Nessun futuro luminoso ti attende più

“Niente più ti brilla davanti,” sussurra il vento fuori dalla finestra, mentre la pioggia scivola silenziosa sul vetro di un appartamento di Milano.

Vittorio, mi hanno promosso! la voce di Costanza si spezza in un riso traballante mentre si toglie le scarpe nellingresso. Immagina, con i bonus saranno quasi duemila euro! Evviva!

Scatta nella zona giorno, pronta a lanciarsi tra le braccia del marito, ma si ferma al passo. Vittorio è seduto sul divano. Accanto a lui, appoggiata allo schienale di una poltrona, cè la suocera la signora Piera. Un sorriso si è fermato sulle labbra di Costanza. Laria diventa densa, pesante. Le guance si accendono di un rosso improvviso è entrata come una studentessa che ha appena ricevuto un cinque doro, e ora la suocera la osserva con uno sguardo giudicante e severo.

Vittorio si solleva dal divano, ma non si mette in piedi del tutto. Piera rimane in silenzio, scrutando la nuora dalla testa ai piedi. I secondi si allungano in una pausa appiccicosa. Costanza stringe la maniglia della borsa e abbassa lo sguardo al pavimento. Dentro di lei si stringe limbarazzo: la gioia che un attimo prima traboccava ora sembra fuori luogo, infantile.

Costanza, che belle notizie! rompe improvvisa la voce della suocera, e Costanza alza la testa.

Sul volto di Piera sboccia un largo sorriso. Si avvicina alla nuora, spalancando le braccia; Costanza fa un passo incerto verso di lei. La suocera la abbraccia breve, ma forte e le dà una pacca sulla spalla.

Congratulazioni, cara! Hai fatto un ottimo lavoro!

Grazie, sputa Costanza, ancora confusa.

Vittorio si alza dal divano e si avvicina. Sul suo volto anche un sorriso, sincero e caldo.

Lo sapevo, ce lavresti fatta, la stringe intorno alla vita, tirandola verso di sé.

Piera si sposta di un passo, incrocia le braccia e scuote la testa.

Finalmente la nostra vita cambierà in meglio!

Costanza annuisce, senza sapere cosa rispondere. Le parole della suocera suonano giuste, ma vi è qualcosa di più, unombra che non riesce a cogliere.

Va bene, ragazzi, non vi intralcio, prende la borsa dal bracciolo della poltrona e si dirige verso luscita. Festeggiate, ve lo siete meritato.

Vittorio accompagna la madre alla porta. Costanza resta sola al centro del salotto. La porta cigola, e il marito ritorna. Il suo sorriso è ancora lì, ma negli occhi cè un lampo di preoccupazione.

Che cosera? si siede sul bordo del divano, fissandolo.

Che cosa? Vittorio passa in cucina e accende il bollitore.

Si alza e lo segue.

Beh, tua madre Perché è venuta?

Vittorio estrae due tazze dal mobile.

Una sciocchezza, una questione di poco, scrolla le spalle. Non farci caso.

Vittorio!

Fa un respiro profondo, poi si volta verso Costanza. Nei suoi occhi compare stanchezza.

Loro e il padre hanno preso un credito di duecentomila euro. Volevano cambiare i mobili dellappartamento. Sono venuti a chiedere un prestito perché ora non riescono a restituire.

Costanza annuisce. Il bollitore inizia a fischiare; lacqua bolle. Vittorio versa lacqua nelle tazze, infonde le bustine. Prende la sua tazza, la avvolge tra le mani, sentendo il calore diffondersi nelle dita. Dentro si insinua un presentimento sgradevole, appiccicoso, pesante. Non riesce a spiegare da dove venga, ma è lì.

E cosa hai risposto? domanda a bassa voce.

Che aiuterò quando potrò. Sai bene che ora non abbiamo soldi liberi.

Costanza annuisce di nuovo e prende un sorso di tè. Il liquido caldo brucia le labbra, ma non le dà tregua. I pensieri volano altrove, cercando di capire perché le parole di Vittorio non la confortano.

Le due settimane seguenti volano via in un lampo. Il nuovo ruolo inghiotte Costanza completamente: i compiti arrivano uno dietro laltro, il calendario si fa fitto, ma lei assapora ogni giorno. Era il traguardo che desiderava; ora, raggiunta la meta, dentro di lei sgorga una soddisfazione profonda. Torna a casa stanca, ma felice.

Quella sera Costanza esce dallufficio un po prima del solito. Fuori piove a dirotto; corre verso lauto, accende il riscaldamento, e lungo la via si ferma in un minimarket per comprare un paio di cose pane, latte, qualcosa per cena. A casa si toglie la giacca fradicia, la appende, e si dirige in cucina, sistemando la spesa.

Dieci minuti dopo suona il campanello. Asciuga le mani con un asciugamano e va ad aprire. Sulla soglia cè Piera, senza ombrello, i capelli stillati, avvolta in un vecchio cappotto. Il suo volto non mostra un sorriso.

Buongiorno, Costanza, entra. Vittorio è a casa?

No, è ancora al lavoro. Succede qualcosa?

Piera si siede sul divano, osserva la nuora dallalto in basso.

Costanza, vado subito al punto. Ho bisogno di soldi, poco diecimila euro.

Costanza resta immobile sulla soglia.

Sai che noi e il padre siamo in una situazione difficile. Il credito ci pesa, le pensioni non bastano. E tu, ora che guadagni di più, potresti aiutarci.

Il silenzio avvolge la stanza; limbarazzo si mescola alla frustrazione.

Io Piera, non ho contanti con me, inizia, ma la suocera la interrompe.

Nessun problema, trasferisci. Hai il cellulare, vero?

Costanza la guarda, capisce che contraddire è inutile. Lo sguardo di Piera è fermo, senza alcun dubbio: la nuora acconsentirà.

Effettua il bonifico. Piera annuisce e si avvia verso luscita.

Grazie, cara.

La porta si chiude dietro di lei, e Costanza resta in corridoio, rendendosi conto che la suocera non ha mai detto quando o come restituirà i soldi. Solo ha preso e se nè andata.

Lirritazione le scende dentro.

Due settimane dopo Costanza riceve la prima grande busta paga. Il numero sullo schermo del cellulare le fa spalancare un sorriso è reale. Ha guadagnato. Sulla via di ritorno passa in un negozio e compra una torta, sushi e una pizza. Vuole festeggiare con il marito, organizzare una piccola festa.

Sale al piano, apre la porta e entra. Dal salotto arrivano voci. Avanza con le borse in mano e si ferma sulluscio. Piera è seduta sul divano, Vittorio accanto, con un volto stanco.

Qualcosa è successo? chiede la nuora, posando le borse.

Piera alza gli occhi su di lei; nei suoi occhi cè disperazione e rabbia. Si avvicina un passo.

Costina, cara, siamo in difficoltà. La pensione non basta più. Il credito dobbiamo saldare entro fine mese: trenta mila euro. Non sappiamo più cosa fare. Siamo disperati

Costanza aggrotta le sopracciglia. Piera parla veloce, balbettante, quasi temendo di non venire ascoltata.

Abbiamo davvero bisogno di aiuto, Costanza. Trentamila euro non sono una montagna, vero?

Vittorio si alza dal divano.

Mamma, non ho soldi. Vorrei aiutare, ma ora non ho nulla di libero. Neanche un centesimo.

Piera guarda le borse ai piedi di Costanza, poi le sue.

Ecco, Costanza ha dei soldi, avanza di un passo verso la nuora. Vedi, ha comprato anche dei delicati. Giusto?

Costanza retrocede di un passo. La distanza ora è di pochi centimetri.

Sei una buona nuora, vero? Non lascerai la famiglia in difficoltà. Non siamo estranei, dobbiamo aiutare. Chi, se non tu?

Le parole si incastrano nella gola di Costanza. Laudacia della donna supera ogni limite.

Perché dovrei aiutare? sbotta finalmente.

Piera si irrigidisce, il suo sguardo si fa più deciso.

Perché ora guadagni di più di tutti noi. È dovere dei figli aiutare i genitori, persino sostenerli, immagina.

Sì, aiutare i genitori, Costanza fa un altro passo indietro. Ma i miei. Non i vostri.

Il viso di Piera si contorce. Si avvicina, la voce si alza.

Sono la madre di tuo marito, te lo dimentichi?! Siamo una famiglia! Devi aiutarci!

Non devo nulla a nessuno! Costanza stringe i pugni. Ho progetti, ho la mia famiglia. E, se il credito è così grande, non avrebbero dovuto prenderlo.

Piera si volta verso il figlio.

Vittorio! La senti cosa dice? Svegliati, moglie! Che impertinente!

Vittorio si avvicina alla madre. Il suo volto diventa duro.

Mamma, basta. Se ti servono soldi, chiedili a me, non a Costanza. Non le devi nulla.

Piera apre bocca, ma Vittorio le taglia la parola.

Ti accompagno fuori. Conversazione terminata.

La prende per il gomito e la conduce verso la porta. Costanza resta nella stanza, ascoltando il chiudersi della porta. Un minuto dopo Vittorio ritorna. Lei raccoglie le borse e lo guarda.

Festeggiamo?

Vittorio sorride, stanco ma sincero. Si avvicina, la abbraccia e la stringe forte.

Congratulazioni per la prima grande paga. Sei la mia genia.

Costanza si aggrappa al suo petto, chiude gli occhi. Dentro di lei la tensione si placa. Sa ormai che Piera non tornerà più a chiedere soldi. Il suo posto è al suo fianco, e questo è ciò che conta. Tutto il resto non ha più importanza.

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