IL FIGLIO SCOMPARSO

Ginevra alleva da sola il suo piccolo Leonardo. Dopo la nascita si separa da Marco, un uomo che si rivela un bevitore incallito, e il padre di Leonardo, Nonno Stefano, è lunico che la aiuta con il bambino e con i conti. Senza di lui Ginevra non riesce neanche a immaginare come farebbe tutto.

Il divorzio prosciuga le finanze, Marco non paga gli alimenti e Ginevra è costretta a cercare un lavoro. Una mattina Stefano, sospirando, le dice: «Allora, amica, tocca a te andare a lavorare. Io sto qui con Leo, tranquilla, ce la faccio». Così Leonardo passa le giornate con il nonno, mentre Ginevra resta in ufficio, senza un attimo libero per il figlio.

Alzandosi presto quel giorno, Leonardo salta sul letto e annuncia felice: «Andiamo a cercare i funghi, nonno!». Ginevra si gira verso Stefano e chiede: «Davvero, dove andate?». Lui risponde: «Verso la foresta di Montecchia, dicono che i porcini sono in abbondanza». Il nonno è un appassionato di funghi e di pesca fin da quando era giovane, e ha sempre voluto trasmettere la passione a Leonardo.

Ginevra acconsente, ma aggiunge: «Stiamo attenti a non farci prendere dalla notte, ok?». Stefano ribatte: «Quando la notte ci prende, torniamo a casa con due secchi di funghi, vero Leo?». Salgono su un autobus fino allultimo capolinea, poi proseguono a piedi. La foresta di Montecchia inizia appena fuori Bologna, quindi anche il piccolo Leonardo non ha difficoltà a raggiungerla.

Mentre non sono ancora dentro, la loro auto si ferma accanto a una Jeep. Dal volante sbuca Antonio, un vecchio compagno di pesca di Stefano. «Ehilà, Stefano, di nuovo in cerca di porcini?». Stefano sorride: «Sì, ho sentito che cè una buona quantità». Antonio risponde: «Qui i porcini sono quasi finiti, però a Turbigo ce ne sono ancora. Vado lì, vi porto?». Stefano accetta: «Portaci, se non è un problema». Antonio li scarica vicino al bosco di Turbigo e concorda che se non riescono a tornare in auto, telefoneranno a lui per un passaggio.

Leonardo corre felice tra i sentieri, chiedendo al nonno tutti i dettagli su funghi, animali e alberi. Il nonno risponde pazientemente a ogni domanda, come se fosse leroe che sa tutto. Dopo un po trovano un sacco di porcini, ma si inoltrano troppo nella foresta. Allimprovviso Stefano, agitato, alza le braccia e cade a terra.

Leonardo non si spaventa subito. Si avvicina al nonno e chiede: «Nonno, ti sei incastrato?». Stefano resta immobile, senza rispondere. Il bambino si sente improvvisamente terrorizzato; con uno sforzo riesce a girare il nonno sulla schiena, ma questultimo non reagisce. Leonardo grida: «Nonno, alzati! Ti voglio bene, svegliati!».

Quella sera Ginevra torna a casa, ma Leonardo non è lì. Chiama Stefano, ma il segnale è fuori zona. «Forse sono ancora nei boschi», pensa, cominciando a preoccuparsi. Unora dopo langoscia diventa panico; due ore più tardi è già alla stazione di polizia, implorando laddetto di inviare un volo di volontari. Loperatore, sensibile, chiama subito dei soccorritori.

I volontari partono in fretta. Dopo meno di due ore la prima squadra, accompagnata da Ginevra, si addentra nella foresta di Montecchia. Leonardo piange guardando il nonno immobile. Poi si sussurra: «Calmati, Leo. Come ti ha insegnato il nonno, non perdere la testa nella difficoltà. Prendi fiato». Si dà uno schiaffo sulla guancia, smette di piangere e pensa: «Devo sentire se respira». Il pensiero lo spaventa: «E se non respira?».

Superata la paura, Leonardo poggia la testa sul petto di Stefano. Il torace si solleva debolmente, ma sì. «Respira, respira!», esclama felice. Decide di stare fermo e aspettare che il nonno riprenda conoscenza. Prova a chiamare la madre, ma non cè segnale. Allora si ferma ad aspettare.

Il crepuscolo avvolge la foresta. Leonardo ricorda le parole del nonno su come sopravvivere: «Se la notte arriva e il nonno non si sveglia, morirà dal freddo. Devi agire». Va al suo zaino, prende un accendino e, raccogliendo ramoscelli sottili, accende un fuoco. Ci vuole un po, ma alla fine le fiamme brillano.

«Ora, legna finché non fa buio. Devo raccoglierne abbastanza per tutta la notte», pensa, spezzando rami di pino e li avvicina al nonno. «Non ti congelerai, nonno. Ti copriremo con questi rami, proprio come mi hai insegnato».

Durante la notte i suoni della foresta lo spaventano fino a farlo singhiozzare. Si stringe al calore del nonno, coperto da un telo di lana. Quando il fuoco comincia a spegnersi, Leonardo, con coraggio, si alza e getta nuovi pezzi di legna. «Ricordo, nonno, il fuoco non deve spegnersi».

Allalba, prende dalla borraccia un po di tè caldo e ne versa metà nella bocca di Stefano, sollevandogli la testa. «Ha bisogno dacqua, senza di essa non ce la fa», riflette. Vede un piccolo ruscello poco distante e, guardandosi intorno, nota un cespuglio di bacche rosse. «Sono bacche di sorbo, non le mangio, ma mi serviranno», ricorda le parole del nonno. Raccoglie le bacche, le mette in un sacchetto e le porta al ruscello, lasciando una traccia di piccole perline rosse.

Le ricerche nella foresta di Montecchia proseguono da tre giorni. I volontari arrivano in continuazione, venuti da tutta la Lombardia dopo aver sentito la notizia. Leonardo e il nonno sembrano scomparsi nellombra.

Ginevra, ormai senza sonno da tre giorni, con occhiaie profonde, corre da un volontario allaltro, implorando di non fermare le ricerche. Evita la foresta per paura, ma la preoccupazione per Leonardo le dona forza. Il quarto giorno, uno dei volontari, più coraggioso, le si avvicina e dice: «Secondo le statistiche, dopo tre giorni le probabilità di trovare vivi diminuiscono. Abbiamo già perquisito la zona, forse è un pantano oltre il bosco». Ginevra grida: «No! Il nonno conosceva bene questi sentieri, non ci avrebbe mai portato in un pantano! Sono vivi, lo sento! Dobbiamo continuare!».

Il quinto giorno, Ginevra esce dal bosco con passi traballanti. Unauto si ferma bruscamente accanto a lei; scende Antonio, un vecchio amico del padre. «Ginevra, cosa sta succedendo qui?», chiede, osservando i volontari. Sentendo la storia, Antonio si sbianca: «Cinque giorni fa li ho portati al bosco di Turbigo». Ginevra urla: «Venite tutti qui!».

Poco dopo, un giovane studente volontario, parte della squadra di Turbigo, segue lodore di fumo e si avvicina a un piccolo fuoco ancora acceso. Accanto giacciono due figure coperte da un telo: Leonardo e il nonno. Il ragazzo chiama a bassa voce: «Leonardo!». Il ragazzo si avvicina e vede il giovane muoversi. Leonardo, con voce fioca, dice: «Ci avete cercato a lungo. Ho dato acqua e pane al nonno, è vivo, solo incosciente». Il giovane lo solleva delicatamente, mentre la madre, ancora con il volto coperto di lacrime, guarda il nonno trasportato su unambulanza. Leonardo sussurra: «Nonno, tieni duro, ho ancora tanto da imparare da te».

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