Oh mamma mia, Rosanna, ma ci risiamo? Ma non avevamo detto che la casa in campagna devessere un posto dove rilassarsi, per ritrovare un po di pace? Io ci vengo per respirare un po daria buona, mica per spezzarmi la schiena tra una zappata e laltra. Guarda che il mio gel per unghie è fresco fresco e poi la schiena mi fa male già solo per stare otto ore davanti al computer. Non vengo nei fine settimana per farmi venire la sciatica!
Chiara, sempre con quellaria da gran signora, si è sistemata meglio sulla poltrona a dondolo in veranda, sotto quel cappello enorme, occhiali da sole scurissimi, una mano col bicchiere di limonata ghiacciata, laltra col cellulare. Neanche uno sguardo alla suocera Rosanna che si faceva largo nellorto, con la zappa in mano, madida di sudore nonostante la mattina fosse appena cominciata.
Rosanna ha sospirato pesante, sentiva proprio il caldo che già a maggio ti spinge a volere il mare, e invece la terra urlava attenzione. Lerba usciva da tutte le parti, sembrava che nessuno la fermasse e lei stava lì a difendere le piantine di carote e barbabietole. Dietro di lei, il marito Gino avanzava a piccoli passi, a ogni colpo si piegava a stendere la schiena. Non era più un ragazzino, ma il lavoro lo portava avanti, perché lo sapeva: la terra non aspetta.
Chiaretta, guarda che non ti sto chiedendo di fare la raccolta del grano, eh Solo un po di pulizia tra le fragole. In venti minuti hai finito. Io da sola non ce la faccio, guarda che disastro. E quando viene Marco, è sempre contento se trova le fragole belle pulite.
Marco le fragole se le compra pure al supermercato se ha voglia ha borbottato Chiara, senza staccare gli occhi dallo smartphone. Ormai ci sono sempre: fragole, lamponi, anche angurie a dicembre Ma chi te lo fa fare? Dai Rosanna, questo giardinaggio per molti è roba da altri tempi, da quando non cera niente nei negozi. Ti sei mai messa a sommare benzina, fertilizzanti, il tempo che perdi, e pure lantinfiammatorio per la schiena? Ti costano oro queste carote.
Era sempre la stessa storia. Da quando Marco, unico figlio di Rosanna e Gino, si era sposato con Chiara, la casa in campagna si era trasformata in una piccola zona di guerra fredda: da una parte la vecchia scuola, per cui lorto era risparmio, salute, orgoglio di famiglia; dallaltra Chiara, figlia della città, che proprio non riusciva a capire perché lavorare la terra se si può comprare tutto impacchettato, profumato e lavato.
Intanto Marco si industriava vicino al barbecue. Cercava di non stare troppo né da una parte né dallaltra. Dispiaciuto per i genitori, che si ammazzavano di fatica, ma anche pentito di alzare polveroni con sua moglie. Conosceva bene la sua famosa espressione imbronciata, e il suo silenzio glaciale: pur di evitare polemiche, preferiva infilare guanti e lavorare di nascosto, così almeno non si litigava più di tanto. Non che a Chiara la cosa facesse piacere, anzi lo rimproverava che era lì per stare bene, non per essere sfruttato dai genitori.
Mamma, papà, lasciate stare. Ora faccio la carne, poi ci rilassiamo in giardino. Dopo, più tardi, magari aiuto un po ad annaffiare.
Innaffiare va bene, Marco, Gino alzò lo sguardo. Però lerba non aspetta, tanto vale fare da soli, Rosanna. Amen, aiutanti non ce ne sono.
Rosanna si morse le labbra, tornò sullorto e strappò lerbaccia come se volesse fargliela pagare a qualcuno. In fondo non era la fatica il problema, lei la terra la amava, era proprio il rispetto che mancava. Avevano costruito quella casa con le proprie mani, sognato un giorno di passarci le giornate tutti assieme, genitori, figli, magari anche nipoti, a lavorare e a stare bene E invece si sentiva una donna di servizio per i weekend dei giovani signori.
Lestate passava sempre così. Giugno, poi luglio caldissimo. Ogni weekend solita scena: Marco e Chiara arrivavano il venerdì sera con carne già marinata, bibite e qualche dolce. Chiara dormiva fino a tardi, poi si stendeva sul prato sul plaid a prendere il sole, mentre Rosanna faceva avanti e indietro tra orto e casa: pulizie, innaffiature, lavoro contro insetti, ripuliva tutto e poi preparava pranzi e cene per tutto il gruppo, che con laria buona viene una fame da lupi.
In cucina, Chiara non alzava un dito.
Ma Rosanna, non verrà mai così bene a me il tuo minestrone, sei una regina ai fornelli! E quei rustici alle cipolle sono poesia! e intanto allungava il bis.
Rosanna, che si scioglieva per le lusinghe, dimenticava la stanchezza e tornava a tirare fuori pentole e teglie.
Un giorno a luglio, con la frutta matura, cè stato un episodio che le è rimasto dentro. I lamponi erano unesplosione di dolcezza. Bisognava raccoglierli subito, altrimenti cadevano per terra. Rosanna aveva la pressione alle stelle, il mal di testa non la lasciava respirare.
Chiaretta, mi aiuti a raccogliere i lamponi? Mi dispiacerebbe fossero buttati Così ti preparo un po di marmellata per linverno.
Chiara storse la bocca davanti alle spine.
Ma scusa, sotto ci sono le ortiche e poi le zanzare Rosanna, se vuoi la marmellata, la compro in negozio, no? Faccio anche prima.
Ma cosa te ne fai di quella roba confezionata! sbottò Rosanna. Piena di zucchero e poco altro. Questi sono i nostri, basta mezzora! È davvero troppo?
Troppo! rispose male Chiara. Non sono venuta a fare la raccoglitrice. Se vuoi la marmellata te la fai tu. Io sto bene anche senza, mi sta meglio la linea.
Così Marco si infilò tra i cespugli di nascosto, ritornò tutto graffiato ma con il secchio pieno. Rosanna lo guardò, provò un misto di rabbia e tenerezza, e in silenzio preparò marmellate e conserve. “Le metto via pensava tanto verrà il freddo, vediamo chi avrà fatto bene i conti”.
Poi venne agosto, con la serra piena di pomodori. Una meraviglia, tra cuori di bue, costoluti, datterini gialli e neri, ognuno un piccolo capolavoro. Dopo i pomodori fu tempo di cetrioli, pepe, zucchine. Il lavoro triplicò: non solo curare lorto, ma anche cucinare e inscatolare tutto. La cucina sembrava la linea di produzione di una nonna che fa tutto in casa: barattoli in sterilizzazione, profumo di aceto, aglio e alloro ovunque.
Chiara quei giorni gironzolava attorno al tavolo dei barattoli e si leccava i baffi.
Wow, che profumo! I cetriolini sottaceto sono la fine del mondo. Marco li adora con le patate al forno. E la peperonata? Lhai fatta anche questanno? Quella dellanno scorso ce la siamo finita in una sera sola!
Fatta rispose secca Rosanna, le mani stanche e i piedi che non reggevano.
Perfetto, annuì Chiara, allora ci serve una bella scorta. Quelli del supermercato sanno solo di aceto e basta. I tuoi sono unaltra cosa.
Rosanna e Gino si scambiarono uno sguardo stanco, ma ormai sembrava tutto scontato.
Arrivò settembre e la raccolta delle patate, il vero gran finale. Era il lavoro più duro: scavare, spostare, seccare, mettere nei sacchi. Rosanna sperava almeno lì di avere aiuto. Avevano piantato più del solito, proprio pensando a tutti, anche ai ragazzi.
Ma il venerdì, al telefono, Marco parlò piano:
Mamma, questo weekend non veniamo. Chiara è stata invitata al compleanno di unamica, andiamo in un ristorante sul lago. Vedete voi O magari rimandiamo tutto alla prossima?
La prossima danno pioggia, Marco rispose piano Rosanna. Le patate non aspettano, marciscono.
Ma chiamate qualche aiuto, vi mando i soldi in banca. Trovate qualche vicino.
Ma i vicini avevano il loro da fare, e si dovettero arrangiare da soli. Furono due giorni massacranti. Gino scavava, Rosanna raccoglieva, si fermavano ogni tanto solo per prendersi una camomilla o mettere un po di crema sulla schiena. Alla fine di domenica sera i sacchi erano venticinque, di patate gonfie e belle. Più carote, barbabietole, zucche e tutto il resto. La cantina era piena di conserve, dalle verdure sottolio alle marmellate.
Due settimane dopo, finite tutte le fatiche e ormai con il fresco dellautunno, Marco e Chiara tornarono, pieni di vitalità, coi cassoni vuoti e pronti a fare il carico.
Buongiorno a tutti! Chiara sembrava appena tornata dalla spiaggia, allegra e pimpante. Allora, pronti a chiudere la stagione? Noi siamo venuti a ritirare i frutti del raccolto. Marco, porta giù le cassette che facciamo il pieno.
Entrò in casa, aprì il frigo, addentò una mela e già pianificava:
Che mele, Rosanna! Ce ne servono cinque cassette, così le metto in terrazza. E tre o quattro di patate, per passare linverno tranquilli. I barattoli ce li scelgo io, eh! Ce ne servono di cetriolini, pomodori a volontà, peperonata e la marmellata, visto che lhai fatta!
Rosanna dalla finestra osservava, sentendosi raggelare dentro. Le tornavano in mente il sole che picchiava, i moscerini tra i rami, il mal di schiena di Gino. E pensava a Chiara che ridacchiava in veranda, con la limonata e la polemica sulle spese dellorto.
Gino, vieni qui un attimo chiamò a bassa voce.
Gino si avvicinò.
Hai visto?
Sì, ho visto, rispose.
Che facciamo?
Decidi tu. È il tuo lavoro, la tua fatica.
Rosanna si sistemò meglio il foulard, uscì in cortile decisa. Marco proprio in quel momento si avviava al deposito degli attrezzi, Chiara dava ordini.
Marco, fermati disse Rosanna ad alta voce.
Lui si bloccò, la madre non aveva mai parlato così. Chiara aprì la bocca, sorpresa.
Che succede, mamma? Le chiavi della cantina sono là in cucina, le prendo io.
Non serve nessuna chiave, Rosanna tranquilla. E le vostre cassette potete riportarle in macchina, vuote.
In che senso? Chiara spalancò gli occhi. Siamo venuti a prendere gli alimenti, linverno è lungo!
Proprio per questo, replicò Rosanna, come dice quella favola: chi non lavora, non mangia. Ricordi la cicala e la formica?
Ma dai, mamma, che vuoi dire? Marco pensava stesse scherzando. Ce nè tanto, lha detto anche papà, tutto quello che serve!
Sì, il raccolto è stato ottimo. Ma è tutto nostro. Io e papà labbiamo seminato, curato, annaffiato, raccolto. Le conserve le ho fatte io. Non vi do nulla, né patate né barattoli.
Ma siamo una famiglia! Chiara stava andando su tutte le furie. Cosa fai, neghi il cibo a tuo figlio? Cosa te ne fai di tutta sta roba? Ti marcisce tutto! Non le mangerete mai tutte voi due!
Se marciranno sarà colpa mia. O le darò a qualcuno che ci ha aiutato davvero, non a chi è venuto solo a festeggiare il compleanno. A voi non lascio niente.
È una questione di principio, eh? Vuoi punirci?
Non è punizione, Chiara. È giustizia. Hai passato lestate a ripeterci che lorto è una fatica inutile, che al supermercato si trova tutto. Ecco, è arrivato il vostro turno. Andate pure a comprare la verdura, i cetrioli, le carote. In bustina, lavate, perfette.
Ma quelli del supermercato fanno schifo! sbottò Chiara. I tuoi sono buoni!
Quelli buoni si conquistano col sudore aggiunse Gino, uscendo dalla porta e alzando la voce. E tu, figliola, neanche li hai guardati questi campi. Nemmeno le more hai voluto raccogliere! E ora arrivi come se fossimo un discount. Non ci siamo.
Marco era paonazzo, a disagio. Sapeva che i genitori avevano ragione. Ricordava bene tutte le scuse, tutte le mezze bugie dette pur di rimanere senza pensieri.
Mamma, papà Scusatemi, disse sottovoce. Avete ragione. Non ve lo meritate. Dai, Chiara, andiamo via.
Io non vado da nessuna parte! Chiara sbatté il piede. È assurdo! Marco, ma insomma! Tua madre è diventata tirchia allimprovviso! Vergogna! Lo racconto a tutti che non si trova peggio!
Basta parlare! Marco si infuriò così tanto che perfino i gatti in giardino scapparono. In macchina, subito!
Chiara ammutolì, lanciò il torsolo della mela sul prato e, serissima, risalì sullauto sbattendo la portiera.
Marco si avvicinò ai genitori.
Mi dispiace, davvero disse ancora una volta. Non sono stato un buon figlio. Avete ragione voi. Ci vediamo.
Va, Marco, Rosanna lo abbracciò, con la voce rotta. Ma cerca di capire: accettare senza mai dare qualcosa in cambio non va bene, in nessun rapporto. Amore vuol dire anche rispetto per quello che fa laltro.
Marco annuì, li salutò forte, prese la macchina e se ne andarono.
Cadde il silenzio nella casa, solo il vento muoveva le foglie gialle.
Sai, Rosanna disse Gino, stringendola a sé forse siamo stati duri. Ma era lunico modo.
Eh sì, Gino. Altrimenti certi non imparano mai che il pane non cresce sugli alberi.
Passarono settimane, mesi. Nessun contatto, se non qualche chiamata fredda di Marco per sapere come stava il padre. Chiara silenzio assoluto.
Arrivò il vero inverno, con la neve, e Rosanna e Gino si trasferirono in città. La dispensa in balcone e in garage era una soddisfazione: patate saporite, cetrioli croccanti, peperonata così dolce
A metà dicembre, alla vigilia di Natale, suonarono al campanello. Rosanna guardò dallo spioncino: Marco, da solo, con una busta e un mazzo di fiori.
Ciao mamma. Posso entrare?
Certo che puoi. Gino, cè Marco!
Si sedettero a tavola, tè caldo e la famosa marmellata di lamponi. Marco aveva perso peso, era più maturo.
E Chiara? chiese timida Rosanna.
Al lavoro. È stata arrabbiata a lungo. Ma Marco arrossì Sa mamma, abbiamo preso le patate al supermercato, quelle in rete. Lesse, sembravano sapone. E i cetrioli in barattolo, cinque euro e non si mangiavano. Laceto copriva tutto, li abbiamo buttati.
Rosanna taceva, intanto versava altro tè.
Le ho detto: Vedi Chiara? Questo è il risultato del tuo relax. Abbiamo discusso tanto, ma ieri ha detto: forse abbiamo sbagliato. Ci siamo comportati male. I tuoi si sono fatti in quattro, noi non abbiamo aiutato mai. E allora abbiamo deciso
Marco tirò fuori una busta.
Mamma, papà. Qui ci sono dei soldi. Abbiamo fatto i conti Al prezzo dei prodotti da un agricoltore vero. Patate, conserve Prendete questa come una specie di risarcimento, per non aver aiutato. Vorremmo almeno comprare da voi qualcosa. Davvero.
Gino stava quasi per protestare, ma Rosanna gli mise una mano sul braccio.
Va bene, Marco disse con calma. Lo accettiamo. Ma non è per la verdura: è come se fossero la vostra parte per i semi, la serra, le spese dellanno prossimo. È il vostro contributo.
Si alzò, andò al suo mobile dove teneva la riserva per le grandi occasioni e preparò una borsa piena.
Gino, aiutami. Diamo ai ragazzi un po di roba buona.
Caricarono a Marco una borsa piena: cetrioli sottaceto, pomodori pelati, peperonata per Chiara, un vasetto di funghi, un sacco di patate, carote.
Grazie Marco li guardò emozionato. E con Chiara abbiamo deciso: a maggio veniamo tutti e due. Giuro, niente sole, solo orto. Io sistemo la serra, ho già scelto il policarbonato. E Chiara si prende cura dei fiori e delle insalate. Ha detto che le unghie si rovinano meno coi guanti, se ci tiene davvero.
Bravo ragazzo Gino gli sorrise. Così si fa famiglia vera: si lavora insieme, poi la grigliata è ancora più buona.
Quando Marco se ne fu andato, Rosanna guardò la neve e sentì un gran peso cadere dal cuore. Avevano capito la lezione. Adesso sapeva che la prossima estate sarebbero tornati tutti insieme. Avrebbero lavorato insieme, riso insieme E i sapori sarebbero stati migliori che mai, perché ognuno avrebbe aggiunto un pezzetto di sé.
Quellinverno, sulla tavola di Marco e Chiara troneggiava una delle sue conserve. Chiara, davanti ai funghi sottolio, per la prima volta non disse solo buonissimi, ma sospirò:
Marco, lanno prossimo piantiamo più zucchine? Ho una ricetta per la crema di zucchine, sembra meglio di quella comprata. La facciamo insieme.
E quella, secondo me, è stata la vera vittoria per Rosanna, come le ha raccontato proprio Marco.
Dimmi un po: tu cosa ne pensi? Sei daccordo con Rosanna, o credi che sia stata troppo dura? Fammi sapere, dai!






