Tutto ciò che accade, accade per il meglio Inga Vittorovna, madre di Vlada, ha cresciuto la figlia a propria immagine e somiglianza, pretendendo da lei sempre obbedienza e perfezione. “Per raggiungere i miei stessi risultati – ripeteva severa – devi seguire la strada che ti indico, senza mai deviare. Mi hai capita, vero?” Vlada, che amava profondamente la madre, cercava in tutto di accontentarla, anche a scapito di sé stessa. Così, tra perfezionismo, sacrifici e il desiderio di non deludere la famiglia, si diplomò con il massimo dei voti e fu ammessa all’università della propria città, come imposto dalla madre. Ma il destino aveva altri piani: la passione per un ragazzo incontrato fra i corridoi dell’ateneo, il matrimonio precoce, e infine una dolorosa separazione. Provata, Vlada decide di ribellarsi alle aspettative e al controllo materno, lasciando lavoro e famiglia. Una banale caduta per strada, però, le fa incontrare Eugenio, un giovane premuroso che la aiuta senza esitazione. Tra piccoli gesti di gentilezza e nuove scoperte, Vlada trova il coraggio di scegliere la propria felicità: si sposa di nuovo, diventa madre e, alla domanda su come abbia trovato un marito così speciale, sorride e risponde: “Mi ha raccolta sulla strada…”. Una storia che ci ricorda: in fondo, tutto ciò che accade, accade davvero per il meglio.

Tutto quello che succede, succede per il meglio

Ines Vittoria era una mamma modello a modo suo: aveva plasmato sua figlia Lucia secondo la propria immagine, e la ragazza la seguiva docilmente in tutto. Ines si considerava una donna forte e di successo, quindi pretendeva che Lucia seguisse i suoi consigli con la precisione di un orologio svizzero.

Lucia, diceva severa Ines Vittoria, per arrivare dove sono arrivata io, devi camminare sul percorso che ti indico. Niente deviazioni, capito? Spero che tu abbia imparato la lezione per sempre.

Sì, mamma, rispondeva Lucia con la voce da agnellino.

Lucia voleva bene alla sua mamma, quindi cercava di non deluderla e si sforzava di ascoltarla sempre. Del resto, Ines sognava una figlia incarnazione di Miss Perfezione italiana. Ma quanto più Lucia cresceva, tanto meno riusciva a stare al passo.

Considerando che era pur sempre una bambina, Lucia finiva spesso per sporcarsi o rompere qualcosa, inciampare, o cadere. Però a scuola, ecco, lì era la numero uno. Perché sapeva che una sufficienza per sua madre sarebbe stato una tragedia degna della Scala.

Lucia, vergogna! Come hai potuto prendere un sei? Non ci rispetti, me e tuo padre? Ti prego, non ci umiliare così. Aggiusta subito!

Va bene, mamma, mormorava docile la figlia, e magari provava abbozzare una timidissima protesta: Dai mamma, è solo un sei, capita

Non importa Lucia! Devi essere la migliore, sempre più intelligente di chiunque altro, sentenziava Ines.

Lucia ci rimaneva male, ma si dava subito da fare per trasformare quel sei in un dieci. Ovviamente finì il liceo con il massimo dei voti e la lode non poteva essere altrimenti. Ines schioccò la lingua e si mostrò soddisfatta quando la figlia entrò alluniversità senza nemmeno sudare.

Brava, figlia mia, sono fiera di te, disse perfino un giorno, devi continuare così.

Ines Vittoria aveva unimpresa edile tutta sua, un lavoro non da donne, dicevano. Ma lei teneva tutto sotto controllo con talmente tanto piglio che persino alcuni imprenditori uomini restavano sorpresi dalla sua determinazione da carro armato. Perciò era convinta che dopo luniversità la figlia avrebbe lavorato con lei, ovviamente.

Lucia, naturalmente, sognava di liberarsi dal controllo materno, di respirare un po di libertà e magari studiare in unaltra città. Illusa

Lucia, devi restare sotto il mio sguardo attento, tagliò corto la madre, ma dove credi di andare? Abbiamo la nostra università qui, che bisogno cè di scappare lontano?

A Lucia non restava che piegarsi. Al terzo anno di università, Lucia perse la testa: si innamorò sul serio. Aveva avuto qualche uscitina con ragazzi, persino di nascosto dalla madre, ma nulla di serio.

Giorgio, occhi chiari e sorriso irresistibile, le aveva rubato il cuore. Studiava anche lui al terzo anno, ma in unaltra facoltà. Lucia continuava ad essere una studentessa modello, mentre Giorgio non brillava certo per i voti, odiava le tesine peggio delle zucchine bollite. Un giorno la bloccò in corridoio alluniversità:

Lucia, mi dai una mano con la tesina? Sono nei guai

Certo, ti aiuto volentieri, rispose lei con entusiasmo stellare, perché Giorgio le piaceva un sacco.

Da quel momento Lucia cominciò a scrivere tesine per lui: e lui le pagava con un po di amore, lasciandosi amare e portandola al cinema o a mangiare una pizza.

Ines Vittoria fiutò subito il marcio, come tutte le mamme con lantenna radar, e la mise alle strette:

Lucia, ti sei innamorata, vero?

Ma come fai a saperlo? sbottò Lucia.

Ce lhai scritto in faccia, replicò la madre. Portamelo qui, voglio vedere che tipo è, questo fenomeno.

Lucia invitò Giorgio a cena, i genitori lo conobbero, perfino Ines non trovò nulla da ridire (e già questa era una notizia). Quando il ragazzo se ne andò, la madre tuonò:

Ma Lucia, per favore. Quello ti sta solo usando. Non è sveglio, due parole e ha già finito il dizionario. Che ci hai trovato?

Non è vero, mamma, stavolta Lucia tirò fuori la voce. Giorgio è determinato, legge un sacco, ama la storia. Certo, forse non ha il tuo caratteraccio, ma non possono essere tutti come te! Poi è giovane, crescerà.

Lucia, fidati, lui non fa per te, insisteva Ines con laria di chi sapeva tutto.

Lucia fece vedere che aveva un po di carattere:

Mamma, scusami, puoi dire quello che vuoi di Giorgio, ma io lo amo e continuerò a stare con lui.

Ines rimase interdetta e agitò la mano in segno di rassegnazione:

Vedrai che ti pentirai, il tuo Giorgio è una persona piatta.

Lucia però andò dritta: si laureò, poi sposò Giorgio. Finalmente poteva gustarsi la soddisfazione di veder smentita la madre.

E la vita? La vita vuole che, spesso, chi andava a scuola per miracolo, alla fine fa più strada di chi era un genio dei libri. Così fu per Giorgio: dopo la laurea trovò un ottimo lavoro, mentre Lucia finì lo stesso a lavorare sotto le ali (un po di ferro) di mammà.

Giorgio aveva un trilocale tutto suo, regalo dei suoi nel periodo universitario. Così, dopo il matrimonio, Lucia si sentiva finalmente libera dal controllo materno. Ma pensava troppo presto: sua madre la fece assumere nella sua azienda.

Un giorno Giorgio tornò a casa con aria importante:

Luci, mi hanno promosso: sono diventato responsabile di reparto. Ho ancora il periodo di prova, ma sarò allaltezza.

Detto, fatto: tre mesi dopo il contratto era definitivo. Giorgio, però, non sopportava di vedere sua moglie, laureata con il massimo dei voti, stare sotto la madre:

Lucia, lavorando con tua madre non farai mai nulla di tuo. Devi smettere di farti comandare, prendere coraggio! Vuoi passare la vita in ginocchio davanti a lei? Ti schiaccia come una scatoletta di tonno, la tua mamma Svegliati!

Lucia ci restava male, ma in fondo aveva ragione. Alla lunga, però, Giorgio si stancò di ripeterlo e diventò più silenzioso e freddo, il che a Lucia quasi stava bene: almeno taceva.

Passò un altro anno. Un bel giorno, Giorgio arrivò a casa e, con tono da fine novella, mormorò:

Lucia, ho conosciuto unaltra donna. La amo. Me ne vado. Lei è tutto quello che tu non sei.

Lucia, per la prima volta, perse la testa davvero: gridò come una pazza, lanciò il telefono contro il muro, strappò due camicie e spaccò un piatto da antipasto. Poi si calmò.

Giorgio la guardò perplesso e disse solo:

Vedi? Avevi un po di fuoco dentro, peccato averlo scoperto solo ora Poi se ne andò.

Ti odio, ti odio! urlò Lucia. Fece la valigia, prese un monolocale in affitto e sparì.

A sua madre, Lucia non disse niente, ben sapendo cosa avrebbe sentito. Per un mese abbondante riuscì a nascondere la verità, ma poi Ines la sgamò al volo con locchio da gufo:

Lucia, che cè che non va? Hai la faccia da calamità naturale, cè qualcosa che non mi dici? Problemi con tuo marito?

Di cosa parli? No, problemi zero, anche perché non ho più un marito.

Madonna santa, lo sapevo! Ti ha piantata! Da quando?

Da aprile.

E zitto sei stata fino adesso?!

Lucia sospirò, ascoltando la solita valanga di negatività su Giorgio, sulla sua scelta e su di lei stessa.

Te lavevo detto! Almeno non sei rimasta la sua schiavetta, meno male che non avete fatto figli. La prossima volta ascolta i miei consigli! Hai capito?

Mamma, tutto quello che succede, succede per il meglio, rispose Lucia, si alzò e aggiunse: E ora basta, non lavoro più con te. Mi sono stufata di tutto! Uscì dallufficio, lasciando Ines a fare la faccia confusa.

A questo punto Lucia decise di tagliare il cordone ombelicale e allontanarsi il più possibile da mammà, che avrebbe continuato a controllarla anche mentre si lavava i denti.

Mentre camminava, male gliene incolse: la gamba finì in una buca. Si accasciò dolorante.

Ma che sfiga! pensò tra sé, mordendosi le labbra dal male.

Tutto bene signorina? spuntò un ragazzo allegro che passeggiava di lì dopo che il tram era già ripartito. Laiutò a rialzarsi; Lucia poggiò la gamba Un dolore bestiale.

Fa male? chiese lui, preoccupato.

Non hai idea sussurrò Lucia, smorfia inclusa.

Eh va bene, si regga a me, disse lui, e senza lasciarle il tempo di protestare la prese in braccio e la caricò in macchina, Andiamo allospedale, magari si tratta di una frattura!

Io sono Eugenio. Tu come ti chiami?

Lucia.

Allospedale niente di rotto, solo una bella slogatura. Un medico le fasciò la caviglia e le diede istruzioni su come sopravvivere. Eugenio era lì fuori ad aspettarla e la riaccompagnò a casa.

Mi dai il tuo numero? Che magari ti serve ancora una mano.

Lucia, dallalto della sua caviglia rotta e dellanima acciaccata, non si oppose. Il giorno dopo, puntuale come il postino, Eugenio telefonò:

Dimmi cosa ti porto, immagino che non cammini ancora

Mah, un succo, della frutta Non ho il pane

Passa mezzora e, squillo al citofono: Lucia zoppicando apre, Eugenio sfila con due borse piene da far paura.

Ma sono troppi!

Tranquilla, oggi festeggiamo il nostro fortunato incontro. E ti do una mano in cucina. Dai, diamoci pure del tu.

Risero insieme, fra scampoli di allegria e mangiata a quattro mani: Eugenio mise il tavolo, riscaldò gli arrosticini nel microonde e colmò i bicchieri di succo darancia. Per il vino, nulla da fare: lui non beveva neppure alle feste di paese. Ma il pomeriggio scivolò via che era una meraviglia.

Dopo quattro mesi Lucia ed Eugenio si sposarono, e dopo un anno arrivò la piccola Matilde. Se qualcuno le chiedeva dove avesse trovato un marito così in gamba, lei rideva:

Ero stesa per terra E lui mi ha raccolta! Non ci credete? Chiedetelo pure a lui!

Grazie per aver letto, per il vostro supporto, e… in bocca al lupo a tutti!

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Tutto ciò che accade, accade per il meglio Inga Vittorovna, madre di Vlada, ha cresciuto la figlia a propria immagine e somiglianza, pretendendo da lei sempre obbedienza e perfezione. “Per raggiungere i miei stessi risultati – ripeteva severa – devi seguire la strada che ti indico, senza mai deviare. Mi hai capita, vero?” Vlada, che amava profondamente la madre, cercava in tutto di accontentarla, anche a scapito di sé stessa. Così, tra perfezionismo, sacrifici e il desiderio di non deludere la famiglia, si diplomò con il massimo dei voti e fu ammessa all’università della propria città, come imposto dalla madre. Ma il destino aveva altri piani: la passione per un ragazzo incontrato fra i corridoi dell’ateneo, il matrimonio precoce, e infine una dolorosa separazione. Provata, Vlada decide di ribellarsi alle aspettative e al controllo materno, lasciando lavoro e famiglia. Una banale caduta per strada, però, le fa incontrare Eugenio, un giovane premuroso che la aiuta senza esitazione. Tra piccoli gesti di gentilezza e nuove scoperte, Vlada trova il coraggio di scegliere la propria felicità: si sposa di nuovo, diventa madre e, alla domanda su come abbia trovato un marito così speciale, sorride e risponde: “Mi ha raccolta sulla strada…”. Una storia che ci ricorda: in fondo, tutto ciò che accade, accade davvero per il meglio.