Il risveglio di un bambino al lamento della madre: tra fede, speranza e la forza della solidarietà in un quartiere italiano

Il ragazzino si svegliò sentendo il lamento di sua madre.

Si avvicinò al letto:

Mamma, stai male?

Mattia, portami un po dacqua, per favore!

Subito, corse in cucina.

Ritornò poco dopo con il bicchiere pieno:

Ecco mamma, bevi!

Poco dopo, bussarono alla porta.

Vai ad aprire, amore. Forse è la nonna Lina.

Entrò la vicina di casa, con una grande tazza in mano.

Come ti senti, Marta? le toccò la fronte. Hai la febbre, cara. Ti ho portato un po di latte caldo con un po dolio.

Ho già preso la medicina.

Dovresti andare in ospedale. Hai bisogno di cure serie e unalimentazione giusta, ma qui il frigorifero è vuoto.

Zia Lina, ho già speso tutti i soldi per le medicine, Marta si commosse. E non vedo miglioramenti.

Vai allospedale.

E a chi lascio Mattia?

E se ti succede qualcosa, chi ci resta con lui? Non hai nemmeno trentanni, senza marito e senza soldi, disse accarezzandole i capelli. Non piangere, su!

Zia Lina, che faccio?

Basta, chiamo il dottore, la vicina prese il telefono.

Dopo aver parlato col medico, riferì:

Ha detto che arriverà oggi. Appena arriva fammi chiamare da Mattia.

La vicina uscì nel corridoio, il ragazzino la seguì:

Nonna Lina, la mamma morirà?

Non lo so, piccolo mio. Dobbiamo chiedere a Dio di aiutarla, anche se la tua mamma non crede molto.

E il nonno-Dio aiuterà? gli occhi di Mattia luccicavano di speranza.

Bisogna andare in chiesa, accendere una candela e pregare. Così Lui ascolterà. Ora vado, amore.

***

Mattia tornò dalla madre, pensieroso:

Mattia, hai fame, vero? Ma non abbiamo niente, purtroppo. Porta due bicchieri.

Quando arrivò, la madre versò il latte:

Bevi!

Bevve, ma sentì ancora più fame. Marta lo capì subito. Si alzò con fatica e prese il portafoglio dal tavolo:

Ecco cinquanta euro. Vai a comprare due focaccine e mangiane una sulla strada; intanto io cerco di preparare qualcosa qui. Vai!

Lo accompagnò alla porta, poi si appoggiò al muro per andare in cucina. Nel frigo cera solo un po di tonno in scatola, un pezzetto di margarina, sul davanzale due patate e una cipolla.

Devo fare una minestra

Le girò la testa e si accasciò esausta su uno sgabello:

«Cosa mi sta succedendo? Non ho più forze. È quasi finita la vacanza, i soldi sono spariti. Se non torno a lavorare, come faccio a mandare Mattia a scuola? Tra un mese inizia la prima! Nessun parente, nessun aiuto. E questa malattia Dovevo farmi vedere subito, e ora se mi ricoverano, cosa fa Mattia da solo?»

Si sforzò di alzarsi e iniziò a pelare le patate.

***

La fame era tanta. Ma Mattia pensava ad altro:

«Ieri la mamma non si è nemmeno alzata dal letto tutto il giorno. E se davvero muore? Zia Lina ha detto che devo chiedere aiuto a Dio nonno», pensò mentre si dirigeva verso la chiesa.

***

«Sono tornato dalla guerra da sei mesi. Vivo per miracolo. Almeno ora cammino, anche se col bastone. Le cicatrici non mi pesano più. Ma chi mi vuole adesso? pensava Nicola mentre si avvicinava alla chiesa. Metterò una candela per i miei amici caduti; oggi è un anno da quel giorno terribile, e io sono vivo per caso.»

Aveva lasciato la sua città ventanni prima per arruolarsi. Ora era tornato, ma la vita da civile gli pesava: poca compagnia, una pensione che bastava e i risparmi in banca, ma a cosa servono senza nessuno?

Fuori dalla chiesa cerano alcuni poveri. Nicola dette qualche banconota da dieci euro e pregò:

Pregate per i miei amici scomparsi, Romano e Stefano!

Entrò in chiesa, acquistò le candele, le accese e iniziò a pregare, ripetendo le parole che il parroco gli aveva insegnato:

Ricorda, Signore nostro Dio

Si segnava, e davanti agli occhi gli passavano i volti degli amici perduti.

Quando finì, restò lì, immerso nei suoi ricordi.

Vicino a lui, il piccolo Mattia, con una candela economica in mano, si guardava intorno, un po spaesato. Gli si avvicinò una signora anziana:

Vieni, ti aiuto io!

Le accese la candela e la mise sul supporto.

Ora fatti il segno della croce così, gli mostrò. Racconta a Gesù perché sei venuto.

Mattia guardò a lungo il volto del santo; poi sussurrò:

Aiuta la mamma, nonno Dio! È malata, non ho nessuno oltre lei. Falla guarire. E presto devo andare a scuola, ma non ho nemmeno lo zaino

Nicola restò colpito dal ragazzino. I suoi problemi, fino a un attimo prima immensi, divennero piccolissimi. Avrebbe voluto gridare:

«Ma è possibile che nessuno ha aiutato questa madre e suo figlio, neanche per comprare una medicina o uno zainetto?»

Il piccolo sperava in un miracolo.

Ehi piccolo, vieni con me! disse Nicola deciso.

Dove andiamo? chiese Mattia spaventato da quelluomo col bastone.

Scopriamo che medicine servono a tua mamma e andiamo insieme in farmacia.

Davvero?

Dio ha ascoltato la tua preghiera.

Veramente? gli occhi gli sorrisero verso licona.

Su, andiamo! ridacchiò Nicola. Tu come ti chiami?

Mattia.

E io sono lo zio Nicola.

***

Dallappartamento venivano le voci di Marta e la vicina:

Zia Lina, ha prescritto un sacco di roba e costa tutto caro. Dove li trovo i soldi? Ho solo cinquecento euro rimasti.

Mattia aprì deciso la porta. Le voci tacquero. Si affacciò Lina e vide Nicola con Mattia.

Marta, attenzione! mormorò la vicina, sorpresa.

Marta li vide e si irrigidì.

Mamma, che medicine ti servono? Io e zio Nicola andiamo a prenderle.

Ma chi siete? chiese Marta, incredula.

Andrà tutto bene, sorrise Nicola. Dammi le ricette!

Ma ho solo cinquecento euro.

Mattia ed io troveremo il modo, disse Nicola, stringendo la spalla del ragazzino.

Mamma, dai i fogli a zio Nicola!

Marta glieli diede. Per qualche ragione, si fidava di quel volto segnato e duro.

Marta, ma che fai? disse Lina, vedendoli uscire. Non lo conosci nemmeno!

Zia Lina, secondo me è una brava persona!

Va bene, Marta. Allora ti lascio.

***

Marta attese seduta il ritorno del figlio con quelluomo. Si era addirittura dimenticata della malattia.

La porta si aprì di colpo, Mattia entrò con un gran sorriso:

Mamma, ti abbiamo preso tutte le medicine e anche tante cose buone per il tè.

Nicola era sulla soglia, e sorrideva anche lui felice, rendendo meno duro il suo aspetto.

Grazie davvero! Marta fece un accenno di inchino. Venite, accomodatevi!

Nicola si tolse le scarpe con fatica, emozionato. Andò in cucina.

Si sieda, disse Marta.

Lui non sapeva dove appoggiare il bastone.

Posso metterlo qui? Marta glielo mise a portata. Mi scusi, non ho niente di speciale da offrirle

Ma mamma, abbiamo fatto la spesa con zio Nicola, Mattia cominciò a sistemare tutto sul tavolo.

Ma non dovevate, sospirò Marta, notando che metà delle cose erano dolci inutili. Poi vide un tè pregiato. Allora preparo subito il tè.

Si diede da fare, sembrava già più in salute: forse la presenza dellospite azzerava la stanchezza. Come a leggerle nel pensiero, Nicola domandò:

Marta, non stia in piedi, si vede che non sta bene!

È niente prendo la medicina tra poco. Grazie di tutto!

***

Sorseggiarono il tè con i dolci, ascoltando Mattia che chiacchierava allegro. Di tanto in tanto si scambiavano sguardi che dicevano più di mille parole: stare intorno a quel tavolo univa i loro cuori. Ma anche le cose belle finiscono.

Grazie ancora Nicola si alzò e prese il bastone. Ora devo andare. Lei deve curarsi.

Non so davvero come ringraziarla.

Uscirono nel corridoio, Marta e Mattia dietro di lui.

Zio Nicola, tornerai?

Certo che torno! Quando la tua mamma starà bene, andremo insieme a scegliere il tuo zaino.

***

Nicola uscì. Marta sparecchiò, lavò i piatti.

Mattia, guarda un po la TV, io mi sdraio un attimo.

Si mise a letto e sprofondò in un sonno profondo.

***

Passarono due settimane. La malattia era sparita, forse le medicine costose avevano davvero funzionato. Marta era tornata al lavoro, chiamata durgenza: a fine mese servivano tutti e sarebbero stati pagati giorni extra. Era agosto, ed era già tempo di preparare Mattia alla scuola.

Quel sabato si alzarono presto e fecero colazione.

Mattia, preparati! Andiamo a vedere cosa ti serve per la scuola.

Hai già preso i soldi?

Ancora no, ma per sabato prossimo li danno. Intanto ho chiesto mille euro in prestito, così prendiamo qualcosa di importante tornando.

Stavano per uscire quando il citofono squillò.

Chi è? chiese Marta.

Marta, sono Nicola

Voleva aggiungere altro, ma Marta aveva già aperto.

Chi è mamma? Mattia uscì dalla stanza.

Zio Nicola! Marta non riusciva a nascondere la gioia.

Evviva!

Entrò appoggiandosi al bastone, ma quanto era cambiato. Pantaloni e camicia eleganti, un taglio di capelli nuovo.

Ti stavo aspettando, zio Nicola, gli corse incontro Mattia.

Te lo avevo promesso, disse guardandogli dritto negli occhi. Ciao, Marta!

Ciao, Nicola!

Darsi del tu fu naturale, e rese felici entrambi.

Siete pronti? Andiamo!

Dove? Marta era ancora confusa.

Mattia deve cominciare la scuola, no?

Nicola, ma io

Ho fatto una promessa a Mattia, e le promesse si mantengono.

***

Marta era abituata a scegliere solo le cose più economiche; non aveva parenti, né marito, né soldi in più. Di quellamore fugace al liceo rimaneva solo un vecchio ricordo.

Ma ora cera un uomo che guardava suo figlio come fosse il proprio. Comprava tutto ciò che serviva, senza badare troppo ai prezzi, chiedeva solo a lei se andava bene.

Carichi di borse, tornarono a casa in taxi.

Marta corse in cucina.

Marta, la fermò Nicola. Venite, usciamo tutti insieme! Andiamo a pranzo fuori.

Mamma, dai, vieni! la chiamò Mattia.

***

Quella notte, Marta non riuscì a dormire. Rivide le immagini della giornata; il sorriso di Nicola, il suo sguardo pieno damore. E il cuore discuteva con la mente:

«Non è bello e zoppica», le diceva la ragione.

«Ma è buono, e mi guarda con dolcezza», replicava il cuore.

«Ha quindici anni più di te».

«E allora? A Mattia sembra un padre».

«Puoi trovare qualcuno giovane e bello».

«Ne ho già avuto uno così. Ora voglio qualcuno buono, e affidabile».

«Ma non hai mai sognato un uomo così»

«E invece sì. Ora sì!»

«Comè cambiato il tuo cuore!»

«Non è cambiato: finalmente ho trovato quello giusto. Lo amo!»

***

Si sposarono proprio nella chiesa dove Nicola e Mattia si erano incontrati tre mesi prima.

Nicola e Marta stavano davanti allaltare; il bastone non cera più. Mattia osservava felice licona del santo, e con tutto il cuore disse:

Grazie, nonno Dio!

Perché la vita, tra le sue difficoltà, regala miracoli a chi sa sperare e tendere la mano agli altri.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × five =

Il risveglio di un bambino al lamento della madre: tra fede, speranza e la forza della solidarietà in un quartiere italiano