Ritorno a una Nuova Vita

Il ritorno alla vita

Io, Ginevra, non sono più entrata nellappartamento di mio figlio da tempo. Non volevo, non potevo. Le lacrime se ne erano andate ormai. Il dolore, una volta acuto, si era trasformato in una costante e smodata amarezza, in una sensazione di impotenza senza via duscita.

Mio figlio, Alessandro, aveva ventotto anni. Non si lamentava mai di salute. Si era laureato, lavorava, andava in palestra e aveva una ragazza. Due mesi fa, una notte, si è addormentato e non si è più svegliato.

Io avevo divorziato da suo padre quando Alessandro aveva sei anni, io ne avevo trentanni. La ragione era banale, ma decisamente dolorosa: tradimenti, ripetuti più volte. Il padre non pagava gli alimenti, spariva. Alessandro è cresciuto senza papà, grazie allaiuto dei miei genitori. Ho avuto alcuni occasionali amori, ma non ho mai avuto il coraggio di ricasarmi.

Ho lavorato e guadagnato da sola. Allinizio avevo affittato un piccolo stand in un grande supermercato per vendere montature e occhiali, perché ero unoculista. Dopo qualche anno ho ottenuto un finanziamento, ho comprato un locale e ho aperto la mia Ottica, dove cera anche il mio studio. Facevo visite, consigliavo le lenti, provavo le montature.

Lanno scorso ho comprato un monolocale ad Alessandro, sullo stesso piano del mio ufficio. Abbiamo fatto una piccola ristrutturazione. Un posto dove vivere, finalmente.

Un giorno, mentre spolveravo, ho spostato il divano e da sotto è caduto il cellulare di Alessandro. Non lo trovai subito, lo misi in carica. Seduta sul pavimento, le lacrime agli occhi, ho aperto le foto sul suo telefono: Alessandro al lavoro, in vacanza con gli amici, con la sua ragazza.

Ho aperto Viber e in cima cera un messaggio di un amico, Dario, con una foto di una giovane donna sconosciuta e un bambino. Il bimbo, quasi identico a Alessandro da piccolo! Il messaggio diceva: Ti ricordi la sera di Capodanno da Lidia, quando eravamo ancora alluniversità? Lì cera unamica, ha un bambino. È il tuo nipote, dai unocchiata. Il messaggio era stato inviato una settimana prima della tragedia. Quindi Alessandro lo sapeva e non me lha detto!

Il giorno dopo, dopo il lavoro, sono andata alla casa dove viveva il bambino. Lho riconosciuto subito, era il suo volto. Il ragazzino correva dietro a un ciclista chiedendo di provare la bici.

Mi sono avvicinata e gli ho chiesto: Non hai una bici? Il bambino ha risposto di no. È arrivata la madre, una ragazza di poco più di ventanni, con un trucco esagerato che le rovinava il viso fresco.

– Chi sei? – ha chiesto.

– Credo di essere la nonna di questo bambino – ho risposto.

– Io sono Michela, la madre di lui, piacere – ha detto.

Lho portata con me al bar. Al Dario, così chiamavano il piccolo, abbiamo ordinato un gelato, a me un caffè. Michela mi ha raccontato che sei anni fa è arrivata dal suo paese di campagna, aveva diciassette anni, si era iscritta a un istituto per diventare sarta.

Durante le vacanze di Capodanno, la sua amica Lidia laveva invitata a casa sua. Lidia era amica di Dario, che era venuto a festeggiare con il suo amico Alessandro. In quella serata Michela e Alessandro si sono avvicinati. Alessandro le aveva lasciato il cellulare per sentirsi, ma non lha mai più chiamata.

Quando Michela ha scoperto di essere incinta, ha tentato di contattarlo. Alessandro, furioso, le ha detto di occuparsi da sola, le ha dato dei soldi per abortire e le ha chiesto di sparire dalla sua vita. Da quel giorno non lha più rivista. Michela non ha finito gli studi, lhanno cacciata dal dormitorio con il bambino. Non poteva tornare al suo paese, il padre e il fratello bevevano, la madre era morta da tempo.

Ora vive in una piccola stanza che affitta a una signora anziana. Si prende cura del bambino mentre lei lavora, ma deve dare quasi tutti i suoi guadagni. Non riesce a trovare un posto in un asilo nido. Lavora in una piccola azienda di ravioli, non paga molto, ma basta per tirare avanti.

Il giorno successivo lho portata nellappartamento che Alessandro aveva lasciato. E la mia vita è cambiata di colpo. Il nipote è stato messo in un asilo privato decente. Io ho dovuto comprare vestiti sia per Michela che per il bambino. Mi sono divertita a vestire il piccolo, era spaccato di Alessandro: lo sguardo, i gesti, anche la testardaggine.

Ho preso su di me il ruolo di mentore per Michela: le ho insegnato a truccarsi, a vestirsi, a prendersi cura di sé, a cucinare, a tenere ordine. In pratica, le ho mostrato tutto quello che cè da sapere.

Una sera, seduti sul divano a guardare la TV, il piccolo ha abbracciato la nonna e le ha detto: Sei la mia persona preferita! In quellistante ho capito che la vuotezza che mi opprimeva da anni era sparita, il dolore non gravava più come un macigno. Ho realizzato di essere tornata a una vita normale, dove cè spazio per la gioia. E tutto questo grazie a quel bambino, al mio nipote.

Sono passati due anni. Michela e io abbiamo accompagnato il bambino alla prima elementare. Michela è diventata la mia collaboratrice principale, indispensabile.

Michela ha incontrato un ragazzo serio, intenzionato a una relazione stabile. Non ho nulla contro; la vita è la vita e va avanti. Sembra proprio che anche io possa sposarmi presto: un caro amico di vecchia data insiste. Perché no? Ho cinquantquattro anni, sono bella, indipendente, con una figura curata e un carattere accomodante.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × 2 =

Ritorno a una Nuova Vita