Mamma, ma sei seria? Il ristorante La Fenice? Sono almeno duecento euro a persona, per una cena!
Davide buttò le chiavi sulla mensola, che con un tintinnio rimbalzarono contro la parete. Lucia si voltò dai fornelli, dove stava girando il sugo, e notò subito come le nocche delle dita del marito si fossero fatte bianche tanto si stringeva il telefono.
Per qualche altro minuto lui restò immobile, ascoltando la madre; poi, con un sospiro soffocato, chiuse la chiamata di colpo.
Che succede?
Davide si lasciò cadere sulla sedia della cucina e fissò il piatto di patate lesse, senza rispondere. Lucia spense il fornello, si asciugò le mani sul grembiule a fiori, e gli si sedette di fronte.
Davide
Mia madre ha perso la testa. Definitivamente. Alzò gli occhi, e Lucia vi lesse un miscuglio di rabbia e impotenza da stringerle il cuore. Ti ricordi che ti avevo parlato di Guglielmo? Quello del corso di ballo?
Lucia annuì. Sua suocera, la signora Bianca, aveva accennato a questo nuovo conoscente un mese prima imbarazzata, giocherellando con lorlo della tovaglia. Sembrava una cosa tenera: vedova da cinque anni, quasi sessantenne, sola da troppo tempo; eppure eccola al circolo culturale, corteggiata da un galante ballerino di valzer.
Insomma. Davide spinse via il piatto. Lha portato alla Fenice. Tre volte in due settimane. Gli ha comprato un completo da ottocento euro. Laltro fine settimana sono stati a Venezia. Indovina chi ha pagato hotel e visite guidate?
Bianca.
Esatto. Si passò la mano sul viso. Mamma aveva messo via quei soldi per rifare il bagno, per le emergenze. E ora li spende tutti per questo uomo che conosce da appena un mese e mezzo. Una follia
Lucia rimase in silenzio, cercando le parole. La suocera la conosceva bene romantica, generosa, ingenua come una ragazzina. Una di quelle donne che, anche superati i cinquanta, credono sempre nellamore vero.
Ascolta, Davide Gli prese una mano tra le sue. Bianca è adulta. Sono i suoi soldi, le sue scelte. Lascia perdere, tanto ora non ascolta nessuno.
Ma sta facendo solo errori, uno dopo laltro!
Forse. Ma sono errori suoi, ha il diritto di farli. E secondo me stai esagerando.
Davide fece spallucce, ma non si scostò.
Non sopporto di vederla così
Lo so, amore. Ma non puoi vivere la sua vita. Lucia gli accarezzò il polso, dolcemente. Deve imparare da sola. Anche se per noi è difficile accettarlo. In fondo è sempre stata una donna in gamba.
Davide annuì con mestizia.
…Due mesi volarono via. Dei racconti su Guglielmo non si sentì più nulla la madre diradava le telefonate, parlava evasiva, come se nascondesse qualcosa. Lucia pensò che la storia fosse finita, lasciò perdere.
Perciò, quando la domenica sera il campanello suonò e sulla porta apparve Bianca, Lucia ci mise qualche secondo a capire cosa stesse succedendo.
Figli miei! Bianca entrò travolgendo il corridoio di profumo dolciastro. Mi ha fatto la proposta! Guardate, guardate!
Al dito un anellino con uno zircone microscopico. Nulla di prezioso, ma Bianca lo guardava come fosse il diamante del secolo.
Ci sposiamo! Il mese prossimo! Lui è così, così Si strinse le guance e scoppiò in una risata squillante, adolescenziale. Non avrei mai pensato, alla mia età di emozionarmi ancora così
Davide abbracciò la madre; a Lucia sembrò che, finalmente, le sue spalle si alleggerissero. Forse si erano preoccupati per niente. Forse davvero quel Guglielmo voleva solo renderla felice.
Tanti auguri, mamma. Davide si scostò, sorridendo. Te lo meriti.
E ho anche intestato a lui la casa! Siamo una vera famiglia adesso! esclamò Bianca, e il tempo parve fermarsi.
Lucia trattenne il respiro. Davide trasalì come colto da un fulmine.
Cosa cosa hai detto?
La casa. Sua suocera agitò la mano, ignara dei loro sguardi. Così si sente sicuro, sa che mi fido davvero. Lamore è fiducia, figli miei, non è vero?
Crollò un silenzio irreale; si sentiva solo il pendolo nella stanza accanto.
Bianca, Lucia si fece avanti con la voce cauta, quasi irreale hai intestato la casa a un uomo che conosci da tre mesi? Prima del matrimonio?
E allora? Bianca inarcò il mento. Mi fido, lui è onesto, è migliore di quanto pensate! So che mi giudicate male, lo so.
Noi non pensiamo niente. Lucia fraseggia piano. Però Potevi aspettare almeno fino ai documenti. Perché tutta questa fretta?
Non capite. È la prova del mio cuore! Le braccia incrociate, il volto acceso. Cosa sapete voi dellamore? Cosa sapete della fiducia?
Davide, dopo aver serrato i denti, riesce a parlare:
Mamma
Basta! Lei batte un piede per terra e Lucia vede davanti a sé non una donna matura, ma una ragazzina capricciosa. Non voglio sentire nulla! Siete solo invidiosi della mia felicità! Volete rovinare tutto!
E Bianca uscì sbattendo la porta, facendo tremare i vetri della credenza.
Il matrimonio fu una cosa sobria solo una stanza al comune, un abito riciclato, un minuscolo mazzo di margherite. Eppure Bianca brillava come se attraversasse San Marco in abito bianco. Guglielmo uomo robusto, capelli sfuggiti, sorriso dolio era perfetto. Mano sulla sedia, calice di prosecco, baci leggeri sulla mano della sposa. Il fidanzato ideale.
Lucia osservava tra un sorso e laltro. Qualcosa non tornava. Gli occhi. Quando Guglielmo guardava Bianca, le pupille gli restavano fredde, calcolatrici. Dolcezza di mestiere. Premure recitate.
Lucia però non disse nulla. Non avrebbe avuto senso: tanto nessuno avrebbe ascoltato.
Nei mesi seguenti, Bianca telefonava ogni settimana, entusiasta: snocciolava nomi di ristoranti e teatri, raccontava degli omaggi floreali del marito.
È così premuroso! Ieri mi ha regalato delle rose, senza motivo!
Davide ascoltava, annuiva, poi restava a capo basso, perduto nei pensieri.
Lucia stava zitta. E aspettava.
Un anno passò così, volando via come le rondini.
Poi, una sera, il campanello
Lucia si trovò davanti a una donna invecchiata, abbozzata nello sguardo e nelle spalle. Sua suocera portava una vecchia valigia: quella con cui era andata una volta a Venezia.
Mi ha cacciata via. Bianca singhiozzò. Ha chiesto il divorzio. La casa ora è sua. Per legge.
Lucia non disse niente. La fece entrare.
Il bollitore sibilava piano. Bianca stringeva la tazza con entrambe le mani e piangeva senza fine; lacrime discrete, rassegnate.
Lho amato davvero Ho fatto tutto per lui E invece è stato solo
Lucia la consolava, carezzandole la schiena in silenzio, aspettando che le lacrime si placassero.
Davide arrivò unora dopo. Si bloccò sulla soglia, e il viso si fece marmo.
Figlio mio. Bianca si alzò in piedi, le braccia tese. Davide, non ho più casa… Mi ospitate, vero? Prendo poco spazio. I figli devono aiutare i genitori, lo capisci…
Basta. Davide alzò la mano. Basta, mamma.
Sono al verde. Ho speso tutto. E la pensione è una miseria, lo sai bene…
Io te lavevo detto.
Cosa?
Te lho detto. Si trascinò sul divano, pesante come se portasse sacchi di pietre. Ti avevo detto di non correre. Di conoscere prima una persona. Di non intestare la casa. Ti ricordi cosa mi hai risposto?
Bianca abbassò lo sguardo.
Che non capivamo lamore. Che eravamo solo invidiosi. Me lo ricordo, mamma!
Davide provò Lucia a interrompere, ma il marito scosse la testa.
No. Che ascolti. Si rivolse a Bianca. Sei unadulta, hai scelto. Non hai ascoltato nessuno. Ora vuoi che siano gli altri a riparare i tuoi disastri?
Ma sono tua madre!
Ed è per questo che mi fa rabbia! Davide si alzò, e la voce si spezzò in grido. Sono stanco, mamma! Stanco di vederti buttare la vita nel pozzo e poi venire a chiedere aiuto!
Bianca si rimpicciolì, minuscola e disfatta.
Mi ha imbrogliata, Davide Giuro Io ci credevo, lo amavo
Così tanto che gli hai dato la casa di papà. Bravissima, mamma. Geniale. Ti ricordi che quella casa laveva comprata lui?
Perdona perdonami. Bianca piangeva ancora, sconsolata. Ero cieca, lo so. Però dammi unaltra possibilità. Mai più
Gli adulti hanno le loro responsabilità. Ora la voce di Davide era debole, fioca. Volevi poter scegliere? Adesso arrangiati. Cerca una stanza, trovati un lavoro. Vedi tu.
Bianca uscì in lacrime, e nel vano scale i suoi singhiozzi salivano come fumo.
Lucia trascorse la notte accanto a Davide in silenzio, solo stringendogli la mano. Lui non versò una lacrima. Restò a fissare il soffitto, sospirando ogni tanto.
Ho fatto bene? chiese lui allalba, col cielo che diventava rosa.
Sì. Lucia gli carezzò il viso. Dura, dolorosa. Ma giusta.
La mattina dopo, Davide telefonò alla madre e le pagò una stanza in affitto in periferia, sei mesi avanti. Fu lultimo aiuto che si sentì di darle.
Ora devi fare da sola, mamma. Da sola. Se servirà per il tribunale ti aiuteremo, certo. Ma qui no…
Lucia ascoltava questo scambio domandandosi se la giustizia sia mai veramente dolce. Che a volte, le lezioni più dure, sono le sole che servano. Bianca aveva ricevuto esattamente quanto aveva voluto nella sua cecità.
E a quel pensiero provava grande amarezza, mista a unimpercettibile pace. Eppure qualcosa le sussurrava, come in sogno, che non era davvero la fine. Che tutto, in un modo assurdo e segreto, si sarebbe sistemato.






