Dopo queste parole devo ancora stare qui a far finta che vada tutto bene e sorridere? No, festeggiate senza di me! dice Fiorenza sbattendo la porta.
Stamattina si è svegliata molto prima del solito. Senza aprire gli occhi, si ricorda: oggi compie quarantanni. Un tempo quel numero le sembrava distante, quasi irraggiungibile; ora lo incontra ogni mattina nello specchio, con le rughe intorno agli occhi e una leggera stanchezza nello sguardo.
Accanto a lei respira tranquillo Alessandro. Non si muove nemmeno quando Fiorenza si alza delicatamente dal letto. Dorme profondamente, ma è più distante da lei con gli anni. Guarda lorologio: sono le 5:30. Prima che arrivino gli ospiti, ha ancora tanto da fare.
Chiude a chiave la porta della camera da letto e si dirige verso la cucina. Oggi il loro appartamento a Roma deve diventare il punto dincontro tra due mondi: i parenti di Fiorenza e gli amici di Alessandro. Sono passati anni e non si è mai sentita una vera sintonia tra loro. Le amiche di Fiorenza si sono allontanate, mentre il gruppo di Alessandro è sempre lo stesso volto, gli stessi argomenti.
Prepara il caffè e apre il frigo. La sera precedente ha marinato la carne, tagliato le verdure e predisposto gli ingredienti per le insalate. Ora tutto deve trasformarsi in una tavola festiva. Di solito ordinano o vanno al ristorante, ma questa volta per il compleanno vogliono unatmosfera casalinga, calda, tutta loro.
Mamma, hai duecento euro? sente dalla porta della cucina.
Lui, Lorenzo, sedicenne, appare disordinato, ma già in jeans e maglietta.
Dove vai così presto? chiede Fiorenza, tirando fuori una banconota dal portafogli.
Io e i ragazzi volevamo fare un giro in bici. Presto, così il sole non ci brucia. Tornerò stasera, giusto in tempo per la festa.
Lorenzo, ti ricordi che giorno è oggi?
Lorenzo ci pensa su un attimo, poi sorride colpevolmente:
Certo, è il tuo compleanno. Non volevo svegliarti stamattina, pensavo di fartelo vedere più tardi.
Non vuoi restare ad aiutarmi? Non riesco da sola, cè ancora così tanto da fare
Lorenzo si tira su le spalle:
Mamma, avevamo già deciso. Ma arriverò in tempo. Non aiuterà Sofia?
È ancora in viaggio, a una casa di campagna con unamica. Tornerà prima delle sei.
Va bene sei sempre più efficiente di tutti, commenta Fiorenza, sospirando. Una volta era fiera di tenere tutto sulle spalle; ora la cosa la stanca.
Vai via, ma torna in orario.
Lorenzo le dà un bacio sulla guancia e sparisce. Pochi secondi dopo, la porta dingresso sbatte.
Alle nove, Fiorenza è immersa nella preparazione. Il forno riscalda la carne, le verdure attendono di essere affettate, la pasta per il cheesecake riposa sotto un canovaccio. Laria è pervasa dallaroma del caffè appena fatto e delle spezie.
Buongiorno, annuncia Alessandro, apparso nella cucina con i pantaloni sportivi logori. Che fai così presto?
Come credi? Gli ospiti arriveranno alle sei. Ho una montagna di cose da fare.
Avresti potuto dormire un po di più. È il tuo giorno, dopotutto. Prende una tazza e si versa del caffè. E buon compleanno, tra laltro.
Si avvicina e sfiora la sua guancia; odora di menta e di un profumo che le è familiare.
Grazie, risponde Fiorenza, desiderando un gesto, un regalo, almeno una domanda: «Come posso aiutarti?»
Alessandro, però, è già seduto al tavolo a scorrere il telefono.
Non lavori oggi? chiede lei, rompendo le uova.
No, è un giorno libero. Devo fare qualcosa in casa
Perfetto, allora mi aiuti a preparare la tavola?
Certo, appena finisco le notizie, borbotta senza alzare lo sguardo.
Tre ore passano. Alessandro si sposta in soggiorno e si perde in una partita di calcio, commentandola a voce alta. Fiorenza, silenziosa, affetta, mescola, impasta, inforna. Pensa: «Quarantanni. E così li vivo»
Alle tre, suonano alla porta. Fiorenza asciuga le mani con un canovaccio e apre. È la sorella minore, Elena, con un mazzo di garofani rossi.
Buon compleanno, cara! la stringe con una mano. Sono arrivata un po prima per darti una mano. Siete ancora al lavoro?
Sono in piedi da stamattina, la invita Fiorenza a entrare. Gli ospiti arriveranno alle sei, ma sono felice di vederti.
Elena lancia unocchiata al suo abbigliamento: maglietta semplice e jeans sbiaditi.
E il vestito da festa? osserva.
Che vestito, sospira Fiorenza, alzando le mani. Le insalate non sono pronte, la torta non è decorata, il tavolo non è apparecchiato
Elena, seria, guarda la cucina, valuta la situazione e si dirige verso il corridoio. E Alessandro? Non è al corrente?
È occupato.
Dal soggiorno arriva un grido: «Che fai, pigro! Muoviti!»
Elena ribatte: «È chiaro, lo farò io a posto suo.»
Entra nel soggiorno, parla energicamente con Alessandro, ma Fiorenza non ascolta. Presto Alessandro riappaia nella cucina, il viso serio.
Allora? Che cosa serve? sbuffa.
Puoi apparecchiare il tavolo in salotto, risponde Fiorenza, controllata. Elena, per favore, aiutalo con i piatti.
Le ore successive trascorrono senza ulteriori litigi. Alessandro, seppur a malincuore, segue le indicazioni di Elena, a volte sparendo davanti alla TV, ma alla fine porta a termine il suo compito. Verso le cinque, le cose principali sono finite. Fiorenza sente la stanchezza: le spalle sono doloranti, le gambe tremano, e la serata è ancora lunga.
Vai a cambiarti, dice Elena, spingendola gentilmente fuori dalla cucina. Io mi occupo di qui.
Fiorenza va nella camera da letto. Dentro larmadio cè un vestito blu scuro, comprato apposta per loccasione. È elegante, con una scollatura raffinata, ma non ha più energie né voglia di truccarsi o pettinarsi. Prende invece il suo solito vestito nero da lavoro, si rinfresca il viso, si imbeve le labbra di rosso e torna in tempo per accogliere gli ospiti: la porta suona già.
Alle sei, lappartamento si riempie di gente. Arrivano genitori, amici di vecchia data, colleghi di Alessandro. Cè anche la bambina Sofia, con una torta elegante dalla pasticceria, e Lorenzo, con una cartolina comprata al mercato.
Fiorenza accoglie gli ospiti con un sorriso forzato. La testa rimbomba, non riesce nemmeno a prendere una pillola per il mal di testa, perché tutti le chiedono qualcosa. Improvvisamente Alessandro si rallegra, scherza, versa generosamente le bevande e, ad ogni brindisi, la stringe.
Finalmente tutti si siedono. Fiorenza serve il piatto principale: la carne al forno, la sua ricetta sempre perfetta.
Fiorenza, forse non servono tutti questi insalate, commenta Alessandro, notando lolevìa. Cè già troppo maionese. Ultimamente ne hai abbastanza
Il suo sguardo al suo fisico è più eloquente di mille parole; le guance di Fiorenza arrossiscono. Elena, accanto a lui, lo osserva con un breve sguardo.
La carne è un po secca, dice Alessandro, tagliando una fetta. Probabilmente lho tenuta troppo a lungo.
Mi sembra perfetta, interviene la madre di Fiorenza.
Non è per cattiveria, alza le mani Alessandro. Lultima volta era più succosa.
Fiorenza resta in silenzio, mastica, fissando il piatto. Quella serata, che doveva essere intima, si trasforma in una nuova umiliazione davanti a tutti.
I brindisi continuano: qualcuno desidera successo, altri bellezza, i genitori chiedono salute e pazienza. Alla fine, Alessandro si alza, prende un calice e si rivolge a tutti:
Vorrei fare gli auguri a mia moglie per i quaranta anni. È unetà importante, ma Fiorenza ce la fa alla grande. Per la sua età è ancora molto giovane.
Un silenzio imbarazzato cade sulla stanza.
anche se, ovviamente, dovrebbe prendersi più cura di sé, aggiunge, senza smettere di sorridere. Ma ti amiamo lo stesso. Alla salute, cara!
I calici si alzano a malincuore, i sorrisi sono forzati. Molti distolgono lo sguardo, nessuno vuole incrociare gli occhi di Fiorenza. Lei resta immobile, fissando la tovaglia. Unondata di emozioni represse finalmente esplode.
Si alza lentamente.
Grazie per gli auguri, dice a voce bassa e se ne esce dalla stanza.
Nel corridoio si sente un fruscio che diventa chiacchiericcio. Nessuno la segue, nemmeno Alessandro.
Fiorenza si avvicina allo specchio. Riflette una donna stanca, occhi spenti, capelli scompigliati, aspetto comune. Quando ha smesso di essere se stessa? Come ha permesso che accadesse?
Come in un altro mondo, apre larmadio e prende di nuovo quel vestito blu scuro, lo indossa con delicatezza, aggiusta la scollatura, spolvera i gioielli regalati da Alessandro quando le sue parole erano piene damore, non di rimprovero. Dalla mensola tira le scarpe col tacco, quelle che aveva indossato al matrimonio; ancora calzano a perfezione.
Prende il cellulare e compone un numero.
Giulia, ciao. È il mio compleanno So che è improvviso, ma Possiamo incontrarci? Non voglio stare sola oggi. Ci vediamo da Il Palermino fra mezzora? Perfetto, riservo un tavolo.
Riappende, si guarda di nuovo nello specchio. Lì cè unaltra Fiorenza, quella che ricorda di nuovo chi è: schiena dritta, sguardo deciso, sorriso leggero. La fiducia torna.
Quando entra in soggiorno, tutti si zittiscono. Gli sguardi si rivolgono a lei. Alessandro rimane sorpreso, si alza in piedi.
Accidenti, che trasformazione! esclama. Finalmente un aspetto da festa. Perché non ti sei cambiata subito? Vieni da noi!
Fiorenza sorride per la prima volta della giornata, sinceramente.
No, Alessandro, non rimarrò qui.
Cosa?! non capisce. Perché?
Dopo tutto quello che è stato detto, devo stare qui a far finta che tutto vada bene? No. Decido di festeggiare a modo mio. Tra qualche minuto arriva un taxi. Vado al ristorante con unamica.
Che cosa inventi? Di che umiliazione parli? Era solo uno scherzo! alza le mani Alessandro, cercando supporto negli invitati.
In ogni scherzo comincia Fiorenza, ma si interrompe. Beh, non importa più. Me ne vado. Grazie a tutti e buona serata.
Si gira e si dirige verso luscita. Nel vestibolo la raggiunge Elena.
Fiorenza, forse non è il caso sussurra. Sai che non voleva offenderti
Elena, risponde Fiorenza con calma, guardandola negli occhi, ho sentito queste parole per sedici anni. Forse è vero che non lha voluto, ma non voglio più sopportarlo, soprattutto nel mio giorno.
La stringe a sé e si avvia verso la porta.
Nel palazzo è silenzioso e fresco. Scendendo le scale, sente il peso sollevarsi; ad ogni passo respira più leggero. Non è più un muro, è unaria di libertà. Non sa cosa accadrà dopo. Forse Alessandro capirà, forse no. Ma ora, a quarantanni, Fiorenza si sente viva per la prima volta in tanto tempo.
Allesterno laria della sera è tiepida. Un taxi aspetta al marciapiede. Salta a bordo, indica lindirizzo. Il cellulare vibra nella borsa: è Alessandro. Non lo guarda, spegne il suono.
Questa serata appartiene solo a lei, e solo lei decide come viverla.






