Il nuovo proprietario della villa — “Viveremo nella tua villa per tutta l’estate”, ha annunciato il fratello.

13 ottobre 2025

Oggi il fratello Luca è arrivato con la consueta annuncia a gran voce: Abiteremo nella tua casa di campagna per tutta lestate!. Lho sentito come un rintocco di campane di un matrimonio che non ho mai voluto.

Mi sono quasi svenuta. Ho pensato di non sopportare più questi ospiti non invitati, di dargli subito la buona notizia che dovevano andare via. Quando ho tirato fuori dal bagagliaio i sacchi di terra e i vasi, una calma familiare mi ha avvolta. Il mio piccolo angolo verde, le mie sei centinaia di metri quadrati di silenzio. Ma qualcosa non quadrava. Dalla recinzione arrivava la musica da radio, e alla porta il lucchetto era spezzato, più precisamente strappato via insieme al cavo di ferro.

«Che diavolo è questo?» ho borbottato, spingendo la porta.

Quello che mi è apparso è sembrato il set di un film horror per giardinieri. Sul mio dondolo era sdraiata Ginevra, moglie di Luca e, per la sua natura, regina delle sdraio altrui. Nella mano destra stringeva un bicchiere di rosé, nellaltra il cellulare. Indossava ancora il pigiama di spugna che la collega mi aveva regalato per il suo quarantacinquesimo compleanno. Il mio barbecue sputava fumo e cigolava.

«Luca!», ho gridato, e le fioriture di un melo vicino sono cadute come petali.

Luca è sbucato da dietro la casa, con le forbici da potatura in mano. La sua maglietta, decorata con la stampa Voglio una birra e una coccia, stringeva il suo pancione traditore.

«Oh, Tonina!», ha sorriso, come se fosse normale rompere la porta di qualcuno. «Sorpresa!»

«Hai rotto il lucchetto?», ho lasciato cadere i sacchi a terra lentamente.

«Eh lo abbiamo rotto» Luca si è grattato la nuca. «Il lucchetto si è impigliato da solo.»

Dalle siepi è saltato fuori un ragazzino in pantaloncini arancioni.

«Zia Tonina! Avete un retino? Stasera andiamo a pescare le lucertole!»

Era il nipote maggiore, Vito, o forse era Marco non riesco più a distinguerli.

«Avete rotto la mia casa?», ho pronunciato ogni parola a distanza, come insegnato nei corsi di gestione della rabbia.

«Oh, Tonina, sei arrivata!», Ginevra ha finalmente lasciato il dondolo.

Il suo pigiama si è aperto, rivelando le gambe abbronzate.

«E adesso che sei qui, respiriamo un po di vita in questo posto!»

«Ginevra, sei nel mio pigiama», ho sibilato tra i denti.

«È così soffice!», ha accarezzato la tasca come se fosse una pelliccia di visone. «Perché resta lì? Il pigiama si deve indossare!»

Dal soggiorno, attraverso le finestre aperte, è arrivato un frastuono di libri che cadevano.

«I miei volumi di Agatha Christie!», ho riconosciuto subito il suono. I miei preziosi libri sono volati dagli scaffali.

«I bambini hanno costruito una fortezza», ha ammess​o Luca, imbarazzato. «Molto simbolico, a proposito.»

«Simbolico?», ho alzato un sopracciglio. «Sai cosa è ancora più simbolico? Che ti ho chiesto di non venire senza di me, soprattutto dopo che lanno scorso avete quasi bruciato il mio gazebo!»

«È caduta la candela da sola, era una serata romantica», ha contestato Luca. «E poi è stato lanno scorso, siamo cresciuti!»

Ginevra ha annuito, Adesso mi occupo di psicologia. I tuoi problemi con il fratello sono uneco di ferite dinfanzia!

Ho chiuso gli occhi e contato fino a dieci, poi fino a venti. Non è servito a nulla.

«Raccogliete le vostre cose e andatevene», ho detto più calma possibile. «Adesso.»

«Ma siamo appena arrivati! E la carne»

«Lasciate la carne e andate via», ho girato le spalle e mi sono diretta verso lauto. «E assicuratevi di non aver preso per sbaglio le mie forchette dargento.»

«Le nostre forchette sono di plastica!», ha gridato Luca dietro di me. «Il metallo è falsificato!»

Sono salita in macchina, ho avviato il motore con le mani tremanti per la rabbia.

Dopo aver cacciato gli intrusi, mi sono concessa una tazza di tè forte con una tavoletta di cioccolato. Le lacrime? Un piccolo rimorso, ma servono a ricordare quanto ho lottato.

Sette anni ho risparmiato ogni centesimo, costruito quel giardino di ortensie, bevuto caffè con il servizio dargento di mia nonna, curato le aiuole. Quella era la mia oasi, non nostra con il vecchio compagno, non familiare. Era tutta mia. Punto.

Il cellulare è suonato: è la mamma, la signora Giulia, esperta di mediazione familiare con il suo diploma tutto per i figli e il dottorato per non litigare.

«Figlia, perché ti sei arrabbiata con il fratello?»

Ho sospirato profondamente. «Mamma, hanno distrutto la mia casa.»

«Forse il lucchetto era difettoso.»

«È stato completamente strappato.»

«Luca è tuo fratello, è difficile per lui. Non è vero che ti dispiace, no?»

«Se è una soulmate, allora sono atea», ho borbottato. «Hanno trasformato il mio pigiama in una tenda, i libri in fortini come se fossero mattoncini Lego!»

«I ragazzi sono piccoli, combinano sempre guai.»

«Hanno dodici anni, dei piccoli barbari!»

Mamma ha sospirato. «Va bene, ho capito. Non ti piacciono i nipoti, né il fratello, né me, né nessuno.»

Ho chiuso la chiamata. Era il classico trucco della mamma: quando perdi con i fatti, colpisci le emozioni e la colpa genitoriale.

«Mamma, vado a letto», ho detto. «Domani al lavoro.»

«Rifletti, Tonina», ha insistito. «Sono la famiglia, non è giusto far loro del male.»

Ho premuto riaggancia e mi sono lasciata cadere sul divano, pensando a come far capire a Luca una volta per tutte.

Luca non si è arreso. Ha scritto: «Che ne dite di andare tutti in casa di campagna per lestate intera? Ginevra sarà felice, i bambini avranno spazio.»

Ho messo da parte il cellulare e mi sono preparata un caffè senza zucchero, per sentire tutta lamarezza. Tutta lestate? INTERA ESTATE?! Tre mesi?!

Ho quasi telefonato a Luca per sfogare tutto quello che penso di lui, di sua moglie e dei loro pargoli.

«Calmati, Tonina», mi sono detta. «Sei una donna adulta, sai risolvere i problemi.»

Mi sono guardata allo specchio, ho preso il telefono.

«Luca, sei serio sul passare lestate intera?»

«E allora?»

La sua voce era rilassata, come se fosse su una sdraio. NEL MIO!

«Non sei contraria, vero? Sei buona.»

«Sono buona, ma non stupida», ho replicato. «Questa è la mia casa di campagna.»

«Sei strana», ha sbuffato Luca. «Che differenza fa? Siamo noi a custodire il territorio.»

«Hai protetto le rose quando Ginevra le ha tagliate per unamica.»

«E allora?», ha chiesto sinceramente. «Lamica era contenta.»

Ho inspirato profondamente, espirato, contato fino a dieci, poi fino a cento. Non è servito.

«Ginevra vuole dirti qualcosa!», ha aggiunto Luca.

Il cellulare ha frusciato, le risate di fondo.

«Tonina!», ha cantato Ginevra con una voce dolce come un profumo di mandarino. «A i ragazzi piace la tua casa di campagna, laria fresca è buona per i bimbi. Sii una brava zia!»

«Ginevra, è la mia proprietà privata, siete qui senza permesso. Se me lo chiedeste, forse avrei detto di sì.»

«Vedi? Se avessi detto di sì, tutto sarebbe normale.»

Ho capito che parlare con lei era inutile.

«Va bene», ho detto con voce finta di calma. «Divertitevi.»

«Tonina, ti sei offesa?», ha chiesto improvvisamente Luca.

«No», ho sorriso, anche se non poteva vedermi. «Vado a sistemare la questione.»

Nella agenzia immobiliare il profumo di caffè mescolava disperazione e speranza. Lunica disperata ero io. Una signora elegante, dietro la scrivania, sfogliava le foto della mia casa su un tablet.

«Siete sicuri di voler vendere?», ha chiesto, osservandomi.

«Assolutamente», ho annuito, la mascella rigida. «Prima è meglio, meglio è.»

«Vi affrettate?»

«Mi libero del peso, ho nuovi progetti nella vita.»

«Come per esempio liberarsi del fratello», ho pensato tra me e me.

«Limmobile è buono, cè domanda», ha commentato, passando il dito sullo schermo. «Ho già un acquirente potenziale.»

Il futuro acquirente è stato un uomo di cinquantanni, Antonio Rossi, con occhi di ghiaccio e un sorriso che potrebbe raffreddare il Vesuvio. Ha guardato le foto, ha posto tre domande pratiche e ha annuito.

«Lo prendo.»

«Non volete vedere il terreno di persona?»

«Mi fido delle foto, e della sua onestà.»

Ho esitato un attimo.

«Capite a volte arrivano parenti.»

«Problema?», ha risposto Antonio senza cambiare espressione. «Non mi importa, compro la proprietà, non la famiglia. Quando firmiamo?»

Abbiamo fissato sabato prossimo. Luca stava organizzando un grandioso picnic per tutti i vicini, ma non mi ha detto nulla. Probabilmente avrebbe di nuovo tentato di forzare il lucchetto.

Sabato, arrivando, la proprietà ronzava come un alveare: auto dei vicini, piscina gonfiabile sul prato, musica, grigliate, risate dei bambini. Un vero festival di vita.

«È sempre così qui?», ha chiesto Antonio, scendendo dal suo fuoristrada nero.

«Solo quando Luca arriva», ho sospirato.

Attraversammo la porta e la prima a venirci incontro fu Ginevra, con una grande insalatiera in mano.

«Tonina! Non ti aspettavamo!»

«I piani sono cambiati», ho sorriso. «Ti presento Antonio Rossi e lavvocato Vittorio Bianchi.»

«Piacere!», ha esclamato Ginevra, sognante. «Siete amici di Tonia?»

«Qualcosa del genere», ha risposto con un occhiolino.

«Sono il nuovo proprietario», ha dichiarato Antonio con calma.

«Che significa proprietario?», ha balbettato Ginevra. «Significa che?»

Lavvocato ha spiegato: la signora Carminati ha venduto il terreno al signor Rossi. Il documento era lì, sul tavolo. Ginevra era pallida. «E Luca!»

Dal mio barbecue è spuntato Luca, con il grembiule e uno spiedino in mano, felice come un re.

«Tonina! Ti stavamo per chiedere un aiuto!»

«Ti avrei aiutata se potessi», ho borbottato.

«Luca, Tonina ha venduto la casa!», ha gridato Ginevra.

Luca è rimasto immobile, lo spiedino fermo al suo fianco.

«Cosa?»

«Ho venduto. Antonio è il nuovo proprietario. Lavvocato è qui per formalizzare tutto.»

Mi aspettavo un urlo, un attacco, ma Luca ha abbassato le mani e ha chiesto: «Perché?»

«Perché hai invaso la mia casa senza permesso», ho risposto. «Perché credi che ciò che è mio sia automaticamente tuo. Mi sei stanco. È ora di chiudere questo capitolo.»

«E adesso?», ha chiesto Luca, guardando a terra.

«Adesso raccogliete le vostre cose e andate via», ha intervenuto Antonio. «Oggi, subito. È proprietà privata.»

«Ma noi avevamo programmato di stare qui tutta lestate!», si è lamentata Ginevra. «Abbiamo anche la tenda!»

«Portatela via», ha replicato il nuovo proprietario. «Non mi piacciono gli ospiti.»

Luca ha lanciato il grembiule a terra: «È stata una trappola! Viaggiare qui è una perdita di tempo, scavare nei fiori! I tipi in Grecia vanno in vacanza, non nei giardini!»

«Bene, andate in Grecia», ho annuito. «Andate pure.»

Luca, ancora sconvolto, ha cercato parole. «Sei crudele! È il nostro nido di famiglia!»

«Che rimpianto!», ho incrociato le braccia. «Lho comprata da sola, il tuo contributo si è limitato a un perché vuoi questa casa?.»

Ginevra ha afferrato Luca per il gomito: «Via! È tutto chiaro.»

Poi si è girata verso di me: «Ti pentirai, Tonina.»

«Dubito,» ho sorriso. «Ma non ti preoccupare, non vedrò più il tuo giardino trasformato in un campo di battaglia.»

Allimprovviso sono scattati i nipotini, seguiti da alcuni bambini del vicinato.

«Zia Tonina! Saltavamo sul divano come fosse un trampolino!»

«Sul divano?!», ho quasi perso il fiato. «Siete impazziti?»

«Basta», ha interrotto Antonio. «Chiamo la polizia. Avete mezzora per ripulire e andartene.»

Ha tirato fuori il cellulare e ha digitato il numero. Il panico sul volto di Luca e della moglie è stato il mio premio per anni di pazienza.

***

«Tonina, cara, come stai?», mi ha chiesto la mamma, seduta al tavolo della cucina, guardandomi con preoccupazione. «Ti penti?»

«No, mamma. Per niente», ho risposto onestamente.

«Il fratello è ancora arrabbiato», ha sospirato. «Supererà, è capace di giustificare tutto.»

Due mesi dopo la vendita, non ci siamo più sentiti. Luca non mi ha più chiamato e neanche io lui. È stata la pausa più lunga tra noi due da quando iniziò a pormi domande su perché il cielo è blu o da dove nascono i bambini.

«È comunque tuo fratello», ha detto la mamma, ma senza quella punta di pressione di prima.

«Lo so», ho annuito. «Sarò sempre sua sorella, ma non devo tollerare tutto quello che crea.»

La mamma è rimasta in silenzio, sorseggiando il suo caffè.

«Cosa farai con i soldi della vendita?»

«Non lo so ancora. Li metterò in banca o li userò per una vacanza», ho risposto spensierata. «Spendere soldi saggiamente non è necessario.»

In realtà li ho già spesi: ho comprato una nuova casa di campagna in Umbria, lontana da tutto. Sto già sistemando il giardino, ma non intendo neanche dirlo a mamma, né dargli lindirizzo.

Ho capito una cosa semplice: se nella tua vita cè qualcosa di bello, troverà sempre qualcuno pronto a rovinare. Ma questa volta non lo permetterò più.

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