L’amarezza che ho nell’anima: “È da tempo che dovresti stare in collegio! Sparisci dalla nostra famiglia!” – urlai con la voce spezzata a mio cugino Dima, una volta tanto amato da bambina. Da eroe delle feste di famiglia a fonte di dolore e delusione, tra sogni infranti, bugie e tradimenti familiari – una storia vera tra ricordi d’infanzia, assenze imperdonabili e il peso dell’amarezza che non se ne va.

AMAREZZA IN FONDO ALLANIMA

Lorfanotrofio ti chiamava da tempo, ormai! Fuori dai piedi dalla nostra famiglia! urlavo, con la voce rotta dallesasperazione.

La causa del mio sacro furore era mio cugino, Sergio.

Oddio, quanto lo adoravo da bambina! Capelli biondi come il grano maturo, occhi azzurri come le viole del Garda, sempre allegro. Tutto lui, Sergio.

La famiglia si radunava spesso a pranzo o cena, tra lasagne, risate e piatti di torta della nonna. Di tutti i miei cugini, tessevo le lodi solo di Sergio. Parlava come un commediante di Zelig: bastava dargli corda e attaccava con storielle e freddure. Oltre a tutto, disegnava benissimo. In una sera creava cinque o sei schizzi a matita: li guardavo incantata, custodendoli di nascosto nel primo cassetto della mia scrivania. Conservarli era per me un dovere sacro!

Sergio aveva due anni più di me.

Quando ne aveva quattordici, un colpo del destino sua madre morì improvvisamente nel sonno.

A quel punto si pose la grande questione: che facciamo di Sergio? Via subito alla ricerca del padre. Ma mica era facile trovarlo! Dopo il divorzio, lui aveva messo su famiglia altrove e non voleva disturbare la meritata quiete della sua nuova vita.

Il carosello dei parenti partì, ma tutti con la stessa musica: Oh, abbiamo già un mucchio di pensieri e figli nostri… Di giorno pieno di parenti, ma quando cala il sole, puff, manco uno a vista.

Morale della favola, i miei genitori, pur con due figli già a carico, decisero di prendere Sergio sotto tutela. La defunta mamma era la sorella minore di mio papà: come rifiutare?

Allinizio quasi festeggiavo: avrei avuto Sergio tutto per me! Però…

Dal primo giorno notai che il mio adorato cugino aveva una marcia in più non proprio quella che speravo. Mia madre, provando a consolare lorfanello, domandò:

Cosa vorresti, Sergio? Su, chiedi pure, senza vergogna.

E lui, secco come un arancino fritto: Il trenino elettrico.

Ora, va detto, il trenino costava quanto una settimana in spiaggia a Rimini. Io rimasi scioccata: Hai appena perso la mamma e pensi a un giocattolo?! Da dove ti esce questa voglia?

Naturalmente i miei comprarono il trenino. E poi partì la giostra: Compratemi uno stereo. E i jeans firmati! E la giacca di marca Era il mitico anni Ottanta, mica trovi queste cose sotto i funghi! Eppure i miei, pur togliendo a me e mio fratello, esaudivano le richieste del povero orfano. Io e mio fratello capivamo non ci lamentavamo.

A sedici anni, Sergio scoprì le ragazze. Sembrava un latin lover del sud, col cuore troppo grande per una sola. Ma incredibile a dirsi iniziò pure a provarci con me! Sua cugina, appunto. Fortuna volle che fossi una sportiva e me la cavassi a schivare le sue mosse manesche. Più di una volta finimmo a litigare, piangendo come fontane.

Ovvio che ai miei non raccontavo queste cose. Chi mette in mezzo i genitori per certe faccende? Il pudore, insomma…

Sergio, dopo aver tastato che con me non tirava aria, passò alle mie amiche. Che per altro si sgomitavano per un suo sguardo!

E poi Sergio rubava. Proprio senza vergogna, occhi negli occhi. Avevo il mio salvadanaio, ci risparmiavo sulla merendina a scuola per fare regalini ai miei. Un giorno sparito tutto! Sergio: Mai toccato, giuro sulla Madonna! Nemmeno arrossiva, niente. Mi si spezzava lanima: come si fa a rubare in famiglia? Sembrava un barbablù con la chiave della stanza proibita, sbriciolava la fiducia come grissini. Io, offesa come una gatta sferzata dalla pioggia, lo ignoravo ostinatamente. Lui, beato, non capiva il motivo di tanto tormento. Per lui tutto gli era dovuto. E fu in quel momento che sbottai, pestando i piedi come una bambina:

Fuori da questa casa, capito?!

Lo rimproverai con parole che dubito avrei riuscito a raccogliere tutte in una borsa. Mia madre a fatica mi calmò. Da quel giorno, Sergio per me smise di esistere. Lo evitavo come linfluenza.

Solo dopo scoprimmo che i parenti quelli dei giri di lasagne domenicali sapevano da un pezzo che Sergio era un tipo. Abitavano tutti vicino e avevano già visto di tutto. Noi, invece, in periferia, fuori da ogni pettegolezzo.

I vecchi professori, poi, avevano avvisato i miei: Non vi caricate questa croce. Sergio manderà in malora anche i vostri figli.

Al liceo, Sergio fece colpo su una compagna: Elisabetta. Si innamorò di lui per il resto della vita: matrimonio appena finita la maturità, una figlia e tanti casini. Lei sopportò tutto: sceneggiate, bugie, tradimenti uno dopo laltro. Dicevano: da ragazza sfortunata, da sposata doppio strazio.

Sergio, da parte sua, prese tutto lamore di Elisabetta come una pensione: garantita a vita.

Poi chiamarono Sergio a fare il militare. Destinazione? Sardegna! Lì, manco a dirlo, creò una seconda famiglia. Stavolta con una signora del posto sai comè, la lontananza… Quando tornò congedato, rimase sullisola: cera un figlio ad attenderlo.
Elisabetta, indomita come lArianna, andò laggiù e riuscì in qualche modo a riportarlo a casa, col coraggio che solo certa gente cha.

I miei genitori? Mai una parola di gratitudine dal nipote Sergio. E non che lavessero accolto per farsi ringraziare.

Oggi, il signor Sergio Luigi ha sessantanni, è un affezionato della parrocchia, con Elisabetta ha cinque nipotini che gli girano intorno come colombe alla sagra di paese.

Va tutto bene, forse. Però ammetto che la delusione per quello che è stato con Sergio resta amara ancora oggi.

Neanche col miele riuscirei a mandar giù quel boccone.

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L’amarezza che ho nell’anima: “È da tempo che dovresti stare in collegio! Sparisci dalla nostra famiglia!” – urlai con la voce spezzata a mio cugino Dima, una volta tanto amato da bambina. Da eroe delle feste di famiglia a fonte di dolore e delusione, tra sogni infranti, bugie e tradimenti familiari – una storia vera tra ricordi d’infanzia, assenze imperdonabili e il peso dell’amarezza che non se ne va.