NON HO MAI PRESO NULLA DI ALTRUI
Martina, già ai tempi del liceo, non sopportava ma allo stesso tempo invidiava Agnese. La guardava dallalto in basso perché i genitori di Agnese erano degli eterni bevitori, sempre persi nellalcol. Campavano facendo lavoretti qua e là, tirando la cinghia di continuo. Così Agnese andava sempre in giro mezza affamata, con vestiti consunti e un’aria sempre triste. Suo padre, nei rari momenti di lucidità, alzava le mani su di lei. Bastava una scusa: aveva bevuto troppo, aveva bevuto troppo poco, insomma, mai era giusto.
Sua madre non la difendeva mai, anzi, aveva troppa paura del marito per aprire bocca. Lunica vera luce nella vita di Agnese era la nonna. Una volta al mese, con la sua piccola pensione, la nonna dava alla nipotina una sorta di stipendio per il buon comportamento. Anche se Agnese lo sapeva, che pure a farle qualche marachella, la nonna avrebbe fatto finta di nulla e le avrebbe comunque dato quei cinque euro. Quanto amava quel giorno! Correva subito al negozio a comprare un gelato per sé e uno per la nonna, un po di torrone e qualche caramella.
Ogni volta prometteva a se stessa che avrebbe fatto durare quelle dolcezze per tutto il mese, ma in due giorni spariva tutto come per magia. E allora la nonna prendeva dal freezer il suo gelato e le diceva:
Prendilo tu, piccola mia, oggi ho un po di mal di gola.
Che strano, pensava Agnese, alla nonna fa male la gola ogni volta che finiscono le caramelle
Ma in cuor suo sperava sempre che la nonna le cedesse il suo gelato.
La famiglia di Martina, invece, era lopposto. Casa sempre piena di tutto, genitori con lavori rispettabili e ben pagati, ogni desiderio di Martina era un ordine. Sempre vestita allultima moda, le compagne le chiedevano in prestito i vestiti, e per lei non cera mai un no. Sempre sazia, coccolata, profumata di buono, sempre con nuove scarpe ai piedi.
Eppure Martina invidiava Agnese per una cosa: la sua bellezza così pura e naturale, quel modo tutto suo di entrare nel cuore della gente, quellempatia che si sentiva nellaria quando parlavi con lei.
Martina, invece, non si sarebbe mai abbassata a scambiare due parole con Agnese. Se se la trovava davanti, le lanciava unocchiata gelida che lasciava Agnese come paralizzata. Una volta, davanti a tutta la classe, Martina le urlò:
Sei proprio una sfigata!
Agnese scoppiò a piangere e corse a casa dalla nonna, raccontandole tutto. La nonna la fece sedere accanto a sé e le accarezzò i capelli:
Non piangere, Agnese. Domani di alla tua compagna: Hai ragione, sono di Dio!
E subito Agnese si sentì meglio.
Anche Martina era molto bella, ma dalla sua bellezza emanava freddezza e una certa distanza.
A scuola, il preferito di tutte era Michele:
Un birbante, sempre pronto alla battuta, aria scanzonata da chi la vita se la gode. Non si faceva scoraggiare da una bocciatura o da una nota sul registro, anzi, aveva sempre il sorriso e una battuta pronta. I professori, nonostante mandassero Michele fuori dallaula o lo tempestassero di voti bassi, gli volevano bene per la sua simpatia e il cuore grande.
Negli ultimi anni del liceo, Michele cominciò ad accompagnare Martina da scuola a casa, la mattina la aspettava puntuale allingresso, e i compagni non mancavano mai di scherzare:
Eccoli, gli sposini!
Anche i professori avevano capito che tra Michele e Martina stava nascendo qualcosa di speciale.
Dopo lultimo giorno di scuola e la festa di maturità, ognuno prese la sua strada.
Martina e Michele si sposarono in fretta e furia, perché i segni dellamore erano ben visibili E anche il magnifico abito da sposa non poteva nascondere tutto. Dopo cinque mesi nacque la loro bambina, Sofia.
Agnese, finite le superiori, si mise subito a lavoro. La nonna era mancata, e i genitori ora si aspettavano che lei portasse a casa qualche soldo. I pretendenti non le mancavano, ma non cera nessuno che le facesse battere davvero il cuore. E poi, le dava fastidio lidea di presentare quei due, sempre ubriachi, ad eventuali suoceri.
Così passavano gli anni, una stagione dopo laltra.
Dopo dieci anni…
…Davanti allo studio del Sert cerano due coppie: Agnese con la madre, Michele con Martina.
Agnese riconobbe subito Michele: era diventato un uomo di tutto rispetto, affascinante. Ma Martina che pena! Magrissima, con le mani che tremavano, lo sguardo spento di chi ha già visto troppo. E non aveva nemmeno trentanni.
Lo sguardo di Michele aveva una punta dimbarazzo nel vedere Agnese lì.
Ciao, compagna di classe le disse, abbassando la voce, chiaramente sperando di non dover raccontare la propria disgrazia davanti a lei.
Ciao, Michele. Vedo che siete nei guai. Da quanto va avanti questa storia con Martina? chiese Agnese, andando dritta al punto.
Da parecchio rispose lui con un filo di voce.
Una donna che beve è una disgrazia, lo so bene con mia madre. Mio padre, invece, se nè andato presto, lalcol lha divorato sospirò Agnese, solidale con lui.
Dopo quellincontro al Sert, Michele e Agnese si scambiarono i numeri. Giusto per non sentirsi soli con i propri problemi. Così Michele ogni tanto andava a trovarla: Tu ne sai più di me, mi dai due dritte?
E Agnese, col cuore grande, gli raccontava tutto quello che aveva imparato: come comportarsi coi parenti che bevono, le cure, cosa evitare assolutamente. Sapeva bene che sono più gli uomini che affogano nellalcol che quelli che vanno a fondo in mare
Col tempo venne fuori che Michele e la figlia Sofia vivevano già da un po da soli, mentre Martina si era trasferita dai suoi. Michele voleva proteggere Sofia dallimprevedibilità della madre.
La goccia che fece traboccare il vaso fu una sera quando Michele tornò a casa dal lavoro, trovò Martina ubriaca a terra e la piccola Sofia, appena tre anni, in piedi sul davanzale, sul punto di cadere giù dal quinto piano! Aveva visto abbastanza. Con Martina aveva davvero vissuto linferno in terra. Del resto, si sa, non entri mai fino in fondo nellanima delle persone E soprattutto, Martina non voleva nemmeno curarsi; era convinta di aver sempre tutto sotto controllo, smetto quando dico io. Ma era solo un abisso, e ci stava scivolando sempre più giù.
Così finirono per separarsi.
Una sera, Michele invitò Agnese a cena fuori. Lì, davanti a un piatto di cacio e pepe, le confessò che già dai tempi del liceo era innamorato di lei. Ma aveva sempre temuto di sentirsi respingere, poi Martina era rimasta incinta la vita li aveva travolti. Quellincontro davanti al Sert, ora, gli sembrava un segno del destino. Parlando con Agnese, finalmente sentiva di respirare.
Michele chiese ad Agnese di sposarlo, capendo che era quello il cuore a cui affidarsi. Anche Agnese, tra le righe, laveva sempre trovato speciale. Ma pensare di portare via il marito a Martina? Mai avrebbe fatto una cosa simile. Ma ora era tutto diverso: Michele era libero, e lei pure.
Così si sposarono in Comune, senza troppi clamori. Agnese si trasferì da Michele, e allinizio Sofia era un po diffidente verso quella nuova presenza in casa aveva paura che il papà adesso avrebbe diviso il suo amore. Ma Agnese la riempì di attenzioni, di tenerezza, e ben presto Sofia volle chiamarla mamma. Dopo un po arrivò anche una sorellina: Maria.
Un giorno, a casa loro, squillò il campanello. Agnese andò ad aprire, e rimase sbalordita: era Martina. La riconobbe solo dalla voce, tanto era cambiata. Lodore dalcol era fortissimo, il viso scavato da chi non trova pace.
Sei proprio una vipera, mi hai rubato marito e figlia! Sapevo che dovevo odiarti fin dallinizio! sibilò Martina.
Agnese non si scompose nemmeno un secondo. Era sicura di sé, curata, bella.
Non ho mai preso nulla di altrui. Sei stata tu a lasciare la tua famiglia senza capire nulla. E io, di te, non ho mai detto una parola cattiva. Mi dispiaci sinceramente, Martina
Senza aggiungere altro, Agnese richiuse la porta dietro di sé, lasciando fuori la vecchia ombra del passato.






