedono gli aspetti formali sicurezza, diritti del turista, fogli di percorso. Poi, sorridendo, chiedono una ciliegina. Srotola la stampa della Linea Lagunare e spiega brevemente come il ramo fu esteso per otto isolati e poi smantellato dopo unalluvione, perciò quasi nessuno ne parlò. Gli esperti si scambiano sguardi; una donna suggerisce: Questo racconto può diventare parte del programma municipale. Il risultato viene annunciato dopo trenta minuti: otto candidati superano lattestazione, tra loro Stefano Sbarro. Una tessera provvisoria una carta laminata con lo stemma della regione gli viene consegnata sul posto.

Il giorno dopo attacca il tesserino alla giacca e affigge un avviso: Escursione a piedi Il tram che non cè domenica, ritrovo davanti al vecchio padiglione dellorologio. Il prezzo è simbolico: 150 a persona. A mezzogiorno si sono iscritti dodici abitanti, tra cui la bibliotecaria, Marco Tolcachè con due alunni di quarta superiore e, con sorpresa di Stefano, la segretaria del vice responsabile della cultura. La neve cade leggera, senza vento, e il marciapiede scricchiola quando il gruppo parte verso la prima tappa.

Stefano parla con precisione, quasi come quando dirigeva una squadra di torni: chiaro, senza gesti superflui. Mostra foto della vecchia piazza del mercato, racconta come i cavalli tiravano i carrelli sui binari e i ragazzi lanciavano sassolini per farli tintinnare. Alla vecchia colonna antincendio si ferma, estrae un grande tablet con la scheda scannerizzata il gesto di Nero. Tolcachè rimane a bocca aperta, la segretaria registra un breve video, i ragazzi chiedono di tenere il tablet. Per la prima volta in molte settimane sente qualcuno sussurrare al vicino: È vero?. Quel sussurro suona più forte di qualsiasi applauso.

Dopo due ore di cammino, con una tazza di tè caldo dal thermos alla fine del percorso, Stefano mette una scatola per i commenti sul coperchio di un cestino. La gente lascia monete e biglietti da visita. La segretaria del Comune dice brevemente: La dirigenza ha chiesto di trasmettere i ringraziamenti e di valutare linserimento del percorso nel calendario ufficiale per la primavera, se prepariamo i documenti. Stefano annuisce, notando per la prima volta che lamministrazione parla di noi e non più di voi. La tessera con il numero di telefono la ripone nel taschino interno, accanto alla busta.

La sera, togliendo gli stivali dal tappeto, dispone i guadagni sul tavolo: 1.500 esatti. Non milioni, ma basta per pagare internet e parte delle bollette. In cucina la lampada a LED brilla costante; il giornale con lavviso di sostegno ai prepensionati giace sotto il bollitore ora appare meno minaccioso. Stefano apre il taccuino e scrive: Prossima tappa il ponte degli artigiani del 1913, distrutto dallalluvione. Un angolo docchio vede fuori la luce di un lampione che illumina una lieve nevicata. La città respira tranquilla, senza grandi parole, ma in quel respiro cè ancora spazio per lui.

Due giorni dopo consegna allamministrazione un pacchetto fogli di percorso, copie di documenti darchivio e una lettera in cui propone un breve seminario per le guide municipali. La segretaria resta sorpresa, ma accetta i fogli. Alluscita, Stefano si ferma davanti al tabellone degli avvisi: in alto è affissa la locandina Festival primaverile delle passeggiate urbane. La data di inizio è marzo. In basso un angolo vuoto attende nuovi fogli. Immagina quanti passi ci vorranno dal tabellone al vecchio deposito, e sorride: trentotto, proprio come la distanza dal tornio alla finestra della bottega. Il corpo ricorda le misure, anche se il percorso cambia.

Prima di dormire, prende dalla busta la foto originale, la posa sopra la lampada da tavolo e la mette in una bustina di plastica. Poi fissa sulla parete la mappa della città e, con un minuscolo bottone, segna i luoghi che devono ancora essere raccontati. Nella stanza non cè più il rumore di torni o lodore di olio di macchinari solo il lieve fruscio della neve fuori dal davanzale. Spegne la luce, lasciando la lampada accesa come notte. La luce macchiata si posa sulla mappa. Il percorso continua

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