Come un usignolo attirato dal richiamo – La mia vita tra amori, delusioni e la scelta di amare fino all’ultimo respiro: da figlia segnata dal passato di un piccolo paese, tra sorelle rivali, promesse di non ripetere gli sbagli materni, un matrimonio da favola con un militare lontano dalla famiglia, caduto nel buio degli anni Novanta e nell’ombra della disperazione, la tentazione di un amore proibito con un medico sposato, per poi trovare la felicità accanto a un uomo generoso e a due figli da crescere insieme sotto una nuova stella

COME UN PASSERO SULLA CIVETTA

Ragazze, il matrimonio si fa una volta nella vita, capito? Bisogna stare con la persona amata fino allultimo respiro! Altro che andare in giro per il mondo a cercare lanima gemella, che poi ti ritrovi come una frittata smangiucchiata. E gli uomini sposati? Vietatissimi. Nemmeno provateci, che dite: Mi diverto un po, poi si vedrà Finisce che fate la fine delle pere cotte, tutte e due, e la felicità quella vera vi si nega per sempre.

I miei genitori sono assieme da cinquantanni. Mi sono sempre sembrati un esempio lampante: trovare la propria metà e tenerla stretta come la Nutella sul pane, ecco la mia regola dorata me la ripetevo quando avevo ventanni, circondata dalle amiche. Frasi sagge, regalo della nonna. E io di nonna mi fidavo ciecamente.

Le amiche mi prendevano in giro in coro:
Ma dai, Giovanna! Ti capita uno sposato e voglio vedere come lo molli tanto serenamente…
Solo che alle ragazze non ho mai confessato che mia mamma, prima di sposarsi, ha avuto mia sorella maggiore da chissà chi. Uno scandalo che ancora oggi si racconta al paese. Dopo cinque anni, eccomi arrivata io, ma stavolta in regolare matrimonio. Papà era innamorato perso di mamma, e insieme hanno superato linverosimile, lasciando pure il loro paesino per scrollarsi di dosso le chiacchiere. Così io, fin da giovane, mi sono data una regola di ferro: niente figli fuori dal matrimonio e niente uomini impegnati.

Poi la vita si sa fa sempre di testa sua.

Sofia, la mia sorellastra, non lha mai digerita questa storia. È convinta che i genitori amino me più di lei e non cè modo di convincerla del contrario. Vivi sempre con questa rivalità silenziosa: chi si prende più carezze, chi più affetto, che poi… diciamolo, una sciocchezza.

Ho conosciuto Ettore in una serata di ballo in un piccolo club. Lui allievo allAccademia Militare, io infermiera alle prime armi. Tra una polka e un tango, è stato colpo di fulmine. Dopo un mese ci siamo sposati. Ero innamorata persa: lo seguivo ovunque, come un passero che vola dietro alla civetta.

Dopo il diploma di Ettore, siamo finiti chissà dove, in una cittadina lontanissima da casa mia. Nostalgia? Tanta! E appena sono cominciate le prime litigate e incomprensioni, non avevo con chi confidarmi: mamma stava allestero, le telefonate costavano quanto un viaggio a Portofino.

Poi è nata la nostra piccola Tania. Erano gli anni Novanta, mica tempi facili. Ettore lasciò lesercito e iniziò a bere più vino che acqua. Allinizio lo consolavo, lo coprivo: Resisti, andrà meglio. Ma lui niente: Giovanna, ti capisco, ma io non riesco a fermarmi. Bevo e va tutto bene per magia.

Poi Ettore ha cominciato a sparire per giorni, poi settimane. Una volta è tornato dopo un mese, con una valigetta gonfia di banconote. Occhiataccia.
Da dove vengono, Ettore?
Che ti importa, Gio? Spendi pure, ne porterò altre! e si pavoneggiava.

Io, furbina, ho nascosto la valigetta: non si sa mai. Non ho mai toccato un centesimo.

Ettore è sparito di nuovo. Sei mesi dopo, ricompare: magro, occhi spiritati, più irritato di un cinghiale ferito.
Gio, leva tutti i braccialetti e le collanine doro: devo pagare gente pericolosa, e mi fissa da sotto.
Ma scherzi? Sono regali dei miei! Non ti do nulla, neanche se mi tagli in due.
Dai, aiutami, Giovanna! Servono davvero e si avvicina.
Spaventata, tiro fuori la valigetta: Portala via. Ce la caveremo lo stesso.

Lui lapre: Hai preso qualcosa?
Manco un euro. Non è roba nostra questa.

Tanto non basta nemmeno, sospira. Vedremo il da farsi.

Ettore quella notte mi ha regalato lultimo lampo di passione sfrenata. Io ero ancora innamorata e perdonavo tutto, come una tontarella.

Il mattino dopo se ne va.
Torni presto, Ettore?
Non lo so, Giovanna. Aspettami mi pianta un bacio e se ne vola via.
E io ad aspettare. Un anno, due…

In ospedale, intanto, un medico si chiama Domenico comincia a girarmi attorno. Peccato fosse sposato. E non era solo quello a frenarmi: mi sentivo sospesa tra cielo e terra. Sposata sì, ma mio marito era sparito oltre i monti. Nessuna notizia, niente telegrammi, zero lettere.

Arriva il Natale, qua giù cè aria di festa, tra panettoni e mandarini. Squilla il campanello. Indovinate chi trovo? Ettore.

Gli salto al collo, come una pazza:
Finalmente! Doveri finito?
Aspetta con i baci Vedi, dobbiamo divorziare in fretta. È nato mio figlio da unaltra. Non voglio che cresca senza padre Ettore ci gira attorno sulle punte.

Cado dalle nuvole. Una delusione secca come la pasta scotta. Ma cosa potevo aspettarmi? Nemmeno sbatto le ciglia.
Va bene, Ettore. Si dice che lacqua versata non si raccoglie più. Andiamo a firmare dopo le feste. È sempre stato tutto un girotondo la nostra vita.

Non vuoi salutare almeno Tania? È da unamichetta. Posso portartela se aspetti. Anche lei crescerà senza padre…
Scusa, ho fretta. La abbraccerò unaltra volta, e sparisce.

Unaltra volta non arrivò più. Ettore non ha mai più visto Tania. Quellincontro era solo una formalità. I parenti? Ormai sconosciuti.

Domenico, sentendo il mio vuoto, mi fa perdere la testa: non mi importava più nemmeno che lui avesse una moglie. Addio ai divieti, ormai ero troppo esausta per pormi limiti. Bastava uno sguardo, quattro chiacchiere, e stavo in un limbo zuccheroso durato tre anni. Poi mi propose il matrimonio.

No, Domi. Non posso costruire la mia felicità sulle lacrime di tua moglie e di tua figlia. Siamo destinati a strade diverse Avevo la gola stretta, ma almeno feci la scelta giusta.

Mi trasferii in un altro ospedale: lontano dagli occhi, lontano dal cuore, come dicono noi.

E poi è arrivato il mio destino: Vito.

Vito aveva un figlio di sette anni, Denis. La sua ex brillante, si era rifatta unesistenza altrove, lasciando il figlio in regalo a Vito. Lho conosciuto indovinate dove? ovviamente allospedale. Sempre scherzando e ridendo, mi ha conquistata senza nemmeno accorgersene.

Tania aveva otto anni, Denis sette: tutto si è sistemato come se lavesse scritto qualcuno in alto. Io e Vito: dialoghi, decisioni, niente segreti. I figli a sparpagliare gioia (e qualche emicrania) dentro casa. Che fortuna col secondo marito! Vito è la mia luce, lo proteggo come lultimo cannolo siciliano.

Siamo sposati da trentanni ormai.

E di recente, Ettore ha chiamato mia madre e le ha detto:
Una donna come Giovanna, non lho mai più incontrata…

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Come un usignolo attirato dal richiamo – La mia vita tra amori, delusioni e la scelta di amare fino all’ultimo respiro: da figlia segnata dal passato di un piccolo paese, tra sorelle rivali, promesse di non ripetere gli sbagli materni, un matrimonio da favola con un militare lontano dalla famiglia, caduto nel buio degli anni Novanta e nell’ombra della disperazione, la tentazione di un amore proibito con un medico sposato, per poi trovare la felicità accanto a un uomo generoso e a due figli da crescere insieme sotto una nuova stella