Mi viene spesso in mente quel periodo, ormai lontano, quando conobbi la mia “amica” durante un corso che frequentavo con la speranza di essere assunta in un luogo molto prestigioso di Milano. A dire la verità, trovavo alcune materie piuttosto ostiche e lei mi aiutava spesso a capirle meglio. Col passare del tempo, finimmo il corso e continuammo a sentirci, sebbene le nostre vite fossero diverse: lei, Anna Rossi, viveva ancora a casa dei genitori che la sostenevano economicamente, mentre io, già sposata, dovevo cavarmela senza lappoggio della famiglia.
Stavo ancora cercando lavoro, quando per fortuna un amico mi segnalò una posizione. Tuttavia, tutto si protrasse a lungo. Nei mesi successivi ci incontrammo qualche volta, ma Anna spesso disdiceva allultimo minuto con la scusa che “si era fatto tardi”. Anchio ero impegnata, ma ci tenevamo in contatto, almeno fino a quando non ci chiamarono per presentare i documenti e dare gli esami dingresso. In quel periodo non lavoravo più e stavo risparmiando i pochi euro che avevo da parte per una visita medica. Lei, invece, non si preoccupava: mamma e papà pagavano tutto.
Allo scritto lei fu presa subito, io invece no. Provai altre due volte ma ancora niente. Le chiesi una mano per prepararmi, ma aveva sempre da fare. Poi sparì a dicembre e gennaio. Continuai a cercare lavoro, ma niente fino a metà febbraio, uno dei periodi più duri della mia vita. Quando finalmente trovai impiego, lavoravo senza sosta, anche di domenica.
Alla fine di febbraio, Anna mi scrisse dicendo di volerci vedere a marzo, per una passeggiata insieme. In realtà ero restia, ormai non volevo più frequentare lambiente che tanto mi aveva delusa e faceva ancora male il pensiero del concorso non superato. Tuttavia accettai, perché per me lei era una persona speciale. Dovevamo incontrarci di sabato, quindi chiesi un permesso. Le scrissi il venerdì sera, ma non rispose né quella sera né il giorno dopo. Non mi fece sapere niente. Io ci rimisi, perché il capo si arrabbiò per il turno saltato, mentre Anna mi scrisse solo il lunedì successivo su WhatsApp dicendo che aveva avuto un “problema di famiglia”.
Mi arrabbiai e smisi di rispondere per qualche mese. Nel frattempo dovetti subire unoperazione, e fu per caso che lei mi chiamò proprio durante la convalescenza. Le dissi che non ero in forma, ma risposi lo stesso per educazione. Mi rassicurò: “Se vuoi, riposa ancora un po e più tardi ti richiamo per sapere come stai”. Non lo fece mai.
Passarono altri due mesi. Un giorno Anna mi scrisse chiedendo di vederci, ma poteva solo in settimana, mentre io nel frattempo mi ero iscritta a dei corsi pomeridiani piuttosto costosi e non potevo assolutamente saltare. Allinizio accettai titubante, poi rifiutai in anticipo.
Da lì prese a chiamarmi spesso solo per sapere come stessi, e io sentivo che qualcosa non andava. Faceva domande sulla mia famiglia con un tono provocatorio, insinuando se i miei genitori, come i suoi, si fossero separati ormai. Iniziavo a notare queste stranezze e piano piano diradai i contatti: rispondevo frettolosamente, a volte mentivo per evitare discussioni.
Poco alla volta la eliminai dai social, e nellanno seguente, a marzo, cancellai anche lultimo profilo. Qualche giorno dopo il mio compleanno, mi telefonò per rimproverarmi: mi disse che aveva sempre provato ad aiutarmi, non capiva perché fossi sparita. Le spiegai che non avevo mai tempo nemmeno per me stessa, anche se ovviamente trovavo qualche momento per uscire con altra gente. Le dissi chiaramente: “Cerca persone che ti facciano stare bene”.
Alla fine mi disse che aveva voluto solo aiutarmi e che non mi avrebbe più cercata. Sinceramente, questa storia mi segnò molto e ancora adesso mi rendo conto che faccio fatica a fidarmi degli altri. Lei forse voleva il mio bene, ma non più del suo. Avrei dovuto capirlo prima che non le importava molto di come stessi davvero, nonostante la mia sincerità e i miei gesti daffetto.
A volte penso che magari fossi per lei qualcosa di più di una semplice amica, visto che faceva spesso battute pungenti su mio marito, mi spingeva a uscire con lui o commentava le foto di altre ragazze. Io però sono sempre stata trasparente e sincera con lei, forse la mia vera colpa. Mi è rimasto addosso questo dolore, perché sento che non le stava davvero a cuore come diceva: le importava solo che restassi nella sua orbita. Io ho creduto che fosse una vera amicizia, che ci fosse una sintonia profonda, invece non era così. Ormai faccio fatica a fidarmi. Mi piacerebbe avere più amici, ma è difficile.






