RICORDO? IMPOSSIBILE DIMENTICARE!
Paola, devo parlarti di una cosa seria… Insomma, ti ricordi di mia figlia illegittima, Alessia? La voce di mio marito era ambigua, come se temesse qualcosa. Questo suo modo di fare mi metteva sempre in allarme.
Ricordarla? Impossibile dimenticare! Che succede? mi sedetti pesante sulla sedia, pronta al peggio.
Non so nemmeno da dove cominciare… Alessia mi supplica in lacrime di prendere con noi sua figlia, insomma, mia nipotina farfugliava Gino, mio marito.
E per quale miracolo dovremmo, Gino? E il marito di Alessia? Si è svegliato questa mattina con le idee confuse? ormai la faccenda mi intrigava, la tensione cresceva.
Vedi… ad Alessia non resta molto da vivere. Il marito non cè mai stato. Sua madre si è risposata anni fa con uno straniero e ora vive in America. Alessia non parla più con lei, hanno litigato furiosamente. E parenti, tranne noi, non ne ha altri. Così ci chiede aiuto Gino abbassava lo sguardo, impacciato.
E allora? Hai già deciso cosa fare? in fondo, io lavevo già capito e deciso.
Ti sto chiedendo consiglio, Paola. Se tu dici sì, allora sì sarà finalmente mi guardò, incerto.
Comodo. Tu, Gino, hai fatto i tuoi errori da giovane, e a me, Paola, tocca accollarmi le responsabilità di una figlia non mia, eh? linsofferenza per la sua debolezza mi saliva fin dentro le ossa.
Paola, siamo una famiglia. Dobbiamo decidere insieme Gino cercava di difendersi.
Adesso te ne ricordi! Ma quando saltavi nel letto con quellaltra, perché non hai chiesto il mio parere? Sono tua moglie! le lacrime mi accecarono la vista, corsi in sala, il cuore in tumulto.
…A scuola uscivo con il mio compagno Mirco, ma quando nella nostra classe arrivò il nuovo, Sandro, dimenticai tutto e tutti. Lasciai presto Mirco. Sandro mi notò subito, mi accompagnava a casa, mi baciava dolcemente sulla guancia, raccoglieva dalla piazza margherite per me. Dopo una settimana mi portò a letto, e io non dissi nulla. Mi innamorai di lui per tutta la vita.
Finimmo il liceo e Sandro dovette partire militare, in unaltra città. Lo salutai alla stazione vertendo fiumi di lacrime e stringendogli la mano fino allultimo. Per un anno ci scrivemmo lettere, fino a quando Sandro tornò in licenza. Ero al settimo cielo, non riuscivo a placare la gioia.
Sandro mi trattava come una regina: Paola, torno fra un anno, e ci sposiamo! Anche se per me, sei già mia moglie. Parole così dolci, che ogni volta mi scioglievo come un gelato sotto il sole, come della cioccolata calda in mano. Lui ripartì, e io mi sentivo una promessa sposa. Passarono sei mesi e ricevetti una lettera: mi lasciava, aveva trovato il vero amore nella città del servizio, non sarebbe mai più tornato.
In pancia avevo già il figlio suo. Ecco la promessa di matrimonio! Come diceva mia nonna: Non fidarti del grano verde, conta solo quello nel granaio.
…Quando arrivò il momento, nacque Giovanni. Mirco, il mio ex, si offrì di aiutare. E io, sbagliando, accettai: eravamo troppo coinvolti. Non pensavo più a Sandro, convinta che non lavrei mai più rivisto.
Lui scomparve, davvero, senza dare segni di vita. Ma un giorno si ripresentò. Fu Mirco ad aprire la porta, e sulluscio si parò Sandro.
Si può entrare? Sandro rimase interdetto.
Entra, se proprio devi, rispose a denti stretti Mirco.
Giovanni, sentendo la tensione, si mise a piangere e si aggrappò a Mirco.
Mirco, porta fuori Giovanni a fare due passi dissi, senza sapere che altro fare.
Mirco uscì con il bambino.
È tuo marito? chiese Sandro, geloso.
E a te che importa? Cosa vuoi qui? risposi, ancora piena di rabbia, incapace di intuirne le intenzioni.
Mi mancavi, sono venuto per te. Vedo che ti sei rifatta una vita, Paola. Hai una famiglia. Non mi aspettavi più, va bene, me ne vado. Scusa se ho turbato la vostra pace Sandro si voltò per andarsene.
Aspetta, Sandro. Perché sei qui davvero? Vuoi solo farmi stare male? Mirco mi aiuta a non sentirmi sola. E, tra laltro, sta crescendo tuo figlio da due anni provai a fermarlo, lamore che provavo per lui non era mai morto.
Sono tornato per te, Paola. Mi accetti ancora? Sandro sperava.
Vieni, ci aspettano a tavola il cuore in gola, mi sentivo avvolta da unondata di felicità. Era tornato, dunque non mi aveva dimenticata. Perché resistere?
Mirco si fece da parte di nuovo. Giovanni aveva bisogno di suo padre, non di un patrigno. Mirco si sposò poi con una brava donna con due figli.
…Passarono altri anni. Gino non riuscì mai ad amare Giovanni come figlio. Lo trattava come uno sconosciuto, convinto che fosse figlio di Mirco.
Sandro, in fondo, era sempre stato un instancabile seduttore, si lasciava tentare facilmente, e tanto velocemente si stancava. Mi tradiva ogni volta che capitava: con le mie amiche, le conoscenti, senza scrupoli. Io piangevo tutte le mie lacrime, ma continuavo ad amarlo, a difendere la nostra famiglia.
Mi era, forse, più facile che a lui. Chi ama vive sempre nellillusione felice, senza dover mentire, inventarsi storie o fingere. Amavo Gino come si ama il sole dopo un inverno lungo. A volte pensavo di lasciarlo, ma poi la notte mi rimproveravo: dove vado? E lui senza di me, sarebbe perso. Per lui ero tutto: moglie, amante, madre.
Sandro perse sua madre a quattordici anni, lei morì nel sonno. Forse per questo, nella vita, cercava sempre un affetto mai avuto, ovunque. Io gli perdonavo tutto, lo compativivo.
Una volta litigammo forte, così tanto che lo cacciai di casa. Fece le valigie e andò da una parente. Passò un mese; la causa della lite non la ricordavo nemmeno più, ma Sandro non tornava. Tocca a me, orgogliosa, andare a parlargli.
La zia rimase sorpresa a vedermi: Paola, cosa vuoi da Sandro? Ha detto che vi siete lasciati. Ora sta con unaltra. Grazie a lei, scoprii dove abitasse la ragazza e ci andai.
Buongiorno! Mi chiama Sandro? cercai di essere gentile.
Lei sorrise con aria maliziosa, e mi chiuse la porta in faccia. Andai via in silenzio.
Sandro tornò a casa dopo un anno. E nel frattempo la ragazza aveva avuto da lui una bambina, Alessia. Ho vissuto sempre col rimorso di averlo cacciato: forse, senza quel mio errore, non ci sarebbe stata lei, che si affrettò ad accalappiarsi mio marito per generare una figlia.
Divenni ancora più premurosa con Sandro, gli volevo bene, lo coccolavo di più. Noi non parlavamo mai di Alessia. Era come un argomento proibito, e sembrava che anche solo nominarla potesse far crollare la nostra famiglia come un castello di carte. Meglio tacere che rischiare.
Succede a tutti, pensavo, che da una storia di troppo nasca un bambino Ma che queste furbe non si infilino tra le maglie di mariti altrui!
E così andava la vita. Con gli anni, Sandro si era fatto più mite, remissivo, tranquillo. Le avventure erano svanite, ormai passava il tempo tra la poltrona e la TV. Giovanni si sposò presto e ci diede tre nipotini. Poi ecco la sorpresa.
Dopo tanti anni si fece viva Alessia: ci chiedeva di accogliere sua figlia.
Riflettei a lungo come spiegare a Giovanni larrivo in casa nostra di una bambina estranea. Lui non sapeva nulla delle scappatelle giovanili di suo padre
Ovviamente, prendemmo la tutela di Alina, la piccola di cinque anni. Alessia se ne andò presto, alla soglia dei trentanni. La sua tomba si coprì derba, ma la vita continuava.
Sandro affrontò Giovanni da uomo: lui ascoltò tutto, poi concluse con serenità:
I genitori fanno errori, e questi ormai sono polvere del passato. Io non giudico nessuno. E la bambina la accogliamo: è sangue nostro.
Io e Sandro sospirammo sollevati. Il nostro Giovanni è davvero un bravo ragazzo, di cuore grande.
…Alina oggi ha sedici anni. Adora il nonno Sandro, gli confida ogni suo segreto; a me dice nonna e giura di somigliarmi molto quando ero giovane. E io non posso che annuire, col cuore pieno damore.






