Prometto di amare tuo figlio come se fosse mio. Riposa in pace
Romano Bianchi era un uomo che sembrava aver conquistato tutto: monolocale elegante a Milano, lavoro stabile in una banca prestigiosa, una Ferrari scintillante, cene nei ristoranti di Brera, vestiti firmati. In pratica, il pacchetto completo. Manca però lamore. Un anno prima aveva divorziato da Laura, con cui aveva vissuto sette anni. Un pomeriggio lei gli aveva detto che voleva vivere solo per sé, niente figli, niente caos familiare. Lei era troppo raffinata per una vita di tutti i giorni, e lui, a suo dire, troppo semplice e rozzo. Romano, però, era sempre stato onesto e corretto; i genitori ne erano orgogliosi, anche se vivevano a Torino, così le visite erano rare.
Uscito dal lavoro un po prima del solito, Romano pensava di tornare a casa, fare una doccia veloce e poi andare a cena fuori. Non aveva voglia di cucinare. E se infrangessi le mie regole? pensò, prendo qualcosa di veloce, una kebab e una bibita, e passo una serata fuori dalle mie leggi. Quando si avvicinò al chiosco, notò da lontano un ragazzino di cinquesei anni seduto sul marciapiede, con le lacrime che gli scendevano sulle guance. Il cuore di Romano si strinse.
Uscito dalla macchina, si avvicinò e si inginocchiò.
Chi sei? Che ci fai qui? Dove sono i tuoi genitori?
Mi chiamo Ettore Leoni. Ho fame ma non ho soldi. La mamma è in ospedale e io sono rimasto solo. Ho paura.
E il papà, Ettore?
Non lo so, la mamma diceva che è sparito quando sono nato.
Da quanto tempo sei in strada?
Due giorni. Ho le chiavi di casa, ma non riesco a entrare. Dormo nel portico, fa freddo e ho fame.
Romano, con un sorriso, gli propose: Andiamo a comprare qualcosa e ti porto a casa, così mi mostri dove viviamo. Ettore annuì, dicendo che la mamma gli aveva insegnato il percorso.
Romano riempì sacchetti di cibo, prese il ragazzino per mano e si diresse verso lappartamento. La porta era alta per un bimbo così piccolo; Ettore non riuscì ad aprirla da solo. Appena dentro, corse in cucina, afferrò un pezzo di pane e iniziò a masticare. Romano posò i sacchetti sul tavolo.
Prima ti lavi bene e ti cambi, io preparo qualcosa da mangiare. disse.
Ettore corse verso il bagno, poi verso la camera, rifiutando laiuto di Romano, che lo guardò con ammirazione: Che uomo forte!
Seduti a tavola, Romano osservava Ettore ingoiare il cibo quasi senza masticare. Il piccolo si addormentò sul tavolo, così Romano lo prese in braccio, lo sistemò sul letto e lo coprì con una coperta. Lappartamento era piccolo, ma accogliente: foto in una credenza mostrano una giovane donna dal sorriso dolce, forse la mamma di Ettore.
Romano, guardando il bambino addormentato, si chiese: Che ci faccio qui? Perché tutto questo? Poi, accarezzandolo sulla testa, prese le chiavi e uscì silenziosamente, parcheggiando la Ferrari in un posto libero.
Tornato in cucina, sistemò il cibo e, curiosando, trovò un taccuino sullo specchio. Lì cerano i dati della mamma: nome, cognome, data di nascita, numero di cellulare. Provò a chiamare, ma il numero era occupato. Decise allora di telefonare agli ospedali e alle informazioni sanitarie per scoprire dove fosse finita la signora Fiorenza Leoni. Scoprì che era in una clinica oncologica. Un peso sul cuore lo colpì allimprovviso.
Rientrò nella stanza, aggiustò la coperta di Ettore, si sdraiò sul divano e quasi subito cadde in sonno. Quando si svegliò, il sole filtrava dalla finestra, ma Ettore non cera più. Una voce luminosa gli chiese:
Zio, sei sveglio? Ho preparato colazione e riscaldato il tè.
Romano, ancora mezzo addormentato, andò in cucina. Sul piatto cerano panini tagliati di traverso, più storti che belli, ma per lui erano i migliori al mondo.
Sai, Ettore, ho scoperto dove hanno portato tua mamma. Dobbiamo andare a trovarla, così non si preoccupa più. E mi puoi chiamare semplicemente Romano, va bene? propose, con un sorriso.
Ettore annuì. Dopo aver sistemato la tavola, i due partirono. Arrivati in ospedale, indossarono le copertine protettive e si avvicinarono alla porta della stanza di Fiorenza. Quando la aprirono, la donna aveva il volto spossato, occhiaie profonde e qualche livido. Appena vide il figlio, gli occhi si riempirono di lacrime.
Figlio mio, che gioia vederti! E chi è questo signor?
Mamma, è Romano, il mio amico. Ieri ha comprato tante cose buone, io ho mangiato tanto e mi sono addormentato.
Fiorenza fissò Romano.
Chi siete? Grazie per il bambino. Non avevo nessuno a cui chiedere aiuto, non sapevo dove cercare.
Romano, con tono rassicurante, rispose:
Non si preoccupi, signora. Non la lascerò, il ragazzo resterà con me finché non potrà tornare da lei. Guarisca presto.
Fiorenza, quasi in un sussurro, chiese:
Quando uscirò, potete portare Ettore a casa mia, dove ho lasciato lindirizzo del orfanotrofio dove sono cresciuta? È lunico posto a cui tengo.
Romano promise di fare il possibile. Dopo aver parlato con il medico, scoprirono che la signora aveva solo un mese di vita, al massimo, e che era già sotto forte terapia antidolorifica. Il dottore, sebbene rassegnato, autorizzò il passaggio di Fiorenza in una stanza privata più luminosa, dove Romano e Ettore portarono succhi, frutta e un pasto caldo. Nonostante il dolore, la donna mangiò un po per fare felice il figlio e il nuovo amico.
Da quel giorno, Romano fece visita ogni giorno, portando fiori colorati e raccontando barzellette. Fiorenza si animava, rideva, e sembrava che la vita le tornasse un po di colore. Dopo tre settimane, il suo viso tornò a sorridere e Romano iniziò a nutrire una timida speranza.
Il medico, però, fu chiaro:
Lei sta per partire.
Romano non dormì quella notte, girovagava per lappartamento, bevve caffè e rifletteva sul futuro di Ettore. Al mattino, la madre vide il figlio sistemarsi davanti allo specchio, tutto elegante.
Figlio, dove vai così vestito?
Mamma, mi sposo! Ho deciso di chiedere la mano di tua figlia, così potremo stare tutti insieme. Andrò dal mio avvocato, poi tornerò da te. Prepara una cena di festa.
Fiorenza, con gli occhi pieni di lacrime, guardò Romano entrare con un enorme mazzo di rose e una piccola scatola. Si inginocchiò accanto al letto.
Fiorenza, ho cambiato idea. Non voglio mandare Ettore in un orfanotrofio. Lo adotto, se lei accetta di sposarmi. Ho già organizzato tutto, il cancelliere del Comune è in attesa.
La donna, sconvolta, vide in lui un angelo.
Sì, accetto.
La cerimonia fu breve, meno di mezzora. Romano mise lanello al dito della sposa, la baciò sulla guancia e si diresse verso il medico.
Dottore, posso portarla a casa? Non vuole più stare in ospedale, posso seguirla io.
Il dottore, rassegnato, gli diede le istruzioni e gli consigliò di chiamare lambulanza se le cose peggiorassero.
Romano tornò nella stanza, aiutò Fiorenza a vestirsi e la fece sedere su una sedia a rotelle. Mentre la caricava in auto, sentì il suo corpo quasi senza peso, come se la vita fosse un filo sottile. Desiderò stringerla forte, ma era impossibile.
Quella sera, nella loro casa, cera una grande cena celebrativa per il matrimonio. Ettore saltellava felice, mentre la nonna Lina, la migliore amica di Fiorenza, rideva accanto a loro.
Le notti successive, Romano vegliava accanto a Fiorenza, le somministrava le cure e la confortava. Dopo cinque giorni, il cuore della donna cedette. Il dolore fu così grande che Romano sentì una parte della sua anima spezzarsi.
Al cimitero, un uomo e un bambino stavano accanto alla tomba. Dietro di loro, i genitori di Romano e i suoi amici. Romano teneva la mano del piccolo, quasi temendo di lasciarlo andare. Ettore guardò il padre adottivo con occhi pieni di tenerezza.
Papà, mamma mi ha detto che sei il mio vero papà, è vero? Rimarrai sempre con me?
Romano, accucciato, lo abbracciò forte.
Sì, ragazzo mio. Sono qui e sarò sempre con te. E tua madre è sempre con noi, dal cielo, nel tuo cuore.
Ettore lo stringé ancora, guardando la foto di Fiorenza.
Mamma, non preoccuparti. Il papà è qui, e noi saremo tutti insieme. Ti voglio bene, tanto, tanto
Le lacrime di Romano scivolarono sul suo viso. La sua vita, fino a poco tempo fa vuota, aveva finalmente un senso: aveva promesso a sua moglie di crescere quel bambino come fosse suo, e ora manteneva la promessa, con il cuore pieno di amore.






