…Suona il campanello… Nella mia casa irrompe mia suocera senza nemmeno salutare, spinge mio figlio e mi fissa: “Allora, cara nuora, quali segreti nascondi a tuo marito?”… “Mamma?… Cos’è successo, mamma?…” Quando Federico rientrò a casa, la casa era vuota e silenziosa. Sua moglie, Silvia, già la mattina l’aveva avvisato che sarebbe rimasta al lavoro fino a tardi per un controllo straordinario deciso dalla direzione. Entrò in cucina, diede un’occhiata in frigo – nessuna cena pronta. Federico sospirò, mise su il bollitore, preparò due panini e si sedette davanti alla televisione. Passò alcuni minuti a cercare il canale di sport, ma l’atmosfera tranquilla durò poco. Ecco di nuovo il campanello, e sulla soglia si presentò Antonina Maria, la mamma di Federico. Entrò come un uragano, senza salutare e spingendo il figlio da parte. – Federico, senti bene quello che ho da dirti ora! Me l’ha raccontato Valentina. – Cosa c’è, mamma? – chiese Federico. – Che tua moglie, Silvia, ha un altro appartamento! Lo affitta e si tiene tutti i soldi! – Mamma, non starai mica a sentire ancora quella pazza di Valentina? Quella colleziona pettegolezzi in tutto il quartiere e tu la ascolti a bocca aperta. – Sì, lo so che ogni tanto Valentina esagera, ma questa volta è vero! Perché ora l’appartamento di Silvia lo affitta la nipote della sua vicina, e paga quindici mila euro al mese, contentissima perché è un ottimo prezzo. E poi non sono i primi inquilini, lei lo affitta già da più di due anni. – Che sorpresa… – disse Federico fra sé. – Ma perché non me ne ha mai parlato? – Tra poco Silvia torna da lavoro e la interroghi tu! – decise Antonina Maria. Silvia arrivò circa un’ora e mezza dopo. In casa l’aspettavano il marito e la suocera, che aveva già preparato la cena e servito il figlio, desiderosa di sentire le giustificazioni della nuora. Quando Silvia entrò in salotto, due paia di occhi la scrutavano severi. A rompere il silenzio fu la suocera: – Allora, cara nuora, quali segreti hai nascosto a tuo marito? – Che segreti dovrei avere? – rispose Silvia. – Davvero nessuno? E l’appartamento in viale Rosselli quarantatré? – E allora? Che c’entra il mio appartamento con i segreti? – ribatté Silvia. – C’entra eccome! Lo affitti e nascondi i soldi a mio figlio! – incalzò Antonina Maria. – È vero, Silvia – intervenne Federico. – Da dove salta fuori questo appartamento? E perché non mi hai mai detto che lo affitti? Anche a me interessa sapere dove vanno quei soldi. – L’appartamento era di zia Rosa, la cugina di mia madre, che a me viene come una pro-zia… Se ricordi, Federico, te lo raccontai quando è mancata, quasi tre anni fa. Tu mi dicesti che finalmente avrei smesso di correre da lei. E quando ti chiesi una mano per il funerale, mi dicesti che avevi troppo lavoro. – Ma perché a te quell’appartamento? – chiese la suocera. – Forse perché non aveva nessun altro. Solo io la visitavo, – rispose Silvia. – E perché non hai detto nulla a Federico della tua eredità? – E perché avrei dovuto? È mia, non sua. – Ma è tuo marito! – E allora? – Fai finta di non capire! Quelli sono soldi di famiglia, e tu li spendi solo per te stessa! – Li spendo perché ne ho il diritto! L’eredità è mio patrimonio personale! E tutto ciò che produco da quella casa – che sia vendita o affitto – resta mio, non devo rendere conto a nessuno, – sentenziò Silvia. – L’anno scorso ho speso un sacco di soldi per aggiustare la macchina… – disse Federico. – E tu li tenevi da parte. Non me l’aspettavo da te. – Federico, quella è la tua macchina, non la mia. Tu la usi. Quando chiedo un passaggio, dici che sei occupato o che non ti è di strada, mi consigli di prendere un taxi. In tutto l’anno mi hai dato tre passaggi: al mercato, quando avevi dimenticato le chiavi, e una volta al pronto soccorso. Perché avrei dovuto pagare io la riparazione? – E quanto hai da parte? – chiese la suocera. – Un bel gruzzoletto, vero? – Qualcosa sì, ma non milioni. Federico, ti ricordi di avere due figlie universitarie? Quando hai mandato loro qualche soldo, l’ultima volta? – ribatté Silvia. – Loro lavorano già, – rispose Federico. – Studiano e lavorano solo un po’! Ma se dovessero mantenersi da sole, non avrebbero tempo per studiare. – E perché non lo hai detto subito che avevi ricevuto un’eredità? – insistette il marito. – Non volevo finire sotto interrogatorio, come stai facendo ora. E poi, la tua mamma è stata capace di far vendere l’appartamento alla moglie di tuo fratello minore, per prendere una casa vacanza a suo nome! – Io? Mai fatto, – si offese la suocera. – Invece sì. Oksana non può nemmeno andarci coi suoi figli senza il tuo permesso, ma a zappare negli orti sì! Ecco perché non vi ho detto niente: preferisco decidere da sola come usare la mia eredità. Per me stessa e soprattutto per le mie figlie. – Quindi terrai tutto per te? – domandò la suocera. – Sì, se voglio. E li userò per il bene mio e delle mie figlie! – E io, non conto niente? – La mia famiglia siamo io, mio marito e i nostri figli. Il resto… sono parenti, – concluse Silvia. In sostanza, Antonina Maria non riuscì a ricavare nulla dalla nuora, nonostante non si sia mai data per vinta, cercando più volte – come diceva lei – di “ottenere la sua giusta parte”. Ma con Silvia tutti i vecchi trucchi sembravano inutili: aveva trovato pane per i suoi denti. Come si dice da noi: “Chi la fa, l’aspetti…”

Suona il campanello…

Nel mio appartamento regnava la tranquillità. Mio figlio Matteo stava passando nel corridoio proprio quando mia madre, la signora Antonella Rossi, entrò come un uragano. Non salutò, anzi, spinse mio figlio di lato senza pensarci due volte.

Allora, cara nuora, racconta un po: che segreti hai tu da tuo marito?, incalzò subito appena varcata la soglia.

Mamma? Ma che sta succedendo?

Ancora mi ricordo quella serata. Quando rientrai in casa, cera un silenzio insolito. Mia moglie, Paola, mi aveva avvisato la mattina stessa che avrebbe fatto tardi al lavoro: il direttore aveva deciso per una revisione dei conti straordinaria.

Mi sedetti in cucina, aprii il frigorifero nemmeno lombra di una cena pronta. Sospirai, misi su lacqua per il tè, mi preparai due tramezzini e mi posizionai sul divano davanti alla televisione.

Dopo qualche minuto a zappare col telecomando, finalmente trovai una partita di serie A. Ma non era destino godermi la serata: sentirono bussare di nuovo, e stavolta era mia madre, Antonella Rossi. Entrò senza il minimo preavviso, buttando allaria la calma di casa.

Federico, senti cosa ho appena saputo da Patrizia! esclamò subito, agitata.

Ma cosa è successo, mamma?, le chiesi con la speranza che non fosse nulla di grave.

La tua Paola. Ha un appartamento tutto suo. Lo affitta in segreto e si tiene tutti i soldi per sé!

Mamma, ma davvero credi a tutto quello che ti dice Patrizia? Quella non fa altro che sparlare di tutti al bar e tu pure le dai retta…

Lo so che Patrizia a volte esagera, ma questa volta è vero! Perché so di chi lo sta affittando: la nipote della sua vicina. Una coppia di giovani appena sposati, pagano seicento euro al mese e sono pure contenti del prezzo! E Paola li ospita già da due anni… Fidati, non è mica il primo inquilino che cambia.

Caspita pensai tra me e me. Ma come mai lei non mi ha mai detto niente?

Quando torna da lavoro la signora, la interroghi per bene. Io comunque sono sicura: tua moglie si sta facendo il piano B. Raccoglie soldi per poi lasciarti e magari anche portarti via tutto! concluse mia madre lapidaria.

Dopo circa unora e mezza arrivò finalmente Paola, un po stanca ma sempre attenta. Mia madre non aveva intenzione di andarsene: stava aspettando il momento di lanciarsi allattacco. Intanto aveva già preparato una cenetta e rifocillato me.

Appena entrata, Paola si trovò davanti due paia di occhi giudicanti.

Cominciò subito mia madre: Avanti, cara, che segreti hai tenuto nascosti a mio figlio?

Ma veramente, nessun segreto… rispose placida Paola.

Nessuno? E l’appartamento in via Verdi, al numero ventiquattro?

Cosa c’entra il mio appartamento con i segreti? replicò mia moglie, visibilmente sorpresa.

C’entra, eccome! Lo affitti e prendi tutti i soldi senza mai dire nulla a Federico! incalzò Antonella.

Paola… questa volta intervenni anche io, Da dove spunta fuori questa casa? Non mi hai mai detto che la affittavi… E tutti quei soldi, dove sono finiti?

Paola mi guardò con calma e disse:

Lappartamento era di zia Gabriella, cugina di mia madre. Quando è venuta a mancare quasi tre anni fa, te lavevo detto. Tu stesso hai commentato: Finalmente smetterai di correre da quella vecchia signora. Quando poi ti chiesi una mano per organizzare il funerale, mi rispondesti che avevi troppo da fare in ufficio…

E come mai lo ha lasciato proprio a te? domandò mia madre, ancora più sospettosa.

Forse perché ero lunica a farle compagnia rispose Paola guardando altrove.

Ma perché non hai mai detto a Federico di questa eredità?

E che centra Federico con la mia eredità?

Ma come che centra!? È tuo marito! si alterò Antonella.

E quindi? replicò Paola.

Non fare la finta tonta! I soldi dellaffitto dovevano essere messi nel bilancio familiare, invece te li sei spesi per i fatti tuoi! sbottò mia madre.

Li ho spesi come volevo perché ne ho il diritto! Leredità è mio bene personale, e tutto ciò che ricavo che sia vendita o affitto è mio. Non ho alcun dovere di render conto a nessuno! ribatté Paola, ferma.

E io che lanno scorso ho speso due stipendi per aggiustare la macchina… Se sapevo che tu avevi i soldi potevi aiutarmi! intervenni con amarezza.

Federico, quella è la TUA macchina, non la mia. Quando ti chiedo di accompagnarmi da qualche parte, non puoi mai o mi dici di prendere un taxi! Lanno scorso mi hai portata a fare la spesa prima di Natale, poi quella volta che hai dimenticato le chiavi dellufficio e mi hai passata a prendere, e infine al pronto soccorso quando mi sono fatta male alla caviglia. Ma dovrei io riparare di tasca mia una macchina che non uso praticamente mai?

Quanti soldi hai messo da parte, allora? Forse hai già un gruzzoletto? domandò Antonella con tono velenoso.

Qualcosa cè, ma di certo non un milione. A proposito, ti ricordi che hai due figlie alluniversità? Quando è lultima volta che gli hai mandato qualche soldo? rispose Paola rivolgendosi a me.

Ma studiano e lavorano… provai a giustificarmi.

Lavoricchiano! Se dovessero davvero mantenersi da sole, non riuscirebbero nemmeno a frequentare le lezioni!

Senti, ma perché non hai detto subito della casa? insistetti.

Perché sapevo benissimo che sarebbe successo questo teatrino! E poi: lho visto proprio con i miei occhi cosa hai fatto tu, mamma, con la moglie di tuo fratello Andrea.

In che senso? domandò Antonella.

Avete rotto le scatole per un anno intero a Simona perché vendesse il suo appartamentino per comprarvi la casa in montagna. Lavete intestata a voi e ora Simona per andare lassù deve chiedervi il permesso perfino per invitare unamica a pranzo! Però, per raccogliere le patate nellorto non ce lo dovete mica chiedere…

Sei proprio egoista, Paola! sbraitò mia madre.

Imparo da voi, Antonella! ribatté mia moglie senza scomporsi.

Federico, hai sentito? Tua moglie mi manca di rispetto!

Io dico solo la verità, mamma. Vi siete precipitate tutte qui appena avete saputo della mia eredità. Per far cosa?

Dovevo dirlo a Federico! rispose mia madre.

Glielhai detto. E adesso?

Voglio che Paola smetta di nascondere i soldi e che li metta nella cassa comune!

Ma li spendo comunque per la nostra famiglia. Solo che lo decido io come. Non per la macchina di Federico e nemmeno per la manutenzione della tua casa in montagna! spiegò Paola, decisa.

Si poteva discutere insieme su come spenderli! protestò mia madre.

Ma davvero pensi che a quarantasei anni non sappia prendere decisioni autonomamente?

Però bisogna tener conto anche delle esigenze degli altri! ribatté Antonella.

Degli altri… O dei tuoi? Ecco perché non ho detto nulla: così posso spendere solo per me e per le mie figlie!

Quindi spenderai tutto da sola? chiese ancora una volta mia madre.

Esatto.

E non dividerai con tuo marito?

Se lo riterrò giusto, sì. Ma li userò solo per la mia famiglia: mio marito, le nostre figlie e me stessa. Il resto sono parenti, non famiglia!

Rimase così. Nonostante tutti i tentativi di Antonella di ottenere “la sua parte”, Paola non ha ceduto di un millimetro. Mia madre, però, non ha smesso di provarci con ogni scusa, sempre secondo lei per giustizia.

Paola però non si è lasciata smuovere. E oggi posso dire che in fondo aveva ragione: certe scelte devono essere rispettate, soprattutto quando parlano di autonomia e fiducia. Ho imparato che la vera famiglia la si costruisce nel rispetto reciproco, e che alcune questioni personali vanno lasciate davvero… personali.

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…Suona il campanello… Nella mia casa irrompe mia suocera senza nemmeno salutare, spinge mio figlio e mi fissa: “Allora, cara nuora, quali segreti nascondi a tuo marito?”… “Mamma?… Cos’è successo, mamma?…” Quando Federico rientrò a casa, la casa era vuota e silenziosa. Sua moglie, Silvia, già la mattina l’aveva avvisato che sarebbe rimasta al lavoro fino a tardi per un controllo straordinario deciso dalla direzione. Entrò in cucina, diede un’occhiata in frigo – nessuna cena pronta. Federico sospirò, mise su il bollitore, preparò due panini e si sedette davanti alla televisione. Passò alcuni minuti a cercare il canale di sport, ma l’atmosfera tranquilla durò poco. Ecco di nuovo il campanello, e sulla soglia si presentò Antonina Maria, la mamma di Federico. Entrò come un uragano, senza salutare e spingendo il figlio da parte. – Federico, senti bene quello che ho da dirti ora! Me l’ha raccontato Valentina. – Cosa c’è, mamma? – chiese Federico. – Che tua moglie, Silvia, ha un altro appartamento! Lo affitta e si tiene tutti i soldi! – Mamma, non starai mica a sentire ancora quella pazza di Valentina? Quella colleziona pettegolezzi in tutto il quartiere e tu la ascolti a bocca aperta. – Sì, lo so che ogni tanto Valentina esagera, ma questa volta è vero! Perché ora l’appartamento di Silvia lo affitta la nipote della sua vicina, e paga quindici mila euro al mese, contentissima perché è un ottimo prezzo. E poi non sono i primi inquilini, lei lo affitta già da più di due anni. – Che sorpresa… – disse Federico fra sé. – Ma perché non me ne ha mai parlato? – Tra poco Silvia torna da lavoro e la interroghi tu! – decise Antonina Maria. Silvia arrivò circa un’ora e mezza dopo. In casa l’aspettavano il marito e la suocera, che aveva già preparato la cena e servito il figlio, desiderosa di sentire le giustificazioni della nuora. Quando Silvia entrò in salotto, due paia di occhi la scrutavano severi. A rompere il silenzio fu la suocera: – Allora, cara nuora, quali segreti hai nascosto a tuo marito? – Che segreti dovrei avere? – rispose Silvia. – Davvero nessuno? E l’appartamento in viale Rosselli quarantatré? – E allora? Che c’entra il mio appartamento con i segreti? – ribatté Silvia. – C’entra eccome! Lo affitti e nascondi i soldi a mio figlio! – incalzò Antonina Maria. – È vero, Silvia – intervenne Federico. – Da dove salta fuori questo appartamento? E perché non mi hai mai detto che lo affitti? Anche a me interessa sapere dove vanno quei soldi. – L’appartamento era di zia Rosa, la cugina di mia madre, che a me viene come una pro-zia… Se ricordi, Federico, te lo raccontai quando è mancata, quasi tre anni fa. Tu mi dicesti che finalmente avrei smesso di correre da lei. E quando ti chiesi una mano per il funerale, mi dicesti che avevi troppo lavoro. – Ma perché a te quell’appartamento? – chiese la suocera. – Forse perché non aveva nessun altro. Solo io la visitavo, – rispose Silvia. – E perché non hai detto nulla a Federico della tua eredità? – E perché avrei dovuto? È mia, non sua. – Ma è tuo marito! – E allora? – Fai finta di non capire! Quelli sono soldi di famiglia, e tu li spendi solo per te stessa! – Li spendo perché ne ho il diritto! L’eredità è mio patrimonio personale! E tutto ciò che produco da quella casa – che sia vendita o affitto – resta mio, non devo rendere conto a nessuno, – sentenziò Silvia. – L’anno scorso ho speso un sacco di soldi per aggiustare la macchina… – disse Federico. – E tu li tenevi da parte. Non me l’aspettavo da te. – Federico, quella è la tua macchina, non la mia. Tu la usi. Quando chiedo un passaggio, dici che sei occupato o che non ti è di strada, mi consigli di prendere un taxi. In tutto l’anno mi hai dato tre passaggi: al mercato, quando avevi dimenticato le chiavi, e una volta al pronto soccorso. Perché avrei dovuto pagare io la riparazione? – E quanto hai da parte? – chiese la suocera. – Un bel gruzzoletto, vero? – Qualcosa sì, ma non milioni. Federico, ti ricordi di avere due figlie universitarie? Quando hai mandato loro qualche soldo, l’ultima volta? – ribatté Silvia. – Loro lavorano già, – rispose Federico. – Studiano e lavorano solo un po’! Ma se dovessero mantenersi da sole, non avrebbero tempo per studiare. – E perché non lo hai detto subito che avevi ricevuto un’eredità? – insistette il marito. – Non volevo finire sotto interrogatorio, come stai facendo ora. E poi, la tua mamma è stata capace di far vendere l’appartamento alla moglie di tuo fratello minore, per prendere una casa vacanza a suo nome! – Io? Mai fatto, – si offese la suocera. – Invece sì. Oksana non può nemmeno andarci coi suoi figli senza il tuo permesso, ma a zappare negli orti sì! Ecco perché non vi ho detto niente: preferisco decidere da sola come usare la mia eredità. Per me stessa e soprattutto per le mie figlie. – Quindi terrai tutto per te? – domandò la suocera. – Sì, se voglio. E li userò per il bene mio e delle mie figlie! – E io, non conto niente? – La mia famiglia siamo io, mio marito e i nostri figli. Il resto… sono parenti, – concluse Silvia. In sostanza, Antonina Maria non riuscì a ricavare nulla dalla nuora, nonostante non si sia mai data per vinta, cercando più volte – come diceva lei – di “ottenere la sua giusta parte”. Ma con Silvia tutti i vecchi trucchi sembravano inutili: aveva trovato pane per i suoi denti. Come si dice da noi: “Chi la fa, l’aspetti…”