– Che bravissima donna. Cosa faremmo senza di lei? – E tu le dai solo duemila euro al mese. – Elena, le abbiamo intestato l’appartamento Nicola si alzò dal letto e si avviò piano nella stanza accanto. Alla luce della lampada notturna, strizzando gli occhi, guardò la moglie. Si sedette vicino a lei, ascoltò. – Sembra tutto a posto. Si alzò e si trascinò lentamente in cucina. Aprì il kefir, andò in bagno. Poi tornò nella sua stanza. Si sdraiò sul letto. Non riusciva a dormire: – Abbiamo novant’anni io ed Elena. Quanta vita dietro le spalle? Presto toccherà anche a noi, e accanto non c’è nessuno. Le figlie, Natalia non c’è più, non aveva ancora sessant’anni. Anche Massimo se n’è andato. Sempre a far baldoria… La nipote, Oxana, vive in Polonia da vent’anni. I nonni non li ricorda. Avrà già i figli grandi, chissà… Non si accorse di essersi addormentato. Si risvegliò al tocco di una mano: – Nicola, tutto bene? – sussurrò una voce. Aprì gli occhi. Sopra di lui, la moglie. – Che succede, Elena? – Ti vedevo lì disteso, immobile… – Vivo sono! Torna a dormire! Si sentirono i passi strascicati. Un clic in cucina. Elena Ivanovna bevve un bicchiere d’acqua, andò in bagno e tornò nella sua stanza. Si sdraiò: – Ecco, un giorno mi sveglierò e lui non ci sarà più. Cosa farò? O forse toccherà prima a me. Nicola ha già organizzato i nostri funerali. Mai avrei pensato si potessero sistemare queste cose in anticipo. Ma forse è meglio così. Chi se ne occuperebbe? La nipote si è completamente scordata di noi. Solo la vicina Ivana ogni tanto passa a trovarci. Lei ha la chiave del nostro appartamento. Il nonno le dà mille euro ciascuno dalla nostra pensione. Fa la spesa e prende ciò che serve. Noi, i soldi, dove li dovremmo mettere? E dal quarto piano ormai non scendiamo più. Nicola Ivanovich spalancò gli occhi. Dal balcone filtrava il sole. Uscì a guardare la cima verde del ciliegio. Un sorriso sul volto: – E anche quest’estate l’abbiamo vista! Andò a trovare la moglie, intenta e pensierosa sul letto. – Elena, basta malinconia! Vieni, voglio mostrarti una cosa. – Eh, non ho più forze! – si alzò a fatica dal letto. – Che hai in mente? – Su, vieni! La sostenne per le spalle fino in balcone. – Guarda, il ciliegio è verde! E dicevi: non ci arriviamo all’estate. Ed eccoci qui! – Davvero! E il sole splende. Si sedettero sulla panchina del balcone. – Ti ricordi quando ti invitai al cinema? Ancora al liceo. Anche quel giorno il ciliegio era tutto verde. – Come si potrebbe mai dimenticare? Quanti anni sono passati? – Più di settanta… Settantacinque. A lungo restarono lì, a ricordare la giovinezza. Tanta memoria si affievolisce con gli anni, anche le cose di ieri, ma la gioventù no, quella resta sempre. – Eh, ci siamo proprio persi in chiacchiere! – si alzò la moglie. – E ancora non abbiamo fatto colazione. – Elena, fammelo un tè buono stavolta! Non ne posso più di questa tisana. – Ma non dovremmo… – Solo acqua poco zucchero, facciamo un’eccezione. Nicola Ivanovich sorseggiava il debole tè, accompagnando con un piccolo panino al formaggio. Riemergevano i ricordi delle colazioni con tè forte e zuccherato. O le frittelle e le focacce. Entrò la vicina, sorridendo: – Come va oggi? – Che vuoi che vada, a novant’anni? – ironizzò il nonno. – Se scherza, allora tutto bene. Vi serve qualcosa? – Ivana, portaci della carne! – chiese Nicola Ivanovich. – Non sarebbe il caso… – Il pollo possiamo. – Va bene. Vi preparo un brodo di pollo con tagliolini! La vicina sparecchiò, lavò i piatti e se ne andò. – Elena, andiamo fuori al balcone – propose il marito. – Un po’ di sole fa bene. – Andiamo! Tornò la vicina. Si affacciò: – Vi manca il sole, eh? – Qui si sta bene, Ivana! – sorrise Elena Ivanovna. – Vi porto la crema al latte, poi preparo il brodo per pranzo. – Una vera donna d’oro – commentò guardandola andare via. – Senza di lei cosa faremmo? – E tu le dai solo duemila al mese. – Elena, le abbiamo pur lasciato la casa… – Lei non lo sa. Rimasero sul balcone fino a pranzo. Era pronto il brodo di pollo, ricco di carne e patate schiacciate. – Sempre così lo facevo a Natalia e Massimo, piccoli – ricordò Elena. – E ora, in vecchiaia, sono estranei a cucinare per noi – sospirò il marito. – Sarà il destino così, Nico’. Quando non ci saremo più, nessuno verserà una lacrima. – Basta Elena, non rattristiamoci. Un pisolino ci vuole! – Nicola, non per niente si dice: “Vecchi e bambini, vita simile…” Abbiamo tutto come i piccoli: crema, riposino, merenda. Nicola Ivanovich dormicchiò, poi si svegliò – niente sonno. Cambia il tempo, forse? Andò in cucina. Sul tavolo due bicchieri di succo, preparati con cura da Ivana. Li prese con entrambe le mani e, attento a non versare, raggiunse la moglie. Lei guardava dalla finestra, assorta. – Elena cara, che hai? – la stimolò con un sorriso – Vieni, un goccio di succo! Lei ne prese un sorso: – Nemmeno tu dormi? – Sarà il tempo. – Da stamattina non mi sento granché – Elena scosse la testa, mesto. – Sento che mi resta poco. Nico’, se succede, fammi un bel funerale. – Elena, che dici… Come vivrei senza di te? – Uno ci lascerà per primo, tanto vale saperlo. – Basta! Usciamo un po’ fuori! Rimasero fino a sera. Ivana preparò le frittelle. Mangiato, si misero a guardare la TV. Ogni sera, prima di dormire, era abitudine. I film nuovi li capivano poco. Preferivano le vecchie commedie e i cartoni animati. Questa sera guardarono solo un cartone. Elena Ivanovna si alzò dal divano: – Vado a dormire. Mi sento stanca. – Allora anche io. – Fammi guardare bene in faccia! – chiese di colpo la moglie. – Perché mai? – Così, solo per guardarti. Restarono a scambiarsi una lunga occhiata. Forse pensavano a quegli anni giovani in cui tutto era possibile. – Vieni, ti accompagno al letto tuo. Elena Ivanovna prese il braccio del marito e lentamente andarono. Lui la rimboccò con cura, poi si avviò verso la propria stanza. Sentiva un peso al cuore. A lungo rimase sveglio. Gli parve di non aver dormito affatto. Ma l’orologio segnava le due di notte. Si alzò e andò dalla moglie. Lei era sdraiata, gli occhi aperti: – Elena! Le prese la mano. – Elena, che fai! E-le-na! E all’improvviso mancò il respiro anche a lui. Tornò nella sua stanza, prese i documenti preparati, li lasciò sul tavolo. Tornò dalla moglie. Lungamente ne osservò il volto. Si sdraiò accanto e chiuse gli occhi. Vide la sua Elena, giovane e bella come settantacinque anni prima. Lei andava verso una luce lontana. La raggiunse, le prese la mano. Al mattino Ivana entrò nella camera. Erano lì, fianco a fianco. Sul volto, la stessa serena espressione. Alla fine, chiamò l’ambulanza. Il medico che arrivò li guardò, sorpreso: – Sono andati insieme. Dev’essere stato un grande amore… Li portarono via. Ivana si sedette sfinita. Lì accanto vide i documenti e il testamento a suo nome. Poggiò la testa tra le mani e scoppiò in lacrime… Mettete un like e lasciate un vostro pensiero nei commenti!

Brava donna. Cosa faremmo senza di lei?
E tu le dai solo duemila euro al mese.
Elena, le abbiamo intestato lappartamento.

Nicola si alzò dal letto e, con passo lento, andò nella stanza accanto. Alla luce della lampada notturna, con gli occhi stanchi, guardò sua moglie.

Si sedette accanto a lei, ascoltando il suo respiro. Sembra tutto a posto.

Si alzò di nuovo e a fatica si trascinò verso la cucina. Aprì il kefir, poi andò in bagno. Infine tornò nella sua stanza.

Si sdraiò nel letto. Il sonno tardava ad arrivare.

Abbiamo novantanni sia io che Elena. Quanta vita alle spalle Tra poco saremo davanti a Dio, e vicino a noi non cè più nessuno.

Le figlie Natalia ci ha lasciati troppo presto, nemmeno sessantanni aveva.

Massimo nemmeno lui cè più. Ha fatto troppa baldoria E la nipote, Oxana, vive ormai in Polonia da ventanni. Di nonni non si ricorda più. Avrà dei figli ormai grandi

Non si accorse nemmeno di essersi addormentato.

Si svegliò al tocco di una mano.

Nicola, tutto bene? la voce di sua moglie era appena un sussurro.

Aprì gli occhi. Sopra di lui cera Elena.

Che cè, Elena?

Ti vedevo così fermo, senza muoverti.

Sono ancora vivo! Vai a dormire!

Sentì i passi incerti di lei verso la cucina, poi il clic dellinterruttore.

Elena prese un bicchiere dacqua, andò in bagno e tornò nella sua stanza. Si sdraiò sul letto.

Un giorno mi sveglierò e lui non ci sarà più. Chissà cosa farò? O forse sarò io ad andarmene prima.

Nicola ha già organizzato anche il nostro funerale. No, non avrei mai pensato si potesse fare in anticipo. Ma, in fondo, meglio così. Chi ci penserebbe, altrimenti?

La nipote si è del tutto dimenticata di noi. Solo Ivana, la vicina, ogni tanto viene a trovarci. Ha una copia delle nostre chiavi. Il nonno le dà mille euro della nostra pensione. Lei fa la spesa, ci compra ciò che serve. A che servirebbero a noi soldi ormai? E poi, dal quarto piano, non scendiamo più da soli.

Nicola aprì gli occhi. Il sole si affacciava dalla finestra. Uscì sul balcone a vedere le chiome verdi dellalloro. Gli spuntò un sorriso sul volto.

Siamo arrivati anche a questestate!

Andò a trovare la moglie, che sedeva sul letto, assorta.

Elena, basta essere tristi! Vieni, ho qualcosa da mostrarti.

Ah, non ho più forze! mormorò la vecchietta appena alzandosi. Coshai in mente adesso?

Dai, vieni!

Sorreggendola per le spalle, la portò sul balcone.

Guarda, lalloro è verde! Dicevi che non avremmo visto unaltra estate. Invece eccoci qui!

Hai ragione! E il sole brilla.

Si sedettero insieme sulla panchina del balcone.

Ti ricordi quando ti invitai al cinema? Eravamo ancora alle superiori. Anche quel giorno lalloro aveva messo le foglie nuove.

Come dimenticare? Quanto tempo è passato da allora?

Più di settantanni settantacinque.

Stettero seduti a lungo, ricordando la giovinezza. Da anziani si dimentica tanto, persino ciò che si è fatto ieri ma la gioventù non si dimentica mai.

Oh, quanto chiacchieriamo! si alzò Elena. E ancora non abbiamo fatto colazione.

Elena, preparami un buon tè! Non ne posso più di queste tisane.

Non possiamo, sai che ce lo vietano.

Facciamolo leggero dai, e metti un cucchiaino di zucchero.

Nicola sorseggiava quel tè leggerissimo, accompagnando un panino con formaggio, e pensava a quando, a colazione, beveva tè forte e dolce, coi pasticcini o le frittelle.

Entrò la vicina. Sorrise:

Come va oggi?

A novantanni, che vuoi che vada? scherzò Nicola.

Se scherzi, va tutto bene. Volete che vi compri qualcosa?

Ivana, compraci un po di carne! chiese Nicola.

Ma non potete.

Il pollo sì, quello si può.

Va bene, ve lo prendo. E vi preparo un bel brodo di pollo con i tagliolini!

Ivana mise a posto la tavola, lavò i piatti, poi uscì.

Elena, andiamo sul balcone a scaldarci al sole? propose Nicola.

Sì, andiamo!

Più tardi, Ivana venne fuori sul balcone.

A vedere il sole vi trovate, eh? scherzò.

Si sta bene qui, Ivana! le sorrise Elena.

Aspettate che vi porto un po di semolino. E poi inizio a preparare il brodo per pranzo.

Brava donna pensai mentre la guardavo andare via cosa faremmo senza di lei?

Ma tu le dai solo duemila euro al mese.

Elena, le abbiamo lasciato lappartamento in eredità.

Ma lei questo non lo sa.

Rimasero così, sul balcone, fino a pranzo. E a pranzo fu proprio un brodo di pollo, con pezzetti di carne e patate schiacciate.

È il tipo di brodo che facevo sempre a Natalia e Massimo quando erano piccini, ricordò Elena.

E ora, alla fine, sono gli altri che cucinano per noi, sospirò Nicola.

Forse era scritto così, Niccolò mio. Quando non saremo più qui, nessuno piangerà per noi.

Basta, Elena, non pensiamoci. Facciamo un sonnellino!

Nicola, come dicono sempre:

“Vecchi e bambini si somigliano.”

Anche noi: brodino passato, unora di riposo, la merenda.

Si addormentò un po Nicola e poi si rialzò, incapace di dormire di nuovo. Forse era il tempo che cambiava. Andò in cucina. Sul tavolo cerano due bicchieri di succo, preparati con cura da Ivana.

Li prese con entrambe le mani e, attento a non rovesciare nulla, entrò nella stanza della moglie. Lei era seduta sul letto e guardava pensierosa fuori dalla finestra.

Che cè, Elena, sembri triste? le sorrise Eccoti il succo!

Lei prese un sorso.

Anche tu non riesci a dormire?

Il tempo è così.

Anche io, stamattina, mi sento poco bene, scosse la testa tristemente Elena. Sento che non mi resta molto. Devi promettermi una cosa: occupati di me come si deve.

Elena, che dici Come potrei vivere senza di te?

Prima o poi, uno di noi se ne andrà.

Dai, basta, usciamo ancora un po sul balcone!

Stettero lì fino a sera. Ivana cucinò le ricottine dolci. Mangiarono e si sedettero a guardare la televisione. Ogni sera prima di dormire era il loro rituale. Dei film nuovi poco capivano, così sceglievano le vecchie commedie o i cartoni animati.

Quella sera guardarono solo un cartone animato. Elena si alzò:

Vado a dormire, sono tanto stanca oggi.

Allora vado anchio.

Lascia che ti guardi bene! chiese la moglie allimprovviso.

Perché?

Solo così.

Si guardarono a lungo, forse ricordando i giorni felici della loro giovinezza, quando tutto era ancora davanti a loro.

Dai, ti accompagno al letto.

Elena prese a braccetto il marito, lentamente si avviarono.

Nicola coprì la moglie con cura, poi tornò nella propria stanza.

Aveva un peso sul cuore, gli era difficile addormentarsi.

Gli pareva di non aver dormito affatto. Ma lorologio segnava le due di notte. Si alzò e andò nella stanza della moglie.

Lei era distesa, occhi aperti.

Elena!

Le prese la mano.

Elena, che hai? Ele-na!

E improvvisamente sentì anche lui mancare il respiro. Tornò nella sua stanza. Prese i documenti preparati e li pose sul tavolo.

Tornò di nuovo dalla moglie. La guardò a lungo, poi si sdraiò accanto a lei e chiuse gli occhi.

Rivide la sua Elena, giovane e bella comera settantacinque anni prima. Lei avanzava verso una luce in fondo. Lui le corse incontro, la raggiunse, le prese la mano.

La mattina dopo, Ivana entrò nella stanza. Erano lì distesi, uno accanto allaltra. Sui loro volti la stessa espressione serena, felice.

Solo allora Ivana telefonò allambulanza.

Il medico guardò i corpi, scosse la testa:

Se ne sono andati insieme. Si saranno amati molto

Li portarono via. Ivana si lasciò cadere sulla sedia accanto al tavolo. Solo allora vide i documenti e il testamento intestato a lei.

Abbassò la testa sulle mani e pianseIvana rimase lì, il foglio tra le mani tremanti, mentre il sole filtrava sulle tazze ancora tiepide. Si asciugò gli occhi, poi sorrise, pensando alla strana, testarda dolcezza di quei due vecchi.

Sul balcone, lalloro danzava leggero nel vento mattutino, come a salutare chi aveva saputo attendere lestate ancora una volta.

Ivana uscì fuori, chiuse gli occhi e respirò: il profumo dellalloro, di brodo, di pane caldo, di memoria. In quel momento sentì che nulla, davvero nulla, era andato perso.

Accarezzò le foglie e mormorò:
Siete insieme. Vi ricorderò ogni giorno che guarderò questo verde.

Un raggio di sole illuminò la panchina vuota. Da qualche parte, lontano dalle stagioni, Nicola ed Elena passeggiavano nel loro pomeriggio senza fine, mano nella mano sotto un alloro eterno.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

5 × 1 =

– Che bravissima donna. Cosa faremmo senza di lei? – E tu le dai solo duemila euro al mese. – Elena, le abbiamo intestato l’appartamento Nicola si alzò dal letto e si avviò piano nella stanza accanto. Alla luce della lampada notturna, strizzando gli occhi, guardò la moglie. Si sedette vicino a lei, ascoltò. – Sembra tutto a posto. Si alzò e si trascinò lentamente in cucina. Aprì il kefir, andò in bagno. Poi tornò nella sua stanza. Si sdraiò sul letto. Non riusciva a dormire: – Abbiamo novant’anni io ed Elena. Quanta vita dietro le spalle? Presto toccherà anche a noi, e accanto non c’è nessuno. Le figlie, Natalia non c’è più, non aveva ancora sessant’anni. Anche Massimo se n’è andato. Sempre a far baldoria… La nipote, Oxana, vive in Polonia da vent’anni. I nonni non li ricorda. Avrà già i figli grandi, chissà… Non si accorse di essersi addormentato. Si risvegliò al tocco di una mano: – Nicola, tutto bene? – sussurrò una voce. Aprì gli occhi. Sopra di lui, la moglie. – Che succede, Elena? – Ti vedevo lì disteso, immobile… – Vivo sono! Torna a dormire! Si sentirono i passi strascicati. Un clic in cucina. Elena Ivanovna bevve un bicchiere d’acqua, andò in bagno e tornò nella sua stanza. Si sdraiò: – Ecco, un giorno mi sveglierò e lui non ci sarà più. Cosa farò? O forse toccherà prima a me. Nicola ha già organizzato i nostri funerali. Mai avrei pensato si potessero sistemare queste cose in anticipo. Ma forse è meglio così. Chi se ne occuperebbe? La nipote si è completamente scordata di noi. Solo la vicina Ivana ogni tanto passa a trovarci. Lei ha la chiave del nostro appartamento. Il nonno le dà mille euro ciascuno dalla nostra pensione. Fa la spesa e prende ciò che serve. Noi, i soldi, dove li dovremmo mettere? E dal quarto piano ormai non scendiamo più. Nicola Ivanovich spalancò gli occhi. Dal balcone filtrava il sole. Uscì a guardare la cima verde del ciliegio. Un sorriso sul volto: – E anche quest’estate l’abbiamo vista! Andò a trovare la moglie, intenta e pensierosa sul letto. – Elena, basta malinconia! Vieni, voglio mostrarti una cosa. – Eh, non ho più forze! – si alzò a fatica dal letto. – Che hai in mente? – Su, vieni! La sostenne per le spalle fino in balcone. – Guarda, il ciliegio è verde! E dicevi: non ci arriviamo all’estate. Ed eccoci qui! – Davvero! E il sole splende. Si sedettero sulla panchina del balcone. – Ti ricordi quando ti invitai al cinema? Ancora al liceo. Anche quel giorno il ciliegio era tutto verde. – Come si potrebbe mai dimenticare? Quanti anni sono passati? – Più di settanta… Settantacinque. A lungo restarono lì, a ricordare la giovinezza. Tanta memoria si affievolisce con gli anni, anche le cose di ieri, ma la gioventù no, quella resta sempre. – Eh, ci siamo proprio persi in chiacchiere! – si alzò la moglie. – E ancora non abbiamo fatto colazione. – Elena, fammelo un tè buono stavolta! Non ne posso più di questa tisana. – Ma non dovremmo… – Solo acqua poco zucchero, facciamo un’eccezione. Nicola Ivanovich sorseggiava il debole tè, accompagnando con un piccolo panino al formaggio. Riemergevano i ricordi delle colazioni con tè forte e zuccherato. O le frittelle e le focacce. Entrò la vicina, sorridendo: – Come va oggi? – Che vuoi che vada, a novant’anni? – ironizzò il nonno. – Se scherza, allora tutto bene. Vi serve qualcosa? – Ivana, portaci della carne! – chiese Nicola Ivanovich. – Non sarebbe il caso… – Il pollo possiamo. – Va bene. Vi preparo un brodo di pollo con tagliolini! La vicina sparecchiò, lavò i piatti e se ne andò. – Elena, andiamo fuori al balcone – propose il marito. – Un po’ di sole fa bene. – Andiamo! Tornò la vicina. Si affacciò: – Vi manca il sole, eh? – Qui si sta bene, Ivana! – sorrise Elena Ivanovna. – Vi porto la crema al latte, poi preparo il brodo per pranzo. – Una vera donna d’oro – commentò guardandola andare via. – Senza di lei cosa faremmo? – E tu le dai solo duemila al mese. – Elena, le abbiamo pur lasciato la casa… – Lei non lo sa. Rimasero sul balcone fino a pranzo. Era pronto il brodo di pollo, ricco di carne e patate schiacciate. – Sempre così lo facevo a Natalia e Massimo, piccoli – ricordò Elena. – E ora, in vecchiaia, sono estranei a cucinare per noi – sospirò il marito. – Sarà il destino così, Nico’. Quando non ci saremo più, nessuno verserà una lacrima. – Basta Elena, non rattristiamoci. Un pisolino ci vuole! – Nicola, non per niente si dice: “Vecchi e bambini, vita simile…” Abbiamo tutto come i piccoli: crema, riposino, merenda. Nicola Ivanovich dormicchiò, poi si svegliò – niente sonno. Cambia il tempo, forse? Andò in cucina. Sul tavolo due bicchieri di succo, preparati con cura da Ivana. Li prese con entrambe le mani e, attento a non versare, raggiunse la moglie. Lei guardava dalla finestra, assorta. – Elena cara, che hai? – la stimolò con un sorriso – Vieni, un goccio di succo! Lei ne prese un sorso: – Nemmeno tu dormi? – Sarà il tempo. – Da stamattina non mi sento granché – Elena scosse la testa, mesto. – Sento che mi resta poco. Nico’, se succede, fammi un bel funerale. – Elena, che dici… Come vivrei senza di te? – Uno ci lascerà per primo, tanto vale saperlo. – Basta! Usciamo un po’ fuori! Rimasero fino a sera. Ivana preparò le frittelle. Mangiato, si misero a guardare la TV. Ogni sera, prima di dormire, era abitudine. I film nuovi li capivano poco. Preferivano le vecchie commedie e i cartoni animati. Questa sera guardarono solo un cartone. Elena Ivanovna si alzò dal divano: – Vado a dormire. Mi sento stanca. – Allora anche io. – Fammi guardare bene in faccia! – chiese di colpo la moglie. – Perché mai? – Così, solo per guardarti. Restarono a scambiarsi una lunga occhiata. Forse pensavano a quegli anni giovani in cui tutto era possibile. – Vieni, ti accompagno al letto tuo. Elena Ivanovna prese il braccio del marito e lentamente andarono. Lui la rimboccò con cura, poi si avviò verso la propria stanza. Sentiva un peso al cuore. A lungo rimase sveglio. Gli parve di non aver dormito affatto. Ma l’orologio segnava le due di notte. Si alzò e andò dalla moglie. Lei era sdraiata, gli occhi aperti: – Elena! Le prese la mano. – Elena, che fai! E-le-na! E all’improvviso mancò il respiro anche a lui. Tornò nella sua stanza, prese i documenti preparati, li lasciò sul tavolo. Tornò dalla moglie. Lungamente ne osservò il volto. Si sdraiò accanto e chiuse gli occhi. Vide la sua Elena, giovane e bella come settantacinque anni prima. Lei andava verso una luce lontana. La raggiunse, le prese la mano. Al mattino Ivana entrò nella camera. Erano lì, fianco a fianco. Sul volto, la stessa serena espressione. Alla fine, chiamò l’ambulanza. Il medico che arrivò li guardò, sorpreso: – Sono andati insieme. Dev’essere stato un grande amore… Li portarono via. Ivana si sedette sfinita. Lì accanto vide i documenti e il testamento a suo nome. Poggiò la testa tra le mani e scoppiò in lacrime… Mettete un like e lasciate un vostro pensiero nei commenti!