L’amica di mio marito chiedeva il suo aiuto troppo spesso: a un certo punto ho dovuto intervenire anch’io

Dai, Luca, ti prego! Non so proprio che fare, lacqua esce a fiotti, rischio di allagare i vicini e sai che la strega del piano di sotto mi mangia viva al prossimo guaio! Ho le mani che tremano, non trovo nemmeno la valvola! la voce acuta e disperata di Chiara risuonava forte, anche se il telefono di mio marito non era messo in vivavoce, tanto da sentirla dallaltra parte del tavolo.

Giulia posò lentamente la forchetta sul piatto. Il tintinnio sullelegante porcellana, nella quiete della cucina calda di profumi, sembrò un vero gong, come ogni volta in questi ultimi anni quando iniziava un altro round della stessa lotta. Davanti a lei suo marito, Luca, masticava a vuoto il labbro inferiore, passava lo sguardo dallo schermo illuminato del cellulare al brasato oramai tiepido.

Chiara, calmati, borbottava allapparecchio. Che valvola intendi? Sotto il lavandino o nel bagno? Chiudi lacqua generale.

Non so dovè! Luca, ti prego, vieni! Ho paura! E se è acqua bollente? Sono sola, mi terrorizza!

Luca incrociò gli occhi di Giulia, implorando e abbattuto, come sempre. Giulia conosceva fin troppo bene quello sguardo.

Giuli, la senti? Allaga davvero. Chiara non capisce niente di queste cose, sembra una bambina. Devo andare.

Ma certo che devi, disse Giulia con voce piatta, tenendo a bada il vortice di rabbia che montava dentro. Oggi non è mica il nostro anniversario, non è mica che avevamo organizzato questa serata da due settimane, e certo non sono stata in piedi tre ore tra i fornelli per nulla. Vai, Luca. Salva Chiara. Senza di te, poverina, come farà.

Dai, non cominciare…! Luca balzò in piedi, arraffando le chiavi della macchina. Siamo amici da quando siamo nati. Non posso non andare. Faccio prestissimo. Cambio la guarnizione e torno. Rimetti pure la carne in forno, così si tiene calda.

La porta si chiuse con un tonfo. Giulia rimase sola, immersa nei profumi e in unamara delusione. Si avvicinò alla finestra e vide la Punto di Luca allontanarsi nella notte.

Chiara. Da mesi non era più un nome, ma una presenza fissa nel matrimonio. Amica dinfanzia, compagna di banco, quasi un fratello così Luca la dipingeva. Si era fatta risentire dopo il divorzio e da allora si era infilata fra loro due. Allinizio erano aiuti sporadici: trasloco, computer, qualche lampadina. Luca, generoso di natura e con le mani doro, accorreva sempre.

Poi, però, le chiamate di Chiara erano diventate emergenze continue. Gomme bucate, crolli improvvisi di mensole, mobili da rimontare perché ho tutto per aria, non vivo più. Ogni volta, proprio quando Giulia e Luca avevano dei programmi insieme.

Giulia non era gelosa per carattere, comprendeva il valore dellamicizia. Ma il suo istinto di donna gridava che sotto non cerano tubi rotti. Chiara era una donna appariscente, sempre perfetta nei modi e nello sguardo intenso, capace di parlare con gli uomini come fossero eroi discesi dal Pincio. Sapeva fare la bambina indifesa alla perfezione; Luca si gonfiava orgoglioso e partiva a fare il salvatore.

Giulia mise via la cena senza toccarla. Luca rientrò dopo tre ore, esausto ma soddisfatto.

Meno male, in tempo! Stava per essere un disastro, raccontò. È saltato il sifone, sono andato dal ferramenta per la guarnizione. Chiara era spaventatissima, giù di camomilla.

Ti ha offerto almeno una tazza di tè, il tuo angelo in pericolo? domandò Giulia, facendo finta di leggere.

Certo, e pure una fetta di torta. Aveva fatto la crostata. Ti manda i saluti e si scusa per la serata rovinata.

Torta, eh? pensò Giulia. Ma come, in preda al panico per la perdita dacqua e nel frattempo la torta cuoceva in forno? Curioso.

Non disse altro. Litigare era inutile Luca si sentiva subito accusato e piantava il muso. Bisognava agire con intelligenza. Giulia decise: la prossima volta lo avrebbe accompagnato.

Non dovette aspettare molto. Sabato mattina erano pronti per andare al casale in campagna. Il sole di maggio li stava invogliando, in auto già tutto il necessario per la grigliata, sognavano un pranzo fuori con un bicchiere di rosso.

Il telefono di Luca vibrò mentre caricava le borse di carbonella. Giulia si irrigidì: sapeva già che suoneria era quella una speciale, dedicata proprio a Chiara.

Sì, Chiara? Che succede? Scintille? il volto di Luca impallidì. Fumo? Non toccare nulla, spegni il generale! Sì, capisco, arrivo.

Agganciò e guardò Giulia, che lo osservava col vassoio dei gerani in mano.

Giulia, è unemergenza…

Presa elettrica, scommetto?

Peggio. Il salvavita fa scintille, puzza di bruciato, si spaventa per lincendio. Lelettricista comunale di sabato non risponde, i privati costano uno sproposito e non vengono mai.

Dunque niente casale?

No, facciamo una deviazione da lei, controllo io. Se è grave chiamo lintervento, altrimenti risolvo. Max unora.

Bene, annuì Giulia. Vengo anchio.

Luca rimase interdetto.

Ma che fai, non sei mica elettricista! Aspettami a casa, torno subito.

No, Luca. Andiamo insieme. Passi da Chiara, ripari il salvavita e poi via al casale. Ho voglia di vedere Chiara, non la incrocio da mesi.

Luca si arrese senza discutere. Guidò teso, tamburellando le dita sul volante. Giulia, invece, controllava apparente calma, anche se sentiva i nervi a fior di pelle.

Chiara li accolse in un kimono di seta chiaro, corto sulle ginocchia e trucco impeccabile. Visto che con Luca scendeva dalla macchina anche Giulia, per un attimo le scappò unespressione contrariata, subito sostituita da un sorriso da pubblicità.

Giulia! Che sorpresa! Guarda come sono… spettinata e sconvolta, una vergogna! sistemò teatralmente i boccoli perfetti. Dai, entrate. Luca, sei il mio eroe, la roba in corridoio fa paura, sembra una centrale!

Entrarono. In effetti si sentiva un leggero odore di plastica fusa. Luca andò subito al quadro, tirando fuori il set di cacciaviti.

Giulia, perché resti sulla porta? Vieni a bere un caffè, lasciamo lavorare gli uomini, cinguettò Chiara, tentando di trascinarla in cucina.

Grazie, preferisco aspettare qui. Magari Luca avrà bisogno di una mano, per tenere qualcosa o illuminare con la torcia.

La torcia, che carina! Luca può lavorare bendato, lo sai bene, rise Chiara sdolcinata. Vero, Luca?

Luca, immerso nei fili, bofonchiò un sì.

Ma scusa, Chiara, prese parola Giulia, perché non hai chiamato la manutenzione? Fanno interventi anche il sabato, sono già pagati nelle spese.

Ma dai, sono degli scortesi! Vengono sporchi, graffiano i muri, trattano male la gente. Mentre Luca… lui sa tutto e si fida. Solo a lui chiedo.

Peccato, ribatté Giulia, avevamo organizzato la grigliata. Oggi Luca doveva solo pensare agli spiedini, non ai fili elettrici.

Scusa, rovino sempre tutto! Chiara si mise le mani giunte, facendosi passare per indifesa. Senza uomo in casa è tutto difficile, non hai idea! Tu invece sei fortunata, sei protetta.

Luca sistemò la faccenda in pochi minuti.

Cera un contatto ossidato, lho pulito. Però, Chiara, cambia il magnetotermico il prima possibile.

Luca, me lo compri tu quello giusto? E magari me lo monti? Pago tutto, davvero…

Non può, tagliò corto Giulia, oggi andiamo in campagna e torniamo tardi. E il prossimo weekend abbiamo lo spettacolo a teatro. Chiama un elettricista, Luca ti scrive il modello su un foglio.

Chiara fulminò Giulia con lo sguardo, poi tornò a corrompere Luca:

Almeno prendete un caffè, ho fatto comprare gli éclair apposta!

Grazie, abbiamo già fatto colazione, disse Giulia prendendo il braccio del marito. Andiamo, Luca. Siamo già in ritardo.

Usciti, Luca tirò un sospiro ma poi provò a difendere Chiara:

Giuli, sei stata un po dura, poverina stava solo chiedendo aiuto.

Aiuto o attenzioni, Luca? Il kimono, il trucco, i problemi sempre quando noi abbiamo un programma…

Ma dai, la conosco da quando sono piccolo, per lei sono come un fratello!

Proprio un fratello comodissimo, che ripara, consola e lusinga. Magari cerca un altro fratello.

Il resto della giornata scorse tranquillo, ma Giulia sentiva benissimo che il gioco di Chiara non sarebbe finito lì. Le piaceva avere il potere di richiamare Luca ogni volta che voleva.

La svolta arrivò un paio di settimane dopo. Luca era in trasferta di lavoro, doveva rientrare di sera. Giulia preparava una cenetta speciale. Alle sei chiamò Luca:

Giuli, scusa, faccio tardi. Sto rientrando a Milano, ma Chiara ha avuto un guaio.

Che cè questa volta? Un meteorite sul balcone?

Macché, ha comprato un bastone per le tende, pesante, di ferro. Ha provato a montarlo da sola stendiamoci un velo e le è caduto sul piede. Gonfio, non riesce a camminare. E il bastone bloccato al centro della sala. Mi chiede di passare a metterlo a posto, e magari di prendere un unguento in farmacia. Faccio in fretta.

Giulia fece un lungo respiro.

Luca, ascolta. Vai diritto a casa. Ci penso io a Chiara.

Tu? Perché?

Perché io sono donna e di medicine me ne intendo. Se serve, le faccio una fasciatura. Tu sei stanco, vai pure a mangiare. Da lei passo io tra poco.

Va bene… Basta che non litighi, ok?

Giulia chiuse e si mise allopera. Non aveva affatto intenzione di curare Chiara, ma la situazione sì.

Cercò online il miglior servizio di Tuttofare a domicilio, trovò il più affidabile e prenotò un artigiano per appendere il bastone. Poi chiamò la farmacia sotto casa di Chiara per farsi consegnare un antidolorifico e una benda elastica.

Infine, prese la macchina e partì.

Arrivata sotto casa vide il fattorino della farmacia sul citofono. Si fece consegnare il pacco, salì, bussò: porta aperta. Chiara aspettava chiaramente Luca, lasciando tutto pronto per farlo entrare da prode soccorritore.

Giulia entrò senza tanti convenevoli.

In salotto, illuminato appena da qualche candela, una bottiglia di Lambrusco e due calici pronti. Chiara, in vestaglia di seta, stesa sul divano, il piede senza calza appoggiato su un cuscino. Il bastone delle tende, pareva appoggiato con cura a terra.

Luca, sei tu? sussurrò sensuale. Hai la pomata?

Giulia accese la luce centrale, dissolvendo la scenografia romantica.

Chiara balzò seduta, dimenticandosi improvvisamente il piede offeso.

Giulia?! Che ci fai qui? Dovè Luca?

È a casa, cena. Ho portato io la medicina, posò il sacchetto vicino al vino. E ti aiuto con il bastone.

Ma… Mi serviva Luca! Lui sa montarlo, è forte!

Arriva lo specialista, rispose Giulia serena.

Intanto suonarono alla porta. Giulia andò ad aprire: il tecnico, in tuta blu, valigia degli attrezzi in mano.

Buongiorno, servizio Tuttofare, qui per montare il bastone.

Sì, prego, lo guidò Giulia. In fondo, la signora ti fa vedere.

Lartigiano entrò, prese le misure, tastò la parete, estrasse il trapano.

Parete in cemento armato, servono tasselli da otto. Pronti, signora? Ha una scala a portata?

Chiara, paonazza, guardava Giulia con odio.

Perché hai fatto tutto questo? sibilò a bassa voce.

Io aiuto. Come hai chiesto. E Luca adesso si fa i fatti suoi, non ha tempo per soccorrere tutte le povere bambine indifese.

Ma vedi di sparire! sbottò Chiara. Tu che fai la moglie perfetta! Un giorno Luca ti lascerà perché sei soffocante!

Forse. Ma almeno riesco a tenere a casa mio marito. Tu, invece, preferisci metterti in mezzo tra gli altri. Sei troppo bella per doverti umiliare così, Chiara: trovati un uomo vero e lasciaci vivere.

Fuori!

Certo. Il tecnico finisce in venti minuti. Ho già saldato il conto. E occhio alla caviglia, che a correre così non sembra proprio rotta

Giulia lasciò la casa di Chiara con una leggerezza mai provata. Nessun litigio, nessuna scenata da Alpini, solo la verità sbattuta in faccia a tutti.

A casa, Luca era preoccupato.

Comera da lei? Piede grave? Non risponde al telefono…

Giulia si mise a tavola, si versò il tè.

Il piede va benone, si muoveva che pareva Usain Bolt. Il bastone lo sta montando un tecnico, ho pagato tutto io.

Un tecnico? Ma potevo andare io

Siediti, Luca.

Lui obbedì.

Luca, ti sei mai reso conto delle candeline, del vestito, del vino… delle chiamate fatte apposta quando io non ci sono o abbiamo programmi? Sicuro di non aver capito cosa stessi facendo?

Luca arrossì piano, abbassò la testa, sgranocchiava la mollica del pane.

Forse… Lo intuivo, ma mi sembrava brutto rifiutare. Mi illudevo che fosse solo amicizia… Soffre, è sola.

Sola? rise amaro Giulia. Ha recitato meglio di molte attrici. Così eri sempre buono per lei, ma stavi togliendo a noi tempo, energia, complicità. Oggi era chiarissimo: candele, vino, due bicchieri. Non voleva un carpentiere…

Luca tacque, visibilmente a disagio.

Scusami, mormorò. Sono stato un ingenuo.

Un po, sorrise lei. Ma sei buono, e ti amo. Ma da ora basta: Chiara può chiamare il tecnico ogni volta che vuole. Ma tu non sei più il pronto soccorso. Va bene?

Va bene, rispose convinto Luca, Hai ragione. Grazie di averci pensato tu: se fossi arrivato io, con quello scenario, sarebbe finita peggio.

Chiara non chiamò più. Dopo qualche mese Giulia la intravide mica per caso in una galleria di Porta Venezia, braccetto con un uomo distinto, carica di pacchi. Si sfiorarono con lo sguardo: Chiara alzò il naso, fece la superiore, e passò oltre.

Giulia sorrise appena. Era felice per lei: finalmente qualcuno che le avrebbe sistemato tende e rubinetti col pieno diritto. Ora in casa, con Luca, regnavano silenzio e serenità: nessunaltra richiesta daiuto, nessun bisogno dinserirsi nelle vite altrui.

La sera, davanti a una tisana, progettavano le vacanze e sapevano bene che, se avessero scelto di partire per il casale, ci sarebbero andati. Perché i confini della famiglia esistono, e vanno difesi anche da chi si presenta con laria più angelica e bisognosa del mondo.

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