Incontrai la mia ex moglie e quasi impazzìi per la gelosia selvaggia

Incontrò la sua exmoglie e quasi si tinse di verde per pura gelosia

Lorenzo, sbattendo furiosamente la porta del frigorifero, quasi rovesciò tutto il contenuto sugli scaffali; un magnete volò con un tonfo sul pavimento.

Ginevra stava di fronte a lui, pallida, con le dita contratte a pugno.

Ti senti meglio adesso? sbuffò, alzando il mento con una sfida al cielo.

Mi hai proprio rovinato la giornata, gracchiò Lorenzo, cercando di mantenere un tono calmo. È così la vita? una grigia monotonia senza un barlume di luce.

Quindi è di nuovo colpa mia? Ginevra sorrise con una punta di rassegnazione. Certo, non è che le cose vadano come vuoi tu.

Lorenzo serrò i denti, stava per replicare, ma alzò la mano, aprì la bottiglia dacqua, lha bevuta dun fiato e poi, con un botto, la sbatté sul tavolo.

Lorenzo, smettila di tacere, la voce di Ginevra tremava di una nota acuta di dolore. Spiegami cosa ti dà così fastidio.

Che devo spiegare? ribatté, accigliandosi. Tu non capisci mai nulla. Quanto ancora devo sopportare questa disperazione? Via da qui, basta!

Rimasero in silenzio a fissarsi per un attimo. Ginevra inspirò profondamente e si diresse verso il bagno. Lorenzo si lasciò cadere sul divano. Dietro la porta chiusa si sentì il fruscio rumoroso dellacqua: forse aveva lasciato il rubinetto aperto per coprire il suo pianto.

A lui non importava più.

Gli anni che hanno perso il loro splendore

Tre anni prima si erano sposati. Avevano preso una piccola casa a Torino, ereditata dai genitori di Ginevra. Quando i nonni, andati in pensione, si trasferirono in campagna, la proprietà rimase a nome della figlia. Lappartamento era spazioso, ma conservava ancora lodore dei tempi sovietici: mobili vecchi, carta da parati scrostata, linoleum logoro in alcune zone.

Allinizio a Lorenzo non importava: era al centro, in un quartiere ottimo, a due passi dallufficio. Ma ben presto si stancò. Ginevra si sentiva a suo agio nel nido dei genitori, mentre Lorenzo sosteneva che lambiente fosse fermo nel tempo, quasi soffocandolo.

Ginevra, ammetti, iniziava spesso, non ti dispiace questa atmosfera? Non è ora di cambiare la carta da parati, sostituire il linoleum, introdurre qualche tocco moderno?

Certo, vorrei, rispondeva Ginevra con calma. Ma dobbiamo aspettare la borsa o risparmiare poco a poco.

Ancora aspettiamo?! La tua strategia è stare a guardare il tempo che scorre!

Un tempo Lorenzo vantava ai conoscenti di aver scavato un bocciolo destinato a fiorire, suscitando linvidia di tutti. Ora era convinto che quel bocciolo fosse morto da tempo, senza mai aprire i petali.

Ginevra viveva di piccole gioie: una tazza di tè appena fatto, la lettura serale, un nuovo strofinaccio in cucina. Per Lorenzo erano una noiosa stagnazione.

Non osava lasciarla: temeva di tornare sotto lala dei genitori, rapporti non facili. Inoltre la madre, Teresa, sosteneva sempre Ginevra.

Figlio, non hai ragione, rimproverava. Ginevra è una ragazza splendida, ragionevole. Vivi nella sua casa, perché sei sempre scontento?

Mamma, tu e Ginevra siete due gocce dacqua intrappolate in un secolo di pietra, ribatté Lorenzo.

Il padre, Igor, scuoteva solo la testa:

Teresa, lascia che si risolvano le cose da sole.

Guardando Ginevra, Lorenzo a volte pensava: «È come unombra eppure mi tiene legato a questo appartamento».

Alla fine la pazienza gli scoppiò.

Ginevra, non ce la faccio più, sussurrò accanto alla finestra.

Da cosa? chiese lei serenamente, le lacrime pronte a traboccare.

Da questa routine! Passi il tempo tra pentole e strofinacci, e io non voglio sprecare la vita così!

Senza parole, Ginevra afferrò il sacco della spazzatura, sbatté la porta e se ne andò.

Lorenzo rimase, convinto che sarebbe tornata a implorarlo di non andarsene. Ma quando Ginevra tornò, mostrava una strana serenità.

Probabilmente è meglio per te vivere da solo, disse con un tono distaccato. Allora prendi le tue cose.

Cosa, rimarrai qui da sola mentre io me ne vado? sbottò Lorenzo. È anche la mia casa!

Ti sbagli, Lorenzo, rispose Ginevra con un sorriso freddo. Questa è la casa dei genitori.

Passarono qualche settimana e Lorenzo si trasferì a casa dei suoi genitori.

Dopo ciò firmarono il divorzio.

Lincontro inatteso
Tre anni dopo.

Lorenzo, che ancora abitava nella casa dei genitori, continuava a persuadersi che presto avrebbe trovato un appartamento tutto suo e la vita sarebbe migliorata. Ma non succedeva nulla: al lavoro nessun successo, nessuna nuova conoscenza si trasformava in una relazione stabile, e i genitori, più e più spesso, gli ricordavano che ormai era un adulto, non più un adolescente.

Una primavera, tornando tardi, notò un piccolo caffè con luce soffusa e una melodia accogliente.

Voleva entrare, ma si fermò.

Accanto allingresso cera Ginevra.

Quella Ginevra che ricordava non assomigliava più alla donna elegante che ora lo guardava. Cappotto alla moda, acconciatura curata, chiavi dellauto in mano, sguardo sereno tutto gridava fiducia e felicità?

Ginevra? balzò fuori dal suo naso.

Si girò e, in un attimo, lo riconobbe.

Ciao Lorenzo, disse con voce uniforme.

Ciao Senti, stai davvero benissimo.

Grazie, rispose sorridendo. Ora vivo come ho sempre voluto.

E ancora al vecchio lavoro o? non poté trattenersi.

No, ho aperto uno studio di fiori, il suo tono tradiva un orgoglio nascosto. Ho esitato a lungo, poi ho trovato chi mi ha sostenuta.

E chi sarebbe? scoppiò Lorenzo, senza capire perché chiedesse.

Dal caffè uscì un uomo.
Si avvicinò, la abbracciò delicatamente per le spalle e disse:

Amore mio, ho trovato un tavolo libero. Andiamo?

Ginevra si voltò verso Lorenzo:

Ti presento, è Vadim. E lui è Lorenzo.

È stato un vero piacere rivederti, Lorenzo, aggiunse. Spero anche tu ti senta bene.

Lorenzo annuì in silenzio.

Le labbra si muovevano, voleva dire altro, ma le parole si fermarono. Li guardò mentre Ginevra, mano nella mano con Vadim, scompariva dietro la porta del caffè. Dentro di lui cresceva una dolce amarezza di invidia.

Un tempo diceva: «Vivo con un bocciolo che non si è mai aperto»

E invece il bocciolo è sbocciato solo che non era più al suo fianco.

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