Mamma, ti prego, solo per qualche giorno. Non so più che fare. Luca è ammalato, devo andare al lavoro, lasilo è chiuso. Solo per qualche giorno, davvero, mi ha detto Loredana, la voce carica di tensione, stanchezza e disperazione.
Ho accettato subito, senza pensarci. Come potevo rifiutare? Era il mio nipotino. Gianluca, quattro anni, pieno di energia e sempre col sorriso. Ho pensato: Che problema può esserci? Un paio di giorni, forse una settimana, me la caverò.
Ma la settimana è passata, poi unaltra. Loredana ha smesso di dire solo per un attimo e ha cominciato a chiedere ancora un po. Nel frattempo Luca è finito in ospedale, è tornato a casa, ma era troppo debole per prendersi cura del bambino.
Loredana faceva gli straordinari, rimaneva fino a tardi in ufficio, non rispondeva al telefono. Ogni giorno sentivo che non era più un favore. Era un nuovo capitolo della mia vita, e nessuno mi aveva chiesto il permesso.
Gianluca è un bambino doro, ma la sua cura è come un lavoro a tempo pieno. Svegliarsi nel cuore della notte perché ha sognato un mostro. Preparare la colazione con esattamente tre fragole e niente di verde.
Correre al parco, leggere favole, giocare ai dinosauri, mille domande al giorno. E io ho 63 anni. Le ginocchia non sono più le stesse, la schiena mi duole, e non dormivo bene da settimane.
Mi sentivo esausta, ma anche diversa. Quella casa, dove dal decesso di mio marito regnava solo il silenzio, si è riempita di vita. Giocattoli sotto il tavolo, risate sul pianerottolo, le sue piccole manine che mi avvolgevano il collo.
Nonna, sei la migliore al mondo, mi sussurrava allorecchio mentre si addormentava. E lo sentivo davvero. Sentivo di essere utile, di non essere più solo una anziana pensionata con un appartamento vuoto.
Loredana chiedeva sempre meno se ce la facevo, e più spesso assumeva che sì. Mamma, non so cosa farei senza di te, mi diceva al telefono. Ma nella sua voce cera più sollievo che gratitudine, come se avesse scaricato da le spalle un peso che non voleva più riprendere.
Un giorno le ho chiesto: E quando lo prendi?. È rimasta in silenzio, poi ha risposto: Ora con Luca è davvero difficile, ha la riabilitazione, io faccio doppi turni non è il momento, va bene?
Ho capito allora che solo per qualche giorno non esiste più. Non cè più un piano che mi riporti alla mia vita tranquilla. Nessuno mi chiederà più il permesso di tornare a quella vita. Sono diventata semplicemente la soluzione al problema.
Dentro di me però qualcosa era cambiato. Non ero più solo stanca, ero arrabbiata, provavo rancore. Per tutta la vita sono stata quella che aiuta sempre, non si lamenta, prende tutto sulle spalle. Per Loredana avrei fatto di tutto e lho fatto. Ma lei se lo vede?
Ho iniziato a dire no. Prima a piccoli passi. Oggi non usciamo, sono stanca. Stasera ho un aperitivo con le amiche, Gianluca dormirà da solo. Poi ho detto apertamente: Ho bisogno che tu ti occupi di una parte dei compiti. È tuo figlio.
Non è stato facile. Ci sono state lacrime, accuse, il dubbio che fossi egoista, che lei non ce la facesse, che un tempo le cose erano più facili. Ma sapevo che se non mi ponevo ora, sarei rimasta con quel bambino per mesi, forse anni. E io ho anche io la mia vita, i miei sogni, anche se non più giovanissimi. Ho diritto al riposo, al ruolo di nonna, non di madre surrogata.
Oggi Gianluca passa i weekend con me. Adoro questi momenti. Giochiamo a carte, prepariamo biscotti, guardiamo i cartoni. La sera mettiamo insieme i puzzle o costruiamo città con i mattoncini, che lui chiama il nome del nostro vecchio cane.
Ride, si aggrappa a me e mi dice: Nonna, sei la più dolce al mondo. In quei secondi sento il cuore pieno, sento di essere davvero importante per lui ma a modo mio.
Quando arriva la domenica sera, Loredana lo riprende con un sorriso, a volte stanco, ma senza più pressione. Ha capito che non sono il suo obbligo, né un aiuto gratuito a ogni chiamata. Ha capito che, sebbene sia madre e nonna, è anche una persona, con bisogni e limiti. Che non posso né voglio portare il mondo intero sulle spalle.
In quel mese ho imparato una lezione fondamentale: lamore non è solo dare. È anche saper dire basta. Perché se non poniamo i confini, nessuno lo farà per noi.
Se non diciamo che siamo stanchi, che abbiamo bisogno di sostegno, di riposo, di spazio, tutti continueranno a prendere sempre di più, finché non rimarrà più nulla del nostro vero sé.
Non porto rancore verso Loredana. So che è stata dura per lei, che non aveva cattive intenzioni. Ma ho passato tutta la vita a insegnarle che la mamma deve sempre farcela, che non può mostrarsi debole. Solo ora, dopo tanti anni, impariamo nuovi rapporti, adulti, basati non sul sacrificio, ma sul rispetto reciproco.
Stasera, chiudendo la porta di Gianluca, mi siedo nella poltrona con un tè e ascolto il silenzio. Non è più doloroso, non è più opprimente. Ora è il mio silenzio, la mia vita. Diversa, forse più solitaria, ma più consapevole, matura. È la mia.
Non so cosa verrà. Forse dovrò ancora aiutare, forse la vita mi metterà di nuovo alla prova. Ma una cosa è certa: non permetterò più a nessuno di decidere per me chi devo essere. Nonna? Sì. Una nonna affettuosa, presente, importante. Ma non al posto di me stessa. Insieme, con me.






