Il destino tese una mano
Pareva che la famiglia di Graziana fosse ben ordinata: papà Marco e mamma Lucia vivevano come in una fiaba, ma già al sesto anno di scuola elementare la ragazza cominciò a percepire una crepa nellarmatura domestica. I genitori, prima Marco e poi Lucia, si erano avvolti in un abbraccio di alcol, come due ombre che si mescolavano con la nebbia di una sera dinverno. Verso la fine delle medie Graziana capì che non cera più modo di strappare i genitori dal fango in cui sprofondavano; scivolavano sempre più in basso, fino a scomparire negli abissi del loro stesso disordine.
A volte, quando i due si picchiavano, la figlia diventava loggetto di quel fuoco.
– Perché tutto questo mi accade? piangeva Graziana, rannicchiandosi dietro larmadio, dove i genitori non potevano vederla, e loro sfogavano la loro collera su di lei.
– Vai a comprare una brioche sbottò Marco un pomeriggio, con la voce di un tuono ma se non ti avventuri nella notte, ti picchierò.
– Chiedi dei soldi a Elena, la vicina, non tornare a mani vuote aggiunse Lucia, spingendola verso la porta.
Da grande, Graziana iniziò a fuggire quando i genitori bevevano. Al decimo anno di scuola elementare, ormai non temeva più le tenebre; si rifugiava in una casa abbandonata ai margini del borgo di SantAngelo, dove il silenzio era un tappeto di piume. Allalba, tornava a casa, prendeva quaderni e libri, e correva alla scuola.
Una notte sognò:
Dopo la maturità prenderò il diploma e scapperò da questo paese, andrò in città, magari studierò Devo raccogliere spiccioli, risparmiare monete doro, anche se è una sfida impossibile.
Con un voto a malapena sufficiente, prese il diploma, infilò in uno zaino il piccolo portafoglio con i pochi euro risparmiati e partì per Bologna, senza dire nulla ai genitori. Voleva imparare, costruire una famiglia normale, vivere come tutti, non solo esistere.
Bologna la accolse con un freddo tagliente. Entrò in un istituto tecnico, ma le dissero: cè una folla di aspiranti, con i voti che hai non entrerai, e non hai i soldi per pagare la retta. Il sogno si infranse, e Graziana si sedette su una panchina davanti alla fermata, osservando il traffico frenetico.
Ognuno ha la sua meta pensò tutti corrono, ma io non ho una strada. Non ho quasi soldi, ma tornare a casa è impossibile: che cosa mi aspetta lì? Restare qui non è unopzione.
Mentre il crepuscolo avvolgeva la piazza, una donna corpulenta, con una borsa di tela, si avvicinò.
bambina, perché stai lì? Ti osservo da tempo. Sei andata al negozio, sei tornata, e di nuovo ti fermi. Qualcosa ti turba? insistette.
Non ho dove andare. Sono venuta dal paese, volevo studiare, ma il mio voto è basso e non ho i soldi. singhiozzò Graziana.
Qui non conosci nessuno? chiese la donna.
No. E tornare a casa è impossibile: i miei genitori vivono solo per lalcol, temo di diventare come loro
Non piangere, capisco. Se sei qui, è perché il destino ti ha spinto via. Vieni con me, non dormirai per strada. Io sono Rosetta, ma tutti mi chiamano la Signora.
Graziana, incerta, accettò. Rosetta, ex dipendente di una pulizia, raccontò la sua storia: la figlia, Anna, era stata conduttrice di treni, incontrò un uomo daffari, gli chiese denaro per aprire unattività, ma fu tradita, persi la casa, finì a lavorare alla stazione. Ho capito subito che qualcosa non andava in te, disse la Signora.
Arrivarono al dormitorio dove Rosetta viveva in una stanza angusta. Graziana mangiò senza appetito; la Signora le promise:
Domani ti presenterò al direttore del caffè vicino alla stazione. Hanno sempre bisogno di brava gente, sei giovane e bella, una perla come dicono. Antonio, il capo, ti prenderà, e avrai una stanza. Forse la fortuna sorride di nuovo.
Graziana ringraziò Rosetta, e si addormentò in un sonno profondo.
Il giorno dopo, il direttore Antonio la accolse. Era un giovane dal sorriso gentile, occhi che sembravano riflettere il sole di primavera. La assunse come cameriera, le assegnò una stanza nel dormitorio e cominciò a porgerle piccoli doni: rossetti, mascara, profumi economici. Graziana si sentiva fluttuare, come un coniglio in un sogno di velluto.
Una sera, dopo il turno, Antonio le propose:
Sali in macchina, ti porto a casa, sei stanca.
Graziana arrossì, sentendo la sua cura come una brezza dolce. Forse ho iniziato una buona stagione, pensò.
Un weekend, un giovane camionista di nome Massimo la fermò davanti al dormitorio.
Ciao, abiti qui? chiese.
Sì, al secondo piano
Anchio vengo da SantAngelo, lavoro sui lunghi percorsi, ma tornerò al villaggio. Tu chi sei? Non ti ho mai vista qui.
Graziana vengo appena dal paese.
Parlavano come amici, Massimo raccontava città e paesi, offriva caramelle, ma il loro legame rimaneva platonico; lui vedeva in lei soltanto unamica.
Antonio affittò un appartamento per incontri segreti. Un giorno le rivelò:
Sono sposato, ma ti amo e non dovrai mancare di nulla. Destate ti porterò al mare.
Graziana, avvolta da una pioggia di tenerezza, si perse nellamore. Quando scoprì di essere incinta, volò verso Antonio:
Avremo un bambino
Antonio, con una smorfia, rispose:
Ti ho detto che ho una famiglia, due figli, non voglio altri. Ecco dei soldi, ma spariscimi entro tre giorni.
Il cuore di Graziana si spezzò, ma ricordò le parole di Rosetta: molti vanno in città per la felicità, pochi la trovano. Si calmò, raccolse le cose, lanciò la chiave nella cassetta delle lettere e tornò al dormitorio, dove Rosetta la confortò con una tazza di tè.
Oh, piccola, così è il tuo destino
Perché lui mi ha tradita? Lo amavo! singhiozzò Graziana.
Gli uomini sono così, non ti colpevolizzare. Il bambino è tuo, il destino ti sta provando. Resisti, e forse la mano del destino ti aiuterà.
Rosetta le parlò con dolcezza, e la notte si fece più leggera. Al mattino, Massimo sbucò nella stanza, felice, con sacchi di spesa.
Cosa è successo? Racconta, ti aiuterò
Graziana svelò la sua storia, e Massimo, con un sorriso caldo, le disse:
Non piangere, sei stata ingannata. Dobbiamo pensare al bambino, a te. Vado al mercato, tornerò presto.
Portò cibo, aprì il frigorifero, e Graziana, guardando i suoi gesti, sentì di nuovo la speranza. Le parole di Rosetta riecheggiavano: il destino porrà una mano. Così fu.
Col tempo, Graziana e Massimo tornarono a SantAngelo, comprò una casa e la ristrutturò, aggiungendo un piano. Il loro primo figlio, una figlia di nome Luna, nacque, e il fratello di tre anni, Marco, correva felice nei campi. Vivevano sereni, avvolti dalla luce di un futuro che, nella nebbia dei sogni, sembrava finalmente reale.






