Ha trasformato il brutto anello della nonna in un gioiello moderno, ma sua madre le ha fatto una scenata

10 giugno 2024

Oggi la mia mente è ancora sconvolta per quello che è successo con mia madre. Qualche giorno fa mi aveva affidato lanello di mia nonna, quello che da generazioni appartiene alla nostra famiglia. Devo confessare che, a parlarne in maniera sincera, non era affatto un pezzo dantiquariato elegante: anzi, il design era così datato e poco grazioso che non saprei neanche chiamarlo disegno. In più, era troppo grande per la mia mano. Sapevo già che non lavrei mai indossato. Quindi, pensandoci bene, mi sono detta: ora lanello è mio, posso finalmente scegliere cosa farne. Sono andata in gioielleria a Firenze e, aggiungendo un po di soldi, lho scambiato con un altro che mi rispecchiava davvero. Mi sentivo sollevata e felice per questa scelta.

Allora ho chiamato mia madre per raccontarle laccaduto, credendo che potesse gioire con me. Invece, la sua reazione è stata drammatica. Non si è trattenuta dal rimproverarmi: Ma come hai potuto fare una cosa del genere? Hai venduto lanello prima ancora di chiedermi il permesso! Non è solo un gioiello è una memoria, una reliquia di famiglia! Cercavo di spiegare che ora lanello apparteneva a me e sentivo di avere il diritto di scegliere. Niente da fare. Mia madre non voleva ascoltare ragioni. Abbiamo chiuso la chiamata, entrambe ferite. Dopo qualche ora, mi ha richiamato ma ero così arrabbiata che non ho risposto. Infatti, poco dopo mi ha scritto un messaggio: scopro che quellanello, in realtà, non è stato un regalo per me, ma solo dato in custodia. Secondo la sua logica, non avrei potuto farci nulla. E allora, che senso aveva? Sono davvero delusa da questa situazione. Non capisco questo comportamento: se si regala qualcosa, si regala. Mia nonna è ancora viva, e il rapporto tra madre e figlia tra me, mia madre e mia nonna è spesso teso. Che valore può mai avere questa memoria di famiglia se è così pesante?

Ieri sera, mentre scorrevo su Facebook, ho letto una storia del genere che mi ha proprio colpito. Non riesco a immaginare di liberarmi così facilmente di un ricordo familiare. Ok, magari lanello non era la fine del mondo, ma è comunque una parte della nostra storia. Anche se nessuno lo indosserà, resta qualcosa di raro, testimonianza di altri tempi. I nipoti, un giorno, osserveranno incuriositi i gioielli portati dai loro avi. E chi può dire cosa sarà di moda? Tutto, prima o poi, ritorna. Lanello può diventare una memoria di mia madre per me, quando lei non ci sarà più, e anche di mia nonna.

E invece, la ragazza ha preferito cambiarlo con qualcosa di moderno. Senza nemmeno preoccuparsi del valore delloro di oggi. Al massimo, si potrebbe chiedere a un artigiano orafo di trasformare il vecchio gioiello in qualcosa di nuovo, conservandone però il ricordo, e continuando a tramandarlo. Così si trasforma quel pezzo in una storia ancora viva, non una reliquia polverosa in fondo a un cassetto. Oppure si potrebbe semplicemente comprare un nuovo gioiello, lasciando lanello antico al suo posto.

Io, sinceramente, mi schiero con mia madre. Capisco il suo disappunto. Non le è neppure passato per la testa che potessi non capire il significato di quellanello. Che fosse un regalo, sì, ma speciale, da conservare con rispetto. E poi, anche i regali normali non si vendono o regalano tanto a cuor leggero; figurarsi lanello di una nonna.

Ma, riflettendoci, provo a mettermi nei panni di mia figlia. Forse lei è una persona che non si affeziona agli oggetti materiali. Preferisce gioielli che può portare e vivere, non solo custodire. Basta guardare ai mercatini dellantiquariato a Bologna: quante reliquie di famiglia finiscono dimenticate? Forse è meglio vivere loggi, senza legarsi troppo alla storia degli oggetti? Se mia figlia non ne sente il bisogno, dobbiamo davvero biasimarla? Forse sono io che non sono riuscita a trasmetterle certe semplici verità.

E così mi trovo tra la rabbia e la comprensione. Dopotutto, ogni generazione è diversa. Ma tocca a noi trovare un modo per tramandare la memoria, senza imposizioni e con rispetto per chi siamo oggi.

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