Non sono riusciti a spartire il divano. Una storia di conflitto familiare.

Luca si muove nervosamente nella stanza, aprendo e chiudendo senza motivo le ante dellarmadio.
E tu pensavi che io restassi a guardare mentre lanci occhi a tutti? urla Ginevra, lanciando la borsa sul divano. Divorzio e divisione dei beni! Raccogli i tuoi euro e vattene. Questo è il mio appartamento.

Lappartamento può anche essere tuo, ma tutto quello che cè dentro è mio. Lho pagato io. ribatte Luca.

Scappa! Esci subito! fischia Ginevra, strofinandosi furiosamente la fronte. Non voglio più vederti!

Solo un anno fa Ginevra e Luca si erano sposati per vero amore. Si erano trovati così, a caso, in una calda giornata di giugno. Camminavano sul marciapiede, si incrociarono lo sguardo, passarono e, allo stesso tempo, si girarono. Scoppiarono a ridere, si fermarono, iniziarono a chiacchierare.

Luca la accompagnò a casa, restarono fuori fino a notte fonda. La mattina successiva si incontrarono di nuovo e da allora non si separarono più.

Tutto andava alla grande fino a ieri, quando Ginevra si è improvvisamente ingelosita per una compagna di classe, incontrata per caso in un centro commerciale.

Ginevra quasi non la riconosce: una ragazza con le labbra gonfiate, la sua vecchia amica del liceo.

Ti sei riconosciuta, o no? la afferra per la manica Martina. O non la riconosci? Ti ho vista di lontano, non sei cambiata per niente, sei sempre la stessa, tutta grigia

Martina? Scusa, non ti ho riconosciuta risponde Ginevra, confusa, temendo di offendere. Le sembra di avere davanti la mamma di Martina. Martina ha copiato il suo taglio di capelli e sembra avere quindici anni in più della propria madre.

Ti va di prenderci un caffè? Facciamo due chiacchiere propone Martina. Le gambe mi stanno crollando, da stamattina corro, faccio la spesa. Il papà ha il compleanno, ci hanno mandato una lista, non riesco a trovare metà delle cose.

Perché no, mi siedo pure accetta Luca, felice. Io ordino qualcosa, ho fame.

Ginevra non si oppone. Con Martina non si vedeva dal diploma, quasi dieci anni, e vuole sapere come vanno i compagni sparsi per il paese.

Luca ordina una cotoletta con verdure, le ragazze si prendono un gelato.

Ti ricordi di Valerio? chiede Martina a Ginevra, lanciando uno sguardo verso Luca. Il ragazzo di cui mi parlavi.

Lo ricordo, certo. Non è il caso che tu lo nasconda in spogliatoio? risponde Ginevra, divertita.

Ebbene! Non sai nulla. Lui mi ha inseguito per due anni. Si è trasferito a Torino, ha parenti lì, si è sistemato bene. Chi lavrebbe mai detto, era proprio un tipo da bar.

Sì, ho visto le foto nel gruppo. Pensavo fosse solo per una gita. E dove è Giulia Varlamova adesso? Non la vedo più.

Non ne so nulla, è complicato. Ha avuto un figlio, e lui è sparito. I ragazzi la corteggiavano sempre. E ti ricordi di Vincenzo Pahomov? Mi invitava sempre al ballo al diploma? prosegue Martina, guardando Luca. Si è sposato, poi divorziato. Fa cuori sotto le foto, non è il mio stile. E il tuo Gennaro? Si è sposato, è diventato agricoltore!

Da dove esce che è mio? ribatte Luca, sorpreso.

Non lo correvi tu? ride Martina, fissando Luca.

Luca ingoia la cotoletta, ignorando il chiacchiericcio femminile. Ginevra, però, comincia a impazire.

Non correvo dietro a Gennaro, ti stai confondendo tira fuori dallo zaino uno specchietto e del rossetto, si ritocca le labbra. Luca, hai finito? È ora, il conto è alto.

Si alzano, si salutano, ma Martina non ha fretta di andare via.

Andate in macchina? Mi fate prendere? Non voglio trascinarmi con le borse sui mezzi.

Si siede sul sedile anteriore accanto a Luca, mette le borse sulle ginocchia e aggiusta i capelli in modo civettuolo.

Pensavo foste ricchi, ma la vostra macchina è una barca. Non vi concedono un buon finanziamento? Aiuterei mio marito a comprarne una più decente.

Senti, cara si gira Luca, ridendo a Ginevra. Che dicono gli uomini intelligenti. Io volevo, e tu costi troppo, ci rompi le scatole

No, no, sicuramente serve una macchina più affidabile insiste Martina, facendo il becco con le labbra. Con questa è pericoloso andare fuori città. Mio fratello, che vive in Europa, ci ha regalato un’auto. Mmm è da non paragonare! Vuoi il numero? Ti trova qualcosa di buono.

Si capisce subito una donna d’affari ride Ginevra. Aiuti tuo fratello negli affari? Va bene, dammi il numero, potrebbe tornare utile.

Ginevra è ribollita dietro a Martina, cerca di mantenere la calma, trasformando in scherzo la discussione che la irrita. Appena tornano a casa, la rabbia scoppia.

Sono la buona e tu la cattiva? la lancia Ginevra contro Luca. Non gli hai lasciato comprare lauto al ragazzo? Hai risparmiato i soldi? Allora vai da quella bocca larga! Addio.

Ma sei scoppiata? chiede Luca, sorpreso. Non capisci le battute, diventi gelosa, eh?

Come chi? Dai, fammi sentire. Pensi che non ho visto i vostri sguardi? Se non fossi qui in macchina, ti metteresti già con lei! Mi umilia e tu ti limiti ad annuire.

Basta, sono stufo. Uno scontro senza motivo, è una perdita di tempo.

Ah, sei stanco di me? Ti ho capito. Basta, non ti voglio più vedere. Divorzio! Non ho più dubbi.

Allora perché ti sei arrabbiata?

Ho detto tutto.

Sai, se per una sciocchezza ti scateniamo una scenetta, forse è vero, ci siamo affrettati.

Proprio così!

Ginevra, in realtà, voleva solo farlo ragionare, spaventarlo un po. Pensava che avrebbe chiesto scusa, che si sarebbe calmato. Non si aspettava che la lite prendesse una piega tanto severa, ma non intendeva indietreggiare.

Divorzio, quindi divorzio dice Luca, fermandosi al centro della stanza, guardandosi intorno. Divideremo i beni come vuole la legge.

Sempre ti ho detto che sei un avaro senza scrupoli.

Se chiedo giustizia, sono davvero senza scrupoli? Non sono un idiota, non regalerò tutto a una bambolina capricciosa. Prendo i mobili, a te resta lappartamento.

Non è così. Abbiamo comprato i mobili insieme. Dividiamoli a metà: io prendo larmadio, tu il comò, io il divano, tu il tavolo

Stop! Il tuo a metà è strano. Il divano lo porto via comunque; lho pagato con le mie tasche.

Vedo che è inutile negoziare con te. Non ti darò il divano. Chiamo i genitori.

E io farò lo stesso.

I genitori arrivano subito. Prima cercano di mediare, poi, capendo che i due sono troppo accesi, tirano fuori i conti.

Da parte vostra avete messo su un appartamento, anche se piccolo, ma noi abbiamo pagato il matrimonio, abbiamo contribuito per i mobili, per lauto, anche per le ristrutturazioni. Inoltre lo stipendio di Luca è dieci volte quello di Ginevra. Lha mantenuta per un anno, lha vestita, le ha comprato le scarpe. Dunque, se sei onesta, è a te lasciare tutto.

Il suocero resta in silenzio, asciugandosi il sudore dalla fronte con un fazzoletto. La suocera, rossa in volto, vuole sfogare tutta la sua rabbia, ma il suocero le mette una mano sulla spalla.

Non serve, Anna. Dobbiamo andare in tribunale. Non ha senso perdere altro tempo.

Si alza e si dirige verso la porta, segnalando la fine della discussione.

Ginevra, vieni con noi? chiede la madre.

No risponde Ginevra, pronta a difendere lappartamento, impedendo che qualcuno porti via qualcosa di nascosto.

In tribunale, allora, in tribunale proclama la suocera a gran voce. Raccoglieremo tutte le ricevute, gli estratti conto, tutto. Tu, Luca, resta a guardare che non sparisca neanche un cucchiaio o un coltellino. Andiamo, Marco, a raccogliere i documenti.

Sì, certo ribatte Ginevra, quando rimangono sole. La tua mamma è proprio Capisco ora a chi somigli.

E non è sbagliata?

Dio, con chi mi sono messa! Potete impacchettare i vostri fogli, ma lappartamento è mio e non vi tocca nulla. E il divano non lo darò, non sperare. È mio! Portatevi pure il resto, se volete.

Il divano labbiamo scelto insieme, è anche tuo, come il mio. Ma il mio stipendio è molto più alto, lo abbiamo usato per comprarlo. Ginevra, smetti di fare la pazza.

Io sono pazza? Davvero? Lui flirta con chiunque, e io rimango al suo fianco. Ho lavorato per te un anno intero: cuoca, addetta alle pulizie, lavandaia, lavapiatti! E in camera da letto non mi lasciavi dormire!

E questo si paga? Che bello! scoppia a ridere Luca.

Pensavi di aver trovato una schiava gratis? Hai comprato tutto, benefattore!

Ma è vero, ho comprato. I miei genitori mi hanno sempre aiutato con i soldi. La madre ha ragione. Il divano è mio, non me ne vado senza. Ho comprato larmadio, il tappeto, il computer, anche la tua borsa.

E io ti ho regalato un maglione, i guanti, gli slip! Toglili!

Luca inciampa al centro della stanza, alza le sopracciglia e si avvicina a Ginevra con un sorriso furbo.

Preparati! Lo tolgo

Il divano è davvero comodo, morbido come una nuvola.

Al mattino Ginevra si sveglia guardando gli occhi scherzosi di Luca.

Perché ridi?

Sto pensando che non voglio separarmi da questo divano fantastico.

Ah, il divano!

Con chi altro?

Giura che non farai più sguardi a boccaloni! lo costringe Ginevra, afferrandogli le orecchie e fissandolo dritto negli occhi.

Lo giuro, più mai boccaloni ride Luca. Farei di tutto per questo divano.

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