Bottone? Ma io lho chiamata Stellina. È corsa qui stamattina presto. Si capiva subito che si era smarrita. Poi si è accoccolata ai miei piedi. Così lho messa in macchina, poverina, per non farla gelare ha sorriso l’uomo…
Marta, ma possibile che tu sia così sfortunata? Quante volte te lho detto che Marco non fa per te! mi rimproverava mamma.
E io lì, testa bassa. Anche se avevo appena compiuto trentasette anni, mi sentivo come una ragazzina che torna a casa con un brutto voto.
In cuor mio, ero amareggiata e avvilita per me, per quella mia famiglia naufragata, e soprattutto per la mia piccola Bianca. Proprio alla vigilia della festa più magica dellanno eravamo rimaste senza papà.
Me ne vado, mi ha detto leggero Marco, quella sera. Non ho neanche realizzato subito di cosa stesse parlando.
Dove vai? ho chiesto, per abitudine, servendogli una scodella di minestrone fumante.
Marta, davvero, sei sempre sulle nuvole. Non capisci niente delle cose serie! Come ho fatto a vivere tanto con te? ha sospirato Marco alzando gli occhi al cielo.
Non ho fatto in tempo a reagire, che già spiegava tutto:
Io non ce la faccio più! E poi cè pure il tuo cane che abbaia sempre. La bambina si ammala di continuo. Nessuna passione, nessuna emozione, Marta. Ma ti sei vista? In che sei diventata? ha chiuso il suo sfogo.
Ho provato a scorgere il mio riflesso nelle ante della credenza, ma ci sono riuscita a malapena. Le lacrime mi colavano da sole, e sono rimasta lì, sola, in mezzo alla cucina.
Marco non ha mai sopportato le lacrime. Ha dato unocchiata triste al minestrone, si è alzato da tavola e si è messo a preparare la valigia…
La cagnolina Bottone, avvertendo che qualcosa non andava, ha cominciato a girarmi attorno, piagnucolando, quasi a consolarmi.
Almeno adesso dormirò tranquillo, senza quel continuo abbaiare, ha detto Marco, comparendo sulla soglia con la borsa a tracolla.
Marco… e Bianca? ho sussurrato, immaginando la delusione della nostra bimba di cinque anni che dormiva ignara nella sua camera.
Inventati qualcosa! Sei tu la madre, no? ha risposto lui, e con lultimo latrato di Bottone, se nè andato…
Quella notte sono rimasta seduta in cucina, abbracciando la mia cagnolina. Bottone mi leccava le mani, cercando di darmi conforto. Aveva capito che era successo qualcosa di molto brutto.
Per alcuni giorni non ho avuto il coraggio di raccontare tutto a mia madre. Lei telefonava spesso per sapere come andavano le cose. Io rispondevo a monosillabi che era tutto a posto e poi spegnevo subito il cellulare.
E il lavoro? Hai trovato qualcosa di decente? Guarda che se Marco ti lascia sul serio, non avrai nemmeno gli euro per vivere, sbottava mamma quando veniva a trovarmi.
Alla fine non ho resistito e sono scoppiata a piangere, raccontandole che nessuno mi chiamava per i colloqui e che Marco se nera andato già da giorni.
Mia madre si è lasciata andare a un lungo sospiro. Non si aspettava una simile svolta.
Ma che ti aspettavi da uno così? Siete stati insieme cinque anni, è nata Bianca, ma lui non ha mai pensato di sposarti, protestava mia mamma.
In fondo le dispiaceva per me e per la mia bambina.
E adesso che fai? mi ha chiesto infine.
Ho alzato le spalle:
Proverò a fare la tata allasilo di Bianca, ho risposto senza entusiasmo.
Non ci camperai mai con lo stipendio da babysitter… E poi cè anche la cagnolina da sfamare, ha concluso lei, che di animali non è mai stata entusiasta. E la piccola Bottone, che io avevo raccolto in strada, proprio non la vedeva di buon occhio.
Avrebbe voluto aggiungere altro, ma si è fermata vedendo che stavo già trattenendo a stento le lacrime.
Su, non piangere. Ti aiuterò io. Se serve, resterò con Bianca, mi ha detto cercando di rincuorarmi…
Passò così unaltra settimana.
Io, Marta Romano, nel frattempo trovai lavoro davvero allasilo. Andavamo tutte le mattine insieme io e Bianca. Lei era felice.
Mamma, non potremmo portare Bottone con noi allasilo? Così la nonna non si lamenterebbe sempre che deve portarla a spasso. E Bottone potrebbe aiutarti a lavare i piatti e ci farebbe la guardia quando dormiamo, mi diceva sorridendo Bianca.
Io ridevo e labbracciavo. Poi mi si spegneva lo sguardo ogni volta che chiedeva:
Mamma, papà tornerà presto? Riuscirà a tornare per Capodanno?
Non ho mai avuto il coraggio di dirle la verità. Le ho raccontato che papà era in una trasferta improvvisa. Ogni tanto telefonavo a Marco chiedendo di incontrarci, ma lui si giustificava con mille impegni:
Marta, lasciami stare, fammi sistemare la mia vita. Spiega a Bianca che sono un super agente segreto ed ho una missione importantissima. Tornerò fra tanto. Ecco, diceva e poi, come niente fosse, mi chiedeva se avevo visto la sua cravatta.
Dove lavrò messa? Che figura faccio a Capodanno senza? protestava chiudendo la chiamata.
Sono rimasta lì a pensare a lungo. Non sapevo come avrei passato quel nuovo anno da sola, e come spiegare tutto a mia figlia.
Accadde tutto allimprovviso. La nonna stava portando Bianca in ambulatorio. Aveva il raffreddore, ma già stava meglio. Chiacchieravano, poi da un angolo è saltato fuori Marco.
Papà! Sei tornato! è corsa Bianca ad abbracciarlo felice.
Lui si è irrigidito, poi ha provato a sorridere e ha detto piano che non sarebbero più vissuti insieme. Poi è ripartito per i suoi giri.
Se riesco, passerò ancora a trovarti, ha aggiunto.
Bianca, immobile, ha sussurrato piano:
Non venire più…
Quella sera le tornò la febbre alta. Dopo due giorni dovette venire il medico.
Bianca non voleva parlare né mangiare. E pareva non volersi neanche riprendere.
Potrebbe essere per lo stress, disse il dottore sentendo la storia del papà.
Io mi sentivo in colpa:
Dovevo spiegarle subito come stavano le cose. È sveglia, avrebbe capito… dicevo a mia madre. Lei scuoteva solo la testa…
Due giorni dopo, lennesima batosta. La nonna portava a spasso Bottone. Di fretta, senza guinzaglio. E la cagnolina, stanca di essere sgridata, si è girata di scatto ed è corsa via come il vento.
Ah, così adesso? Non mi vuoi ascoltare, eh? Va pure a congelare, poi vedi se non torni tu! sbuffava mia madre tornando su di corsa a casa, lasciando la cagnolina al suo destino.
Ma appena Bianca ha saputo che Bottone era sparita, ha smesso di bere e di mangiare. Invano promisi che avremmo ritrovato la sua amica pelosa. Bianca fu inflessibile:
Solo quando torna Bottone, mangerò, mi ha detto voltandosi contro il muro.
È tutta colpa della tua educazione, Marta. Non sai mettere regole, guarda che capricci! mi rimproverava mia madre.
La prossima volta pensa a controllare tu Bottone, mamma, invece di farmi la morale, mi sono inalberata inaspettatamente.
Eh, sentila! Io mi faccio in quattro per voi, si è offesa lei uscendo di casa…
Sono rimasta sola ancora una volta. Quella sera ho vagato a lungo attorno al palazzo.
Bianca finalmente si è addormentata. Io non ho mai smesso di sperare che Bottone tornasse da sola. Invece no. Infreddolita, sono rientrata e mi sono addormentata agitata…
La mattina dopo Bianca si è svegliata presto:
Mamma, ho fatto un sogno! Ho sognato un alberello di Natale! Lo abbiamo addobbato e abbiamo ritrovato Bottone! mi ha raccontato entusiasta.
Le ho sorriso tristemente. Sul tavolo, in salotto, avevamo solo un piccolo alberello finto. Capodanno era alle porte e ci eravamo arrangiate come potevamo.
Ma Bianca era triste e continuava: lalbero doveva essere vero e grande. Solo così, secondo lei, avrebbe ritrovato la sua cagnolina.
Quando avremo un vero albero, tornerà anche Bottone. Proprio come nel sogno! piangeva.
Ho sospirato. Comprare un abete vero non era nei miei programmi, né nel mio budget. Ho chiamato mia madre, ma lei ha rifiutato di venire:
Per te quel cane conta più della tua mamma, pensa un po! mi ha detto offesa.
Ho capito che non potevo contare su di lei. Meno male che cerano le feste e dovevo solo pensare a noi due.
Bianca stava male e non voleva alzarsi. La sera, con tutto pronto per lultimo dellanno, si è messa a singhiozzare:
Lalbero non cè, mamma. E Bottone e papà non torneranno
Le rimboccavo il pigiama, cercando di non piangere. Poi ho chiesto alla vicina, la signora Carla, di dare unocchiata a Bianca e sono corsa fuori…
Laria gelata mi è arrivata subito sul viso, i fiocchi mi giravano attorno in una danza leggera. La gente rideva e si scambiava auguri ovunque, ma io non vedevo nessuno. Cercavo Bottone con tutto il cuore.
Dove potresti essere finita, piccola mia? sussurravo camminando senza meta.
Di colpo mi sono trovata davanti a un piccolo mercatino di abeti. Un uomo robusto, avvolto in una giacca di lana, proteggeva le ultime piante. Sono rimasta incantata.
Un abete? Ecco, me ne sono rimasti giusto due. Posso farle uno sconto, ha detto energico il venditore, che aveva fretta di tornare a casa.
Chissà, magari lo aspetta una famiglia, la moglie coi tortellini, i bambini che spiano dalla finestra mi è passato per la testa.
In quel momento una coppia allegra ha comprato uno degli abeti rimasti.
Vuole il mio ultimo? Glielo porto anche a casa, mi ha detto luomo.
Ho abbassato gli occhi. Non avevo abbastanza euro con me. Neppure quelli a casa mi sarebbero bastati.
Mi sono sentita in imbarazzo. Ma ho visto che nel retro del furgone cerano dei rami caduti.
Posso prendere quei rami se non servono? ho chiesto sottovoce.
Lui mi ha guardata, poi ha sorriso e sospirato:
Certo, prenda pure. Le do una mano, e mi ha aiutato a raccoglierli.
Ho ringraziato, giustificandomi senza sapere perché:
Vede, mia figlia è malata… e sogna solo un albero vero, e la cagnolina è sparita… sembra che tutto vada storto proprio a Capodanno…
Non so perché parlavo così, ma lui ascoltava. Forse perché anche lui aveva sofferto: la moglie lo aveva lasciato da poco e il senso di solitudine lo tormentava, specie alla vigilia di una festa così.
Allimprovviso si è avvicinato un altro uomo:
Quanto per labete rimasto? ha chiesto.
Già venduto. Provi là in fondo, magari qualcun altro ne ha, ha risposto il venditore.
Io lho guardato sorpresa.
La accompagno io a casa col mio, ha sorriso infine.
Mi sono resa conto che non era poi così burbero come sembrava.
Ma non ho soldi, davvero, glielho già detto mi sono scusata.
Mi ricordo, ha risposto calmo.
Ed ecco che è successa una cosa incredibile. Cose che accadono solo in prossimità delle feste più magiche.
Ha aperto il furgone, e lì, sul sedile, ho visto Bottone che dormiva. Era avvolta in un maglione di lana, non si era subito accorta di me.
Come fa Bottone ad essere qui? sono quasi scoppiata a piangere.
Bottone? Io lho chiamata Stellina. Stamattina correva da tutte le parti qui attorno. Si capiva che era smarrita… Poi si è accucciata ai miei piedi. Così lho portata con me in macchina, poveretta, per non farla stare al freddo, ha sorriso luomo.
Si chiamava Paolo. Amava gli animali e sapeva parlare coi bambini.
Da quella sera in casa si respirava una nuova felicità, un calore tutto diverso. Forse era la magia delle feste, forse era solo destino chi può dirlo? Di certo, la nostra nuova piccola famiglia era felice. E ogni tanto, invece di Bottone, la nostra cagnolina veniva chiamata semplicemente Stellina.






