Ti racconto cosa mi è successo, perché davvero fa rabbrividire. Laltro giorno, la mamma di Matteo, la mia suocera, praticamente ha messo in subbuglio tutto il cortile, ti giuro! Io cercavo soltanto di respirare dieci minuti, ero rimasta indietro con lorto insomma, non avevo avuto tempo di togliere tutte le erbacce.
Lei, al centro delle aiuole, si mette a urlare: Ma cosa combini lì? Non si è mai vista una vergogna simile! Io, con sette figli, non avevo un filo derba fuori posto! Già la stavano spiando i vicini, sai comè, i condomini a Roma sono peggio del Gran Premio: tutti appiccicati alle ringhiere, a commentare sottovoce tutto quello che succede.
Visto il pubblico, lei alzava pure la voce e godeva, secondo me, a rimproverarmi davanti a tutti. Ne ha dette di tutti i colori, mentre io non sapevo più che faccia fare.
Non ho avuto il coraggio nemmeno di ribattere. Ho passato accanto a lei, tenendo stretto fra le braccia mio figlio Luca, e sono rientrata in casa in silenzio. Ho preparato in una scatola tutta la roba che la suocera doveva prendersi quella sera, e senza neanche ripiegarla bene, ho buttato le cose mie e del piccolo in una borsa. Siamo usciti senza rivolgerle la parola.
Tre giorni dopo squilla il telefono indovina chi era? Proprio lei.
Ma che hai fatto di tutte quelle cose che il professore mi aveva dato? Ho chiesto alla signora della porta accanto di comprarne qualcuna, ma mi ha detto che un barattolo costa un patrimonio. E poi ci sono quelli scritti in inglese, che qui da noi nemmeno li cambi e nessuno li vuole. Allora che dovrei fare? Te ne sei andata, offesa per chissà cosa, e mi lasci qui a tirare le cuoia?
Io non ho detto nulla. Ho spento il cellulare e tolto la SIM. Davvero, basta, non ce la faccio più. Non ho più né le forze fisiche né quelle mentali.
Un anno fa, proprio prima che nascesse Luca, mio marito Matteo ha avuto un brutto incidente in macchina era una notte di pioggia e la strada era scivolosa. Ricordo appena il giorno in cui lo hanno portato via, e la mattina dopo, sono diventata madre. Non avevo voglia di niente, ti giuro. Senza il mio amore, tutto mi sembrava inutile e vuoto. Mi prendevo cura di Luca solo perché ormai era così che doveva andare.
Poi una telefonata mi ha svegliata dal torpore: Tua suocera sta male. Pare non resista a lungo dopo la morte del figlio.
Non ci ho pensato due volte. Ho venduto subito il mio appartamento a Roma, e con parte dei soldi sì, in euro, roba che non ci si crede ho messo via qualcosa per la casa nuova, perché Luca un domani avesse un tetto suo. Poi sono salita su quel treno per andare ad aiutare la suocera.
Non ho vissuto un vero anno, Ale. Ho galleggiato, mi sembrava di non dormire mai. Dovevo badare a lei, fragile e scontrosa, e pure a Luca che era ancora tanto piccolo. Fortuna che un po di risparmi ce li avevo: ho chiamato specialisti da tutta Italia, pagato le migliori cure, comprato tutto quello che serviva, anche integratori costosissimi. Passo dopo passo, lei è tornata in forze allinizio la accompagnavo in camera, poi giù in giardino. Alla fine ha ripreso a camminare da sola. E dopo?
Dopo ora non voglio più saperne niente. Che si arrangi, che si trovi quello che le serve. Ho anche avuto il lampo di lucidità di non spendere tutto per lei: con Luca sono andata nel nostro nuovo appartamento. Giuro, mai avrei pensato che sarebbe andata a finire così.
Volevo costruire un rapporto con lei, anche perché sono rimasta sola al mondo, orfana come sono. Ma a questo punto basta, mi basta Luca. Devo insegnargli che non tutti meritano attenzione e cuore. Alcuni pensano davvero solo che lorto sia più importante di qualsiasi cosa.






